Circa due anni fa facemmo un intervento strutturato in tre parti (LINK, LINK, LINK), per spiegare in aggregato quanto stava accadendo nel mondo occidentale e dintorni.
Mancava ai tempi una quarta parte, sull’Europa, che completiamo oggi. Non prima di aver verificato le nostre tesi passate, a circa due anni di distanza.
L’Europa infatti viene solo per ultima, come conseguenza geopolitica. Il suo epilogo ovvero il suo incerto futuro dipende infatti da processi esterni: ormai il vecchio continente subisce soltanto, incapace di essere first mover, causa anti-meritocrazia imperante e dilagante europea, solo la Spagna e la Svizzera possono dirsi ragionevolmente immuni da tale processo implosivo voluto dalle elites locali. Solo oggi – dunque – possiamo avere una visione sufficientemente completa di cosa molto probabilmente accadrà in Europa.
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Verifica delle analisi passate
Per quanto riguarda la PRIMA PARTE, in antitesi allo spezzatino Ucraino desiderato da Davos, nel 2024 la nostra sembrava un’ipotesi audace. Nel 2026 è realtà in divenire: Trump ha imposto negoziati diretti (Abu Dhabi, Ginevra), cease-fire temporanei (Pasqua, Victory Day maggio 2026 con scambio prigionieri) e sta spingendo per un accordo che congeli le linee sul campo. Tradotto: Crimea russa, Donbass parzialmente sotto Mosca, neutralità o garanzie limitate per il resto dell’Ucraina. Con un asse Mosca – Washington oggi evidentissimo, mentre ai tempi gli accordi di Anchorage erano ancora un visionario miraggio.
Anche l’analisi sulla Cina elaborata nel 2024, TERZA PARTE, regge benissimo. Pechino continua a giocare su due tavoli: export sovvenzionato (dumping su litio, grafite, batterie, pannelli) che deindustrializza Europa e USA, e leva strategica su Russia (petrolio, componenti dual-use) e Ucraina (ricostruzione post-conflitto). Oltre a supportare Davos per indebolire gli USA. Ma qui finiscono le sue opzioni, sembra, complice una depopolazione strisciante anche in estremo oriente, post vaccinazioni COVID con un preparato non testato preventivamente sul cancro (…).
L’analisi fatta su Israele sembra parimenti corretta ma con dei distinguo, SECONDA PARTE: il sogno della II. Israele ashkenazita si è infatti infranto sullo scoglio del licenziamento del duo Nuland-Kagan da parte dei militari USA, lasciando Zelensky solo con gli Europei di Davos e senza il supporto di Tel Aviv. La quale, Tel Aviv, ha ricevuto in cambio rassicurazioni materiali USA su estensioni territoriali in medio oriente, in corso. Oltre ad un ampliamento della cintura di sicurezza regionale, abbattendo gli Ayatollah.
Il processo come abbiamo detto è in corso, ma forse Israele voleva di più, vedremo, noi comunque dubitiamo fortemente che le immense aspettative ebraiche verranno soddisfatte in toto.
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Lezioni per l’Europa con capitale il Mediterraneo meritocratico di Traiano (IV. Parte)
Nel giugno 2026 i negoziati Trump avanzano lentamente ma inesorabilmente: cease-fire brevi, incontri trilateral, Zelenskyy che propone incontri diretti. L’Europa continentale (asse franco-tedesco/Bruxelles) è al tavolo dei perdenti: paga la ricostruzione, subisce spillover (vedi drone ucraino esploso a Costanza, Romania, 5 giugno 2026 – jamming russo o errore, ma conseguenza della guerra che continua), e vede ridotta drasticamente la propria influenza geopolitica.
L’Europa ha ancora una carta forte: il Mediterraneo come suo centro naturale di gravità. Non la Mitteleuropa burocratica e deindustrializzata, ma il Mediterraneo – Italia, Spagna, Grecia, Nord Africa cooperante – come baricentro strategico, energetico, demografico e commerciale. Qui passa la vera leva per il futuro: rotte marittime, gas, migrazioni controllate, manifattura, turismo, agricoltura e legame storico con gli USA.
Cosa accadrà a Londra e Parigi, le due potenze vetero-coloniali, senza più colonie esterne?
Francia e Regno Unito stanno perdendo progressivamente il controllo neocoloniale sulle ex-colonie (soprattutto Francia in Sahel: Mali, Burkina Faso, Niger – colpi di stato, espulsione di truppe e basi tra 2022-2025). La Françafrique si sta sgretolando, con Russia e altri attori che riempiono il vuoto. Il Regno Unito, post-Brexit, punta sul Commonwealth ma con risultati limitati: legami storici e linguistici non compensano la perdita di peso economico e la distanza geografica rispetto al mercato UE.
Come possono sostituire le colonie esterne che stanno perdendo?
• Attraverso l’UE: Parigi e Londra (anche da fuori) cercano di usare l’Unione come moltiplicatore di potere – fondi comuni, politica estera comune, transizione green e ricostruzione ucraina come nuovi “spazi vitali” per mantenere influenza, risorse e mercati. È il tentativo di trasformare l’Europa intera in una sorta di “colonia interna” gestita da élites franco-tedesche (e City di Londra).
• Pivot alternativi: La Francia sta provando a spostarsi verso Africa anglofona e a rafforzare il ruolo mediterraneo (Mare Nostrum, Union for the Mediterranean). Londra punta su “Global Britain”, alleanze indo-pacifico e Commonwealth, ma con scarso successo nel compensare la marginalizzazione.
