Che ne è stato del cd. Sovranismo? Trump lo ha declinato (correttamente) nel mantenere il superiore benessere degli americani. Nella Penisola invece in teoria esiste solo la lotta ai migranti. In aggiunta all’avallo dell’iperEUropeista Draghi al Quirinale. E all’ “euro irreversibile”…

Scrissi in passato sul sovranismo, cercando di definirne i tratti fondamentali e distintivi. Rapidamente mi accorsi che non era possibile arrivare al punto, pensate che anche il fascismo fino a Robert O. Paxton, una trentina di anni fa, era giusto un fenomeno di cui tutti si riempivano la bocca ma nessuno riusciva davvero a caratterizzare. Anche oggi la sua definizione resta difficile e laboriosa, quanto meno se si vuole evitare che si possa negare la controvertibilità della definizione proposta. Immaginate come sia difficile fare “il Paxton” in presenza di un fenomeno sfuggente, scomodo e senza alcun supporto elitario come il sovranismo…

In realtà, dopo una lunga analisi è stato elaborato (nel recente in passato, dal sottoscritto) un quadro distintivo qualitativo del fenomeno cd. sovranista, di cui discuteremo nelle prossime settimane (…). Resta la situazione attuale, con i sovranisti inseriti a pieno titolo nell’agone politico, situazione assai confusa quanto meno in Italia, sull’argomento sovranista intendo. Trump invece, un patriota, giustamente ha puntato alla difesa degli interessi preminentemente economici degli States, un cd. sovranismo pragmatico ossia economico a difesa dei drivers che hanno garantito agli USA un benessere generalizzato da primato per circa 75 anni. Oggi il Presidente americano punta a mantenere tale benessere mettendo i puntini sulle “i” visto che a fronte di cotanto benessere gli USA di fatto consumano – ossia mantengono in vita economicamente – interi paesi/continenti con i loro acquisti. Atteggiamento appunto patriottico, per precisa definizione Presidenziale. L’etichetta di sovranismo, concetto praticamente sconosciuto in USA, è stato “appiccicato” a Trump solo successivamente, soprattutto dai suoi avversari politici. E soprattutto dall’estero, ossia proprio da quei paesi che si trovano guarda caso a doversi difendere dalle politiche preminentemente economiche trumpiane volte a mettere in cima a tutto non solo gli interessi (preminentemente economici) dell’America ma soprattutto quelli degli americani votanti.

Forse può essere utile, per aiutare a meglio comprendere un fenomeno oggettivamente difficile da connotare in termini canonici come il sovranismo, soprattutto nel caso USA, spingersi a definire quanto meno il suo contrario: nel caso possiamo parlare di un contro-interesse asimmetrico a vantaggio non di tutti gli americani ma solo dell’America come Paese e, a livello di strato sociale, solo a vantaggio particolare delle classi dominanti a scapito del 99%+ della popolazione (in un concetto: disuguaglianza ovvero annientamento della classe media). In effetti Trump ha puntato – prendendone i voti – sulle masse popolari, sfruttando il dogma democratico – di cui, checchè se ne dica, gli USA sono storicamente e costituzionalmente maestri – per cui un voto vale uno, ossia i voti delle elites alla fine valgono come quelli degli altri perchè non sono pesati per i soldi detenuti.

Per capire quanto oggi accade in EUropa ed in Italia in particolare, da 75 anni vero anello di congiunzione tra USA e Vecchio Continente, dobbiamo partire proprio dai “soldi” collegati al voto e soprattutto da come sono distribuite le ricchezze, sia a livello di sistema paese che a livello di stratificazione sociale. In effetti nel Vecchio Continente esistono forti contrapposizioni di livello macro tra paesi ricchi e paesi poveri che però – specificatamente nel caso dell’Italia – non trovano corrispondenza con la ricchezza delle rispettive popolazioni. Infatti, ammesso e non concesso che l’Italia sia più “povera” della Germania, quanto meno nei termini sovra-imposti e semplicistici del trattato di Maastricht, lo stesso schema prospettico non è valido a livello di ricchezza personale, anzi il contrario (le famiglie italiane restano molto ricche).

Gli unici che hanno saputo contestualizzare intermini pratici il sovranismo

Un altro aspetto che non va sottovalutato è che il sovranismo di fatto sembra essere un surrogato applicato a compensazione in un paese strutturalmente debole nelle istituzioni e dunque prono, ad es. per antecedenti passati, a restare nel giogo di paesi terzi egemoni se non direttamente coloniali. Questo vale sia per l’Italia che, ad es. per l’Ungheria. Un discorso simile vale per molti versi anche per la Polonia. Guarda caso il sovranismo invece non si manifesta – in termini politici – in paesi in cui le istituzioni son forti ed il paese tutto sommato funziona, ad esempio in Germania, Francia o Svezia (tre paesi intrinsecamente coloniali, di cui uno semi-monarchico). E tutto sommato nemmeno in Spagna, dove Podemos in realtà è un movimento che si è generato in seno all’intellighenzia universitaria del Paese, elemento da cui traeva linfa nel senso di approvazione in termini di competenza riconosciuta (e non di ignoranza crassa come in Italia; in ogni caso la Spagna ha il Sovrano, il Re, che resta il garante ultimo, condiviso e riconosciuto del Paese Sovrano). Gli UK sono un caso a parte, in cui il sovranismo di fatto non è mai esistito; piuttosto esisteva un problema contingente, la Brexit, che è stata vissuta in termini politici specifici pronti però ad eclissarsi una volta risolto il problema referendario; in realtà il ritorno di fiamma del Farage Party è dovuto all’incapacità – o meglio,  alla mancata volontà o anche in forza di interessi fomentati dall’estero – di dare seguito alla scelta del popolo in termini di abbandono dell’Unione.

