L’importanza di chiamarsi Ernesto, soprattutto in Italia (dove essere Ernesto sembra bandito, a Roma e Milano soprattutto)

L’importanza di chiamarsi Ernesto è il titolo italianizzato di una famosa piece teatrale di Oscar Wilde, titolo elaborato da geni italici del tempo, quando ancora ci si poteva definire genericamente geniali. Tutto gioca sulla definizione e sulla fonetica, ernst significa onesto in inglese ed anche in tedesco ha tali assonanze. In più Ernesto, da ernts ma come nome di battesimo, nel disegno di Wilde è anche e soprattutto un uomo, anzi uno dei personaggi che per vivere bene e da privilegiato vive due vite parallele mentendo a se stesso ed agli altri. Questa è un po’ l’attuale parabola italiana se ci pensate bene, di quei politici che stanno mentendo a se se stessi e soprattutto agli altri nella crisi economica più grande della storia italiana, memento il “chiudete tutto” del Covid urlato dai nordisti che ora nascondono la mano, vedasi immagine sotto (chiedetevi il perchè): in un paese che implode loro continuano ad ordinare champagne – non spumante – mentre il Titanic affonda. Ossia mentre la gente muore di fame e di freddo, letteralmente, fra poco.

Il genio italico, rappresentato in mille forme, è invece imploso da tempo – si sa -, come la politica e la società civile, questa è una crisi di valori insomma che parte proprio dal 1991/92, ossia da Tangentopoli, dalla fine della guerra fredda. Più tecnicamente dall’annuncio al mondo di Gladio da parte di Andreotti et al., convinto che era ora di farla finita con le tensioni interne – d’accordo per altro con tutta la politica che ai tempi contava tranne Cossiga, l’unico rimasto guarda caso intonso appunto da Tangentopoli – a fronte di un ricatto ed anzi un vero e proprio tradimento da parte di Francia e e Gran Bretagna prima di tutti, che andarono a denunciare che nulla sapevano della decisione italiana di esporre Gladio mentre ne erano stati ampiamente e debitamente informati (…). Tangentopoli alla fine fu l’epilogo più che il risultato, usando gli USA dei Dem di allora che sono gli stessi di oggi (Clinton) come arma europea per spogliare l’Italia vicina e sempre protetta da Washington, fino ai tempi. Tutto questo avvenne, si noti bene, nei piani europei, NON per arricchire gli USA ma per arricchire la triade che poi avrebbe imposto Maastricht ed  anche creato in provetta prima il M5S, lato inglese, ed imposto la seconda Tangentopoli nel 2012-2014, portando la sinistra cooptata all’EU al potere per chiudere il cerchio. Sappiate che nel giro di qualche mese cambierà tutto, ritengo, ma a pena di enormi sacrifici. Per tutti, preciso, anche per chi pensa di essere al riparo dallo tsunami in arrivo.

Conte, assieme a FdI e gran parte del M5S è contro il MES, facendo infuriare l’EU che conta

Il crollo del genio italianista, ossia dei valori sociali, è rappresentato anche qui da un titolo di un’opera celeberrima, proprio del 1991, non a caso: il titolo della bellissima pellicola “The silence of the lamb“, o anche “El silencio de los corderos“, “Le silence des agneaux“. In Italia tragicamente lo si chiamò “Il silenzio degli innocenti” e sapete per quale motivo? Per un misto di ignavia e sottomissione sociale: nella Penisola erano in voga ai tempi gli Agnelli, quelli della Fiat, quelli della Juventus, forti come non mai con una lira debole; dunque si decise di non importunare detti Agnelli traducendo un titolo come andava invece tradotto, memori del caso Rino Gaetano. Dunque invece de “Il silenzio degli agnelli” si optò per un più sfumato e sottomesso “Il silenzio degli innocenti”. Interessante rilevare che poi furono proprio gli Agnelli a dirigere le danze nella spartizione dell’Italia post tangentopoli, nelle privatizzazioni e nelle svendite di fine secolo intendo, Montedison in primis.

