La fine della NATO? Macron ne lamenta la “morte cerebrale” e spinge per un Esercito Europeo

Joaquin Flores per Strategic Culture

A poche settimane dalla prossima grande riunione della NATO, il francese Macron è passato in modalità “relazioni pubbliche”, per preparare il pubblico ad alcuni grandi cambiamenti.

In effetti, l’importante intervista che Macron ha concesso all’Economist, il 7 novembre, riguardo il vacillante impegno degli Stati Uniti verso la NATO, è uno sbalorditivo segno dei tempi.

Tagliando i messaggi intenzionalmente confusi, significa che a Francia e Germania sta bene che la NATO finisca, perché giustifica l’arrivo dell’Esercito Europeo — quello che vogliono e di cui credono di aver bisogno.

Parte della stessa realtà è che l’egemonia americana e la sua capacità di finanziare la NATO stanno per finire.

Sembrando più un teorico radicale delle “relazioni internazionali post-strutturaliste” che un leader conservatore di una democrazia capitalista, Macron ha scioccato il mondo intero quando ha dichiarato, senza mezzi termini, che il periodo che stiamo vivendo segna la fine dell'”Egemonia Occidentale”.

I motivi che sono alla base dei grandi cambiamenti hanno uno modo strano per farsi riconoscere. Sono spesso mascherati dal quadro politico del tempo in cui si verificano.

Rivelarli, nel caso della Francia e della NATO, si risolverebbe in un gioco di parole senza senso: giustificare l’indipendenza non sulla base del fatto che essere controllati non è giusto, ma piuttosto sul fatto che i controllori non lo stanno facendo abbastanza bene, come invece dovrebbe essere.

Macron sta facendo la sua parte molto bene, rispecchiando i giochi di parole di Trump.

Immaginate un dibattito francese contro l’occupazione nazista, ma non perché sottoponeva il destino della Francia al controllo della Germania, bensì perché la Wehrmacht stava diminuendo la sua presenza nel paese!

Oppure, al contrario, perché la Wehrmacht vacillava sul fronte orientale e, di conseguenza, la Francia si preoccupava per l’impegno del Reich nei suoi confronti!

Ebbene, è questo ciò che Macron sta dicendo, oggi, riguardo gli Stati Uniti e la NATO.

Immaginatevi, adesso, che la Wehrmacht stesse affermando di voler prendere in considerazione l’abbandono e l’occupazione della Francia, non per spostare risorse sul fronte orientale, ma perché i francesi non contribuivano abbastanza allo sforzo bellico.

Ebbene, è questo è il punto cruciale delle ragioni che Trump ha concesso all’opinione pubblica.

Sotto qualsiasi altra precedente iterazione storica, le iniziative degli Stati Uniti per ridurre gli impegni della NATO nei confronti dell’Europa Occidentale sarebbero stati salutati dai progressisti del Partito Democratico degli Stati Uniti come un passo nella giusta direzione.

Eppure, nel momento in cui l’Impero USA sta ridimensionandosi per adattarsi al suo potenziale effettivo, i progressisti degli Stati Uniti stanno trasformando il realismo geopolitico in una questione di parte: visto che il passaggio più ovvio sta avendo luogo sotto un’Amministrazione Repubblicana, allora il Partito Democratico, in linea di principio, deve opporvisi.

La questione è ovviamente più profonda: l’investimento del Partito Democratico nel trilateralismo (USA + UE + Giappone) di Rockefeller e Brzezinski, è sempre stato in contrasto con l’unilateralismo dei neoconservatori.

Quando il Presidente George W. Bush attaccò l’Iraq, non ci volle molto tempo prima che il Governo Iracheno cominciasse a trattare i propri affari petroliferi in euro.

E’ ingenuo pensare che l’odio europeo per la guerra di Bush (contro l’Iraq) fosse espressione del pacifismo socialdemocratico. In realtà, era l’espressione degli interessi finanziari dell’Europa contro l’egemonia del dollaro.

La questione, comunque, è sempre rimasta sul tavolo.

Tornando alla NATO, questa fu concepita per la protezione dell’Europa Occidentale dalla crescita della sfera d’influenza sovietica, conseguenza della sua vittoria sulla Germania nella 2a Guerra Mondiale.

L’idea che la NATO non fosse uno sforzo collaborativo e reciproco degli Stati Europei, che agivano liberamente in difesa della libertà di mercato e dei valori occidentali, ma un Istituto a guida americana sostenuto dall’Europa Occidentale, poteva essere considerata, in passato, propaganda comunista o addirittura neonazista.

