I magistrati francesi collaborano con quelli italiani per affossare ENI: evidentemente la Francia vuole impossessarsi del cane a sei zampe, per salvare la sua problematica Total (i politici filo francesi vicini al governo italiano avallano, E. Letta, Gozi, Gentiloni ecc.)

Si, la Total è messa male. Precisamente da quando il suo ex AD, morto anni fa in uno strano incidente a Mosca dopo aver fatto l’All In con la Russia sulle risorse da estrarre in loco, ha perso riserve. Invece ENI, nonostante la Libya, messa a ferro e fuoco proprio dai francesi, è ricchissima di risorse petrolifere.

Peccato che ogni due per tre un magistrato “senza piedi neri” in Italia, e ora anche qualcuno magari “coi piedi neri” in Francia cerchi di metterla alle strette.

ENI equivale ad Italia, interessi Italiani e sovra stato Italiano. Se si frega ENI si frega l’Italia. Il buon Sapelli sono mesi che lo dice: l’attacco  al sovranismo era un attacco che vedremo a breve riproposto anche su ENI.

Ecco che puntuale arriva, l’attacco a San Donato. Oggi però c’è una grande novità: come riportato da Dagsopia, “i magistrati francesi collaborano con quelli italiani” nell’attacco a ENI.

Non aggiungo altro. Andatevi per altro a vedere il CV dell’ex procuratore capo di Milano prima dell’attuale e magari ricaverete buoni spunti in materia, ben ricordando che tale procuratore fu quello in carica quando EdF prese il controllo di Edison. Quando dico EdF intendo di fatto il ministero della difesa francese, che in precedenza prese il controllo di Edison dopo aver fatto svendere sotto Umberto Quadrino, ex Fiat e legato alla famiglia torinese (con il primo spunto all’acquisto franco del primo gruppo industriale italiano – come pontiere – proveniente proprio dalla Fiat France, ndr) tutte le partecipazioni del primo gruppo italiano privato chiamato Montedison. Guarda caso quelle che valevano vennero poi cedute proprio al mondo francofono (Eridania-Beghin Say e Ausimont su tutte, oltre a Edison rimasta in EdF e recentemente spolpata del trading trasferito tra Londra e Parigi, ndr), lasciando dietro una lunga scia di disoccupati in Italia.

Fa pensare che Montedison fu di fatto resa contendibile grazie ad un fallimento pilotato via una tangente di 400 milioni di lire pagata al giudice (corrotto) Diego Curtò ed a sua moglie Antonia di Pietro, ossia da un ex collega del ex Procuratore capo che poi si trovò al posto di comando della procura meneghina quando i francesi presero possesso dell’ultimo pezzo. Dovrei verificare ma, non vorrei sbagliarmi, tale tangente a Curtò – MAI CHIARITA NELLA GENESI – proveniva dalla un conto non ben identificato di una famosa banca erede delle fortune coloniali francesi, ormai estinta. Andrò a verificare se trovo qualcosa.

Leggete per intanto il pezzo di Dagospia e meditate.

Aggiungo che forse anche i giudici italiani dovrebbero meditare: ossia su chi pagherà le loro future pensioni, visto che a forza di togliere valore dall’Italia le loro altissime pensioni da magistrati (ca. 120k euro annui, base ultimo rapporto ISTAT disponibile con tale dettaglio, vi prego di verificare) difficilmente verranno saldate. A meno di instaurare una dittatura in Italia. Per via, appunto, giudiziaria.

Vedremo

MD