La Fed sta preparandosi a silurare il dollaro?

William Engdahl

Alcune osservazioni del Governatore della Bank of England e di altri Banchieri Centrali suggeriscono che esiste un progetto per porre fine al ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale.

Il progetto implicherebbe che la Fed inneschi deliberatamente una drammatica depressione economica.

Se nei prossimi mesi il progetto venisse effettivamente implementato, Donald Trump sarebbe considerato dai libri di storia come il secondo Herbert Hoover — perché l’economia globale subirebbe il peggior crollo dagli anni ’30.

Ecco alcuni indizi da non sottovalutare.

Il discorso di Mark Carney

Il Governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, nell’incontro annuale (23 agosto) dei Banchieri Centrali e delle élite finanziarie a Jackson Hole, Wyoming, ha tenuto un discorso straordinario.

Rivolgendosi agli altri Banchieri Centrali e agli addetti ai lavori ha detto con chiarezza che le Banche Centrali intendono impadronirsi del mondo.

Carney ha affrontato le evidenti carenze del sistema finanziario post-1944, rilevando che “….. esiste una crescente e destabilizzante asimmetria nel cuore dello SMFI, Sistema Monetario e Finanziario Internazionale […]. In un momento come questo, con l’economia globale che si sta riorganizzando, il dollaro svolge un ruolo che è ancora troppo importante”.

E senza mezzi termini ha aggiunto che “….. sul lungo termine dobbiamo cambiare le regole del gioco … I rischi si stanno accumulando e sono strutturali”.

Ha quindi descritto un piano straordinariamente dettagliato per la trasformazione dell’ordine globale basato sul dollaro, con protagoniste le Banche Centrali.

Carney ha rilevato che la moneta cinese (il paese è diventato la più grande nazione commerciale del mondo) è la candidata a sostituire il dollaro come principale moneta di riserva.

Ma ha anche osservato che: “Perché il renminbi diventi una valuta di riserva mondiale è necessario molto di più. La storia c’insegna che il passaggio ad una nuova valuta di riserva globale potrebbe non essere indolore”.

Perché questo si verifichi c’è spesso stato bisogno, in passato, di una guerra o di una grande depressione. Basti pensare al ruolo svolto dalla 1a GM nell’estromissione della sterlina a favore del dollaro USA.

Carney ha detto che, per sostituire il ruolo dominante del dollaro, è necessario creare un nuovo sistema monetario basato sul FMI: “Se anche l’ascesa del renminbi potesse fornire, nel tempo, una seconda soluzione agli attuali problemi del SFMI, la soluzione prioritaria resterebbe comunque la costruzione di un sistema multipolare, il cui principale vantaggio sarebbe la diversificazione”.

E ha aggiunto: “Nessun sistema unipolare è adatto ad un mondo multipolare. [ …. ] Pechino, quindi, deve aspettare”.

Il Governatore della BoE ha proposto che il FMI, con i suoi “Diritti Speciali di Prelievo” (un paniere di cinque valute: dollaro, sterlina, yen, euro e ora renminbi), giochi un ruolo centrale nella creazione del nuovo sistema monetario.

Di conseguenza, ha proposto di triplicare i fondi a disposizione del FMI per i DSP, fino a 3.000 miliardi/usd, per formare il nucleo di questo nuovo sistema monetario.  

Successivamente, Carney ha proposto che il FMI sovrintenda alla creazione di una nuova infrastruttura di pagamenti basata su uno “stabelcoin“ internazionale.

Riferendosi alla “Libra”, la valuta privata lanciata da Facebook, ha affermato perentoriamente che “nuove valute SHC sarebbero migliori se fossero fornite dal settore pubblico. Sto pensando ad una rete di valute digitali emesse dalle Banche Centrali”.

Il pensiero di Christine Lagarde

Il discorso di Carney, spogliato dei codici verbali tipici del suo mestiere, ci offre per la prima volta un’esplicita tabella di marcia verso l’obiettivo cui le Banche Centrali vorrebbero portarci.

Il ruolo di riserva globale del dollaro deve cessare per essere sostituito dai DSP del FMI, che possono fungere da riserva multivalutaria. I DSP sarebbero completamente controllati dalle Banche Centrali e dal FMI.

Ciò richiederebbe l’eliminazione del denaro tradizionale, sostituito da una moneta digitale in cui ogni centesimo potrà essere monitorato.

La società senza contanti che si andrebbe a formare aprirebbe la strada alla prossima grande crisi finanziaria e quindi alla confisca dei depositi bancari dei cittadini comuni per poter salvare le banche, secondo le Leggi in vigore dal 2014 in tutti i principali paesi industriali, fra i quali l’UE e gli Stati Uniti.

Il FMI ​​sostiene pienamente il passaggio alle valute digitali globali — del tipo blockchain — e all’uso dei DSP per sostituire il dominio del dollaro.

