Un grande Italiano che nessuno ricorda: Amadeo Peter Giannini (il banchiere che investiva sul futuro)

Franco per www.mittdolcino.com

Esisterebbe una “civiltà occidentale” senza l’Italia e senza gli Italiani (che pur vorrei più consapevoli e reattivi)?

Pensando a questo mi è venuto in mente un grande uomo, un grande Italiano che a San Francisco fondò la Bank of Italy che, negli anni, si  trasformò nella più grande Banca del Mondo, la Bank of America: Amadeo Peter Giannini.

Un uomo che ha illustrato al mondo intero quanto una Banca possa essere utile se gestita a vantaggio delle persone e dello sviluppo economico, senza correr dietro a derivati e speculazioni di ogni tipo, alla ricerca autolesionistica del rendimento in più, spesso aleatorio e portatore di perdite drammatiche (ozioso elencare gli innumerevoli casi).

Un uomo che non so quanti lettori conoscano ma che, come Italiani, ci inorgoglisce e dal quale possiamo comunque trarre, in momenti come questo, insegnamento e coraggio.

Non è casuale che il “miracolo” sia avvenuto in America e che il protagonista sia un Italiano.   

Amadeo Peter Giannini nacque nel 1870 in California da genitori italiani emigrati negli Stati Uniti. Suo padre, Luigi, era un ligure ex cercatore d’oro, poi gestore di un terreno i cui frutti vendeva in un negozio di sua proprietà. Morì assassinato con Amadeo ancora bambino.  

Dopo una giovinezza d’intensa attività imprenditoriale (nell’ambito dell’attività paterna e in collaborazione con il patrigno), pensò che non valesse la pena continuare a lavorare per diventare ancora più ricco.

Nel 1901 decise di vendere la sua azienda ai dipendenti, che lo avrebbero pagato con i guadagni futuri, assicurandosi in questo modo un reddito che gli avrebbe permesso di sollevare la testa dagli impegni quotidiani, dandogli l’opportunità di conoscere il mondo e di riflettere sulla sua vita.

Avviò quindi una carriera nel settore bancario e già nel 1902 era Direttore di una “Cassa di Risparmio” di San Francisco, usata da molti emigranti italiani per spedire in Patria i propri risparmi.

Giannini si rammaricava che, per il trasferimento, gli italiani dovessero pagare un interesse molto alto e subire un pesante tasso di cambio. Per due anni lottò per cambiare la politica della banca, ma questa dedicava le sue attenzioni solo ai clienti più grandi.

Di conseguenza, si licenziò e fondò una piccola banca, con sede in un saloon di North Beach: diventerà la più grande del mondo.

Ma a sorprendere ancor di più è “come” Giannini sia riuscito nell’impresa.

Per tutta la vita operò al di fuori della logica del profitto, al servizio delle esigenze dei più deboli per dimostrare che, pur senza porre il denaro in cima alla scala dei valori, si potessero conseguire guadagni notevoli, creando benessere per sé e per gli altri.

Le biografie narrano che a trentatré anni, un anno prima di fondare la Bank of Italy, aveva già elaborato una sua teoria sul denaro: “Non voglio diventare ricco perché, in realtà, nessun uomo possiede la ricchezza, ma ne è posseduto” .

Ed in effetti, anni dopo, rifiutò un grosso premio dichiarando: “Un uomo che desideri possedere più di 500.000 dollari dovrebbe correre dallo psichiatra”.

A 34 anni Amadeo Giannini aprì la Bank of Italy e affermò che un banchiere degno di questo nome non doveva negare il credito a nessuno, purché onesto.

Il suo sogno era quello di una banca aperta a coloro che non erano mai entrati, prima, in una banca. In altre parole, una banca per gli emigranti.

Giunti in California senz’arte né parte, pronti a qualsiasi lavoro, vivevano di stenti ed umiliazioni. Non conoscevano la lingua e gli americani di “ceppo protestante” li guardavano con diffidenza tenendoli alla larga.

Ma Giannini intuì che gran parte degli immigrati italiani sarebbero presto diventati la colonna portante dello sviluppo della California.

Nei primi del Novecento non era facile ottenere credito dalla banche, soprattutto per gli emigranti, che dovevano rivolgersi agli usurai.

Dalla Bank of Italy Giannini, dopo alcune domande, concedeva prestiti e, come garanzia, guardava i calli sulle mani e la faccia del cliente.

Ben presto la Bank of Italy seppe conquistarsi la fiducia non solo degli emigranti, ma anche di tutto il resto della popolazione e la Banca prosperò rapidamente.

