Violata la casa di Boris Johnson

La violazione della privacy di Boris Johnson da parte del Guardian rappresenta un nuovo minimo per il giornalismo mainstream

Brendan O’Neill per spiked-online

È giusto registrare la conversazione privata di una coppia, attraverso i muri della sua casa, e quindi pubblicarla su un quotidiano nazionale?

La maggior parte delle persone direbbe di no, considerandola una grottesca invasione della privacy.

La maggior parte delle persone penserebbe che sia profondamente sbagliato ed immorale spiare i momenti più intimi di una coppia per esporli maliziosamente ai lettori affamati di scandali.

Ma non per il Guardian, che la pensa evidentemente in modo diverso.

La pubblicazione delle parole esatte pronunciate da Boris Johnson e dalla sua fidanzata Carrie Symonds in un diverbio notturno a casa loro, registrato da un vicino di casa, lascia intendere che questo quotidiano si preoccupi assai poco della privacy.

Suggerisce che abbia considerato questa vicenda a tal punto velenosa da intaccare la reputazione di Boris Johnson — impegnato nella competizione per la leadership Tory — e quindi di sfruttarla in tal senso.

Il Guardian si lascia felicemente alle spalle il presunto impegno verso un giornalismo etico, per spingersi fino al punto di riferire alla lettera una conversazione interamente privata, toccando in questo modo uno dei punti più bassi della sua storia.

La cosa straordinaria è che il Guardian ha fatto cadere le “regole della libertà di stampa” stabilite conseguentemente alla campagna che aveva condotto contro quei giornali scandalistici che ascoltavano i messaggi privati ​​dalle segreterie telefoniche della gente comune.

Il Guardian, in effetti, guidò quella crociata morale contro i “tabloid phone-hacking”.

Ma stavolta è andato molto più lontano di quanto abbia mai fatto uno qualsiasi di quei tabloid, pubblicando le parole esatte pronunciate da una figura pubblica nell’ambito di una conversazione privata che è stata registrata di nascosto.

La registrazione è stata fatta da uno dei vicini di casa di Boris Johnson. Questa persona lo ha sentito discutere vivacemente con la Sig.ra Symonds e ha anche sentito dei forti rumori.

A quel punto ha chiamato la polizia, che a sua volta ha sostenuto di aver parlato a “tutte le persone presenti a quell’indirizzo” che risultavano stare “bene e al sicuro”: “Non c’era alcun motivo per l’intervento della polizia”.

Sarebbe dovuta essere la fine di questa vicenda. Non era una questione che potesse interessare la polizia, ma solo una discussione privata.

Eppure, per il Guardian, questa non era la fine, ma solo l’inizio. Ha trascritto l’illecita registrazione e ne ha spruzzato il contenuto in prima pagina. Ha fatto di parole private una notizia da prima pagina.

Si tratta palesemente di un’invasione della privacy molto più ampia di quella portata avanti dai giornalisti dei “tabloid phone-hacking”.

È indiscutibilmente sbagliato che quei giornalisti abbiano hackerato i messaggi delle segreterie telefoniche ​​della gente comune.

Tuttavia, quei giornali scandalistici non hanno mai pubblicato il contenuto di ciò che avevano sentito. Lo utilizzavano per scoprire storie più grandi o comunque interessanti.

Il Guardian, al contrario, ha pubblicato il contenuto effettivo di una conversazione privata che era stata peraltro rubata.

E gli intellettualoidi se ne sono beati. Questo tipo di persone di solito guarda dall’alto in basso la “plebaglia da tabloid” che ama leggere le vite private delle celebrità.

Ma questa volta hanno letto con molta attenzione la conversazione hackerata di un politico con la sua ragazza, per esibirla come prova del fatto che siano persone tragicamente “sporche”.

L’aspetto peggiore è il nudo sessismo che stanno mostrando verso la Sig.ra Symonds.

Decretano, nella loro infinita saggezza, che si tratta di una vittima e che dovrebbe andarsene ….. tutto questo sulla base di una conversazione registrata surrettiziamente.

Apparentemente, sanno meglio della stessa Sig.ra Symonds quello che lei dovrebbe fare della sua vita, in un delirante giudizio neo-vittoriano, paternalistico, su una donna e sulle sue scelte!

Ma il Guardian dovrebbe essere stigmatizzato per quello che ha fatto? Assolutamente no.

Avevamo sul serio bisogno che un quotidiano a larga diffusione pubblicasse la registrazione furtiva di una conversazione privata, che ha avuto luogo in una casa anch’essa privata? Non pensateci nemmeno.

Alcuni di noi credono così tanto nella libertà di stampa da pensare che anche in queste circostanze un quotidiano debba, per così dire, “pubblicare e poi essere dannato”.

Siano i lettori, quindi, a decidere se ciò che il Guardian ha fatto sia stato moralmente accettabile.

La speranza è che tutti siano d’accordo sul fatto che se la stampa “liberal” sviluppasse l’abitudine di ascoltare attraverso i muri delle case private, ne soffrirebbe gravemente il diritto alla vita privata e gli stessi standard del giornalismo di questo paese.

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Link Originale: https://www.spiked-online.com/2019/06/22/the-hacking-of-boris-johnsons-home/

Scelto e tradotto da Franco

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