L’Eurocrate Borrell: l’UE deve imparare ad usare il “linguaggio del potere”. Ha bisogno di un esercito di 60.000 persone

L’Unione Europea avrebbe bisogno di un esercito permanente di 60.000 soldati da schierare in tutto il mondo

Victoria Friedman per Breitbart

Nell’audizione di lunedì del Parlamento Europeo Josep Borrell, candidato Vicepresidente per gli Affari Esteri e la Sicurezza, ha dichiarato che “L’Unione europea deve imparare ad usare il linguaggio del potere”.

Il 72enne socialista spagnolo ha continuato dicendo che i legislatori europei dovrebbero “rafforzare il ruolo internazionale dell’UE e la sua capacità militare”.

Ha chiesto a Bruxelles di aumentare il numero dei soldati fino ad almeno 55.000 : 60.000 unità. La forza risultante sarebbe più grande degli eserciti permanenti del Portogallo (35.000) o dei Paesi Bassi (43.000).

Ed ha aggiunto che: “Dovremmo riunire le sovranità nazionali per moltiplicare il potere dei singoli stati membri. Sono convinto che, se non agiremo tutti insieme, l’Europa diventerà irrilevante nel mondo che è in arrivo”.

Secondo “The Telegraph”, Bruxelles ha attualmente dei “gruppi tattici” — in totale 3.000 soldati — provenienti da diversi paesi-membri dell’UE.

I “gruppi tattici” sono in standby e vengono cambiati ogni sei mesi. Fino ad oggi non sono mai stati utilizzati.

Ma, per aumentare tali forze di venti volte e renderle permanenti, Bruxelles avrebbe bisogno del sostegno unanime degli Stati membri.

Il leader del “Partito Brexit” ed eurodeputato Nigel Farage ha lanciato l’allarme:

“L’UE punta ora ad un esercito permanente di 60.000 unità e il nuovo Capo della Politica Estera, Josep Borrell, ha affermato che l’UE deve imparare ad usare il linguaggio del potere”.

Concludendo: “Quando la smetteranno, i Remainers, di mentire sulle reali intenzioni di quest’Unione pericolosa e non democratica?”

Nel 2015 l’allora leader dei “Democratici Liberali”, Nick Clegg, definì l’idea di un esercito europeo una “pericolosa fantasia”, ridicolizzando Farage per aver affermato che la forza sarebbe stato il passo successivo nella costruzione dell’Impero dell’UE.

A novembre 2017, tuttavia, la maggior parte dei paesi dell’UE firmò il processo di “Cooperazione Strutturata Permanente” (PESCO), dando ragione agli euroscettici.

Il documento è strumentale ai piani per l’”European Defence Union” che sono stati elaborati dal Presidente uscente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, dove si sostiene la necessità di fondare un esercito UE “a pieno titolo” entro il 2025.

L’anno scorso il Presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto un “vero esercito europeo” per “proteggerci da Cina, Russia e persino Stati Uniti d’America”.

La Cancelliera tedesca Angela Merkel e la Commissione Europea hanno sostenuto l’idea con entusiasmo.

Il gruppo Pro-Brexit “Veterans for Britain” ha avvertito che, anche quando il Regno Unito avrà lasciato l’UE, il paese potrebbe comunque essere coinvolto in progetti di difesa con il blocco europeo.

Personaggi di spicco si sono incontrati martedì scorso con l’euroscettico “European Research Group” (ERG) per informare il gruppo dei “Tories Euroscettici” sulle implicazioni del “Trattato di Recesso” che è stato proposto [dalla May].

Una fonte di “Veterans for Britain” ha dichiarato a “The Express” che:

“Il Primo Ministro [Boris Johnson] potrebbe essersi sbarazzato del back stop, ma questa non era l’unica cosa che non andava nell’’accordo di recesso’. Gli aspetti relativi alla difesa costituiscono una grave minaccia per la nostra sovranità — ma questo problema è stato completamente trascurato”.

Il Presidente dell’ERG, Steve Baker, ha dichiarato che il Regno Unito deve “sfuggire agli impegni nei confronti dell’’Unione della Difesa’ dell’UE. Molti di noi sono preoccupati, ma non è troppo tardi per preservare l’indipendenza delle nostre forze armate”.

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La nostra opinione

Secondo gli europeisti “senza se e senza ma”, la cooperazione e le capacità militari degli Stati membri non corrispondono al nuovo livello di ambizione della politica di difesa dell’UE.

Sarebbe quindi necessaria la creazione di un vero e proprio Esercito Europeo.

Ma, secondo la Corte dei Conti Europea, per essere messo nelle condizioni di funzionare l’Esercito Europeo richiederebbe investimenti per centinaia di miliardi di euro.

Nella sua relazione si legge che le recenti iniziative a livello di UE e il proposto incremento dei finanziamenti comportano dei forti rischi.

Il progetto di spesa militare, in effetti, contiene diverse controindicazioni: dall’impossibilità di controllare l’utilizzo delle risorse stanziate (con relativo spreco di denaro) alla moltiplicazione delle strutture, con inutili sovrapposizioni con la Nato.

Di conseguenza si è opposta, ma per ragioni ovviamente economiche, che si aggiungono alle problematiche politiche.

Ci sono importanti differenze strategiche fra i vari Stati — e differenze anche fra le capacità difensive dei paesi membri (la Francia, dopo la Brexit, resterebbe l’unico paese dotato di armi nucleari mentre la Germania è militarmente un “nano”).

Dopo la Brexit verrà anche a mancare l’apporto finanziario di quel paese che, da solo, sostiene circa 1/4 della spesa militare complessiva dei paesi europei.

Allo stato dell’arte resterebbe quindi la sola Pesco, nell’ambito della quale l’UE ha varato nuove iniziative per potenziare la cooperazione fra gli Stati membri (solo per progetti di ricerca e sviluppo in materia di difesa, nel 2021-2027 si passerà da 590 milioni a 13 miliardi di euro).

Ma l’Unione Europea ha altre ambizioni, mira alla creazione di una capacità militare concreta, che possa funzionare da deterrente nei confronti di possibili minacce esterne — ed in grado di agire tempestivamente in caso di necessità.

L’”Iniziativa Europea d’Intervento” progettata da Macron (cui l’Italia ha aderito il 21 settembre scorso, dopo l’incontro fra Conte e Macron, nonostante in passato si fosse sempre opposta) è un passo importante in quella direzione, pur non essendo al momento che una “Cooperazione Rafforzata” — un meccanismo previsto dai Trattati Europei che permette ai paesi-membri che condividono un progetto di mettersi assieme e di realizzarlo.

L’allarme di Breitbat, quindi, è tutt’altro che campato in aria.

La direzione è quella, forze importanti ci stanno lavorando — e non è detto che debba riguardare l’UE nel suo insieme, vanificando in questo modo il potere di blocco di ogni singolo paese.

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Link Originale: https://www.breitbart.com/europe/2019/10/09/eu-must-learn-language-power-needs-army-60000-brussels-diplomat/

Scelto e tradotto da Franco

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