Ma, ad aprile del 1906, un terremoto distrusse San Francisco trasformando la città in un ammasso di rovine fumanti.

Giannini, dopo soli sei giorni, riaprì la banca creando una sede di fortuna nella casa semidistrutta del fratello medico, su cui espose un’insegna bruciacchiata che era riuscito a recuperare.

Mise bene in vista un cartello con su scritto: ”Prestiti come prima. Anzi, più di prima”.

La nuova Bank of Italy venne letteralmente presa d’assalto da persone bisognose di tutto, che ritiravano i depositi o chiedevano prestiti. Giannini distribuiva soldi a chiunque li chiedesse, senza domande, solo annotando nomi e cifre, dopo aver guardato le mani e la faccia dei clienti.

Non solo. Dopo due giorni lasciò la gestione della sede provvisoria ai soci e, accompagnato dal padrigno, si avventurò negli altri quartieri della città, spingendo un carrettino su cui aveva posto una piccola cassa contenente le banconote.

Amadeo girava nelle zone devastate di San Francisco, negli accampamenti di tende, offrendo prestiti senza interesse e riempiendosi le tasche con foglietti firmati da immigrati di ogni nazionalità, talvolta con una croce.

Giannini fu l’emblema della ricostruzione di San Francisco. Non tanto per il denaro che prestava, quanto per la sicurezza che trasmetteva, per l’ottimismo che ispirava e per la fiducia che infondeva a coloro che avevano perso tutto.

Questa esperienza lo convinse che avrebbe fatto il banchiere per il resto della sua vita.

Fu un successo clamoroso. La fama di Giannini si trasformò in leggenda. La fiducia nel suo coraggio e nella sua integrità morale fece accorrere nuovi clienti da ogni dove. Tutti volevano depositare i propri risparmi nella Bank of Italy.

La ricostruzione di San Francisco, che all’epoca era il principale porto sul Pacifico, attirò moltissimi investitori e una grande quantità di denaro affluì nelle casse della banca.

Poco dopo la Bank of Italy cominciò ad aprire filiali ed ebbe così inizio la sua espansione.

Nel 1920 Giannini intuì le possibilità di sviluppo dell’industria cinematografica ma, più che sull’aspetto finanziario, la sua attenzione si pose sull’importanza socio-culturale che avrebbero assunto i modelli proposti dalla cinematografia nello sviluppo delle coscienze e dei comportamenti.

Così, quando venne a sapere che un giovane artista di talento non riusciva a trovare finanziatori per un film dal soggetto apparentemente difficile, ma di alto valore morale, Amadeo decise di prestare 50.000 dollari alla First National Distributors per la realizzazione del film “Il monello” di Charlie Chaplin.

In sei settimane rientrò del capitale e la sua banca, in seguito, fece enormi profitti.

Giannini, comunque, non fu mai interessato ad avventure cinematografiche dai soli fini commerciali, diventando amico di Walt Disney e Frank Capra, finanziandone i film.

Nel 1928 Giannini ricavò dalla sua partecipazione alla Bank of Italy utili per 1,5 milioni di dollari ma, visto che aveva già accumulato 500.000 dollari, decise di devolverli all’Università della California perché conducesse ricerche sulle tecnologie applicate all’agricoltura.

Nel 1930, la “Bank of Italy” assunse il nome di “Bank of America National Trust and Saving Association”.

Quando la Bank of Italy chiuse i conti ed esaminò i sospesi, ci si accorse che sui prestiti senza garanzia era stato rimborsato il 96% del totale prestato e quindi, considerando gli interessi, la banca non aveva subìto perdite sui prestiti concessi ai non abbienti.

Al contrario, i grandi banchieri che accettavano solo clienti economicamente importanti, in quei tempi di crisi si trovarono a subire perdite considerevoli — e non perdonarono mai a Giannini la sua lungimiranza.

Nel 1932, il “sognatore” Joseph Strass, progettista del Golden Gate, non riuscendo a trovare un finanziatore per il suo progetto, ebbe l’ispirazione di rivolgersi a Giannini.

La carta vincente per convincerlo non fu il profitto, ma la convinzione che il ponte avrebbe aiutato la popolazione di San Francisco a uscire dal clima di depressione economica che aleggiava sulla città.

Tant’è vero che Giannini concesse il prestito senza interessi, perché ad essere impiegate sarebbero state quelle persone cui stava concedendo prestiti.

Superata la crisi economica degli anni trenta, nel 1945 creò la GIANNINI FAMILY FOUNDATION con lo scopo di promuovere la ricerca medica.

