La farsa del “Piano di Stimolo Europeo”

Ambrose Evans-Pritchard per The Telegraph

Il Recovery Fund ha assunto un carattere quasi sacrale rispetto alla sua reale importanza macroeconomica.

Il Vertice UE tenuto al “Cercle des Economistes” è stato una sorta di lunga celebrazione di questo “pacchetto pandemico”.

Nessuno ha osato mettere in dubbio che questo groviglio di misure (apparentemente del valore di 750 miliardi di euro, con licenza poetica) possa davvero fare una qualche differenza (vista l’entità dello shock), o che possa davvero evitare che il divario Nord-Sud si allarghi ulteriormente, lasciando il passo a una ripresa asimmetrica.

In effetti, lo shock pandemico ha avuto un impatto drammatico.

Il FMI ha ridotto ancora una volta le previsioni per il 2020 (–12,2pc per la Francia, –12,5pc per Italia e Spagna), anche nell’ipotesi di uno scenario benigno — ovvero senza seconde ondate, la qual cosa è tutta da vedere.

Nel 2021 questi Paesi recupereranno solo metà del terreno perduto.

Gli effetti politici si faranno sentire con un certo ritardo, man mano che i sussidi per la disoccupazione si ridurranno.

Gita Gopinath, Capo Economista indiano del FMI, ha elaborato queste cifre dopo che sono stati resi noti i contorni del “Next Generation Recovery Plan” dell’UE.

Non crede, palesemente, alla retorica del “game-changer”. Il Recovery Fund, comunque, è senz’altro un “Colpo di Stato Istituzionale” per la Commissione Europea.

Gita Gopinath, Capo Economista indiano del FMI

Il Berlaymont prenderà in prestito grandi somme sui “Mercati Obbligazionari”, per poi controllare il modo in cui verranno spese.

Ma, attenzione: è uno schema una tantum.

Non implica in alcun modo l’Unione Fiscale o le Eurobbligazioni — è solo una manovra tedesca per contrastare la suddetta “rivoluzione costituzionale”.

Non è certamente un “Momento Hamilton” [https://www.mittdolcino.com/2020/03/26/lo-shock-economico-portato-dal-coronavirus-costringera-leuropa-ad-affrontare-il-suo-momento-hamilton/].

Tuttavia, la burocrazia di Bruxelles ne guadagnerà in termini di patronage e di polizia fiscale — e questo è un fatto importante nell’escatologia dell’UE.

Ma, in termini immediati, non è né un New Deal né un’autentica rinascita economica.

Spogliata di tutte le decorazioni, la componente fiscale vera e propria (ovvero le sovvenzioni) ammonta a 100 miliardi di euro l’anno per tutta l’UE, ovvero lo 0,6pc di Pil l’anno.

Tutto qui … dopo qualche “scambio di cavalli” e qualche ulteriore vincolo politico.

Per di più, una volta che i fondi saranno erogati quello che risulterà avrà poco a che vedere con la pandemia.

I dettagli resi noti fino ad ora suggeriscono che saranno proprio Polonia, Ungheria e il Blocco Orientale i maggiori beneficiari pro-capite — e questo, naturalmente, per tacitarli (comprarseli).

Una parte di questo denaro, inoltre, finirà in alcune regioni francesi e tedesche.

L’Italia riceverà, per quattro anni, un trasferimento netto davvero modesto: appena percettibile se confrontato con la drammaticità del suo debito — che supererà il 160pc di Pil se tutto dovesse andar bene.

E’ per questo che si sente parlare sempre più spesso di una “conferenza di ristrutturazione del debito” (simile all’accordo di Londra del 1953), per tagliare quello italiano e del Club Med (una volta superata la crisi).

Questo è un avvertimento per i Creditori!

Nessun fondo, comunque, arriverà prima della prossima primavera. Nel frattempo, il Tesoro Italiano dovrà trovare (entro dicembre) da 120 a 150 miliardi di euro (14pc del Pil).

Nemmeno la Banca Centrale Europea potrà farcela senza deviare dal “Capital Key”, provocando nuove denunce alla Corte Costituzionale tedesca.

