Il 25 giugno 2026, a Antibes, Emmanuel Macron e Giorgia Meloni terranno il primo vertice intergovernativo bilaterale Italia-Francia dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale (firmato nel 2021 da Draghi e Macron, in vigore dal 2023). Saranno presenti nove ministri per approfondire cooperazione in difesa, spazio, energia e infrastrutture. Si tratta della prima attuazione concreta e di alto livello del patto bilaterale rafforzato.
Nello stesso periodo si inseriscono le recenti tensioni tra Donald Trump e Meloni.
Dopo le dure critiche di aprile 2026 (quando Trump definì Meloni “inaccettabile” e priva di coraggio per la sua posizione sull’Iran, il nucleare e lo Stretto di Hormuz, oltre che per le sue critiche ai suoi attacchi al Papa), al G7 di Évian (16-17 giugno) c’è stato un solo apparente – si ritiene inventato dai media di Davos – riavvicinamento pubblico con sorrisi, strette di mano e la frase di Meloni “siamo sempre stati amici”. Tuttavia, nei giorni successivi Trump ha rilanciato affermando che Meloni lo avrebbe “supplicato” per una foto al G7 e che lui l’avrebbe accontentata per pietà – dichiarazione che Palazzo Chigi ha definito “completamente inventata”.
Fin qui è solo cronaca di questi giorni, riportiamo giusto i fatti,
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(Cambiano i soggetti ma sembra che le foto con Trump portino disastri…)
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Una lettura geopolitica: Trump, Meloni e il tentativo di “takeover” francese dell’Italia
Una possibile chiave di lettura collega queste pressioni americane proprio al vertice di Antibes. Trump, che ha sempre visto Meloni come una delle poche leader europee “non allineate” al establishment UE e favorevole a un rapporto diretto con Washington, potrebbe usare critiche e narrazioni (anche personali) per mettere in guardia Roma (non Milano, assai più vicina a Davos) sulla posizione italiana alla vigilia dell’incontro con Macron. L’obiettivo: spingere Meloni a negoziare e attuare il Trattato del Quirinale in modo diverso da quanto desiderato da Parigi, Londra, Berlino. Ovvero, in mododa non cedere terreno all’asse franco-tedesco e a preservare margini di autonomia italiana (e di influenza americana) in settori strategici.
Dal lato francese, il Trattato del Quirinale e il vertice di Antibes rappresenta un’occasione per consolidare un’influenza strutturale sull’Italia.
Parigi ha da tempo una presenza economica rilevante nel nostro Paese: colossi dell’energia (EDF su Edison e rinnovabili/nucleare), del lusso (LVMH con Bulgari e altri marchi), della finanza e delle infrastrutture. Storiche tensioni su scalate ostili o tentativi di controllo in settori strategici (dalle telecomunicazioni all’energia) hanno alimentato in Italia narrazioni di “neocolonialismo economico” o di asimmetria nei rapporti.
Il Trattato, con la sua enfasi su cooperazione rafforzata, progetti congiunti e coordinamento, rischia – nella lettura più critica – di istituzionalizzare un vantaggio competitivo per le aziende francesi, garantendo loro accesso preferenziale, partnership e protezione in un momento di transizione energetica, riarmo e competizione globale.
In sintesi: per Parigi l’obiettivo prioritario non è solo “amicizia” mediterranea, ma preservare e ampliare i privilegi economici delle proprie multinazionali in Italia, usando il quadro bilaterale per aggirare o integrare le dinamiche UE. Un’operazione di soft power e integrazione asimmetrica che, secondo questa visione, assomiglia a un takeover graduale più che a una partnership paritaria.
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Il ruolo di Trump e l’interesse americano
Trump non è interessato al Trattato del Quirinale in sé. Il suo focus resta l’allineamento italiano su dossier caldi: Iran (Hormuz e nucleare), Cina, energia e difesa. Criticare pubblicamente Meloni (o alimentarne l’immagine di debolezza) può servire a più scopi:
• Ricordarle che l’alleanza con Washington ha un costo e che una deriva troppo “europeista” o filo-francese ha conseguenze.
• Spingerla, paradossalmente, a usare il vertice di Antibes in modo assertivo: negoziare da posizione di forza, chiedere contropartite americane o bilanciare l’influenza francese con aperture verso gli USA.
• Mantenere Meloni in una posizione scomoda interna, dove deve dimostrare indipendenza sia da Macron sia da Trump, rafforzando così la sua immagine di leader autonoma.
Meloni si trova in una classica tenaglia: da un lato l’alleato storico (USA) che pretende fedeltà su dossier geopolitici; dall’altro il vicino potente (Francia) che offre cooperazione strutturata ma con un’agenda economica chiara. Il Trattato del Quirinale, se attuato senza contropartite forti per l’Italia, rischia di amplificare squilibri già esistenti.

Conclusioni: l’Italia tra due fuochi
Il vertice di Antibes del 25 giugno non sarà una cerimonia. Sarà un banco di prova concreto per capire quanto l’Italia saprà difendere i propri interessi nazionali in un quadro bilaterale rafforzato. Trump, con le sue pressioni (dirette o indirette), sta ricordando a Meloni che l’autonomia italiana passa anche attraverso un bilanciamento tra Parigi e Washington – e non solo tra Roma e Bruxelles.
Per l’Italia la sfida è chiara: trasformare il Trattato del Quirinale da strumento di influenza francese in opportunità di cooperazione paritaria, difendendo settori strategici, imponendo reciprocità e mantenendo margini di manovra con gli Stati Uniti. Altrimenti, il rischio è che l’“attuazione” del trattato si traduca in un consolidamento di posizioni dominanti altrui, a scapito della sovranità economica e decisionale italiana.
La partita è aperta. E le prossime settimane diranno molto su chi riuscirà davvero a “convincere” Meloni – e in quale direzione.
Oggi Trump col suo sgarbo istituzionale solo apparentemente divisivo verso Giorgia Meloni, potrebbe in realtà aver aiutato gli italiani a capire cosa si possa celare dietro l’arrivo dei francesi in Italia col cavallo bianco di Napoleone, passando da Antibes (poi i francesi se magnano tutto, stile Haiti…)(Banca Intesa studia la storia e dunque sa queste cose: su Banca MPS ha solo agito di conseguenza)
MD
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Image: thanks to Grok AI






