Le tensioni tra ebrei e tedeschi, mai veramente sopite, stanno riemergendo in concomitanza con il ruolo di leader EU di Berlino (dove le elites attuali al potere sono in larga parte nipoti dei nazisti): il caso Iran

Ci sono verità difficili da dichiarare. Ad esempio, che le tensioni tra ebrei e tedeschi al potere stanno riemergendo, prepotenti. L’occasione è quella del supporto all’Iran – nei fatti – da parte tedesca. Sappiamo infatti due cose, fattuali: la prima, che l’Iran non fa mistero di voler annientare Israele, forse è per questo che vuole arricchire uranio a sufficienza per costruirsi l’atomica (invece Berlino probabilmente l’atomica ce l’ha già, tempo due settimane di maggior impegno alla Urenco); chiaramente Tel Aviv risponde per le rime. La seconda: l’Iran vuole la bomba atomica, avendo dichicaramente superato il limite di concentrazione di uranio arricchito ammesso a livello internazionale, confindando nel supporto di paesi amici come la Germania.

Sappiamo inoltre che dietro a tutto questo si nasconde il controllo del medio oriente da parte dei due imperi presenti in loco: quello iraniano, indigeno, con supporto storico tedesco. E quello USA, “immigrato”, oggi messo in discussione dall’asse Cina-Germania che vorrebbe mettere in soffitta l’impero del dollaro.

Il punto secondo noi non è se ed eventualmente come si svilupperà il conflitto (…), ma piuttosto investigare l’importante ruolo tedesco nella faccenda. Infatti senza la Germania, ovvero il traditore interno al fronte occidentale, un soggetto che MAI ha accettato la sconfitta nella seconda guerra mondiale dopo aver pensato di aver vinto, la Cina non oserebbe nemmeno lontanamente pensare di sfidare commercialmente ed economicamente  Washington.

Chiaramente la comune unità di intenti quali esportatori di ultima istanza tra Pechino e Berlino, aventi per altro come cliente, sempre di ultima istanza, proprio il mondo anglosassone – che a forza di consumare prodotti stranieri come non ci fosse un domani rischia di essere annientato, ndr – facilita tutto il processo.

In ogni caso non si può non rilevare come le tensioni tra Israele e Germania stiamo aumentando a dismisura: il primo teme (giustamente) per il suo futuro, quando il paese più potente, ricco e popoloso dell’area vuole dotarsi dell’arma atomica e contemporaneamente afferma senza mezzi termini di voler letteralmente annientare Israele non lascia tanto spazio alla serenità. Il secondo applica le sue indubbie doti diplomatiche per gestire il “rapporto impossibile”, ossia tenere il piede in ben tre scarpe, ossia quella iraniana, quella filo occidentale e non litigare con Tel Aviv (oltre a cercare disperatamente di non perire economicamente via limitazioni dell’export verso gli USA e gli UK).

La posizione della Germania è chiara: per sue ambizioni geostrategiche sta con Teheran, lo ha dimostrato creando apposta la piattaforma per i pagamenti alternativa allo SWIFT gestito dagli USA (INSTEX). Per adesso non compra direttamente petrolio iraniano ma lascia altri con le spalle più grandi farlo, ad esempio la Cina (un tanker chartered –  sembra – dai cinesi è stato sequestrato a Gibraltar mentre cercava di portare petrolio iraniano in Sirya, mentre almeno una delle petroliere bombardate nel golfo persico nelle scorse settimane [non si sa da chi] era reduce da una consegna di petrolio in Cina, ndr). Dunque lo scontro c’è già  da molto tempo ma sotto traccia, non si deve dire (…)

Aggiungiamoci il fatto che ormai a Berlino il ruolo di comando è stato preso dalle elites nipoti dei nazisti (vedasi la simpatia nazi di gran parte della borghesia imprenditoriale e degli esportatori, quelli che sostengono Schauble per intenderci) e capite come la strada sembri segnata.

