Vogliamo pensare con la nostra testa, la logica ed il buonsenso vengono sempre prima di tutto.
Dunque, riteniamo che se un giudice ed un PM (Pubblico Ministero) hanno sistemi di selezione, nomina e valutazione differenti è più facile evitare danni strutturali ad un dato sistema Paese, ad esempio a causa di errori fatti, che siano in buona fede o meno non è cogente. Ossia evitando eventuali connivenze anche sanzionatorie.
Mai dimenticherò il caso di Italo Ghitti che andò sotto processo, ma solo terminata da tempo la Tangentopoli che fece tanti danni al Paese; ciò successe perchè durante gli anni della giustizia spettacolare dei primi processi mediatici di inizio anni ’90 passò un appunto scritto al PM Di Pietro consigliandogli di cambiare il capo di imputazione di un sospettato.
O il caso del giudice Diego Curtò, giudice vicario del tribunale fallimentare di Milano, che in forza una tangente presa con la moglie, Antonia di Pietro, fece fallire il primo gruppo privato Italiano, Montedison; finendo come punizione in cella singola e TV a colori; tanto che qualcuno si spinse ad affermare pubblicamente ” che forse “ci ha nascosto qualcosa”, circa.
Montedison fu poi comprata dal ministero della Difesa Francese (EDF) qualche anno dopo, che sorpresa…
Riteniamo infatti che tali eccessi sarebbero molto più evitabili con una magistratura in cui i PM sono separati nelle carriere. In quanto la crescita di carriera sarebbe gestita NON dai giudici ma da una diciamo magistratura parallela indipendente relativa ai PM.

Vi chiedo, base puro buonsenso: come può un PM indagare efficacemente un giudice se il PM dipenderà poi dagli stessi giudici per la sua futura carriera?
In Italia infatti i pubblici ministeri (PM) possono perseguire penalmente i giudici, esattamente come qualsiasi altro cittadino, quando emergono elementi concreti di reato. I giudici (magistrati giudicanti) non godono di alcuna immunità penale generale per i fatti commessi. Possono essere indagati, imputati e processati per reati comuni (corruzione, concussione, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, ecc.), proprio come chiunque altro. Ma, ripeto, pragmaticamente parlando, come fa un PM – oggi – a perseguire un giudice se poi la sua carriera verrà decisa dai giudici stessi?
Giusto o sbagliato che sia, a chi scrive è bastato questo semplice ragionamento per decidere di votare SI. Come ho già fatto per altro!
Vivendo ed avendo vissuto per altro fuori dall’Italia, in paesi in cui addirittura – nel caso – i giudici sono addirittura emanazione della politica, quanto meno in certi casi* (…); ossia di fatto anche dell’esecutivo visto che in alcuni casi non esiste una maggioranza ideologica al governo ma governi di coalizione, pensate voi….
Ad esempio in Svizzera i giudici e i procuratori pubblici seguono percorsi professionali distinti e separati: non c’è un’unica carriera della magistratura come in Italia (dove giudici e PM fanno parte dello stesso ordine e possono passare da una funzione all’altra).
E anche in Spagna esiste la separazione delle carriere tra giudici (magistratura giudicante) e pubblici ministeri (procuratori/fiscali). A differenza dell’Italia, dove giudici e pubblici ministeri (pm) appartengono allo stesso ordine professionale, con concorso e formazione unici e possibilità di passaggio tra le due funzioni, in Spagna le due carriere sono nettamente distinte.
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Dunque sembra per lo meno puerile volere cercare di forzare il discorso dicendo che è sbagliato votare SI ad un Referendum che chiede anche per l’Italia di avere uno status simile per i PM inteso come carriera separata, ad ad es. di Spagna e Svizzera.
Due paesi che – si noti bene – NON hanno avuto Tangentopoli, forse non a caso, chissà. Stesso discorso vale per tanti altri Paesi europei e non solo.
I partigiani dello status quo, tanto caro a Davos, chiaramente cercano di giocare con le sfumature per spingere per il NO: ad es. discorsi del tipo”i sistemi giudiziari non sono perfettamente gli stessi”, o anche “ci sono differenze strutturali” ecc. ecc.
Ecco perchè nei miei ragionamenti sono partito dal buonenso e non dalla dottrina, come indicato sopra: ripeto, un giudice che poi, come casta, deciderà la carriera del PM difficilmente verrà indagato in modo efficace dal PM. O sbaglio? E’ umano, intutile girarci attorno…
Dunque riteniamo sia un bene separare le carriere.
Vi piace il ragionamento diciamo semplificato, ma comprensibile? Speriamo di SI.
In ogni caso noi non vogliamo convincere nessuno, solo spiegare i motivi che ci hanno spinto, in famiglia, a votare convintamente SI. Con il massimo rispetto di tutte le parti in causa.

Tale nostro voto vale secondo noi anche di più in quanto viene nel caso in specie da un soggetto che non ha alcuna intenzione di votare nelle elezioni politiche in Italia per il resto della vita. Il motivo? Mancano i presupposti: il voto di lista Italiano riteniamo uccida le preferenze ossia il voto democratico, ad esempio.
Inoltre, unitamente al punto precedente, l’assenza di meritocrazia fa sì che i partiti non premino da troppo tempo i migliori, ma di fatto solo i raccomandati ad es. inseriti nelle liste bloccate. Che i politici italiani non mantengano sistematicamente la parola data in camapagna elettorale riteniamo sia solo una mera conseguenza (…).
Per tale ragione, visto che il sistema politico italiano non ci aggrada, abbiamo deciso di iniziare se non altro a votare al Referendum, visto che rappresenta di fatto un modo indiretto per instillare un briciolo di meritocrazia sistemica quanto meno nella gestione delle carriere di chi deve portare a giudizio i cittadini: che almeno ci sia la speranza – più che lo spauracchio – che se ad esempio il PM sbaglia nel suo operato verrà in qualche modo punito in modo più puntuale e coerente di quanto abbiamo visto in passato.
Speriamo dunque che molti di voi vadano a votare questo week end, come abbiamo fatto noi.
MD
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NOTE
* L’appartenenza a un partito politico è di fatto obbligatoria per essere eletti giudice federale in Svizzera: dal 1943 nessun giudice non iscritto a un partito è stato eletto al Tribunale federale.