Per non perdere il filo, in questo luglio caldissimo a livello politico (ma freddissimo a livello climatico, …): ecco il caos italico, figlio della lotta USA vs. asse sino-tedesco. In attesa del redde rationem di settembre

In questo periodo di polarizzazione dell’entropia informativa, abbastanza tipico dell’estate (sebbene quest’anno si stia obiettivamente esagerando), abbiamo deciso di proporvi una semplice bussola per capire i veri drivers in gioco, nascosti nel gioco di specchi e controspecchi che ormai sono l’informazione italiana – informazione asservita ormai quasi in toto al nuovo/vecchio leviathan globalista targato “con le rune” ed avente sede strategica a Berlino e sede operativa a Pechino -.

Sappiate che è relativamente semplice capire cosa sta succedendo, basta identificare quale sia la chiave di lettura. tutti noi dobbiamo aspettare, prima settembre, poi oltre, a novembre, poi l’inverno: gli eventi, ossia i fatti, si metteranno a posto, con i pezzi di verità a  costruire il puzzle della realtà nascosta, pezzi che oggi sono un po’ difficili da individuare ed ordinare. Dunque, ecco il nostro contributo, assolutamente attuale, un pezzo pubblicato originariamente da noi per Qelsi.it. qualche settimana fa.

Nulla è come ve lo dipingono, verrebbe da dire. Buona lettura sotto l’ombrellone (e magari con mascherina al seguito).

Siete pronti per un bagno di pragmatismo, nell’incredibile cul de sac in cui l’Italia si è cacciata, incuneandosi mortalmente tra USA ed il sodalizio Cina-EU franco-tedesca in veste anti-americana? Solo comprendendo lo status quo, si può pensare di trovare una via d’uscita.

Dunque, partiamo dalle basi: a fine agosto 2019 Trump decise di sposare il prossimo governo Conte col suo famoso tweet, come premier preferito a Salvini; il leader padano sembra non essersene ancora fatto una ragione. Evidentemente Conte diede maggiori garanzie a Washington, o qualcosa del genere (…).

Sta di fatto che appena dopo tale evento – ed anche prima – l’Italia ebbe l’onore di avere praticamente in contemporanea sul proprio territorio in modo ufficiale, il ministro della Giustizia USA; il segretario di Stato USA; il capo della CIA; ed il rappresentante dell’FBI Durham. Certe cose non capitano MAI per caso.

La Penisola da allora è sempre più stretta tra fazioni pro-Cina e pro-USA, ben sapendo che Conte NON può essere pro-Cina, essendo stato usato ai tempi della firma della Via della Seta come semplice pupazzo senza partito dai maitres gialloverdi.

Da allora le cose si sono profondamente evolute.

Trump ha infatti compreso che il suo futuro alla Casa Bianca dipende dall’Obamagate e dunque si prepara a scoperchiare il pentolone in vista delle prossime elezioni di fine anno. In un rapido susseguirsi (tempificato) di eventi, prima c’è stato il COVID con relativo lockdown e poi, appena terminata l’emergenza virale, è stato il caso Floyd a tenere banco. Come sempre il Presidente USA, supportato dai suoi militari, sta in piedi, contro il consenso dei politici della sragione orfani di Obama (…).

Parimenti l’EU franco-tedesca sente che, attaccando Obama, il castello globalista ereditato da Angela Merkel durante l’ultimo viaggio di Obama presidente, ossia la staffetta per la difesa del liberismo-globalismo, verrebbe giù anche in Europa visto che anche l’EU avrebbe – si sussurra – collaborato per boicottare l’elezione di Trump.

Da qui la scelta strategica trumpiana, messo alle strette da un memorabile subbuglio in Patria, di convocare prima un G7 a cui – già si sapeva – Angela Merkel si sarebbe opposta; dunque arrivando al vero obiettivo, un simil G12 successivo – a settembre prossimo – invitando anche Mosca; ossia portandosi in casa un grandissimo alleato anti deep state in grado di firmare una nuova Yalta all’occorrenza, eventualità che l’asse Pechino-Parigi-Berlino vede come fumo negli occhi.

