Malvinas che torna argentina. Il conto USA della guerra ucraina rimborsato a Washington dagli Europei, come richiesto da Trump. In corso le trattative per un accordo di pace tra Russia ed USA da una parte, e Ucraina dall’altra, questa volta la pace sembra convenire a tutti (tranne a Davos ed a Xi).
E l’Iran che non controlla più Hormuz, il petrolio fluisce a Teheran non riesce più a controllarlo (vedasi l’immagine al titolo; gli iraniani sono alleati di Londra tanto quanto lo erano quando ospitarono la conferenza di Teheran nel 1943, quando le proposte britanniche di Sir Spencer Churchill vennero rimandate al mittente dalla ferma compostezza di Roosevelt e Stalin, anche allora allineati come lo sono oggi Trump e Lavrov).
Dunque stasera ci sono anche le elezioni in Sassonia-Anhalt, in Germania, dove per la prima volta un partito davvero fuori dal sistema, e soprattutto profondamente euroscettico ed anti-migrazione (oltre che favorevole alla fine della guerra in Ucraina), può davvero vincere. Andando contro Davos, frontalmente.
Aggiungiamoci gli USA che stanno varando la loro valuta digitale proprio in queste settimane, una stablecoin organizzata dalle banche sistemiche americane basata non tanto sul dollaro (quella resta una derivata) quanto sui T-bond come sottostante. Un game changer.
Sullo sfondo la sfida al dollaro di Davos, sfida che sembra persa: infatti gli USA che tengono in piedi il petroldollaro termina le ambizioni europee di scalfire il potere nella sua ex colonia, che fu colonia inglese, francese e spagnola.
Nel mezzo, l’estremo tentativo delle elites al potere da secoli di distruggere tutto in Europa, caos indotto, extrema ratio, provando a salvarsi di sponda: Davos al comando del vecchio continente sa di aver fallito, dunque è al tutto per tutto. Che vuol dire diesel e benzina a tre euro al litro; prezzo del gas naturale che esplode, idem l’elettricità. Dunque vietare l’uso delle auto a combustibili liquidi. E chissenefrega se tale svolta finta-green, in realtà necessità geostrategica di un sub continente senza petrolio [tranne l’Italia], manderà al tappeto non solo le economie ma soprattutto le società europee. In fondo è quello che vogliono (i Fabian). Stante che Pechino in detto progetto è alleato strettissimo di Davos, vedasi la produzione dell’hardware green.
Notando che anche Pechino inizia a sentire mordere la crisi, i dazi hanno abbassato i prezzi di vendita dei manufatti cinesi; fino a far confessare alcuni giorni fa al giornalista di punta Rampini sull’allineatissimo (a Davos) Corriere della Sera, l’ovvio: ovvero che ben più del 50% delle aziende cinesi ormai produce in perdita: quanto può durare tale trend distruttivo?
I migranti da far arrivare a frotte nel Vecchio Continente sembrano essere un altro tassello del puzzle, stesso schema. Idem le vaccinazioni con un preparato non solo non testato in modo canonico dall’EMA, parlo del preparato mRNA COVID iniettato urbi et orbi. Ma addirittura non testato se è cancerogeno.
Sembra davvero giunto il redde rationem degli imperi fu-coloniali!
Il potere imperiale di Londra sembra stia vacillando; ovvero anche Parigi sta crollando, i due colonialisti per eccellenza sono infatti uniti nei loro destini da Sant’Elena, poi Entente Cordiale, ora Entente Amiable con Macron e Carlo III.
Il simbolo di tale crollo è stata senza dubbio la cancellazione della legge britannica dei domiciled non-resident, un retaggio coloniale, legge istituita nel 1799 e terminata nel 2025 (6 Aprile): con tale provvedimento di durata secolare i profitti britannici macinati (rubati?) nelle colonie potevano tornare a Londra esentasse. La fine del LIBOR basato a Londra – scaduto come ultimo contratto residuo a fine marzo 2025 – è solo l’ultimo anello della stessa catena finanziaria che ha sostenuto l’Impero per secoli.
La guerra in Ucraina e quella in Iran restano un passaggio strettissimo per l’Europa, dove Davos ha scommesso tutto (Londra ha firmato un accordo secolare con Zelensky nel 2025 per lo sfruttamento in esclusiva delle risorse ucraine): innegabilmente il potere sta passando a Washington, a capo dell’Occidente, così sembra.
Ma le grandi famiglie europee non desiderano tale epilogo, dunque vanno contro gli interessi del proprio popolo, sempre più ininfluente nelle decisioni (significa fine di fatto della democrazia parlamentare in Europa, ovvero delle elezioni; ossia obbligo di morire in trincea per una guerra che nessuno vuole). Tali elites sono disposte a tutto per evitare di perdere i loro privilegi.
Oggi S. Witkoff ed il genero di Trump, J. Kushner, sono a Kiev convinti di firmare la pace Ucraina, vedremo se si concretizzerà oggi o più avanti. Nel mentre i pasdaran perdono terreno nel Golfo Persico. A fine mese ci sarà pure l’incontro di Xi a Washington, dunque fino ad allora pochi movimenti grossi. Salvo false flags europei pro caos…
Prima c’è stato il Venezuela diventato americano senza Maduro; Cuba va a poco, transizione in corso. A fine anno scommettiamo sarà la volta del Brasile. Colombia già verso gli yankees col nuovo Presidente. E l’economia argentina in netta ripresa rispetto ai tempi dei Kirchner-amici di Davos.
Senza dimenticare ad ottobre il referendum in Alberta, in Canada, per guardare agli USA. In ultimo sarà il Messico, l’osso duro per Trump.
Se Trump vincerà le Midterm a novembre prossimo (come noi pensiamo), dove verrà con rinnovata l’intera camera dei Rappresentanti USA, e pure oltre 30 senatori, ci si gioca il millennio.
Viene da dire che l’era dell’Acquario inizia oggi, da qui a fine anno.
MD







