La caduta del Cile — Un rapporto “boots-on-the-ground”

Steven Yates (sintesi)

Mi sono trasferito a Santiago del Cile durante gli anni di Obama. Nel 2012, per essere esatti.

Credevo come molti altri che la vera resa dei conti finanziaria dovesse ancora arrivare, che i problemi razziali sarebbero peggiorati e che altri Paesi avessero migliori prospettive come “paradiso per le libertà individuali” rispetto ai declinanti Stati Uniti.

Mentre esaminavo le diverse possibilità (Nuova Zelanda, Belize, Costa Rica, Panama), continuavo a pensare al Cile per le infrastrutture da primo mondo delle sue principali città, per la sua accoglienza, per la sua forte economia e per la sua stabilità politica (qui e qui; divertitevi).

(…)

Il Paese è di una bellezza fenomenale, con un’abbondanza di risorse naturali. Ma è anche un luogo dove l’inefficienza della burocrazia lascia senza fiato e blocca tutte le sue Istituzioni.

Quest’ultimo aspetto mi avrebbe riportato negli Stati Uniti giusto in tempo per l’inizio dell’era Trump, se non fosse per una cosa: avevo incontrato la donna che sarebbe diventata mia moglie … e lei mi ha trattenuto qui.

Ora siamo nel 2021 e, da oltre un anno, abbiamo l’inquietante sensazione di essere diventati parti non consenzienti di un esperimento di laboratorio su scala nazionale.

Forse, il vero esperimento è cominciato decenni fa, negli anni ’70, quando i Chicago Boys ebbero il via libera dalla dittatura di Pinochet per realizzare la loro proposta di “paradiso economico” costruito sui principi di Friedman, altrimenti conosciuto come neoliberalismo.

Fu questo che, negli anni che seguirono (in particolare dopo che Pinochet si dimise), creò il “miracolo cileno” che attirò me e i miei amici libertari.

Ovvia la domanda: eravamo davvero così stupidi e ingenui da non riuscire a distinguere il libertarismo dal neoliberismo? O eravamo solo accecati dalle bellezze naturali e dal fatto che la maggior parte dei cileni siano persone veramente gentili?

Quando finalmente ho ingoiato la “pillola rossa” e mi sono svegliato nel deserto di “Atacama del Real”, ho visto nient’altro che uno “stato vassallo” della GloboCorp — anche se di grande successo!

Chi o che cosa è la GloboCorp? Esiste davvero un’entità del genere?

Mi state prendendo in giro, vero? La GloboCorp (abbreviazione di corporativismo globalista, per chiunque abbia passato gli ultimi 50 anni in una caverna), consiste nelle 300 — 400 famiglie allargate che gestiscono il mondo.

La classe proprietaria, in altre parole, che possiede e controlla ben oltre la metà della ricchezza mondiale (a cominciare dalle Banche d’Investimento leviatane e dalle Banche Centrali), la CIA, altre agenzie di spionaggio, gli appaltatori della difesa e la macchina da guerra in generale, i “think tank” (come il Consiglio Atlantico, la Commissione Trilaterale, ecc), i media, Big Pharma, Big Tech e via dicendo.

Poi ci sono diverse migliaia di Politici, Amministratori e Tecnocrati poste al di sotto e agli ordini delle famiglie al vertice

I centri nevralgici della GloboCorp sono in posti ovvi: Wall Street, Tel Aviv, la City di Londra, Basilea e Davos, Bruxelles, Dubai, Singapore, Silicon Valley, probabilmente Pechino, ecc.

Potrei fare dei nomi, ma ci vorrebbe troppo tempo e quindi mi limiterò a dire: sì, Thomas Dalton, c’è un numero sproporzionatamente grande di ebrei nelle alte sfere della GloboCorp e per ora mi fermo qui.

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Ora, però, abbiamo un grosso problema (eufemismo) fra le mani: la cosiddetta pandemia.

La tempistica di questa catastrofe dovrebbe essere di grande interesse per tutti. Ha colpito dopo che:

a) i molteplici tentativi di sloggiare Donald Trump da parte dei lacchè della GloboCorp posti nel Congresso e nelle Agenzie di Intelligence degli Stati Uniti sono andati a rotoli;

b) coloro che hanno scelto la “pillola rossa” sono aumentati in numero e influenza in tutto il mondo;

c) i leader e i movimenti “populisti” sono cresciuti fortemente, nonostante la feroce opposizione delle “classi politiche ufficiali” e degli “esperti accademici” o presunti tali, la cui credibilità era caduta come massi da ripide scogliere (non c’è da stupirsi, visto che non hanno mai detto la verità su nulla).

Per farla breve, una dozzina di famiglie della GloboCorp possiede il Cile in tutto e per tutto, almeno dall’epoca di Pinochet.