In un discorso (passato inosservato) del 14 novembre 2018, la Direttrice del FMI, Christine Lagarde, ha detto chiaramente che il FMI sostiene le valute digitali emesse delle Banche Centrali e il concetto di società senza contanti: “….. penso che dovremmo considerare la possibilità di emettere valuta digitale. Lo Stato potrebbe avere un ruolo nel nutrire di denaro l’economia digitale”.

Aggiungendo che: “È emerso un nuovo trend, quello della digitalizzazione. […] Chi potrà mai restare ‘liquido’ in un mondo digitale? La domanda di liquidità sta diminuendo, come dimostrato dalle recenti ricerche del FMI. E fra dieci, venti, trenta anni, chi mai vorrà ancora scambiare ‘pezzi di carta’?”.

Le osservazioni di Dudley

L’introduzione delle valute digitali emesse dalle Banche Centrali richiederà, come ha detto Carney, dei drammatici sconvolgimenti dello status quo.

Questi sconvolgimenti porterebbero alla fine del ruolo centrale del dollaro, che ebbe inizio con gli accordi di Bretton Woods del 1944.

Siccome il “dollaro/valuta di riserva mondiale” è un pilastro della potenza americana nel mondo, perché questo accada sarebbe necessario un evento disastroso.

Ed è proprio questo quello che la Federal Reserve sta silenziosamente pianificando?

Un indizio notevole ci è arrivato da un editoriale della persona che, fino al 2018, fu Presidente della Federal Reserve Bank di New York, Bill Dudley, molto legato a Mark Carney — anch’egli un ex Goldman Sachs.

Dudley non è una figura secondaria nel mondo delle Banche Centrali. Fino allo scorso anno è stato membro del CdA della “Banca dei Regolamenti Internazionali”, presiedendo il Comitato sui “Sistemi di Pagamento” e quello sul “Sistema Finanziario Globale”.

Dudley, puntando il dito contro la “guerra commerciale” di Trump, con rara mancanza di tatto ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“La rielezione di Trump minaccia gli Stati Uniti e l’economia globale, ma anche l’indipendenza della Fed e la sua capacità di raggiungere gli obiettivi in ​​materia di occupazione e inflazione.

Se l’obiettivo della politica monetaria è quello di ottenere i migliori risultati economici nel lungo periodo, i funzionari della Fed dovrebbero considerare in che modo le loro decisioni potrebbero influenzare i risultati politici nel 2020″.

Nonostante molte persone siano rimaste scioccate, Dudley ha semplicemente divulgato quello che la Fed ha sempre fatto fin dalla sua creazione, nel 1913: influenzare furtivamente il corso del mondo e della politica americana, agendo sotto le finte spoglie della politica monetaria “neutrale”.

A sentire Dudley concluderemmo che nelle ultime elezioni presidenziali non ci siano state delle “interferenze russe”, ma piuttosto delle “interferenze della Fed”.

La Fed potrebbe facilmente far precipitare gli Stati Uniti in una crisi: il debito dell’economia statunitense, in effetti, è a livelli record per le famiglie, per il Governo Federale e per le società private.

La maggior parte delle società statunitensi ha fatto ricorso al debito, arrivato a ben oltre 9.000 miliardi/usd, per riacquistare azioni proprie anziché investire in nuove tecnologie e nuovi impianti, alimentando una bolla azionaria senza precedenti.

Quest’aumento del corso delle azioni non è un segno di salute economica, ma una pericolosa bolla speculativa che potrebbe collassare in qualsiasi momento.

Se la Fed decidesse di rialzare i tassi e perseguire nascostamente, fino al 2020, un “inasprimento quantitativo” [l’opposto del QE], ci sarebbero inadempienze a catena sul debito, che potrebbero rendere più che dubbia una seconda presidenza di Trump.

Tuttavia, non sarebbe motivo di gioia anche per il resto del mondo perché causerebbe il crollo anche dei grandi paesi emergenti, indebitati per centinaia di miliardi di dollari USA — Turchia, Argentina, Brasile, solo per citarne alcuni.

Sarebbe un disastro anche per le banche dell’UE, dall’Italia alla Germania e fino alla Francia.

Se lo scenario anticipato da Dudley si materializzerà o meno lo sanno con certezza solo i Governatori delle Banche Centrali e le élite finanziarie.

È chiaro che, a quasi undici anni dalla crisi finanziaria globale del 2008, le politiche senza precedenti del “tasso zero” hanno alimentato quella che alcuni hanno chiamato  la “bolla di tutto”.

Sarà l’aumento dei tassi e la restrizione del credito, ovvero lo scoppio deliberato della “bolla di tutto”, usando a pretesto la guerra contro Trump,  l’evento che Carney aveva in mente quando ha detto che “il passaggio a una nuova valuta di riserva globale potrebbe non essere indolore”?

 Saranno i prossimi mesi a dircelo.

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Link Originale: https://www.williamengdahl.com/englishNEO1Sept2019.php

Scelto e tradotto da Jean Gabin

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