La conquista dell’Afghanistan da parte dei Talebani è stata il più grande fallimento dell’Intelligence degli Stati Uniti

Redazione: Andrew Korybko ci parla del clamoroso fallimento dei Servizi Segreti statunitensi che, contro i Talebani, hanno perso innanzitutto la Guerra Ideologica.

Non si esporta democrazia, questo ormai è chiaro, né si governa con arroganza — quanto meno se non si dispone dei metodi tipici delle dittature (Xinjiang docet).

Resta il dubbio, solo quello ma insistente, sulla sorte della armi americane.

La versione ufficiale continua ad essere troppo semplicistica, mentre c’è chi si chiede se possano essere stati sottoscritti accordi riservati. Non si sa bene da chi (anche se, qualche sussurro, comincia a venir fuori).

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Andrew Korybko (sintesi)

La storia testimonierà che il più grande fallimento dell’Intelligence degli Stati Uniti è stato la presa dell’Afghanistan da parte dei Talebani.

Alcuni potrebbero tirare in ballo Pearl Harbor o l’11 settembre ma, da allora, si è scoperto che negli Stati Uniti c’era chi, in qualche modo, sapeva di quei due attacchi — anche se non ci furono azioni preventive per contrastarli, qualsiasi possa esserne stata la ragione.

In questo contesto, anche la Guerra in Iraq non conta perché il lavoro d’Intelligence su cui fece affidamento era prefabbricato.

Fu condiviso con l’opinione pubblica solo per plasmare le percezioni internazionali a sostegno di quella campagna.

La conquista dell’Afghanistan da parte dei Talebani è del tutto diversa da questi tre esempi, perché la Comunità d’Intelligence americana non è riuscita a prevedere niente dello scenario che si stava preparando.

È vero che qualcuno, nella CIA e nel Dipartimento di Stato, aveva lanciato avvertimenti nel corso dell’estate … ma troppo tardi per poter cambiare qualcosa, dopo che la massiccia macchina militare degli Stati Uniti si era già messa in moto per il suo ritiro.

Questo è assolutamente inaccettabile dal punto di vista professionale, perché i membri delle burocrazie militari, dell’Intelligence e della diplomazia permanente degli Stati Uniti (deep state) sapevano già da tempo che il loro Paese stava perdendo quella guerra.

La prova sta nell’Afghan War Diary di Wikileaks (che copre la fase 2004-2010 del conflitto) e negli Afghanistan Papers, che il Washington Post ha ottenuto nel 2019 attraverso il Freedom Of Information Act.

Entrambi hanno dimostrato che lo “stato profondo” mentiva su quella guerra. In effetti, era acutamente consapevole della corruzione e del tutto pessimista sulle prospettive del conflitto.

Quelle osservazioni interne non significavano di per sé (quanto meno non automaticamente) che i Talebani avrebbero preso il controllo dell’Afghanistan anche prima che gli Stati Uniti completassero il loro ritiro, ma suggerivano fortemente che avrebbero potuto farlo nel corso del tempo.

Questo scenario è stato mancato dallo “stato profondo” perché i suoi membri hanno creduto alle loro stesse bugie — quelle che hanno fatto circolare per l’opinione pubblica.

Dopo un po’ non sono stati più in grado d’identificare la verità in mezzo a tante bugie.

Sapevano che l’Afghan National Army (ANA) era corrotto e male addestrato, ma non avevano valutato correttamente quanto fosse demoralizzato, dopo che il Presidente Joe Biden s’era impegnato a completare il ritiro pianificato dal suo predecessore, seppur con una tempistica più estesa.

E’ anche sfuggito loro il fascino popolare dei Talebani, in rapida crescita fra gli afghani medi, specialmente quelli arruolati nell’ANA.

Il gruppo si è ribattezzato “movimento di liberazione nazionale”, nonostante sia definito come terrorista sia dalla Russia che dal resto della comunità internazionale.

E’ stato in grado di presentarsi credibilmente come “male minore”, date le circostanze, dopo che gli Stati Uniti e i loro alleati avevano ucciso molti civili nel ventennio dell’occupazione, considerandoli dei meri “danni collaterali”.