Ignavia alla stato puro. Come al solito il degrado parte dalla cultura, come spia. Infatti 30 anni dopo se ne pagano – carissime – le conseguenze.

L’Italia, lo dico da tempo, da sempre è ricca e resterà tale anche in futuro. Il problema è come è distribuita tale ricchezza, prima di tutto se tra soli italiani  e poi come distribuzione tra gli strati della popolazione residente. 70 anni di Pax Americana, diciamo fino al 2010, portarono l’Italia ai vertici della ricchezza diffusa, senza dubbio. Tutti avevano risparmi e stavano bene.

Oggi invece il sistema capitalistico post abolizione del Stagall-Glass Act è letteralmente crollato e l’Italia fa da canarino nella miniera; complice gli USA che – dall’alto della loro inarrivabile possenza, anche e soprattutto in totale autonomia – stanno correggendo il tiro rispetto alle concessioni fatte a cinesi e tedeschi da governi cooptati come furono i governi USA, pagati fino a Pearl Harbour per NON entrare in guerra con Berlino e Tokio nella seconda guerra mondiale (basti ricordare che il nonno di George Bush, Prescott, era il CEO della Banca Thyssen a New York il cui scopo, facendola breve, era quello di evitare che gli USA entrassero in guerra contro l’Asse). Pagando i politici locali. Vi ricorda qualcosa, oggi, tra Cina, Soros, Clintoniani e servizi segreti ex Stasi ossia ex Gestapo a servizio dei globalisti irredentisti anti-USA?

La storia se non si ripete fa la rima, amava ripetere il grande Mark Twain.

Guerra calda

Ai tempi della nascita dell’Impero USA arrivò un ugonotto al potere, uno convinto, che ci credeva, un Dem pre-JFK, pieno di valori umani (era anche handicappato, sulla sedia a rotelle) per molti versi assai simile a Trump: si chiamava Delano e sfidò il sistema, fece diversi New Deals di cui solo pochi andarono in porto, sfidò la Corte Suprema come nessuno aveva fatto prima. Vinse, ma non come si pensa nella conventional mainstream wisdom: fu solo grazie alla guerra, che fece ripartire l’economia ancora in catalessi dopo 12 anni, ossia 12 anni dopo il 1929. Poi venne ucciso prima dell’epilogo, per uno strano tradimento interno tutto anglosassone, si dice per cercare di ovviare alla dissoluzione dell’Impero britannico, che comunque avvenne. Di norma, il vice in tali casi è sempre ben più incisivo del Presidente: Truman non esitò un attimo a lanciare be due bombe atomiche sul Giappone, la seconda tecnicamente inutile.

Anche Trump usa la stessa tecnica e i suoi nemici lo sanno: in caso di attentato Pence farebbe giustizia, costi quel che costi. Da qui lo stallo armato, che stallo non è.

Guerra asimmetrica: nella “revenge” della guerra dell’oppio, la Cina oggi produce fentanyl sintetico che poi esporta in USA via Messico, come ai tempi dello Zimmermann telegram

