Ghislaine Maxwell è stata oggetto di Extraordinary Rendition in USA? In preparazione del Deep-Obamagate di Settembre prossimo? Magari con Pizzagate al seguito? Occhio italiani…

Redazione:

Cesare Sacchetti è un attento osservatore, che noi stimiamo. Egli è stato ingiustamente – secondo noi – attaccato per le sue posizioni sul COVID dai Torquemada della censura in rete, qualche tempo fa. Peccato che tutti coloro che dicevano ad es. che la clorochina non funzionasse, unitamente allo zinco come supporto anti-infiammatorio, sono stati zittiti da una ricerca pubblicata su Lancet che poi si è dimostrata farlocca e di cui oggi nessuno parla più, sperando che la massa informe di pecoroni imbibita di TV tra una tetta al vento e l’ennesimo corpo scultoreo senza sinapsi dimentichi il grossolano tentativo di manipolazione andato a ramengo (…).

Ora Cesare ci sottopone un dubbio intelligente e potenzialmente assai concreto: e se Ghislaine Maxwell fosse stata oggetto di extraordinary rendition in USA? Magari per spiegare a termine i segreti pedofili dell’elite globalista mondiale? Infatti Madame sembra tornata” incredibilmente negli USA nonostante potesse vivere tranquilla in Francia protetta da francesi ed israeliani…

Tempo al tempo, con un occhio a Mr. Mifsud, magari anche lui già al sicuro (…). Passate una buona estate, l’ultima per un pezzo.

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Temo che sul “dilagare ” del COVID-19 nel mondo siamo vittime di una presa in giro mediatica: giudicate voi sui dati di mortalità (vogliono spaventarvi/ci?)

I fatti (ed i dati) hanno la testa dura“. Io più leggo ed ascolto i titoli dei media e più capisco che troppo non torna nella valutazione della gravità globale del COVID19 data dai media MSM. Ad esempio il Brasile: “i casi di COVID esplodono“. O l’Africa: “i casi COVID pronti ad esplodere“. Sarà vero? Ragioniamo sui dati fattuali ed usiamo un metodo: i dati di mortalità da COVID. Situazione paradossale: sembrerebbe che ci dovremmo forse spaventare più dell’allarmismo della stampa che della reale pericolosità patologica da COVID?

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Malta pone il veto alle spese per l’“Operazione Irini” e si ritira dalla “missione navale” europea: una rivolta contro l’UE (e la Francia)

Il Governo Maltese ha informato l’UE che non collaborerà più con l’”Operazione Irini”, che ha l’obbiettivo di fermare le forniture di armi turche al GNA libico (Al Serraj)

Redazione: Con l’Italia ridotta a campo di battaglia di tutte le potenze straniere, sembra quasi che il mondo intorno a noi si sia fermato e che qualsiasi altra vicenda sia d’importanza minore.

Non è così. La storia che raccontiamo sembra poco importante forse perché riguarda un piccolo Paese.

Ma è un Paese al centro del Mediterraneo e sede d’intrighi internazionali (le vicende di Daphne Caruana Galizia, i Panama Papers, gli agganci con oscure vicende anche italiane, la fiscalità di favore, i passaporti in vendita al miglior offerente …).

Soprattutto, è una base perfetta per chi volesse ficcare il naso nel Mediterraneo.

Quest’isola, questo Paese, si è ribellato. L’Unione Europea cosa diavolo è? E’ un’Unione, d’accordo, ma di che cosa?

Come può finir bene, questa storia, se un Paese membro UE, per risolvere il problema che l’affligge (immigrazione), deve appoggiarsi alla Turchia, nemica giurata del mondo greco, anch’esso parte integrante della stessa Unione?

“Il Re è nudo”, ha gridato Malta ..… buongiorno UE, la rivolta è appena cominciata.  

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La carità pelosa dei dittatori

di Carloalberto Rossi e Giorgio Saibene

Come sempre quando si parla di relazioni italo-albanesi si produce, e  spesso apposta, molta confusione, sia tra i diversi piani, relazioni tra i due popoli o relazioni tra i due governi, tra sostanza concreta e propaganda d’immagine, tra politiche e tattiche, tra storia vera e storia contraffatta dalla propaganda, tra amore e timore, tra convenienza e speranze, tra illusioni e miti, e molte altre sfaccettature ambigue che un rapporto storico lungo e complesso, e finora mai indagato senza le lenti della propaganda, ha prodotto nei secoli.

Che molti, moltissimi albanesi amino l’Italia non é discutibile, che l’Italia abbia sempre aiutato l’Albania non é discutibile, che questo abbia prodotto dei positivi risvolti nelle reali relazioni istituzionali tra i due paesi invece é sicuramente smentibile.

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La Cina “Game Over”: quando i cinesi torneranno ad uscire di casa post virus, nell’ex Impero Celeste l’inflazione esploderà. Nel mentre Renzi, da senatore, continua a fare conferenze anche a Pechino…

Certo, un comunista – che incita un bambino a combattere mentre lui sta nelle retrovie – che indica come nemico gli americani, mi fa anche un po’ ridere…

Sono allibito nel vedere Matteo Renzi – persona per me invotabile in quanto non ritengo, opinione personale, faccia il bene del Paese – continuare a sfidare le istituzioni al governo in un momento difficilissimo per l’Italia; con atti che – ritengo – non abbiano il fine di far abbassare le tasse impossibili figlie di una EU inaccettabilmente austera ma principalmente di: 1. evitare che vengano tolte le concessioni ai Benetton 2. nel caso, cercare di far dare qualche nomina ai suoi, al prossimo giro.

Reitero dunque il messaggio a Conte di qualche tempo fa, Conte che per altro non mi scomfpiffera nel ruolo di premier visto che NON sta abbassando le tasse e NON sta andando contro l’EU (ma ormai, chi va contro l’EU? Nemmeno la Lega, sigh…): NESSUNO SPAZIO AI RENZIANI, CHE A BREVE GIRO RITENGO VEDRANNO  RIBALTARSI LE LORO SORTI, verso l’abisso?

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Il partito di Netaniahu (Likud) è il primo partito in Israele, al governo prossimamente con l’estrema destra di Liberman: quando il piano B è più radicale della soluzione “sperata”

In maniera molto stringata vorrei commentare le elezioni in Israele di ieri. All’ultimo momento, come da prassi, Netaniahu – l’alleato degli USA di Trump nell’area – cavalca come sempre l’onda di fine spoglio ed arriva a essere il primo partito. Purtroppo per lui non potrà fare un governo da solo, ma avrà bisogno dei voti di Avigdor Lieberman, ossia l’esponente di estrema destra ex ministro della Difesa dimessosi nel 2018 dopo due anni al governo, in forza del fatto che costui considerava Netaniahu troppo cauto nei rapporti con gli arabi-palestinesi nella striscia di Gaza.

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