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Home » La fine del modello Dubai e l’inizio del Reset del mondo dorato dei Don Rodrigo (Davos)

La fine del modello Dubai e l’inizio del Reset del mondo dorato dei Don Rodrigo (Davos)

Dubai sotto i missili è solo l'antipasto, la cosa interessante è quello che arriverà DOPO la guerra (notasi: le app bancarie da remoto usate per spostare soldi da Dubai verso l'estero sembra siano state già sospese!)

mittdolcino by mittdolcino
7 Marzo 2026
in Geopolitica
- Leggere Disclaimer in fondo pagina
La fine del modello Dubai e l’inizio del Reset del mondo dorato dei Don Rodrigo (Davos)
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Dubai, di fatto col Barhain una appendice storicamente persiana nel Golfo Persico, deve il suo splendore attuale alla necessità garantita dalle potenze dominanti fino a ieri nell’area di riciclare i soldi provenienti dalla vendita di idrocarburi persiani al mondo.

Sappiate che il più grande giacimento gas al mondo è quello del Qatar che di fatto è condiviso tra Iran e Qatar, è lo stesso giacimento! Chi arriva prima pompa il gas e lo vende. L’accordo, che ormai è come il segreto di Pulcinella, stante le radici storiche tra i due paesi (il Qatar come altre petromonarchie del golfo era un  protettorato britannico fino al 1971), è che il Qatar vende tale gas di proprietà comune e poi remunera in qualche modo anche l’Iran.

Dunque il Qatar, sede di ogni magheggio finanziario moderno. Questo è durato quanto è durato, attirando tanti occidentali che si sono nascosti dietro lo stesso segreto bancario usato per gli usi pro-Iran, con la connivenza di tutti gli attori (che incassavano laute provvigioni dirette o indirette).  Tanto che sembra ci siano oggi più Italiani residenti a Dubai, attirati dalle bellezze del luogo (il deserto, i monumenti, un mare come quello della Sardegna), che in tutti i paesi del Medio Oriente, Israele incluso (circa)!

Informazioni riservate indicano che da oggi le cose sono davvero cambiate anche per loro: chi vuole trasferire soldi da Dubai all’estero NON può più farlo per via elettronica, deve andare là.

Capite dunque che le cose sono cambiate davvero, stante che andare là significa pregare sul Corano prima di imbarcarsi per il Golfo (sembra solo Etihad garantisca ancora collegamenti in loco).

Questo è un antipasto di quello che succederà fra qualche mese: a parte la sicurezza lacunosa di chi decide di vivere nel deserto, là, esiste un altro problema, enorme. Che si legge più o meno così: chiunque vinca la guerra in Iran avrà bisogno di soldi. E dunque tali soldi verranno ritirati dalle banche di Dubai per ricostruire il Paese. O i Paesi, del golfo. In caso di tradimenti fatti contro Teheran, tanti missili sul Golfo.

Come capite Washington non ha tutta questa fretta di chiudere la guerra velocemente…



*****

Ora, immaginate cosa può succedere a chi ha i soldi in loco ma magari sverna a St. Moritz…

In fondo quello che bisognerebbe chiedersi è cosa spinga le persone ad esempio Mediterranee ad andare a vivere in un posto tanto alieno quanto il deserto, per quale ragione… (…).

Resta che da ieri il mondo è cambiato. Stante che il segreto bancario a Dubai è sotto tiro, e se non lo è oggi lo sarà a breve, l’alternativa sarà comunque essere sotto tiro dei missili. O del terrorismo. O del razzismo. O del furto. O, peggio che peggio, delle tasse per stranieri in loco.

In parallelo gli stessi che fino a ieri erano garanti di tale paradiso oggi sembrano alle strette, immobilizzati tra l’Iran, USA e Israele, che vorranno anche loro la parte che gli spetta. E tra il loro popolo che invocherà la guerra santa, basta aspettare.