Torniamo all’Italia: ultimamente vediamo i casi di Fontana e Paragone, su tutti i media. Due casi tragici perchè giocano appunto sulle doppie vite, la loro – agiata – vs. quella dei cittadini che li votano e che tali bellimbusti riterrebbero di rappresentare – in un Paese in crollo -. L’Italia infatti vive oggi una delle più grandi crisi di valori della sua storia, rappresentata benissimo dal trend di persone che emigrano lasciando i fannulloni incapaci in Italia a ciucciare l’ultima goccia di latte dalla mammella della vacca che morirà a breve. Chiaramente nessuno vi dice questa verità, sta nel gioco delle cose, delle doppie vite, dell’assenza di merito programmata, ossia di chi se ne approfitta alle spalle degli altri, soprattutto a Roma ma non solo, vedasi Fontana, nella Roma del nord. Sappiate che nessuno vincerà. Forse chi emigra avrà la possibilità di dimenticarsi l’Italia per quanto possibile, forse, un paese bellissimo i cui valori in decubito non sono adatti per crescere un figlio. Basta guardare la TV, ad es. vedere Paragone: la falsità apparente di un leghista infiltrato nel M5S e compaesano di Mario Monti, mentre il paese va rotoli; un pifferaio, il cui staff da senatore era in larga parte ex Forza Italia, lui di Varese e sodale di Maroni che fa resuscitare l’ITALEXIT ma solo a parole – vedrete che Borghi lo seguirà, scommetto – solo per non perdere i voti dell’ITALEXIT persi dalla sua Lega per causa di una classe dirigente leghista traditrice (dell’ITALEXIT, che i cacciavitarilombardi, perfettamente inconsci di cosa sta accadendo nella tecnologia, ossia senza sapere che sono già superati) e non all’altezza oltre che senza valori se non quelli materiali; la stessa Lega che Paragone che ha nel suo sangue. Alla fine, ripeto, sarà l’Italia tutta a perdere.

Sappiate solo che in questa guerra – perchè di questo si tratta – l’Italia è solo il terreno di scontro fra potentati globali, con Jorge Bergoglio come arbitro; arbitro che tecnicamente, base prassi, avrebbe usurpato il titolo all’altro Papa in Vita, a meno di chiamarlo Antipapa e mandarlo ad Avignone. Una “nuova guerra”, dicesi anche “New Normal“, che Bergoglio conosce bene visto che fu vescovo vicino ai golpisti argentini durante la dittatura – infatti ha visitato mezzo mondo e tutta l’America Latina ma non la “sua”Argentina”, chissà come mai -; guerra prima di tutto sociale che si sta infatti combattendo con armi economiche che voi non vedete, perchè trattasi appunto di guerra asimmetrica. Ma che esiste: il credito è il comburente, sempre; il debito e la massa monetaria in eccesso ne è oggi il combustibile, gettato in abbondanza; manca solo la scintilla che arriverà a tempo debito, relativamente a breve. Qui mi fermo naturalmente, ben ritenendo si sapere il viatico ma non avendo nessuna intenzione di andare oltre.

La notte dell’elezione di Bergoglio

Non senza ricordare che si sta vivendo prima di tutto una crisi di valori, soprattutto in Italia. E che il conto andrà saldato. Per inciso, i poteri speciali post COVID, una forma di moderna dittatura come evoluzione dell’esempio dell’antica Roma (andatevi a vedere la funzione normalizzata e repubblicana del dittatore) non servirà – nel caso – strettamente per il virus, anzi; ma per fare la scelta definitiva dell’Italia, scelta che sarà esterna all’Italia tra la stantia ma vivace Pax Americana o il “neue” neocolonialsimo vicinale EUropeo: ovvero, o per restare nell’euro confiscando case e soldi alle famiglie e magari separando l’Italia in tre o più parti; o per uscirne, andando contro gli interessi dei potentati locali pro euro, soprattutto del nord con enormi patrimoni in euro, tutta gente cooptata dall’EUropa.

Guerra asimmetrica

In tutto questo citando il grande Picketty e la sua famosa redistribuzione di ricchezza che avviene sempre in caso di guerra, rammento a tutti, anche allo stimatissimo Magaldi, che nel contesto per evitare Schumpeter – come dagli stessi Fratelli che tentarono di evitare la WWII – non sembra Paragone la persona illuminabile.

Schumpeter è temutissimo dalle elites perchè aninenta le grandi ricchezze

E nemmeno Fontana, sempre per la questione valoriale di cui sopra. Alla fine anche i superpotentati sovra-nazionali temo stiano per essere travolti dalla necessità di nuovi equilibri e dalla foga dei contendenti armati che parlano due lingue che non si possono reciprocamente comprendere; dunque dovranno correre ai ripari, anche loro, ricorrendo giusto al minimo danno anche loro. In attesa dell’avvento, fra un bel po’.

MD