Va per altro notato, ben chiarito dal Gatestone Institute, come l’amicizia tra Iran e Germania vada indietro almeno 100 anni, essendo stati per altro gli iraniani addirittura considerati “fratelli di sangue” da Hitler ossia come popolo ariano. Passando per la fuga in aree protette dagli sciiti di criminali nazisti dopo la WWII, dunque mai arrestati (Alois Brunner su tutti); unitamente alla considerazione che MAI l’Iran ha criminalizzato la Germania per le sue nefandezze hitleriane, unico paese al mondo. E concludendo con l’aiuto del potentissimo e raffinatissimo economista e ministro nazista H. Schacht al presidente iraniano Mossadeq, aiuto tanto prezioso e fruttuoso da obbligare gli USA e gli UK al primo vero golpe contro un paese esterno per insediare lo Scià, a cui guarda caso fu concessa una centrale atomica (probabilmente se non ci fosse stato il regime di Khomeini di mezzo, la regia delle operazioni in medio oriente per mano americana sarebbe stata di Teheran, con le forze fedeli allo Scià, ndr).

La risposta di Tel Aviv – unofficial, per ora – ai posizionamenti tedeschi?

Oggi invece Berlino si trova a dover improvvisamente rifiutarsi di fornire armi ad Israele e nel mentre arma più o meno segretamente il protegè Iran (ricordo che i software delle centrifughe nucleari, poi minate dal virus Stuxnet oltre 10 anni fa che poi le fece esplodere, erano di produzione Siemens, ndr). Parimenti non accetta la fine dell’accordo JPCOA voluto da Obama (il presidente USA che appena prima delle sue dimissioni da Presidente dichiarò ufficialmente di lasciare lo scettro del liberismo globale dopo di lui ad Angela Merkel, ndr), accordo che comunque ha permesso a Teheran di eccedere le concentrazioni limite di acqua pesante, ossia di trizio e deuterio, sostanze necessarie per lo sviluppo atomico anche e soprattutto di tipo bellico (il trizio serve per innescare correttamente l’esplosione nucleari, oltre in generale l’acqua pesante per permettere di costruire bombe nucleari ad uranio impoverito senza fallout, …). Inoltre la Germania si  propone guarda caso anche da mediatore nella querelle USA-Iran, cercando di prendere tempo. E parallelamente sta commercialmente con la Cina contro gli USA di Trump, mentre Pechino che compra petrolio iraniano, è il primo acquirente; in ultimo crea una piattaforma finanziaria che permette di bypassare lo SWIFT per i pagamenti all’Iran. I fatti sono chiari, lasciate stare le parole, che confondono.


In tutto questo praticamente l’intero establishment tedesco oggi al governo non fa mistero di volere la bomba atomica, quasi un atto dovuto secondo Berlino, ben sapendo che molto probabilmente in Germania la bomba ce l’hanno già oltre Reno. O meglio, avendo la Urenco sul proprio suolo vicina alla centrale di Gronau, costruire una bomba atomica per la Germania richiederebbe comunque meno di un mese. Faccio presente che la presidente della commissione EU, Ursula Von der Leyen, nata Albrecht (dice molto, …), ha cercato in tutti i  modi di comprare vettori aerei per la Germania atti a trasportare ordigni atomici.

Or dunque, per correttamente interpretare i rapporti di forza oggi palesi nel mondo per via di evidenti scontri commerciali, non bisogna prescindere tra la purtroppo mai defunta radice antisemita tedesca (che poi è, secondo chi scrive, espressione di mero ed esponenziale cinismo, vedasi come hanno affamato la Grecia per questioni di debito, ndr), intima essenza che nei fatti non sembra aver fatto pace col passato ovvero col retaggio dell’Olocausto. Rischiando questo volta – non a caso – l’Olocausto nucleare.

I politici italiani è bene si rendano conto di quale è il livello della sfida – ed di valori, non solo economici in gioco – quando trattano coi tedeschi. Per tale ragione, vista la natura dell’avversario, rinsaldare un asse con gli USA lasciando alle spalle la chimera, anzi l’illusione dell’euro, sembra una strada obbligata per Roma se non vuole terminare la propria seconda esistenza repubblicana di stato non solo formalmente indipendente e libero ma, purtroppo, anche democratico (mai dimenticare che per volere EU i politici greci e italiani sono stati costretti a rinnegare tutte le promesse elettorali, chiaramente sono stati costretti; l’Italia è solo all’inizio del percorso).

Secondo Foreign Policy ecco la fine della Germania con la bomba atomica (…)?

Chi scrive resta convintamente filo americano, con tutto ciò che tale posizionamento comporta (secondo chi scrive dare l’atomica a Berlino e/o permettere, anzi forse addirittura fomentando [con un occhio agli USA] la sfida Israele-Iran, è come dare una pistola carica ad un bambino di 5 anni).

Mitt Dolcino

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