In tale ottica, fu mobilitata l’intera industria dei media, che convinse le popolazioni di tutti i paesi europei di essere membri della NATO di propria iniziativa e volontà: un prodotto del mandato democratico dei popoli degli Stati membri, ottenuto attraverso un equo processo parlamentare.

Tutto ciò pone Macron in una posizione strana. La NATO è la componente militare dell’Atlantismo economico, ma la fiducia in questa relazione transatlantica subì una grave violazione negli anni successivi al crollo del mercato statunitense del 2007.

Ciò fu dovuto al fatto che le Banche e il Governo statunitensi erano collusi nello spingere ingannevolmente una parte significativa delle passività verso l’UE, sostenendo che si trattava di investimenti che, a loro volta, comportarono un onere eccessivo per i paesi PIIGS, ed in particolare per la Grecia.

Questo fatto ha notevolmente alimentato gli euroscettici e i movimenti “pro-exit” in un’assediata Unione Europea.

Inoltre, l’Amministrazione Trump ha reso l’impegno dell’UE nei confronti della NATO una pietra miliare della sua politica europea, assieme alla guerra commerciale. Queste due cose sono intimamente connesse.

E allora, i funerei lamenti di Macron sulla “morte cerebrale” della NATO diventano rivelatori.

Si riferiscono palesemente a quello che tutti sapevano ma che non potevano dire: La NATO è essenzialmente una forza di occupazione militare contro la sovranità europea. Perché l’UE diventi un’entità geostrategica, deve avere il controllo delle proprie forze militari.

Un qualcosa che poteva essere stato detto da de Gaulle, o anche da Pétain. Ma, nonostante l’idea si adattasse facilmente alla piattaforma di Marine Le Pen, la realtà della Francia ha costretto Macron a sostenerla.

Il problema è che, nonostante le transazioni finanziarie transatlantiche abbiano sempre meno da offrire all’UE, la parte americana dell’equazione deve mantenere in vita la relazione — e con essa tutte le apparenze e le strutture che l’accompagnano, per supportare se stessa nel caso di eventuali future transazioni.

In breve, il modo attraverso il quale gli Stati Uniti cercano di trattenere le cose più a lungo — o di diminuire il ritmo con cui le stanno perdendo — è quello di mantenere le apparenze.

E queste apparenze sono molto più che superficiali: sono reali obblighi finanziari che, comunque, non funzionano bene per le Istituzioni Europee.

Macron ha chiesto più volte la costituzione di un esercito dell’UE. Ma le sue dichiarazioni sull’economia rappresentano un modo abile ma distorto di presentare la situazione reale dell’UE all’interno della narrativa comunemente accettata: l’Atlantismo è una buona cosa.

Ciò rispecchia il metodo e il ragionamento di Trump — e, per esser chiari, non è certo che il Presidente sia molto impegnato nel transatlantismo, almeno non nella sua attuale iterazione.

Ad agosto, sostenendo che l’isolamento della Russia fosse un errore, Macron ha spiegato che “l’egemonia occidentale” è finita.

Quest’affermazione ha una conseguenza interessante: l’egemonia Occidentale è finita, quindi deve avere inizio l’egemonia regionale europea.

In altre parole, l’egemonia Occidentale ha sempre significato Europa e Stati Uniti messi assieme. Di conseguenza, senza gli Stati Uniti non esiste più.

Gli appelli di Trump ai paesi dell’UE per aumentare il finanziamento della NATO, sulla base del fatto che l’Europa non stia facendo la sua parte, non poteva non provocare una reazione dell’Europa, pronta a sostenere la sua verità — “La NATO non ci piace” — per giustificarne l’eventuale riorganizzazione o lo smantellamento da parte degli Stati Uniti.

Si tratta più o meno di quello che il Giappone imperiale disse al suo stato fantoccio Manchukuo: è naturale che tu debba pagare il costo della tua occupazione.

Se gli stati membri della NATO non vogliono più pagare per la propria occupazione, allora non potranno più goderne.

Macron sta facendo un gioco simile — il suo discorso mira ad essere accettato da un pubblico differenziato, che ha interessi e posizioni divergenti.

I realisti statunitensi che Trump rappresenta, sanno che gli Stati Uniti semplicemente non possono più permettersi di sostenere i loro obblighi verso la NATO.

