Analogamente ai giorni di Angela Merkel, anche quelli di Recep Erdogan sono contati?

Tom Luongo per Strategic Culture

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan dovrebbe chiamare la Cancelliera tedesca Angela Merkel per confrontare gli appunti su come ci si senta ad essere intrappolati fra Stati Uniti e Russia!

Il “centro politico” della Germania sta crollando sotto il peso dei disperati tentativi della Merkel di mantenersi al potere, mentre la coalizione da lei guidata cede in tutte le “elezioni locali” — con i leader regionali del suo Partito che la tradiscono.

Lo “scherzetto” in Turingia ha messo in moto un girotondo niente male all’interno della CDU che, probabilmente, finirà in lacrime in occasione delle prossime “elezioni generali” [2021], ammesso che l’attuale coalizione con i Socialdemocratici duri così a lungo.

La CDU della Merkel ha subito elettoralmente un colpo dopo l’altro, dovuti in gran parte alla sua incapacità di tenere testa al Presidente Trump, che l’ha costretta a tradire la fiducia del Presidente russo Vladimir Putin.

Sul breve termine, il futuro economico e politico della Germania è piuttosto tetro, perché l’Unione Europea sta spingendo per un’integrazione fiscale che i tedeschi, invece, non vogliono.

Allo stesso tempo, la Merkel continua a punzecchiare Trump sulle questioni economiche, permettendo alle aziende tedesche di aggirare le sanzioni alla Russia e sfidandolo sul gasdotto Nordstream 2.

Le esportazioni tedesche verso la Russia continuano a crescere dopo che erano collassate nel 2014, quando la Merkel aderì alle pressioni di Obama per tagliare i commerci, sulla scia della riunificazione con la Crimea.

Ma in Germania, per la Merkel, la situazione sta raggiungendo il “punto di ebollizione” e non sembra che la Cancelliera abbia soluzioni per il calo dell’euro, per le banche in crisi, per le sfide populiste ai diktat dell’UE e per i comportamenti sempre più arroganti dei “Paesi di Visegrad” — come l’Ungheria, che corteggia Putin, o la Polonia, che corteggia Trump su questioni come l’energia e la sicurezza.

Erdogan si trova in una posizione simile. Si gettò nel bel mezzo della “guerra siriana” con l’incarico di controllare Idlib, Aleppo e Homs, per separarle dal resto del Paese.

In questo modo, tutte le vie strategiche e le rotte di rifornimento sarebbero rimaste sotto il controllo della NATO.

Fu l’ingresso in guerra della Russia a distruggere quel piano.

Nelle prime fasi di quella guerra, ad Erdogan stava bene stringere un accordo con Putin, a patto che Russia e Siria non toccassero Idlib.

Riprendere Palmira e sistemarsi ad ovest del fiume Eufrate gli andava più che bene, perché avrebbe ottenuto quello che veramente voleva: una fascia di ca. 30 chilometri nel nord del Paese per espandere la Turchia e distruggere i “Curdi Siriani”.

Giocò d’azzardo sia con gli Stati Uniti che con la Russia per ottenere quello che aveva sempre chiesto, come parte del suo bottino per la distruzione di Assad.

Nelle ultime settimane ha pensato di poter continuare il suo sogno neo-ottomano stringendo un accordo con il Governo Libico, “mettendosi a caccia” delle compagnie energetiche europee al largo di Cipro e rivendicando, infine, il Mediterraneo Orientale — facendo sembrare “ragionevoli” finanche le rivendicazioni della Cina sul Mar Cinese Meridionale.

Erdogan pensa di poter sfruttare l’accesso al Mar Nero — parte della “Convenzione di Montreaux” del 1936, che conferisce alla Turchia il controllo territoriale del Bosforo — per ottenere concessioni sia dalla NATO che dalla Russia.

Il problema è che ha messo a dura prova la pazienza sia di Trump che di Putin. E, quando si ricatta qualcuno, è importante ricordarsi che anche questo tipo di leva ha i suoi limiti.