C’è stato un contraccolpo, qui come altrove. Il Covid-19(84) è arrivato da più di un anno in questo Paese di poco più di 19 milioni di abitanti e lo sta trascinando in un inferno totalitario.

Inoltre, è stata implementata una delle campagne di vaccinazione di massa più aggressive del mondo. Al 21 Aprile circa 13 milioni di cileni avevano già fatto il vaccino.

Ma il fatto più interessante, oggi, è l’esplosione di nuovi casi di Covid. Stiamo parlando di 6.000 — 7.000 casi al giorno (e tra i 100 e i 150 morti/giorno attribuiti al Covid).

Questi casi sono stati inizialmente imputati all’imprudenza visto che Febbraio — metà estate in Cile — è il mese tradizionale delle vacanze.

Ma ora siamo alla fine di Aprile e il conto dei nuovi casi sta aumentando rapidamente.

Grazie alla narrazione precedente che ancora viene creduta, le Autorità hanno dato la colpa alle “feste clandestine” dei giovani senza maschera che non osservano le “linee-guida del distanziamento sociale”.

Quello che nessuno sta dicendo è che questa “nuova ondata” è coerente con quello che è successo ovunque siano state lanciate “campagne di massa” per somministrare alla popolazione vaccini mRNA sperimentali.

Lo Stato del Michigan ne è un esempio, con il suo Governatore (Democratico) Gretchen Whitmer. Lo Stato ha un alto tasso di vaccinazioni e un sistema sanitario sull’orlo del collasso.

Gran parte del Cile ha subito vari gradi di lockdown.

Il regime di Sebastian Piñera, volendo dimostrare di avere il controllo della situazione sulla scia dei disordini iniziati nell’Ottobre del 2019, ha imposto dei lockdown ancora più duri, lavorando con il Dipartimento della Salute e i mass-media.

Sì, anche in Cile abbiamo il nostro Tony Fauci di serie B. Il suo nome è Enrique Paris e dirige il Minsterio de Salud de Chile (MINSAL).

Il lockdown più duro è iniziato il 1° Aprile e ha reso i viaggi internazionali un incubo anche per i cittadini e i residenti stranierise siete abbastanza pazzi da voler venire qui, toglietevi l’idea dalla testa. Non entrereste.

Ogni cittadino o residente che entra viene messo in quarantena per cinque giorni in un hotel, a sue spese, anche se ha un “test PCR negativo” (notoriamente inaffidabile). Poi glie ne viene fatto un altro alla fine dei cinque giorni.

Questo è un forte disincentivo a viaggiare a livello internazionale e, in effetti, credo che sia questo lo scopo. La GloboCorp non vuole che noi plebei ci si possa muovere liberamente come nei ruggenti anni 2000!

(…)

Quando iniziarono le rivolte, nel 2019, Piñera dichiarò lo “stato d’emergenza” che includeva il coprifuoco. Il regime ha così imparato che tale misura era utile per tener lontani dalle strade i “plebei e i teppisti”.

Da quando è arrivato il Covid, i coprifuoco sono diventati semi-permanenti portando il nostro status al livello di catastrofe.

A questo punto una domanda sorge spontanea: se le misure esistenti fallissero tutte (probabile perché sono le premesse ad essere false), il prossimo passo sarà lo Stato d’Assedio che, fondamentalmente, comporta una legge marziale in pieno stile giunta militare?

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Se siete in Cile, ecco cosa vi succede se volete andare da qualche parte.

Dovete ottenere un permesso da un sito web dei Carabinieros. Poi dovete stamparlo o salvarlo nel vostro telefonino, indicare il vostro nome, il numero di “carta d’identità cilena” (gli stranieri con residenza permanente possono usare il numero di passaporto), l’età, l’indirizzo e la destinazione.

Potete avere due di questi permessi alla settimana.

Fino a poco tempo fa era possibile uscire per tre ore ad ogni permesso, il che significa che avevate sei ore di libero movimento alla settimana per fare la spesa, le operazioni bancarie, andare in un Ufficio Governativo, ecc.

Grazie alle “regole sulla capacità massima” e all’inefficienza di cui sopra, potreste facilmente passare la maggior parte del tempo concesso in fila, fuori, ad aspettare.

Personale di sicurezza dallo sguardo robotico sorveglia gli ingressi e controlla il vostro permesso.

Poi vi spingono verso un dispositivo per prendere la temperatura: un aggeggio che potrebbe facilmente leggere un chip impiantato sottopelle (la maggior parte della gente non noterebbe mai la differenza).

All’inizio di questo mese, il tempo disponibile per ogni permesso è stato abbassato a due ore.

Non posso fare a meno di chiedermi se qualcuno stesse cercando di scoprire fino a che punto la gente è in grado di sopportare.

