Depressione da Coronavirus: l’Europa Meridionale non si riprenderà più

Guillame Durocher per The Unz Review

Brutte notizie per l’Europa Meridionale. Il Coronavirus consoliderà ulteriormente le antiche disparità fra il nord e il sud dell’Unione Europea.

Secondo le stime della Commissione Europea, le economie d’Italia, Spagna e Grecia si ridurranno di oltre il 9%. Al confronto, la media UE è del 7.4%.

L’economia francese, a sua volta, si ridurrà dell’8.2% mentre quella della maggior parte dei paesi nordici/germanici si ridurrà meno del 6.5% (Germania, Svezia, Danimarca, Austria e Finlandia).

La disoccupazione nell’UE dovrebbe passare, quest’anno, dal 6.7% al 9%. Salirà al 9.7% in Portogallo, al 10.1% in Francia, all’11.8% in Italia, al 18.9% in Spagna e al 19.9% in Grecia. In Germania sarà invece del 4%.

I disavanzi rispetto al Pil andranno alle stelle, dallo 0.6% del 2019 all’8.3% di quest’anno.

Il debito salirà a oltre il 102% del Pil, ma con enormi disparità: oltre il 115% per Spagna e Francia, quasi il 160% per l’Italia e il 200% per la Grecia.

Quello della Germania salirà invece al 75% del Pil, mentre quello della Gran Bretagna al 102%.

In termini di posti di lavoro e di riduzione del debito tutti i guadagni duramente conquistati negli ultimi cinque anni si annulleranno.

Pil nominale pro capite (in euro) in alcuni selezionati paesi europei (fonte: Eurostat). Italia e Grecia non hanno mai recuperato il tenore di vita dei primi anni 2000. Si noti il disaccoppiamento di Francia e Germania dal 2010.
Disoccupazione (%) in alcuni selezionati paesi europei (fonte: Eurostat). I paesi dell’Europa Meridionale non si sono mai ripresi dalla crisi dell’eurozona del 2010. Si noti che da allora la performance della Francia è stata notevolmente peggiore di quella della Germania e della Gran Bretagna.

Dal punto di vista macroeconomico la Francia fa ormai parte dell’Europa Meridionale. Dal 1965 al 2000 è stata, atipicamente, molto più ricca della Gran Bretagna.

Negli anni ’90 era ricca più o meno quanto la Germania.

Oggi, non avendo una propria moneta (a differenza della Gran Bretagna), ma un notevole benessere accoppiato a un mercato del lavoro eccessivamente regolamentato, non si può negare che la Francia sia in forte ritardo.

Anche prima della recessione del Covid-19 l’Europa Meridionale era solo a stento sulla buona strada per uscire dal debito. Ora, questa speranza andà delusa.

Le disparità economiche fra il nord e il sud dell’Europa — che si manifestano quanto meno dalla fine dell’Ottocento (e in particolare da dopo la 2a Guerra Mondiale) — stanno per radicarsi profondamente.

Questo è uno dei motivi che mi rendono scettico nei riguardi di una “guerra razziale” a breve o medio termine in Europa Occidentale.

Il fatto è che alcune parti del Mondo Occidentale — Germania, Paesi Bassi, Paesi Nordici, Gran Bretagna, Stati Uniti e gli ex Dominions Bianchi, per lo più con origine nell’Europa Nord-occidentale — continuano ad essere più dinamiche dal punto di vista economico.

L’Europa Settentrionale e le sue propaggini coloniali continuano a creare ricchezza economica — nonostante le popolazioni africane, islamiche e ispaniche (latinoamericane) rappresentino un ostacolo rispetto ai nativi — assai meglio dei Paesi dell’Europa Meridionale e delle loro propaggini coloniali (in particolare le nazioni biancastre di Argentina e Cile, che hanno comunque una discreta quantità di sangue amerindo).

Negli anni ’90 e nei primi anni del 2000 l’Unione Europea poteva ancora sperare che, nonostante le notevoli disuguaglianze, i suoi paesi-membri potessero gradualmente convergere verso lo stesso standard di vita e lo stesso livello di sviluppo.

Quando, nel 1999-2002, fu creata la moneta comune, la Banca Centrale Europea dichiarò che il Debito Pubblico dei Paesi dell’Europa Meridionale era meritevole dello stesso credito di quello della Germania e che gli investimenti fossero effettivamente al sicuro.