Chiediamoci però, oggi, che ne è del sovranismo in Italia? Non è certo l’uscita dall’euro, visto che ormai lo stesso Salvini ha affermato che “l’euro è irreversibile” [intervista virgolettata mai smentita nelle sede e nei modi opportuni] e “l’euro è la nostra moneta” [intervista video]. Sovranismo in Italia non è nemmeno negare l’EUropa, visto che pochi giorni fa Salvini è arrivato a sdoganare addirittura l’ipereuropeista Draghi al Quirinale, incredibile verrebbe da dire, visto che Draghi fu il principale artefice del crollo italico del 2011 con la sua lettera firmata a 2 mani con Trichet dalla BCE, lettera perfettamente indebita nella forma e nella sostanza per la fonte di provenienza, la Banca Centrale Europea, che portò al golpe dello spread contro Berlusconi (…).

Per interpretare correttamente il sovranismo, che è la difesa di indentità ed interessi, bisogna guardare alla Svizzera

Per tale ragione chi scrive spinge per avere Tremonti a capo della Lega, in sostituzione di Salvini, ritenendo che sarebbe certamente più efficace dell’attuale in quanto perfettamente a conoscenza dei meccanismi attuati allora (oltre ad essere preparatissimo in materia economica, ma questa è un’altra storia).

Dunque, chiediamoci, cosa è rimasto del sovranismo in Italia? Qualcuno potrebbe dire che resta giusto la difesa strenua dei confini contro i migranti. Forse. Nel senso che i migranti non si combattono bloccando i porti ma facendo accordi con la Libya e con i paesi dell’est che li fanno arrivare, i migranti. Il problema è che per interrompere tale flusso bisognerebbe andare contro l’EU, sia in termini di bloccare i fondi Europei alla Turchia (pagati anche dall’Italia) per gestire i migranti, che riappacificare la Libya, che invece Francia e Germania vogliono perennemente instabile. Se Matteo Salvini vuole stare a letto con l’EU, come ci sta dicendo nei fatti durate gli ultimi mesi, anche la lotta contro i migranti resta pura propaganda, nella sostanza.

In breve, non può esistere nessun sovranismo se si vuole continuare a stare a letto con Bruxelles. Ossia nessun sovranismo se si dice che l’euro è la nostra moneta; o che si vuole combattere l’EU dal di dentro (quest’ultima è una fesseria di dimensioni monumentali).

Ecco perchè chi scrive ritiene che siamo ormai al post-sovranismo, una degenerazione del caso originario. Tradotto: nella pratica, ciò significa che si è semplicemente tornati al più becero “tengo famiglia” in cui i i novelli governanti in pectore vestiti di post-sovranismo [che non si sa cosa sia] vogliono giustificare la loro presenza “al potere” – ed i voti che ricevono dai votanti – in forza di un principio ipoteticamente a difesa del paese enunciato a parole ma assolutamente non corrispondente ai fatti ossia non declinato in azioni mirate ad ottenere i risultati sbandierati.

La prossima scusa: …. Quella mattina ho messo la prima felpa che ho trovato nella cambina armadio….

Che i cd. sovranisti siano vieppiù impreparati, improvvisatori, tendenzialmente comprabili e/o ricattabili, antimerotocratici e che dimostrino una sostanziale incapacità di generare valore sia per stessi che [tanto meno] per il Paese, allo scrivente sembra un mero corollario di quanto sopra.

Prima di rinnegare i migranti, che se filtrati in entrata sarebbero anche una risorsa (vedasi ila Svizzera), bisognerebbe far fare più figli agli italiani. Ossia abbassare le tasse/incrementare i salari. Ovvero far salire il PIL. In conclusione: biognerebbe uscire dall’euro…. (occhio, Salvini, che le mezze verità hanno le gambe corte)

Restano le conseguenze del sovranismo: gli USA con Trump otterranno la limitazione dei danni causati dall’errore dei predecessori, molto probabilmente remunerati allo scopo, di aver permesso alla Cina – ed alla Germania, in asse con Pechino in veste anti-USA – di accaparrarsi eccessivo spazio vitale. L’Italia invece, con cotanta monumentale impreparazione, improvvisazione, incapacità, nepotismo, ed antimeritocrazia, in aggiunta alla innata tendenza italica a vendersi al miglior offerente, potrà solo subire un amaro destino.

La Germania nell’euro fino al 2007 cresceva meno dell’Italia!

Oggi più che mai l’Italia avrebbe bisogno di persone, oltre capaci, che “ci credano” e dunque siano pronte a rinunciare alle lusinghe ed a vantaggi personali per la “causa Paese”. La contropartita in questi casi non è una cadrega e nemmeno i soldi ma solo i libri di storia. Per vostra informazione ritengo che, oggi, non ci sia nessuno nell’agone politico italiano con tali caratteristiche. Ritengo per altro che ormai sia troppo tardi per portare correttivi validi, il treno di Trump è passato e per questo, lo sapete, chi scrive ritiene di dover incolpare principalmente un soggetto: Matteo Salvini (questa è l’opinione dello scrivente, che come tale va rispettata anche in forza delle spiegazioni fattuali sul ragionamento seguito date nei mesi passati, a partire dal caso Geraci/Lega/Via della Seta, a seguire col renzusconi [sotto traccia] negato dal Tweet di Trumpo a fine agosto e passando per la TAV votata a favore dei francesi con PD e Forza Italia, mi direte).

Mitt Dolcino