Torniamo all’Italia: oggi Conte, come abbiamo visto sdoganato da Trump ad agosto dell’anno scorso in veste di primo ministro, non avendo un suo partito ha come unico sponsor gli USA ed il Presidente della Repubblica originario di Castellamare del Golfo (presidente che non può essere anti USA), ossia quanto basta per stare in piedi.

In tale contesto l’EU sa benissimo che la propria fine come Unione soprattutto in termini di valuta comune – ossia come minaccia per la supremazia commerciale USA nel mondo, ndr – passa da un default anche solo prospettico dell’Italia, fatto che costringerebbe ad una scelta obbligata: uscire dall’euro per evitare di fare la fine di Atene 5-7 anni fa.

Dunque l’EU ha nei fatti deciso che la capitolazione italiana deve avvenire immediatamente, anche per evitare che la collaborazione tra servizi segreti italiani ed USA di Trump, in salda mano di Giuseppe Conte (che non li molla, fosse l’unica cosa che fa da politico o supposto tale), portino all’epilogo dell’Obamagate, magari facendo saltare fuori Joseph Mifsud quando nessuno se lo aspetta.

Qui siamo: nel post COVID l’Italia, stretta tra debito altissimo e parametri di Maastricht guarda caso MAI allentati da Bruxelles, nonostante le parole al vento dell’EU fatte apposta per confondere la gente italica, non ha un cent se non il margine di tesoreria, diciamo una decina di miliardi di euro al massimo, praticamente nulla.

In tale contesto l’EU continua a promettere soldi ma non molla nulla: i soldi del Recovery Fund arriveranno infatti solo il prossimo anno se va bene, spingendo dunque Roma verso l’accettazione del MES che si porta dietro pesanti condizionalità. Ossia anche la possibilità a settembre prossimo di chiedere il rientro del debito con un semplice voto a maggioranza, pena l’arrivo della Troika a Roma. Ecco perché in molti non vogliono accettare tale polpetta avvelenata.

In tale contesto Conte deve arrivare fino alla elezione USA di novembre prossimo per vedere estrinsecato un vero supporto strategico USA all’Italia, supporto che per la dimensione resasi necessaria dalla debacle economica italica post COVID può essere solo successivo alla rielezione di Novembre prossimo.

Dunque, attaccare oggi Conte perché non concede soldi agli italiani è quanto meno miope, visto che di soldi in cassa non ce ne sono né per Conte né per un suo eventuale sostituto. Chiunque dovesse andare al suo posto, decidendo di stare nell’euro – come è il caso oggi per tutti i partiti italiani, oggi – dovrebbe solo mettere tasse simili alla confisca, restando saldamente nella moneta unica.

Da qui il recente supporto a Conte anche di Forza Italia, che ben si guarda da mettere un suo uomo – o un uomo del centro destra – al posto dell’”avvocato degli italiani”, pena doversi assumere la responsabilità di far crollare il benessere di tutti i votanti.

La linea che vi propongo, oggi, l’unica strada percorribile, è cambiare paradigma. Ossia schierarsi con l’unico soggetto che – comunque – è in grado di evitare la debacle economica e sociale dell’Italia. L’economista americano Warren Mosler si è reso infatti disponibile a supportare un governo italiano di centro destra con il fine di sfidare l’EU in termini concreti, ossia col dualismo piano A – piano B, usando lo spauracchio dell’ITALEXIT per ottenere la riforma radicale dell’euro con mutualizzazione del debito, cosa che è invece IMPOSSIBILE da ottenere solo cercando di cambiare l’EU dal di dentro (…).

È infatti lampante come il vero sovranismo possa avere successo solo guardando a destra, consapevolmente interpretato della parte ideologica che da sempre lo ha rappresentato in nome dell’Italia unita.

Mitt Dolcino