La riduzione di un terzo del tempo libero concesso avrebbe suscitato resistenza? Ebbene no. Ho sentito a malapena qualche sporadico lamento!

Quanto sopporteranno i cileni? Alcune “linee guida” sono palesemente assurde, senza alcun supporto scientifico.

Mia moglie ed io ne abbiamo incontrato una proprio questa mattina: il limite massimo di tre persone negli ascensori dei grandi Centri Commerciali. (…)

Ma benvenuti in Cile, dove sono stati istituiti punti di controllo ai caselli delle “autostrade private” (di cui — grazie alla pseudo privatizzazione neoliberale — ce ne sono molti) in modo che i Carabineros possano chiedere: “I vostri documenti per favore!” — creando ingorghi del traffico.

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I disordini del 2019 i peggiori dai tempi di Pinochet erano stati sedati attraverso un accordo volto a riscrivere la Costituzione. Quella esistente risale alla disprezzata era di Pinochet.

Ma i membri dell’apposita Commissione devono ancora essere votati. Conseguenza del recente picco dei casi di Covid, il Senato cileno ha rinviato il voto.

Visto che alcune delle questioni che avevano provocato i disordini sono legittime (e perché c’è la possibilità che una nuova Costituzione possa costare alla GloboCorp un po’ del suo potere), il Governo ha tutto l’interesse a mungere finché può la Covid-mania  (“… mai lasciare che una buona crisi vada sprecata”).

La dinamica primaria del neoliberismo, in effetti, è quella tipica di uno stato sociale al contrario.

Stabilisce sistemi in cui chi vince prende tutto e poi ridistribuisce la ricchezza verso l’alto — Piñera ha fatto la sua fortuna personale introducendo nel Paese le “carte di credito” e rendendo i cileni dipendenti dal debito.

Grande sorpresa! Ma qui c’è ancor meno cultura finanziaria che negli Sati Uniti.

La cosa che suscitava più proteste era il “sistema pensionistico privatizzato” del Cile, l’AFP (Administradora de Fondo de Pensiones), al quale ogni lavoratore cileno versa i contributi.

Questo permette alla corporazione corrotta che gestisce il denaro di “giocare”, ovvero d’investirlo in modo speculativo.

I salari sono rimasti bassi, in Cile, nonostante l’ingresso nel primo mondo: il salario mediano, qui, è meno della metà di quello degli Stati Uniti.

Quando i cileni con basso salario andavano a incassare la pensione, questa era spesso sotto i 250 dollari al mese, il che precipitava i pensionati in una spirale di povertà, a meno che non avessero dei familiari che lavoravano presso cui trasferirsi.

Un cileno a cui davo ripetizioni d’inglese alla fine del 2019 mi ha spiegato com’è che l’AFP calcola le pensioni. Gliel’ho fatto ripetere due volte, per essere sicuro di aver capito bene.

Quindi sì, i cileni vengono sistematicamente derubati. Hanno sopportato questo sistema marcio per troppi anni!

A proposito, molti neo-liberali, infatuati delle parole privato e privatizzazione, hanno lodato questo sistema!

I cileni sono molto titubanti quando si tratta di mettere in discussione l’autorità o di sfidare il potere. Questa titubanza è incorporata nella loro cultura e, ora, sta lavorando contro di loro.

Contrariamente a quanto si dice, gli uomini di sinistra tendono ad allearsi con il potere, non a sfidarlo.

Le sinistre, di conseguenza, sono all’avanguardia per le restrizioni anti Covid. Non criticano Piñera perché il suo regime è troppo severo, ma perché è troppo permissivo!

L’ironia è che tutto questo ha fornito il pretesto per rimandare il voto per istituire la “Commissione Costituzionale”, com’era stato stabilito per sedare i moti del 2019 — alla faccia delle molotov lanciate nelle stazioni della metropolitana!

Una delle ragioni alla base dell’attuale conformismo è che in Cile non ci sono media alternativi.

Internet è onnipresente proprio come negli Stati Uniti, ma quasi tutti i media alternativi sono in lingua inglese e, nonostante gli sforzi, non più del 5% dei cileni sa leggere l’inglese abbastanza bene da capirlo.

Quindi, l’informazione è ancora più centralizzata che negli Stati Uniti.

Le sue fonti — le principali emittenti televisive e il giornale dominante della nazione, El Mercurio — supportano quell’obbedienza incondizionata che ha permesso all’AFP di sostenere la sua truffa così a lungo (risale all’epoca di Pinochet e fu progettata dal fratello dell’attuale Presidente).

Ora, i mass media sostengono i lockdown e la pericolosa campagna per le vaccinazioni di massa.