I Talebani, inoltre, hanno preso una forte posizione contro la corruzione, hanno incorporato diverse minoranze (compresi i loro leader) per poi infiltrare ideologicamente gran parte dell’ANA.

In questo modo, paradossalmente, gli Stati Uniti hanno inconsapevolmente addestrato i simpatizzanti dei Talebani sul funzionamento degli 85 miliardi di dollari di attrezzature militari d’avanguardia che hanno lasciato loro perché le usassero contro i rivoltosi.

Ecco perché si sono arresi in massa una volta che i Talebani hanno raggiunto le porte delle loro città — soprattutto dopo che il loro patrono straniero aveva tagliato il supporto aereo.

Il Governo Ghani, inoltre, non è mai esistito veramente al di fuori di Kabul e tranne che in qualche angolo di un paio di grandi città.

Parlando dell’ex Presidente afgano, questo ha sfidato i suoi sponsor rifiutando di dimettersi per facilitare il Governo di Transizione che l’America voleva creare prima del suo ritiro, per mantenere una qualche influenza.

Gli Stati Uniti pensavano che Ghani fosse il loro burattino, e senz’altro lo era, ma il suo ego era troppo grande perché potesse dimettersi in quel modo — soprattutto dopo aver detto così aspramente che avrebbe resistito fino alla fine.

E’ infine fuggito quando ha capito che non poteva fidarsi dei suoi stessi uomini, che non volevano rischiare la vita per difendere Kabul.

La stessa arroganza ha accecato gli Stati Uniti, davanti al suo rifiuto di dimettersi.

Come ho scritto in precedenza, ognuno ha creduto alle proprie bugie e, quindi, non ha valutato obiettivamente la situazione.

Il risultato finale è che i Talebani hanno preso il controllo dell’Afghanistan, impossessandosi dell’equipaggiamento militare fornito dagli Stati Uniti.

Con il senno del  poi si concluderà, probabilmente, che tutto questo è il risultato di diversi fattori convergenti.

In primo luogo, lo “stato profondo” non poteva ammettere che stesse perdendo la guerra, qualsiasi metrica volesse usare.

Questo ha portato al secondo fattore (quello di mentire all’opinione pubblica e ai loro stessi colleghi) e poi al terzo, che è quello di aver creato una realtà alternativa — hanno creduto alle loro stesse bugie allontanandosi troppo dalla realtà.

Un’Intelligence affidabile avrebbe aiutato a contrastare queste tendenze ma, evidentemente, è mancata al suo compito.

I Talebani, probabilmente, avevano numerosi doppio-giochisti che lavoravano per loro e fornivano agli Stati Uniti le false informazioni necessarie a sostenere le loro velleità.

E’ successo anche perché gli americani non avevano altri modi significativi per ottenere informazioni.

I Talebani, in effetti, non si affidavano alle moderne tecnologie di comunicazione.

I loro messaggi non potevano essere intercettati e analizzati dalla NSA, il che ha costretto gli Stati Uniti a dipendere essenzialmente dalle fonti umanela maggior parte delle quali simpatizzava probabilmente per i Talebani, o ne faceva addirittura parte.

Per tutto questo tempo i Talebani hanno fatto girare gli Stati Uniti intorno alle loro dita, mandandoli a caccia di oche selvagge e ingannandoli sulla vera portata della loro presa sociale.

Il punto-chiave è che la superiorità tecnologica degli Stati Uniti è stata irrilevante — e che le sue fonti umane erano troppo inaffidabili.

Lo “stato profondo” ha creduto alle sue stesse bugie e solo in pochi hanno valutato obiettivamente quello che è sempre stato davanti ai loro occhi.

Si può quindi dire che sia stata l’ideologia la cosa più importante in questo conflitto: quella dei Talebani ha attirato gli afghani, creando superiorità a livello d’Intelligence.

Al contrario, quella liberal-democratica degli Stati Uniti non li ha mai convinti. Non hanno mai creduto che il “nation building” potesse avere successo.

Se l’America avesse affrontato correttamente questi due fattori … chissà, l’esito della guerra poteva anche essere diverso.

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Scelto e tradotto da Franco

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