Di conseguenza, gli Stati Uniti non possono offrire all’Europa accordi migliori di quelli che possono ottenere altrove.

Costringere l’Europa a lavorare attraverso gli Stati Uniti — ad esempio con l’utilizzo del dollaro come principale valuta di transazione e valuta di riserva globale — significava che l’America era al centro di ogni accordo.

Quei giorni sono quasi finiti.

Piuttosto che rivelare tutto ciò che riguarda la riduzione dell’influenza, del potere e della ricchezza degli Stati Uniti sulla scena globale, è più prudente giocare sull’equità — ovvero che l’UE non stia facendo la sua parte.

E, per intenderci, per il balletto di Macron — sa che deve rendere felici i transatlantisti, che esercitano ancora un enorme controllo politico a Bruxelles e sono ben coinvolti nel settore finanziario europeo — la cosa che più conta è il capitalismo Europeo.

Non ci sono dubbi: Macron è stata la scelta dell’establishment bancario contro la Le Pen.

La domanda se egli fosse il candidato Manciuriano del settore finanziario, o se vi sia una fazione sovranista all’interno della parte europea del settore finanziario transatlantico, è una domanda affascinante per successive indagini.

Basti dire che quegli accordi transatlantici non sono i migliori. Tuttavia, queste istituzioni stanno usando tutta l’influenza e il capitale di cui dispongono per forzare una propria posizione politica.

Macron, nominalmente, vuole renderli felici. Pertanto, gli “avvertimenti” e i “lamenti” di Macron, secondo i quali gli Stati Uniti hanno abbandonato, sotto Trump, gli impegni nella NATO sul versante Europeo, hanno un loro scopo.

Questi “lamenti” sono un pretesto perfetto, per Francia e Germania, per poter lavorare assieme nell’organizzare una Forza Militare Europea.

In realtà, tutto questo è fermentato per molti anni sotto il protocollo del comando NATO.

In sostanza, tutte le strutture necessarie sono lì — è solo necessario rimuovere il comando americano dalla struttura, fare qualche rattoppo e cambiare qualche bandiera.

Parlando con l’Economist riguardo le disposizioni dell’articolo V della NATO (i membri della NATO devono sostenere uno stato-membro, se questo viene attaccato ed invoca l’applicazione dell’articolo), Macron sembra implicare, in modo contorto ed obliquo, la messa in dubbio dell’impegno degli Stati Uniti nei confronti della NATO, per il modo in cui ha abbandonato i suoi alleati, i Curdi.

Ciò è doppiamente strano: l’avventura in Siria non è stata un’operazione della NATO — è la Turchia il paese che ha attaccato i separatisti Curdi in Siria. La Turchia è il secondo più grande esercito della NATO dopo gli Stati Uniti.

Macron non ha torto, quindi, a dedurre: che cos’è la NATO senza Stati Uniti e Turchia? È l’Esercito Europeo.

Questo è lo stato d’animo con cui Francia e Germania andranno all’incontro di dicembre.

Quindi, mentre Trump nasconde che gli Stati Uniti semplicemente non possono più permettersi il proprio impero, incolpando l’Europa di non aver fatto la propria parte, Macron nasconde a sua volta che l’Europa ha spinto per un proprio esercito da diversi anni prima che Trump assumesse l’incarico.

In effetti, la PSDC dell’UE [Politica di Sicurezza e di Difesa Comune], è in fase di sviluppo fin dal 1999, lo stesso anno in cui fu lanciata la moneta unica. La costituzione della PSDC è sempre stata una parte importante del piano.

Macron e Trump non possono essere criticati per le parole senza senso che stanno servendo: è solo un riflesso di ciò che è accettabile ai nostri giorni.

Il Presidente degli Stati Uniti e la leadership Europea sembrano concordare sul fatto che i giorni della NATO siano finiti.

Sembra che le Istituzioni Finanziarie transatlantiche siano le più preoccupate per questo sviluppo. Stanno cercando di rallentare il processo invertendo le politiche di Trump, espellendolo dalla Casa Bianca nel 2020.

In questo modo, si potrebbe trascinare il processo per un altro decennio, ma rallentare l’inevitabile lo renderebbe più doloroso e costoso per tutti.

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Link Originale: https://www.strategic-culture.org/news/2019/11/10/end-nato-macron-laments-brain-death-pushes-for-european-military/

Scelto e tradotto da Franco