MES SI, MES NO… LA TERRA DEI CACHI

Un primo ringraziamento va al noto artista, ormai ritirato dalle scene, per averci inspirato il titolo.

Come ben vediamo “Il Sole” fra i suoi mille impegni divulgativi, non manca di aiutare il nostro ministro dell’economia, quasi come fosse la sua agenda.

A me spiacerebbe condividere con l’intero popolo la mia agenda, ma tant’è, nella terra dei cachi tutto è possibile.

Insomma il cantico è sempre quello, come nel 2012: “fate presto”.

Al Sole fa eco “La Stampa”, cambiano le parole, ma la musica è la stessa.

Vuoi vedere che vogliono convincere l’esimio professore di lettere a firmare il MES, magari convincendo quella parte politica che non lo vuole.

Sappiamo dalle esternazioni dei suoi rappresentanti, che il PD vorrebbe il MES a tutti i costi vincolando l’Italia al debito omnia saecula saeculorum, in modo da ingabbiarci, attraverso il commissariamento, indipendentemente dai governi futuri.

Finirà come al solito, con una pioggia di miliardi per salvare il paese. E’ qui sta il vero busillis, saranno soldi donati per fare ritornare questo paese grande e democratico?

Un paese dove il popolo, attraverso gli strumenti della costituzione possa autodeterminarsi, e quindi crescere, migliorarsi e prosperare?

Oppure saranno soldi dati ai soliti Vassalli ed al mondo della finanza turbo liberista con qualche concessione alla spesa pubblica, giusto per non far morire la “pecora”?

Sappiamo bene quali sono le forze politiche, FI, PD, Italia Viva, Lega  che vogliono cambiare le cose da dentro.

Un modo sottile per chiamare quello che altrimenti andrebbe sotto il nome di svendita coatta delle italiche ricchezze (quelle che sono rimaste)

Poi ci sono i sedicenti sovranisti che si autoproclamano, presto vedremo se lo sono davvero, o se lasceranno orfani una bella schiera di cittadini che da patrioti ci tengono alla propria nazione.

Del resto abbiamo già avuto contezza delle giravolte di chi voleva uscire dall’euro subito, come Lega e M5S.

Ragazzi sveglia se la lampadina è fulminata, non entri dentro di essa per ripararla, la cambi… semmai recuperi il vetro, dopo.

Mentre tutto questo accade nell’agone politico, sotto i riflettori dei media, il resto del paese, a luci della ribalta spente, subisce silenziosamente scene da terzo mondo.

A Torino, città solitamente ordinata e silenziosa, la povertà e la fame aumenta, ci sono circa 10 mila famiglie che ricevono aiuti alimentari, ed altri si stanno mettendo in coda.

Qui li link: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/pandemia-sociale-4-torino

Questa è la pandemia vera, inarrestabile, se non con politiche economiche completamente diverse, come la MMT di W. Mosler.

Anche oltre il Gottardo quanto a serietà non stanno meglio, vedremo fra qualche giorno se la corte tedesca è stata smantellata, o se le sue sentenze hanno un qualche valore nelle terre di Odino.

La loro banca centrale smetterà di far parte della BCE? Sospendendo di fatto la partecipazione dalla Germania a questa follia europea oppure il gioco continuerà?

Quello che probabilmente capiterà è che il modello turbo liberista incontrerà il logos, che è immutabile siccome vero.

Il turbo liberismo è un modello che per funzionare necessità di una società Orwelliana, dove la neo lingua sterilizza il pensiero, anzi il bis-pensiero.

E’ più probabile che il debito di tutti i paesi europei venga messo in comune, come in sordina il Recovery Fund tenta di fare.

E’ più probabile che il timone venga diretto verso politiche keynesiane, prima che qualcuno oltre oceano lo imponga di forza.

Saranno le forze politiche capaci di questa sfida? Ci saranno nuove persone in grado di dialogare con gli USA di Trump?

Basterà un solo partito più qualche probabile gruppetto di nuova formazione a sostenere il futuro governo?

Tutte domande che saranno risposte nel prossimo futuro, ormai imminente.

E’ meglio prepararsi a tutto questo, che i meritevoli si diano da fare, che i politici siano veri statisti riconoscendo e favorendo il merito e la buona volontà. Noi siamo pronti.

Forse in questo esercizio, ritroveremo l’unità del nostro paese.

R.A.