Le Banche tedesche e francesi colsero l’occasione per effettuare massicci investimenti nell’Europa Meridionale, creando in Grecia un settore pubblico ipertrofico e, in Spagna, un’enorme bolla immobiliare, che scoppiò intorno al 2010.

Notevoli le conseguenze politiche.

La portata del disastro economico dell’Europa Meridionale è presumibilmente il motivo per cui la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha accettato di raddoppiare il bilancio dell’UE nei prossimi tre anni, raccogliendo prestiti a nome dell’UE per finanziare i paesi colpiti dal Coronavirus — in particolare quelli dell’Europa Meridionale.

Questo schema, quasi federale, non ha precedenti in termini di velocità e scala nella storia dell’UE.

Come ha osservato Jean Quatremer, visto che il nuovo bilancio sarà finanziato da prestiti relativamente indolori, i Leader europei potrebbero essere incentivati a ricorrere nuovamente a questo tipo di piano.

Significativamente, sembra che l’establishment tedesco abbia sostanzialmente accettato l’adozione da parte della BCE di prestiti massicci, in pieno “anglo-stile”, per sostenere l’economia.

Se a tempo indeterminato, eviterebbero presumibilmente un panico finanziario come quello del 2010-11.

Oggi, senza contare l’alta prolificità degli immigrati, la fertilità dell’Europa Settentrionale è un po’ più alta di quella dell’Europa Meridionale e Orientale — perché i (potenziali) genitori godono di servizi adeguati, oltre che di redditi più alti e sicuri.

Se l’Europa Meridionale non si riprendesse economicamente, possiamo aspettarci il suo progressivo spopolamento perché i tassi di fertilità resterebbero depressi e i giovani più intraprendenti, in particolare quelli con una buona istruzione, si dirigerebbero verso nord.

La dipendenza finanziaria e politica dai Paesi del Nord aumenterebbe in modo esponenziale.

Le economie del Nord Europa beneficerebbero, ovviamente, dell’afflusso degli immigrati del Sud Europa — anche per contrastare, seppur solo in parte, gli effetti dell’immigrazione afro-islamica.

Politicamente, c’è un terreno assai fertile per l’instabilità.

Il Governo di Macron solo a malapena riesce a tenere a bada i sommovimenti  della popolazione francese — che si tratti dei gilet-gialli o degli afro-islamici del BLM.

L’Italia, a sua volta, sembra sull’orlo dell’esplosione. Sia l’establishment politico che in generale la popolazione stanno diventando anti-UE.

Il M5S è crollato ma la Lega di Matteo Salvini sta per essere affiancata dagli più ancor nazionalisti Fratelli d’Italia.

Pensate, ora, agli establishment euro-globalisti di questi Paesi. Dovranno gestire pressioni indicibili: da una maggiore disoccupazione a una popolazione che dovrà stringere ancor più la cintura.

L’Italia, nei prossimi anni, ha forti possibilità di passare a un regime nazional-populista e di entrare a vele spiegate nelle fila di Visegrád (sono meno ottimista riguardo la Francia).

A lungo termine, parlo di 30-40 anni, possiamo aspettarci che il Nord Europa diventi così disfunzionale che la gente preferirà andare a vivere nel Sud o nell’Est dell’Europa.

I non-bianchi rappresentano attualmente ca. il 20% della popolazione dell’Europa Nord-occidentale. Quando questa percentuale salirà al 40 o al 50%, possiamo aspettarci che la situazione diventi davvero molto instabile.

Speriamo che per allora gli Europei del Sud e dell’Est avranno preso atto degli errori dei loro fratelli cominciando a prendere le misure necessarie.

Mi riferisco all’adozione di una biopolitica illuminata: la conservazione delle identità etno-nazionali (accettando solo immigrati assimilabili) e l’avvio di politiche atte a garantire che le loro popolazioni si riproducano.

E, ancor più di questo, che lo facciano con l’obiettivo di migliorare la qualità genetica e fenotipica.

Le Nazioni Europee saranno a quel punto così marginali che non ci sarà più spazio per altre scuse, illusioni e mezze misure.

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Link Originale: https://www.unz.com/gdurocher/corona-depression-southern-europe-will-never-recover/

Scelto e tradotto da Franco