Sars-CoV-2 : come trasformare un grave danno sociale ed economico in opportunità per il Paese

…..e fermare lo “spread”

 

La situazione di “stato di polizia” evocata (ed ottenuta) insistentemente e quotidianamente  da Governatori Regionali come unica “panacea” per combattere il virus e progressivamente realizzata tramite decreti governativi non sempre lineari e coerenti con le ordinanze regionali, impedisce di dare spazio a notizie ed articoli “non allineati” con gli incalzanti aggiornamenti che ruotano intorno alla “pandemia”.

La situazione è resa enfaticamente drammatica nonostante i primi timidi segnali di inversione dei contagiati su scala globale ed in alcune zone anche dei morti (forse?) per giustificare la promulgazione di decreti sempre più limitativi della libertà individuale e del sostegno della nostra economica.

Ciononostante vogliamo trarre spunti di riflessione per una visione che vuole essere proattiva e pronta a cogliere soluzioni ed opportunità.

La pandemia ha certamente (ri)messo in luce diversi aspetti:

  1. La disorganizzazione dello Stato italiano in parte compensata da un ancor ottimo organico sanitario di livello alto se paragonato agli altri Stati Europei (ma non per molto).
  2. I conflitti istituzionali senza soluzione di continuità tra Stato e Regioni.
  3. La sterilità degli interventi della BCE non in grado di sopperire alla crisi conclamata come prestatore di ultima istanza.
  4. La disorganizzazione della UE che non riesce nemmeno a gestire e coordinare la fornitura di materiale sanitario in condizioni di emergenza, facendo pure riemergere in tutta la sua evidenza le ataviche rivalità fra i vari Stati ed in particolare tra l’asse di Aquisgrana ed i “Paesi Mediterranei” (detti altrimenti “PIGS europei”).
  5. La disorganizzazione dei mercati finanziari, come annunciato dallo stesso Oliver Blanchard, ex-capoeconomista dell’IMF (ex, quindi libero di parlare).

Punto 1 e 2. Come più volte ribadito in questo sito, è necessario intervenire cambiando radicalmente gli attori politici e spostando i Ministeri e le sedi istituzionali nazionali rilevanti da Roma in altre città opportunamente scelte per “attrattività” con l’attività da svolgere. Inoltre occorre introdurre finalmente la separazione delle carriere ed le note di demerito nel percorso professionale della Magistratura. Per questi due punti però occorre tempo e compattezza politica.

Punto 3: è una battaglia persa perché l’indipendenza della BCE è assoluta ed è sottratta a qualsiasi forma di controllo, a parte quello della “triade” che non è espressione di potere democratico, semmai di potere “parallelo”.

Punto 4: i governi hanno fino ad ora dimostrato che non si può rinnovare la UE dall’interno poiché a trazione “tedesca”, quindi non rimane che valutare seriamente un piano “B” che preveda un “U-turn” sia sull’Euro che sull’appartenenza alla UE. Potrebbe essere una “Italexit” da realizzare “a mercati chiusi”.  Così come siamo entrati, senza alcun consenso, possiamo uscire senza alcun consenso, come ben previsto dall’articolo 50 TUE.  Anche per questo punto occorre una dirigenza politica all’altezza del compito. Compatta. Organizzata. Decisa e determinata. Competente.

Occorre tempo anche per questo. E soprattutto nuove elezioni.

Allora cosa possiamo attuare subito e fattivamente  senza costi a portata del livello di questo governo?

Possiamo agire sul punto 5. Come opportunamente segnalato anche da un nostro assiduo lettore, è interessante la possibilità offerta dall’art. 65 TFUE che permette ai singoli Stati membri della UE di poter derogare alla libera circolazione del capitale ed “adottare misure giustificate da motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza”.

Ciò significa permettere  “l’introduzione di controlli sulle fughe di capitali, e di tutti i dispositivi già previsti dall’attuale legislazione per ridurre la volatilità dei mercati finanziari”.

L’idea non è nuova ma è stata già avanzata da diversi economisti come Emiliano Brancaccio nel lontano 2018, a maggio, un geniale lungimirante e brillante economista/giurista. Ipotesi poi solo ripresa dall’esperto di diritto amministrativo Luciano Barra Caracciolo, ma solo in seconda battuta (ma per quanto riguarda la nostra comunità, è stato paventato nelle scorse settimane dal famoso Pepito Sbazzeguti, che abbiamo l’onore di avere come consulente interno e dunque dal sottoscritto, ndr).


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In questo modo evitiamo sin da subito le manovre speculative sui titoli e sul patrimonio mobiliare ed immobiliare italiano, ponendo finalmente un freno alla svendita dei nostri ultimi “gioielli” rimasti.

L’azione preserva nel frattempo la possibilità temporanea dello Stato di valutare scenari alternativi rispetto alla status europeo attuale.

Impedisce azioni “ritorsive” da parte degli Stati-leader (Germania e Francia)  come avvenuto con i casi di Cipro e della Grecia.

Lancia segnali di apertura a eventuali “supporter” extraeuropei intenzionati ad avallare e supportare le politiche di cambiamento che l’Italia  necessità di intraprendere per il rilancio dell’economia.

Spiana la strada al ritorno di una vera e propria moneta sovrana ed indipendente emessa e controllata dal Ministero dell’Economia, ovvero lo status che avevamo ante 1979.  A quell’epoca lo Stato emetteva la moneta che serviva per finanziare la Spesa Pubblica quasi senza indebitarsi, infatti aveva il deficit/pil inferiore al 60% (che sorpresa, tutta questa corsa ad entrare in Europa e poi eravamo  più virtuosi quando ne eravamo fuori).

Stampare moneta sovrana potrà così permettere di recuperare il “gap” perso dall’ingresso nella UE,  ovvero circa il 30% del nostro PIL. E senza generare ulteriore Debito Pubblico, anzi potendolo pure ridurre per doppio effetto, sia direttamente sulla Spesa Pubblica che può essere completamente finanziata con moneta di Stato senza tasse, sia come effetto indiretto generato dal miglioramente delle condizioni economiche di mercato.

E potrà altresì  recuperare quello che stiamo perdendo ORA con queste azioni repressive adottate dal Governo in presenza del “coronavirus”.  Le misure restrittive adottate dai decreti governativi  ci fanno perdere almeno 1% di PIL a settimana, senza considerare gli effetti moltiplicativi recessivi, ovvero 20 miliardi a settimana. La chiusura totale delle fabbriche potrebbero far perdere in un mese anche il 10% del pil, ovvero 200 miliardi di euro.

E, dulcis in fundo, ……ferma lo spread.

L’articolo 65 può essere immediatamente applicato.

Facciamolo. Subito.

Chicco Valli

Fonti:  https://orizzonte48.blogspot.com/2017/08/laraba-fenice-dellordine-pubblico.html