• Risultato prevedibile: Senza un riequilibrio verso il Mediterraneo reale (non quello ideologico di Bruxelles), Parigi e Londra rischiano un declino accelerato – deindustrializzazione, dipendenza energetica, perdita di sovranità e irrilevanza strategica rispetto a USA, Cina e Russia. Useranno sempre più l’UE/Davos per mascherare questa debolezza, spingendo per più centralizzazione che però erode ulteriormente i singoli Stati.
Lezioni per l’Europa mediterranea (e per chi la guida, a partire dall’Italia):
• Non sacrificare la “special relationship” con gli USA per un’Europa franco-tedesca che ci vuole più deboli, integrati a forza e dipendenti da Davos.
• Difendere gli interessi concreti: basi NATO condivise ma non subordinate, diversificazione energetica (non solo green ideologico), partecipazione alla ricostruzione ucraina solo se conveniente e con ritorni reali, non per pura fedeltà atlantica o europea.
• Prepararsi al mondo post-guerra: Cina aggressiva sull’export e sul dumping, Russia presente come attore regionale, USA pragmatici e meno disposti a pagare per tutti. Il Mediterraneo ha ancora enorme leva geografica, demografica e culturale.
• La società europea deve svegliarsi: natalità, merito, sovranità energetica e militare, controllo delle frontiere. Basta con il “non avrai niente e sarai felice” di Davos. Serve realismo, buonsenso e ritorno al centro mediterraneo della civiltà europea.
Conclusione della serie: Nel 2024 era previsione. Nel 2026 è parzialmente confermata. La guerra non è finita, ma la narrazione della “vittoria totale” dell’UE/Davos è crollata. Chi ha voluto il conflitto prolungato ha guadagnato tempo e soldi, ma ha perso credibilità e influenza.
Per l’Europa che conta – quella con capitale ideale nel Mediterraneo – serve lucidità: allearsi con chi vuole chiudere i conflitti (USA-Russia pragmatica) e non con chi vuole gestire il caos per mantenere potere centralizzato a Bruxelles e a Davos.
La capitale Mediterranea non riteniamo comunque possa ne’ debba essere Roma, nel modo più assoluto, in quanto il paese a forma di stivale manca ormai in toto della capacità di premiare il merito, prediligendo per sistema i privilegi elitari. Ovvero, con tali premesse è impossibile parlare la stessa lingua degli USA, essendo considerati da pari, visto che gli USA inevitabilmente capeggeranno l’Occidente del prossimo futuro.
Molto più probabilmente sarà Madrid il rappresentante dell’Europa Mediterranea vis a vis con gli USA, un paese più strutturato, dinamico e soprattutto molto più meritocratico dell’Italia, oltre che assai più vivace culturalmente ed imprenditorialmente.
Bene dunque gli USA concentrino sforzi e risorse nell’abbattere l’infezione iberica di Davos, ossia il Premier Sanchez nel contesto attuale, sempre più fuori luogo come playmaker di una potenza Mediterranea sub-continentale addivenire dopo i recenti scandali nel partito socialista locale, partito pro-Davos.
Il nostro ragionamento pro -Spagna come al solito è assolutamente cartesiano: ricordiamo infatti che Traiano (Marco Ulpio Traiano, 53-117 d.C.) fu il primo imperatore nato fuori da Roma in una provincia (Italica, in Hispania Baetica, l’odierna Spagna), anche se di famiglia italica (gens Ulpia originaria dell’Umbria). Non salì al potere per discendenza dinastica ereditaria, ma grazie all’adozione da parte di Nerva nel 97 d.C., motivata dalle sue capacità militari e dal consenso dell’esercito e del Senato.
Questo inaugurò il sistema degli imperatori adottivi (o “dei Cinque Buoni Imperatori”), in cui la successione si basava sulla scelta del “migliore” (optimus princeps) piuttosto che sul sangue. Plinio il Giovane, nel suo Panegirico, esalta proprio questo principio meritocratico: l’imperatore sceglie il successore più degno, con il consenso del Senato. Traiano incarnò questo ideale, guadagnandosi il titolo di Optimus Princeps (anche Adriano fu imperatore adottivo iberico; mentre Teodosio il Grande, colui che promulgò l’Editto di Tessalonica [da cui forse si può far datare in origine il mito della Cattolicissima Spagna], era iberico ma non adottivo).
Keep it simple: il futuro dell’Europa di oggi non passa dal Nord-Est burocratico, ma dal Sud che guarda al mare. Le ex-potenze coloniali senza colonie esterne cercheranno di crearne una interna – tocca a noi non farglielo fare.
MD
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Vedasi parti precedenti:
I. Parte: USA e Russia d’accordo per fermare la guerra ucraina: chi vuole il conflitto è l’EU, ossia Davos (I. parte: il “desiderato” spezzatino Ucraino), al LINK
II. Parte: USA e Russia d’accordo per fermare la guerra ucraina: chi vuole il conflitto è l’EU, ossia Davos (II. parte: il piano fallito della “seconda Israele” causa i fatti di Gaza?), al LINK
III. Parte: USA e Russia d’accordo per fermare la guerra ucraina: chi vuole il conflitto è l’EU (III. parte: la Cina ricatta, col suo “export insostenibile”), al LINK






