Siamo già intervenuti, negli anni, per ammonire sulla strategicità per l’Italia di Assicurazioni Generali. Sostanzialmente, l’imponente massa gestita dal Leone di Trieste ne fa il playmaker del debito pubblico nazionale.
I parigini hanno già cercato di prendere Mediobanca negli anni scorsi, durante il COVID, con il fine ultimo di controllare chi gestisce il portafoglio investimenti di Assicurazioni Generali; ovvero mandando la gestione del portafoglio in Francia, presso una entità semistatale francese (le banche popolari d’oltralpe). Solo grazie agli interventi soprattutto dell’imprenditore romano Caltagirone, Mediobanca è rimasta di MPS, sotto l’ala protettrice dello Stato Italiano che oggi controlla di fatto la banca senese, la quale controlla indirettamente Assicurazioni Generali.
Chiaro però che la caduta del feudo meloniano, con Macron sceso a Roma per farla cedere poco più di un mese fa, ovvero con la Premier che ha poi tradito militarmente Trump (gravissimo errore anche di Crosetto), ha cambiato del tutto le cose.
Complice anche la procura di Milano nella sentenza anti-Caltagirone, vedasi oltre per i dettagli. La stessa procura che durante Tangentopoli fece impropriamente fallire Montedison grazie ad una tangente mai chiarita pagata al giudice fallimentare Diego Curtò.
Oggi tutto ciò sembra coincidere – a termine – con il ritorno in auge della cordata francese per il controllo, alla fine della fiera, proprio di Assicurazioni Generali, via BPM che si aggrega a MPS.
Non va infatti dimenticato, a supporto, che quel che restava del colosso industriale Montedison dopo la scandalosa sentenza Curtò (che finì in galera con la moglie, ma in cella singola e TV a colori, onde forse evitare che parlasse sulla origine della tangente ricevuta) passò ai francesi di EDF. Che ne fecero uno spezzatino.
Ossia – notate bene – Montedison passò al MINISTERO DELLA DIFESA FRANCESE che ai tempi controllava formalmente il colosso energetico parigino EDF.
Tutto chiaro spero.
Senza dimenticare che il regista delle operazioni della finanza italiana in Italia, oggi, è il ministro dell’Economia Giorgetti, leghista. Lo stesso ministro che, sbagliando il valore del deficit italiano rimasto tragicamente sopra il 3% , dato ufficializzato solo alcune settimane fa, non solo ha condannato l’Italia a non poter fare deficit secondo le regole di Maastricht, ovvero a più tasse per gli Italiani. Ma addirittura ha salvato indirettamente la Francia, che senza tale errore sarebbe stato l’unico grande paese europeo in procedura di infrazione!
(Lo abbiamo scritto in premessa, notate bene: fattualmente, la Lega sembra davvero amica dei francesi…).
La Lega fece di tutto per far approvare il tragico (per l’Italia) trattato ESM/MES
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Torniamo ai nostri giorni, il nuovo attacco francese al Leone di Trieste…
Oggi BPM vorrebbe conquistare MPS.
Peccato che BPM; abbia come secondo azionista proprio i francesi di Credit Agricole, la banca degli agricoltori d’oltralpe.
Infatti, secondo le stime di Deutsche Bank :
il primo socio del futuro istituto” diventerebbe “proprio la scatola lussemburghese presieduta da Francesco Milleri con una quota intorno all’11,6%. Un peso che confermerebbe nel ruolo che aveva già in Mediobanca e in Mps anche prima dell’ops su Piazzetta Cuccia e la riaffermerebbe come interlocutore obbligato nelle partite del risiko nazionale, avendo Delfin anche il 2,7% di Unicredit (in fase di scalata su Commerzbank) e il 10% di Generali.
Alle sue spalle figurerebbe il Crédit Agricole, con circa il 6,5%. La seconda banca francese, entrata nel capitale del Banco Bpm con quasi il 10% nel 2022, nel corso del tempo ha progressivamente rafforzato la sua posizione, appoggiando il management. Ora ha il 22,9% ma è autorizzata a salire al 29,9%: anche la Banque Verte si afferma così come interlocutore obbligato per eventuali operazioni di aggregazione che coinvolgerebbero la banca milanese
Fonte: al LINK.
Per altro, come citato dalla stessa fonte, l’imprenditore Caltagirone, messo fuori gioco dalla solita magistratura di Milano in una contestata sentenza (…), nelle dichiarazioni rilasciate poche settimane dopo l’assemblea senese di metà aprile che rafforzò l’asse fra i due gruppi parlò’ esplicitamente di «un nuovo assalto al risparmio italiano».
E’ dunque imperativo che lo Stato Italiano intervenga affinchè MPS, ovvero Mediobanca e Assicurazioni Generali, non diventino francesi. Nemmeno a termine.
Trattasi di una questione di sottili equilibri, che gli stranieri, soprattutto se americani, fanno fatica a comprendere. Gli aiutiamo noi, siamo qui per spiegare, è un po’ il ruolo che ci siamo ritagliati (…).
Non stiamo dunque a sindacare sui dettagli, a questo punto inutili, andiamo direttamente alla conclusione.
Ossia a consigliare la direzione da prendere, oggi: se i francesi di Credit Agricole saranno coinvolti nel fusillo per Assicurazioni Generali, francesi che di fatto quasi già controllano BPM- Banca Popolare di Milano, Generali col tempo diventerà francese!
->Semplicemente, oggi va trovato il modo di mantenere separata MPS, azionista chiave di Assicurazioni Generali, da BPM con i francesi nell’azionariato<-
Il resto verrà col tempo.
Agli amici Americani chiediamo fiducia, oltre che un aiuto sincero. Per salvare quel che resta dell’Italia.
A Giorgia Meloni e Guido Crosetto invece non chiediamo più nulla, gli interlocutori per noi non possono più essere loro, solo in subordine lo potranno forse diventare.
Ben sapendo che un’Italia in crisi finanziaria, crisi magari innescata da una vendita massiva di BTP decisa da chi gestisce il portafoglio di Generali (che a termine starà in Francia, se MPS cade nell’orbita francese) sarebbe un enorme grattacapo anche per Washington.
MD
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Image: Grok AI







