Il partito di Netaniahu (Likud) è il primo partito in Israele, al governo prossimamente con l’estrema destra di Liberman: quando il piano B è più radicale della soluzione “sperata”

In maniera molto stringata vorrei commentare le elezioni in Israele di ieri. All’ultimo momento, come da prassi, Netaniahu – l’alleato degli USA di Trump nell’area – cavalca come sempre l’onda di fine spoglio ed arriva a essere il primo partito. Purtroppo per lui non potrà fare un governo da solo, ma avrà bisogno dei voti di Avigdor Lieberman, ossia l’esponente di estrema destra ex ministro della Difesa dimessosi nel 2018 dopo due anni al governo, in forza del fatto che costui considerava Netaniahu troppo cauto nei rapporti con gli arabi-palestinesi nella striscia di Gaza.

 

Avigdor Lieberman, prossimo ministro della Difesa di Israele?

La verità è forse che, sembra, l’amministrazione USA fosse intervenuta ai tempi a gamba tesa a favore delle sue dimissioni, preferendo il “pacific stance” con la striscia di Gaza dove Trump ai tempi si vociferava sarebbe intervenuto a gamba tesa per fomentare un accordo di pace con Israele a fine mandato. Pochi infatti ricordano che Donald J. Trump, alla fine del proprio primo mandato, è in predicato di diventare il presidente USA meno guerrafondaio dagli inizi del ‘900 in termini di campi di guerra aperti durante la sua presidenza.

La prova dei fatti….

Il “pacifista” Obama invece, colui che ricevette il Nobel per la Pace preventivoun’assurdità mai vista – si è dimostrato invece uno dei presidenti più guerrafondai della storia moderna USA in termini di campi di guerra aperti sotto la sua presidenza – in realtà Obama era il rappresentante delle elites mondiali miliardarie, quelle che hanno annientato la classe media con il fine di perpetrare la ricchezza nelle mani miliardarie, per questo il primo presidente nero degli States è così osannato dai media [media che non casualmente sono di proprietà dalle stesse elites che furono beneficiate da Obama ma non necessariamente amato dalla gente comune, ossia dalla classe media che invece adora Trump, ndr] -.

Prima di Donald J. Trump (per quello che possono valere i sondaggi, ce ne sono molti che arrivano alle stesse conclusioni)

Tre lezioni ricaviamo dagli eventi attuali: la prima, Israele vota destra ed è di destra, come si conviene ad un paese fatto di gente che per svariate vite è stata sottomessa, repressa ed uccisa. Dunque, tale gente vota per la sicurezza e per la continuità del proprio giovane paese. In tale contesto dover ascoltare regolarmente svariati capi di governo iraniani affermare che Israele verrà prima o poi cancellata dalla cartina geografica (per volere sciita) comporta conseguenze non certo edificanti per la pace nel mondo. E’ chiaro che il cinismo israeliano, a causa della propria storia fatta di sofferenze e persecuzioni, non può avere uguali al mondo.

Il secondo aspetto è che il sistema proporzionale in Israele sembra funzionare, quanto meno per preservare le svariate entità sociali presenti nel Paese. Ovvero esistono dei punti fermi intoccabili in Israele, a garanzia dei propri concittadini. Questo fa pensare, in relazione ad un altro Paese, l’Italia, che invece ha messo regolarmente mano alla Costituzione in senso diciamo “evoluzionista” negli scorsi lustri, evidentemente facendo danni.

Il terzo aspetto sono le conseguenze: il prossimo governo israeliano che si formerà virerà fortemente a destra. Alla fine tutto quanto sta accadendo depone precisamente per l’epilogo perfetto per i tempi attuali: un governo interventista.

Il primissimo, superiore valore fondante comune a praticamente tutti i votanti Israeliani….

Bisognerebbe riflettere sul fatto che un paese fondante le proprie istituzioni sul proporzionale come mezzo per garantire rappresentanza a tutti i cittadini funzioni meglio di sistemi fondamentalmente proni al maggioritario come Spagna, Gran Bretagna, Italia. La differenza sta nell’unità di intenti, ossia preservare lo Stato di Israele, fine ultimo di ogni Israeliano, come valore fondante della propria esistenza non solo sociale ma anche politica, a prescindere dall’appartenenza partitica. Almeno in relazione alla maggioranza della popolazione.

Un maggioritario intrinseco, quello di Israele. Di valori, che non sta a me discutere ma che evidentemente sembra funzionare.

Mitt Dolcino