Con la Ginsburg muore l’ultima dei marxisti americani

Tom Luongo per Strategic Culture (sintesi)

Dopo tutte le cose brutte che sono accadute nel 2020, non crediate neppure per un secondo che il 2021 possa essere migliore.

Mi fu chiaro fin da subito che la lotta per la Casa Bianca sarebbe stata una lotta per il futuro.

Se ogni Elezione è “la più importante di sempre” nella mente di quei politici che vedono nella controparte una minaccia esistenziale al loro potere, quest’elezione è, finalmente, degna del nome.

Il principio animatore di questi politici è l’accumulo di potere, niente più di questo.

Il potere, come concetto della moderna teoria politica, è solo un’espansione del pensiero marxista, che definisce tutto ciò che accade nella nostra vita in termini di potere.

Non c‘è vinto e vincitore in questa visione del mondo. C’è solo chi sfrutta e chi viene sfruttato.

I concetti di base del “vantaggio comparativo” e del “talento individuale”, espressi nel libero scambio fra attori sovrani, vengono annullati — dopo essere stati denigrati attraverso il linguaggio dell’invidia e la retorica della vittimizzazione.

Con la morte del Giudice della Corte Suprema, Ruth Bader Ginsburg, la struttura del “potere esistente” non può far altro che svelare l’imprescindibile necessità di conservare il potere.

La sostituzione della Ginsburg è la preoccupazione più pressante per i Democratici, per i Repubblicani “in name only” [RINO] e per i loro sostenitori globalisti — quelli della “Davos Crowd” — fin dal giorno in cui Donald Trump fu eletto.

Ora che è morta, a Washington D.C. è iniziata una guerra senza esclusione di colpi.

La speaker Nancy Pelosi sta già dicendo di voler mettere sotto impeachment Donald Trump se osasse nominare un sostituto per la Ginsburg, definita dal Congresso Repubblicano “nemica dello Stato”.

Il Senatore Richard Blumenthal del Connecticut si è portato avanti minacciando il popolo americano di “violenza a oltranza” se dovesse rieleggere Trump.

Scott Adams ha aspramente redarguito Blumenthal, che ha confermato quello che i Democratici hanno fatto per quattro lunghi anni: attaccare Trump per il solo fatto di essere il Presidente.

Blumenthal, come molti altri a Washington, è soffocato dalla brama di potere e dalla abietta e debilitante paura di perderlo.

Ne siamo tutti consapevoli. Voi, io, un qualsiasi Senatore, il tecnico della televisione via cavo e, sì, anche un Giudice della Corte Suprema.

Blumenthal sa che la sostituzione della Ginsburg sarà la fine del loro potere, della loro “lunga marcia” attraverso le Istituzioni del Paese.

Sa che la rielezione di Trump significherebbe una Corte Suprema orientata verso una visione costruttivista della Costituzione.

A ogni elezione, i Democratici hanno spinto le donne fino alla follia su una questione nei cui riguardi la Corte Suprema non avrebbe mai dovuto pronunciarsi: l’aborto.

La paura per questo presunto “diritto” ha spinto le donne fino all’irrazionalità — il timore di perdere il controllo su qualcosa che sarebbe semplicemente devoluto ai singoli Stati o alle comunità locali.

Detto questo, senza voler parlare male dei morti, la Ginsburg era proprio un tiranno.

Anche John Roberts lo è. Così come lo erano Antonin Scalia, Oliver Wendell Holmes e tutte le altre Corti Supreme che sono seguite.

Queste sono persone — indipendentemente dalle loro motivazioni o dai loro precedenti come giuristi — che esercitano un potere sulla vita di centinaia di milioni di persone che nessuno mai dovrebbe avere.

Per definizione, questo li rende dei “tiranni”.

Alcuni, su certi temi, sono migliori degli altri. Ma non dimenticate mai che sono dei “tiranni” posti, magicamente, al di sopra della politica.

Di conseguenza, il calcolo politico su chi controlla la Corte Suprema della Nazione più potente al mondo è sempre sul tavolo.

Nella mente del “potere esistente” la persona sbagliata, in questo caso Trump, non può controllarne l’accesso.

Sanno che è propenso a nominare altri Giudici nel caso dovesse vincere un secondo mandato.

Il timore che un po’ di libertà e di rispetto per la dignità della sovranità umana si faccia strada nella Corte Suprema lascia la leadership di entrambi i Partiti satura di paura.

Perché, in fondo, i tiranni–filosofi che la occupano sono lì per dare l’illusione dell’imparzialità e della giustizia, non per difendere quei nobili concetti che non trovano posto nella politica pratica e nelle lotte per il potere.

Ora che la Ginsburg non c’è più è chiaro che, se queste persone “pazze di potere” perdessero la battaglia per occupare quel seggio, reagirebbero cercando di diluire il potere della Corte Suprema, analogamente a quanto stanno facendo con le Forze dell’Ordine.

La retorica apertamente marxista per giustificare i saccheggi, gli incendi e le molestie (fuori e dentro casa) da parte degli attivisti BLM/Antifa, è stata fatta per gettare le basi di una protesta ancora più ampia nel caso di una vittoria di Trump.

E ora il palcoscenico è pronto per la loro ultima resistenza.

Si cercherà d’impedire a Trump di riportare ordine nella Corte facendo pressione sui tre finti Repubblicani del Senato — Mitt Romney (RINO-UT), Lisa Murkowski (RINO-AK) e Susan Collins (RINO-ME) — affinché votino contro qualsiasi nomina [ma Romney, nel frattempo, ha dichiarato di voler appoggiare Trump, ndt].

Se c’è mai stata una ragione per marchiare queste persone … ebbene questa lo è.

Una Corte Suprema presumibilmente divisa sosterrebbe le decisioni delle “Corti Supreme Statali” relative alle schede elettorali pervenute per via postale, ad esempio in Pennsylvania e Michigan, per concedere ancor più potere agli scrutatori  e assicurarsi che il conteggio finale assecondi la realtà da loro desiderata.

Nel 2018 ottennero un successo notevole ribaltando un certo numero di seggi dopo la notte delle Elezioni, per garantire non solo una forte maggioranza Democratica alla Camera, ma anche la rimozione dei più importanti alleati del Presidente Trump.

La “palude” di Washington ripiega sempre su sé stessa per proteggersi dalle minacce della gente che vuole avere voce in capitolo sul proprio futuro.

E, le piaccia o meno, Donald Trump è l’alfiere del popolo.

La “palude” ha puntato tutto su questa strategia. Uomini come George Soros hanno speso miliardi a sostegno del Grande Reset del World Economic Forum.

Non permetteranno che una cosa così piccola, come la morte inopportuna di un Giudice della Corte Suprema, li dissuada dal loro obiettivo.

Non c’è bisogno di avere il naso di un cane per sentire l’odore della paura e della disperazione emanato da queste persone.

È palpabile nel loro comportamento, nella retorica e nella reazione scomposta a tutto ciò che Trump fa o potrebbe fare.

Indipendentemente da come si svolgeranno le elezioni, non ci sarà riparo dalla violenza quando milioni di americani giungeranno alla scomoda conclusione che queste persone non avranno mai più alcun potere nel corso della loro vita.

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Link Originale: https://www.strategic-culture.org/news/2020/09/23/with-ginsburgs-death-cue-last-stand-of-american-marxists/

Scelto e tradotto da Franco