La Merkel sopravviverà all’Apocalisse, ma l’Unione Europea no

Tom Luongo (estratto)

Più mi sforzo di scavare la sua “tomba politica”, più Angela Merkel si dimostra capace di restare in vita — come uno scarafaggio in una catasta di legna.

La guerra fra i membri dell’Unione Europea per i “Coronabonds” le ha mostrato l’ennesima via di fuga per evitare la fine della sua carriera politica.

Avendo tenuto la barra dritta sulla mutualizzazione del debito e sull’integrazione fiscale dell’UE (molto impopolari in Germania), la sua CDU ha raggiunto un consenso di cui non godeva da prima delle ultime Elezioni Generali (2017).

Secondo “Europe Elects”, l’ultimo sondaggio vede la CDU in testa, con ca. il 37%.

Non più di due mesi fa la CDU era in crisi, dopo che la sua erede, Annagret Kramp-Karrenbauer, si era dimessa dalla leadership del Partito, rendendo necessaria una nuova elezione interna — rinviata a tempo indeterminato come conseguenza della crisi del Covid-19 (con estremo gradimento della Merkel).

Germania, sondaggio INSA:

Una parte del risultato è dovuta al “richiamo del leader” in tempo di crisi. Anche Trump se ne è avvantaggiato negli Stati Uniti, nonostante le “crisi gemelle”.

Anche leaders marginali, come ad esempio il Primo Ministro Italiano Giuseppe Conte, hanno visto crescere il loro consenso.

Ma per la Merkel una tale crescita non è normale ed è coincisa con il suo rifiuto a salvare il Sud Europa.

In questo modo ha accresciuto i consensi a livello nazionale, ma ha preparato un futuro disastroso per l’Unione Europea.

Mentre il Covid-19 infuria in tutt’Europa, le due principali fazioni all’interno dell’UE stanno combattendo una battaglia drammatica sulla mutualizzazione del debito.

Certo, l’uso di misure draconiane (per combattere l’epidemia) è stato un fatto più politico che pratico, ma usare una crisi sanitaria di questo livello per far avanzare un’agenda politica ritengo sia il culmine del cinismo.

Da un lato abbiamo gli euro-integrazionisti guidati da Emmanuel Macron. Dall’altro ci sono i conservatori-fiscali guidati dalla Merkel — che ha ceduto il passo a Mark Rutte nello sbeffeggiare Macron.

Nel mezzo di questa disputa c’è stata la tragedia umana del Nord Italia — migliaia di persone sono morte per un mix tossico d’insufficienti infrastrutture mediche, alta concentrazione di “persone a rischio” e scarsa conoscenza della malattia.

Non importa se la non-risposta dell’UE sia stata motivata dalla malizia o dall’incompetenza, il risultato è che migliaia di italiani sono morti.

Questo fatto ha indebolito i già logori legami fra l’Italia e il resto della “tecnocrazia europea”.

Come ho già detto in un articolo del 14 marzo scorso [https://tomluongo.me/2020/03/14/real-crisis-starts-now-europe/]:

” ….. e così, in mezzo a questo disordine, sono arrivati il Covid-19 e la risposta insulsa e scoordinata dei paesi del centro politico d’Europa. Solo ora stanno giungendo alla conclusione di dover limitare gli spostamenti, dopo essersene stati per settimane con le mani in mano, mentre gli Italiani morivano a migliaia”.

Pensate che tutto questo abbia generato, negli Italiani, ondate d’amore e d’affetto verso i tedeschi? Se pensate di si allora non conoscete gli italiani.

Questo è l’inequivocabile segnale che siamo all’inizio di una crisi vera.

Perché, se è pur vero che il Covid-19 potrebbe essere stato il catalizzatore del crollo dei “mercati dei capitali”, questi stavano comunque aspettando che la scintilla scoppiasse.

Onestamente, non sono stato sufficientemente duro nella valutazione di quello che allora stava accadendo.

Eppure, era sufficientemente chiaro che questa crisi sarebbe stata strumentalizzata, da Macron e Christine Lagarde, per supportare i piani integrazionistici dell’UE, cercando d’intimidire i tedeschi e gli olandesi.

Ma alla riunione del 26 marzo quel piano è fallito.