Durante la 2a Guerra Mondiale la California diventò lo Stato più impegnato nella produzione bellica. La Bank of America finanziò la costruzione di aerei, navi, armamenti pesanti e leggeri, gestì i pagamenti delle forze armate e del personale civile.

In quegli anni, Amadeo Giannini incaricò il figlio Mario di occuparsi degli italiani confinati nei campi di internamento e di adoperarsi per cercare di evitare l’internamento di altri italoamericani.

Subito dopo la fine della guerra volle che la banca partecipasse in prima persona alla ricostruzione dell’Italia.

Si accordò con Arthur Schlesinger, responsabile della gestione del Piano Marshall, per accelerare l’invio degli aiuti e la sua banca anticipò senza interessi gli importi di tutte le spedizioni dirette in Italia.

Nell’ottobre del 1945, all’età di settantacinque anni, Amadeo Peter Giannini lasciò definitivamente la presidenza della Bank of America, lasciando aperti i cassetti della sua scrivania che, del resto, non aveva mai chiuso, perché: “Non ho nulla da nascondere, così come non ha nulla da nascondere la banca”.

Contemporaneamente, annunciò che la Bank of America era diventata la più grande banca del mondo.

Quando morì, nel 1949, un accurato inventario dei suoi beni stabilì che ammontavano a 489.278 dollari. Era stato coerente con il suo pensiero.

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Aggiornamento:

Solo ora siamo stati contattati dalla “Francesco Brioschi Editore”, che ci ha informati della recente pubblicazione della più completa e aggiornata biografia su Amadeo Peter Giannini.

Ne consigliamo vivamente la lettura a chi volesse approfondire la figura di questo straordinario personaggio.

Esce il 5 marzo “Amadeo Peter Giannini. Il banchiere galantuomo”

di Giorgio A. Chiarva

L’incredibile biografia dell’emigrante che fondò Bank of Italy e Bank of America

Dal finanziamento a “Il monello” di Chaplin a “Biancaneve e i sette nani” di Disney, dalla costruzione del Golden Gate al Piano Marshall

Genova, 1869. A bordo di una delle numerose navi cariche di immigrati che ogni giorno abbandonano l’Europa ci sono Luigi e Virginia Giannini, diretti oltre oceano in cerca di una vita migliore. Ad accoglierli è la California dove, prima a San Josè e poi a San Francisco, la giovane coppia insieme al figlio, Amadeo Peter, riuscirà a fare fortuna. Proprio a San Francisco inizierà l’avventura di Amadeo: qui, ad appena 32 anni, Giannini fonderà Bank of Italy, la prima banca popolare ad azionariato diffuso la cui missione è quella di prestare denaro e fiducia a chi non può dare altre garanzie se non la propria voglia di fare.

Con il succedersi degli eventi della sua vita, si ripercorrono anche le tappe fondamentali della storia del XX secolo: dal terremoto di San Francisco del 1906 alla Grande Guerra, dall’epoca d’oro di Hollywood al crollo della borsa del 1929, dall’ascesa dei totalitarismi alla tragedia della seconda guerra mondiale.

“Il banchiere galantuomo” è il ritratto di un uomo che, scontrandosi con i grandi banchieri della Costa Est per trasformare la sua Bank of Italy nel colosso mondiale Bank of America, ha saputo prima immaginare e poi creare una nuova idea di finanza. Una finanza che dà una possibilità anche ai più deboli. Giannini ha permesso la nascita di Hollywood, della HP Computers, la costruzione del Golden Gate Bridge, ha finanziato il New Deal e il Piano Marshall. Ha creato la Giannini-Bank of America Foundation che è stata il primo health care aziendale.

Un romanzo biografico che appassiona e commuove, la storia di un grande uomo dalla caparbietà vincente. Un uomo spinto da un’etica popolare ancora oggi unica e da un’incrollabile fiducia nel futuro.

GIORGIO A. CHIARVA

Giorgio Alarico Chiarva, classe 1951, laurea in Architettura, è industriale del legno di professione. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche sia come amministratore che come giornalista. Ha pubblicato tre libri. “Il banchiere galantuomo” esce in una nuova edizione ampliata che ripercorre l’intera vita di Amadeo Peter Giannini.

USCITA: 5 marzo 2020 | PAGINE: 312 | FORMATO: 15×21 | PREZZO: 18 euro

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Fonti:

http://legislature.camera.it

https://youtu.be/SjBsaxu4CXU

https://www.amazon.it/Amadeo-Peter-Giannini-banchiere-investiva-ebook/dp/B07894XXNN