Per intanto vediamo tutti quanto velocemente si sta seccando il flusso di dollari, visto che il petrolio non fluisce da Hormuz, i dollari che fanno da base del benessere locale non arrivano. Le raffinerie saltano.

Cosa pensavate, che Davos, nella sua sede storica di Londra, sarebbe stata l’unica a dichiarare la propria sconfitta, senza combattere? Illusi…



*****

Un dettaglio aiuta a capire: l’Iran, (o Israele? O Londra?), sta colpendo non solo le raffinerie, mai i pozzi. Ma anche Amazon, i centri di calcolo. Adesso immaginate come può andare a finire un paese iperpopolato senza mercanzie se non quelle in arrivo dall’estero, soprattutto di lusso.

Quando le cose le abbisogni e non ce l’hai le devi infatti pagare più care. Si chiama inflazione da offerta scarsa e sembra che varrà per molti prodotti in zona.

In tale contesto gli USA hanno dichiarato di voler prolungare la guerra per qualche mese, ossia quanto basta per mettere in ginocchio i modelli economici fondati, appunto, sulla sabbia. Non parlo solo di di Dubai, e soprattutto degli occidentali che pensavano che un Moro li avrebbe difesi (si, ma solo fino ad un certo punto li avrebbe preservati). Ma anche di Davos.

Comunque, gli stessi che proteggevano gli occidentali nel Golfo erano pure a letto coi BRICS a cui Davos faceva l’occhiolino. Il motivo non detto? Per “segretamente” segare le gambe al dollaro? Bene, ora invece con la guerra tutti cercano dollari, tanto che i tassi USA stanno pure scendendo. Paura. Dunque dollaro.

E così si inizia la stampa globale di verdoni, che porterà certamente inflazione; ma consoliderà il ruolo del dollaro a livello globale, il suo uso.

Intanto le materie prime Venezuelane iniziano a passare per gli USA e non per altri Paesi come la Cina, prima di entrare sui mercati. Capite?

Oggi scopriamo anche un’altra cosa: che senza oil le regioni che volevano fare transizione ecologica sono morte, con l’elettrico. Che caso!



Altra cosa che scopriamo è che la Cina, che comprava dall’80 al 90% del petrolio venduto anche sottobanco da Caracas e Teheran dovrà comprare tale petrolio altrove. E visto che il petrolio che dovrà comprare da qui in avanti passerà dal mercato, verrà pagato appunto a prezzi di mercato, NON a sconto come succedeva prima, ad esempio con baratto di merci. Stante che la Cina resta il più grande consumatore mondiale di idrocarburi, pur non producendone affatto o quasi. Capite lo tsunami in arrivo? Mentre gli USA sono il primo produttore mondiale di petrolio… (è forse un peccato che il golpe contro Xi tentato lo scorso mese non abbia avuto successo, parlo a favore della pace del mondo naturalmente).

Capite dove si sta arrivando?

In tale contesto i globalisti, ossia Davos che odia Trump (auguri), ovvero coloro che in larga parte vivono a Dubai, dovranno cercare un altro lido sicuro. Lasciando però i loro soldi indietro, serviranno per ricostruire il Golfo che loro stessi hanno contribuito a distruggere, ne vedremo delle belle.


Per la traduzione in Italiano, vedasi al LINK


In ultimo, la più bella, la più intrigante notizia dall’inizio del conflitto: Trump ha deciso che si sostituisce come States ai Lloyd’s di Londra, tramite un’agenzia federale apposita, per prestare garanzia finanziaria di traffico commerciale marittimo, garantita dagli USA, anche dai militari americani all’occorrenza, lo ha deciso meno di una settimana fa, circa. Vi sembra strano ma i Lloyd’s erano davvero l’ultimo retaggio coloniale a favore della City of London.

Oggi cade anche questo. A breve l’EU si sfalderà per contrasti interni, con la “bomba finanziaria ” francese a rischio esplosione, leggasi crack, date qualche mese.

Sullo sfondo, il Reset del 2030, Reset anche dei Don Rodrigo: si parte da Dubai.

MD

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