Il sogno di Erdogan — espandersi nel vuoto che si è creato conseguentemente all’indebolimento della presenza statunitense in Medio Oriente — s’incaglierà contro la riluttanza della Russia a tollerare i terroristi rintanatisi a nord di Damasco, con l’obbiettivo di seminare discordia nella regione.

Putin non ha firmato importanti accordi energetici con la Turchia per poi farsi pugnalare alle spalle, da Erdogan, sulla questione di Idlib.

E’ questo il motivo per cui il rafforzamento di “Hayat-Tahrir al-Sham” (HTS) a Idlib [da parte della Turchia] porterà solo ad altre vittime fra i militari turchi.

Gli Stati Uniti saranno felici di vedere il fallimento del mercuriale Erdogan, perché ne risulterebbe indebolito a casa sua.

La sua posizione politica si sta indebolendo (proprio come quella di Angela Merkel), come conseguenza dell’abissale esposizione della Turchia all’aumento del dollaro.

E’ sopravvissuto alla crisi della Lira del 2018 grazie all’intervento congiunto di Russia, Cina e Qatar — che stabilizzò la situazione, aiutando le aziende turche a ridurre, ristrutturare e ridenominare parte della loro esposizione debitoria.

Tutto questo l’avevo già fatto notare, a suo tempo. Ma sembra che la buona volontà di Erdogan sia durata ca. diciotto mesi.

Il problema per Erdogan è il dollaro, che sta crescendo rapidamente sullo sfondo della paura che si sta diffondendo a livello globale, dovuta alla combinazione fra instabilità politica tedesca, Trump che ha battuto il “rap dell’impeachment”, la Brexit e l’economia cinese “messa in attesa” dall’epidemia di Coronavirus.

Tutto questo sta mettendo nuovamente sotto pressione la Lira, che sta avvicinandosi al picco del 2018, peggiorando l’andamento dell’inflazione.

Da ricordare che il suo Partito, l’AKP, ha perso le elezioni municipali di Istanbul, lo scorso anno. Erdogan ha un bisogno disperato di vittorie politiche da rivendere in patria.

Vendicare i soldati turchi uccisi dalla Siria nella recente avanzata sembrerebbe il tipo di azione propagandistica che potrebbe funzionare bene in casa ….. ma, in realtà, servirebbe solo come “copertura” all’HTS per abbandonare Idlib e spostarsi in Libia.

La recente escalation, tuttavia, potrebbe essere stata provocata dalla Siria che, recentemente, ha riaffermato le relazioni diplomatiche con l’Armenia e il “genocidio armeno” [https://www.fort-russ.com/2020/02/foreign-minister-of-armenia-underlines-his-countrys-stance-in-support-of-syria/].

Erdogan potrebbe essersi sentito pubblicamente provocato, decidendo di conseguenza questa reazione estrema [a Idlib] che lo ha messo, tuttavia, in una posizione veramente brutta.

Gli Stati Uniti non lo hanno appoggiato. L’articolo 5 della NATO non “copre” un membro che viene attaccato mentre sta invadendo un altro Paese. Si tratta di un Trattato difensivo!

Così, nonostante il Segretario di Stato Mike Pompeo sia felice di vedere Erdogan che fa il suo lavoro a Idlib, non c’è modo che gli Stati Uniti lo appoggino contro l’Aeronautica Militare russa.

In fin dei conti, né la Russia né gli Stati Uniti sarebbero dispiaciuti nel vederlo uscire dalla scena politica. Le ultime incursioni di Erdogan sono state considerate esagerate fino all’estremo, dopo anni di astuta manipolazione degli eventi a suo vantaggio.

Analogamente allo sfogo di Angela Merkel, dopo l’elezione del Primo Ministro della Turingia, anche quello di Erdogan potrebbe essere il segnale che i suoi giorni sono contati.

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Link Originale https://www.strategic-culture.org/news/2020/02/25/has-erdogan-finally-lost-his-center/

Scelto e tradotto da Franco