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Quindi, a che punto siamo? Il Cile esemplifica principi abbastanza semplici:

a) quelli che hanno il potere fanno tutto quello che vogliono. In Cile hanno imparato che possono farla franca quasi sempre;

b) lo strumento più efficace per garantire la conformità è la paura.

Quest’ultimo concetto non è certo una novità. Il 18 Aprile 1946 Hermann Goering, intervistato da G.M. Gilbert nella sua cella, disse:

“Perché il popolo, naturalmente, non vuole la guerra. Perché un poveraccio che vive in una fattoria dovrebbe rischiare la vita in guerra quando il meglio cui può aspirare è tornare alla sua fattoria tutto intero? …

Naturalmente, la gente comune non vuole la guerra, né in Russia, né in Inghilterra, né in Germania … Ma, dopo tutto, sono i leader del Paese che determinano la politica, ed è sempre una cosa molto semplice trascinare il popolo, che si tratti di una democrazia, di una dittatura fascista o comunista …

Basta dirgli che è sotto attacco e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e per aver esposto il Paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in ogni paese”.

I mezzi sono cambiati radicalmente. Le armi nucleari hanno reso pressoché impossibile una guerra aperta tra potenze globali e, con la fine del comunismo sovietico, si sono cercati altri mezzi per condizionare il comportamento di massa attraverso la paura.

La “guerra al terrore”, ormai, ha perso credibilità anche per coloro che sono usciti dalle scuole pubbliche americane (anche se, posso certificare, le scuole pubbliche cilene sono peggiori!).

Inoltre, il “cambiamento climatico provocato dall’uomo” è una nozione troppo astratta. Troppa gente non ci crede.

Ma un virus? Un virus è tutta un’altra cosa! A differenza del cambiamento climatico, è facilmente raffigurabile come un’immediata minaccia personale!

E’ stato sufficiente che ogni organo d’informazione martellasse senza sosta sull’argomento h24, 7 giorni su 7.

In Cile, tutto questo ha funzionato splendidamente.

Un virus, inoltre, ha una sua implicita “imprevedibilità”, perché muta costantemente (“seconda ondata”, “terza ondata” e via dicendo). Da qui lo spavento continuo per le varianti del Covid e i dettami degli “esperti” che cambiano continuamente.

L’economia cilena, una volta considerata “miracolosa”, è ora un completo disastro!

Decine di migliaia di piccole imprese sono state chiuse ovunque, molte in modo permanente. I Centri Commerciali sono deserti — ma non i Supermercati Lider di proprietà dei miliardari di Walmart. Quelli restano aperti, naturalmente. Redistribuzione della ricchezza verso l’alto, ricordate?

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In un certo senso tutto questo è stato piuttosto affascinante da guardare — come  il deragliamento di un treno ad alta velocità.

Mai prima d’ora avevo osservato, dall’interno, un’economia-politica neoliberale perdere credibilità così rapidamente man mano che le sue truffe venivano scoperte e contestate.

In Cile potrebbe presto essere introdotto un sistema di “passaporto verde” in stile israeliano.

Da qualche parte i “passaporti vaccinali” hanno incontrato resistenza, ma sono sicuro che in Cile li vedremo perché la classe proprietaria li vuole.

Qualunque cosa facciano i vaccini (e chi sa davvero quali saranno gli effetti a lungo termine), i “passaporti” sono mezzi magnifici per ottenere il controllo sulla popolazione.

In base a quello che ho visto, l’idea potrebbe anche essere oggetto di applausi fragorosi. Il Governo e i media cileni diranno che il popolo potrà finalmente “tornare alla sua vita” e cominciare a “ricostruire la sua economia”.

In sintesi, il Paese che ho abbracciato nel 2012 è passato da un finto miracolo economico a una dittatura sanitaria fin troppo reale.

Il Cile è uno dei luoghi scelti da GloboCorp per far sapere a noi peones chi è che comanda per davvero.

Il Paese è sui radar perché ha ancora molte risorse naturali che possono essere saccheggiate (rame, legname, salnitro, ecc.) e una popolazione per lo più ignara che crede di vivere in una “democrazia” ed è convinta che una nuova Costituzione possa risolvere i suoi problemi.

In tutta onestà, anche la maggior parte degli americani crede di vivere in una “democrazia” nonostante la montagna di prove che dimostra il contrario.

Il populismo era l’idea, compresa solo approssimativamente, che le Istituzioni della “società civile” dovessero rispondere al popolo — e non arricchire ulteriormente una manciata di persone.

Ma, vista l’efficacia della “campagna del terrore” dell’anno scorso … buona fortuna a tutti. In Cile e ovunque nel mondo.

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Link: https://www.unz.com/article/the-fall-of-chile/

Scelto e tradotto da Roberto 321654