“Chi li acquisterà?”, si chiede Lorenzo Codogno di LC Macro.

Il Recovery Fund, comunque, non è ancora stato concordato. I “Frugal Five” (contando la Finlandia) stanno giocando con il tempo.

Potrebbero bloccare l’accordo al “Vertice UE” della prossima settimana e cercare di rimandare i colloqui al prossimo autunno, sperando che una ripresa economica a “V” possa far cambiare, per allora, l’umore politico.

“Non credo ci sia bisogno di tutta questa fretta”, ha dichiarato Mark Rutte, l’ultra-hawkish Premier Olandese. Per allora, in effetti, potrebbe esserci qualche segnale di ripresa.

Che si tratti d’illusione o di realtà dipende dalla teoria economica cui vogliamo credere. E’ comunque un bel dibattito.

“Sono preoccupato perché la gente vede i numeri a breve termine e pensa che le cose stiano andando bene, mentre i Governi si compiacciano con sé stessi”, ha sostenuto Olivier Blanchard, ex capo-economista del FMI e decano dei keynesiani globali.

Mette in guardia l’Europa da una ripresa a “V abbreviata”. Che questa si blocchi, in altre parole, dopo aver recuperato solo i 2/3 della produzione, in attesa del sospirato vaccino.

Alcuni accenni sono già visibili.

A maggio, gli ordini per l’industria tedesca sono rimasti al di sotto delle previsioni — inferiori del 31pc rispetto al picco pre-Covid (e del 52pc per la produzione di automobili).

La perdita di 15.000 posti di lavoro, annunciata da Airbus, è solo un assaggio di ciò che potrebbe accadere.

In questo frangente, contano più gli ordini all’industria che l’aumento delle vendite al dettaglio.

Perché la domanda repressa ha logicamente gonfiato gli acquisti … ma questi reggeranno quando i “sussidi” diminuiranno e la disoccupazione morderà sul serio? Ne dubito.

“Sostenere la ripresa diventerà sempre più difficile” — sostiene Neil Shearing di Capital Economics — “Le facili vittorie economiche derivanti dall’abolizione dei blocchi sono già avvenute”.

Per quanto riguarda l’olandese Rutte le sue richieste sono a dir poco draconiane.

Non dovrebbero esserci trasferimenti fiscali, solo prestiti — e questi rigorosamente controllati.

Qualsiasi aiuto all’Italia e alla Spagna — o agli europei dell’Est — dev’essere condizionato a “profonde riforme delle pensioni, del mercato del lavoro, del sistema giudiziario e della fiscalità”.

A Roma, i suoi toni hanno suscitato una reazione furiosa.

I suoi discorsi non vanno oltre le screditate e moralistiche storielle del 2011-15, quando la crisi bancaria dell’Eurozona fu erroneamente attribuita alla “crisi del debito del Club Med”.

I Commissari UE, in nome di una falsa scienza economica, sottoposero l’Italia a un’austerità eccessiva.

Ora, la Cancelliera Angela Merkel sta cercando di persuadere l’italiano Giuseppe Conte ad accettare un regime “troika-lite”, ovvero una richiesta formale al Fondo di Salvataggio (ESM) abbinata a una riforma pensionistica, in modo da placare i “Frugal Five”.

Tutto questo sta mettendo Conte in una posizione insostenibile. I suoi mecenati del M5S, seppur in disordine, sanno che se accettassero queste condizioni ne verrebbero annichiliti.

Se l’UE non prestasse attenzione, il suo piano provocherebbe (in Italia) una crisi politica seguita da una crisi di solvibilità del debito pubblico, che metterebbe in moto proprio gli eventi che più teme.

Comprate pure “asset a rischio” come scommessa sulla reflazione monetaria globale (anche se, personalmente, preferisco ancora aspettare) — ma non fatevi ingannare dalla “magia trasformatrice” del Recovery Fund.

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Link Originale https://www.telegraph.co.uk/business/2020/07/08/europes-great-stimulus-plan-little-political-theatre/

Scelto e tradotto da Franco