Rutte, Merkel, Kurz e i Finlandesi hanno mantenuto la loro posizione e la riunione si sarebbe conclusa con una scazzottata se non si fosse svolta in teleconferenza e con le regole del distanziamento sociale.

L’incontro della settimana scorsa ha visto l’Italia cedere all’intransigenza tedesca e olandese.

Macron e Lagarde hanno perso, riuscendo ad assicurarsi appena 500 miliardi di euro di nuovi prestiti, senza nessuna emissione di “obbligazioni comuni”.

La questione, ora, è se Conte parteciperà o meno al programma.

La sua incapacità ad agire come “longa manus” di Macron, per garantire un futuro all’UE, mette a rischio l’intero “progetto europeo”, perché il suo Governo è in gravi difficoltà.

Probabilmente, questo fallimento è giunto inaspettato tant’è vero che ora anche i più forti integrazionisti del Governo Italiano stanno chiedendosi perché fanno parte dell’Unione.

Anche a livello popolare l’europeismo è in bilico, al livello del lancio di una moneta. Due diversi sondaggi hanno dato un risultato compreso nel “margine d’errore”.

Da ultimo, il Governo-Conte è ora diviso sull’opportunità di avvalersi dei prestiti appena approvati.

La Reuters ha riferito che le divisioni all’interno della coalizione italiana sono in aumento e lasciano presagire una spaccatura [https://www.reuters.com/article/health-coronavirus-italy-esm-idUSL5N2C36XB].

Mettendo in mostra una forte “spina dorsale politica”, come non si vedeva da oltre un anno, il maggior Partito della Coalizione di Governo (M5S) si sta opponendo, mentre i Democratici eurocentrici sono d’accordo perché, al momento, non ci sono vincoli legati al conferimento del denaro.

Conte dovrà risolvere la controversia prima della videoconferenza fra i leader europei del 23 aprile, quando l’Italia dovrà chiarire la sua posizione.

Mercoledì ha cercato di disinnescare la disputa, avvertendo che il MES “rischia di dividere l’Italia intera”, aggiungendo che occorrono maggiori informazioni sui termini delle eventuali “linee di credito” prima di prendere una decisione definitiva:

“Finché questi dettagli non saranno chiariti, discutere se un prestito del MES sia nell’interesse dell’Italia è un dibattito puramente astratto”.

Ma sappiamo tutti che alla fine ci saranno dei vincoli. Chi dubita, può chiedere ai Greci cosa ne pensano.

Ora c’è la reale urgenza di far approvare gli Eurobond finanche a mero livello simbolico, prima che la Germania assuma la “Presidenza della Commissione Europea”, a luglio, fissando l’agenda per il prossimo “bilancio settennale” [https://www.reuters.com/article/us-health-coronavirus-eu-budget/next-budget-must-be-european-answer-to-coronavirus-crisis-eu-chiefs-say-idUSKCN21X189].

Dopo anni di “calci alla lattina” per evitare un disordinato sconvolgimento politico — che è il “marchio di fabbrica” della Merkel — nulla cambia nell’UE quando si tratta di mettere mano alla sua insostenibile struttura.

Ed è per questo motivo che, finché Angela Merkel sarà sul palco, non ci sarà alcun “sogno europeo”.

La Merkel non fa altro che manipolare gli eventi per tornare allo status quo precedente.

Non ha né la capacità né lo stomaco per affrontare gli elettori tedeschi — né permetterà a nessun altro di esprimersi pienamente.

La sua trattativa per la Brexit è stata un fiasco (per fortuna) e lo è anche il suo approccio alla questione Italiana.

Con i Sovranisti che aspettano dietro le quinte, con il popolo pronto a ribellarsi alla Germania e con un debole “Governo di Coalizione” messo in piedi alla “bell’é meglio”, le probabilità che l’Italexit possa verificarsi aumentano ogni giorno di più.

Così, se è pur vero che la Merkel potrebbe vincere quest’ultima battaglia, è altrettanto vero che alla fine potrebbe perdere la guerra.

Per ironia della sorte, i cittadini europei potrebbero doverla ringraziare per averli liberati dall’Unione Europea.

————

Link Originale: https://www.strategic-culture.org/news/2020/04/20/merkel-survives-coronapocalypse-but-eu-wont/

Scelto e tradotto da Franco