L’incredibile difesa ad oltranza ed a tutti costi di Salvini sulla TAV e su Siri: ma che diavolo c’è che non sappiamo (ora secondo l’Ansa esistono anche sospetti di riciclaggio per il “guru” leghista…)

  

Stiamo ai fatti, prima sulla TAV e poi su Siri. Sulla TAV Salvini, prima antiTAV, oggi è diventato stranamente proTAV. Anche se il moltiplicatore indicato dal governo sul traforo del Frejus sembra decisamente sovrastimato, a livello di occupazione (ad esempio, rifacendo la gran parte dei viadotti italiani in stato di degrado si farebbe più impiego ossia crescita a costo minore).

Su Siri invece si sta difendendo ad oltranza il responsabile economico della Lega, ex responsabile energia dei padani, pur essendo stato lo stesso condannato – accettando la pena – per bancarotta fraudolenta; pur avendo una laurea che scopriamo non esistere; pur avendo fatto una proposta di BTP riservati che dicono abbia lasciato allibito anche Savona (che poi è stato allontanato dal Governo, si dice gli abbiamo preferito Siri); e che è anche indagato per supposti affari con soggetti legati al super latitante Messina Denaro. E che oggi scopriamo – dall’Ansa, non da Repubblicaanche essere “in focus riciclaggio”, per una palazzina comprata a Bresso per sua figlia con un finanziamento di 600’000 euro di provenienza non chiara, da una Banca di San Marino… (lo vedrete questa sera su Report)

Permettetemi un consiglio non richiesto, ma da amico: Salvini è bene che molli la presa sui dossier che lo vedono di fatto sconfitto – non parlo, sigh, dell’ITALEXIT,… –

Di più, stando a quanto riportato dall’Ansa, l’onorevole Siri risulta che nel 2011 abbia subito il sequestro di un immobile dall’Inpgi e che nel 2017 abbia dichiarato 25’000 di reddito; secondo le fonti dell’Ansa (che poi è Report, la trasmissione di Rai3), “ci siamo chiesti con quali garanzie sia stato erogato questo mutuo” ossia come sia possibile che un soggetto che ha guadagnato 25’000 euro abbia potuto garantire 600’000 alla figlia, visto che secondo la fonte citata, ” garanzie reali nell’atto o con atto successivo almeno a mio rogito non ce ne sono..”.

Or dunque, o sono scemo io – ma completamente scemo, non un po’ scemo – o qui qualcosa non torna. Parlo di un soggetto come il sottoscritto che ha attaccato apertamente certe derive della magistratura, senza peli sulla lingua, bollandole come  contrarie all’interesse nazionale. Ossia non sto dalla parte dei giudici a prescindere, anzi. Citando ad esempio il caso del giudice Diego Curtò che ha distrutto Montedison con una tangente mai chiarita nella genesi, giudice poi finito in cella singola e TV a colori (fonte: stampa dell’epoca, Corriere della Sera su tutti) senza per altro pagare civilmente per i danni  causati al paese, caso unico nel mondo occidentale. Danni che sono immensi visto che a causa del Curtò possiamo dire che Montedison fu poi comprata dai francesi, con una perdita di posti di lavoro per l’Italia che, con l’indotto, possiamo stimare anche in un milione di posti di lavoro. La mia personale (triste) conclusione è che qualcuno sta facendo la stessa cosa che capitò ad Oronzo Canà quando lo portavano in trionfo per la salvezza…

Cosa sarebbe oggi Montedison e che vantaggi avrebbe l’Italia se Raul Gardini non fosse stato ucciso (come E. Mattei)? Persi ca. 1 milione di posti di lavoro?

Ossia, comunque la si guardi quanto sta capitando con la Lega e con Salvini su Siri e TAV resta incomprensibile. Specificatamente nel caso Siri, è davvero difficile da capire come NON si voglia mettere momentaneamente da parte colui che da più parti è considerato il “guru economico della Lega” (notasi, trattasi di un che ha patteggiato per bancarotta fraudolenta). Non per sempre, ma solo finchè non verrà fatta chiarezza sul suo operato, soprattutto sul dossier mafioso, visto che esistono intercettazioni reali e visto che i fatti sopra citati sono, appunto, fatti, si farebbe certamente più bella figura a metterlo da parte.

Sono sicurissimo che molti leghisti la pensano come me, che non faccio mistero delle mie simpatie per la Lega (ma non al prossimo giro).


Or dunque, cosa c’è che non sappiamo? Forse che Siri di fatto era l’uomo Mediaset in Liguria, ossia l’uomo di Berlusconi, ossia l’uomo che fu, era ed è il vero collante coi progetti (economici e fiscali) di Berlusconi presentati per interposta persona dalla Lega (infatti i miniBOT sono anche e soprattutto un pallino di Armando Siri, che di fatto porta avanti lo stesso progetto economico caro a Berlusconi, ndr). Non è che difendendo Siri si stia difendendo Berlusconi? O magari il futuro ed ipotetico Renzusconi? O anche, che magari è lo stesso, che Salvini sia obbligato a difenderlo, il Siri, come difende la TAV, il cui maggior contractor per il buco nella montagna guarda caso è il suo ex collega di centro destra (Forza Italia) Lunardi, per altro suicidandosi progressivamente a livello politico?

Non sto a citare la tragica deriva leghista secondo cui il “NO Euro” ormai è il passato, il piano B sembra non esistere più o comunque non è più attuabile. E che l’Europa va cambiata “dal di dentro“, invece di come si diceva prima – e di come diceva Savona – di andare a Bruxelles a rovesciare il tavolo reiterando sempre le stesse richieste e presentando sempre la stessa manovra economica. Come avete visto e sentito, gli economisti “tutti d’un pezzo” che girano attorno alla Lega si sono – causa poltrona – immediatamente adeguati al nuovo indirizzo del capo. Anche la mia ex scenarieconomici ora di fatto rinnega il piano B, quanto meno è sparito anche dai loro dai radar (faccio presente che l’unico che tiene la barra a dritta è Bagnai, che è anche l’unico di spessore nella compagine; infatti tutti i suoi colleghi lo bollano di “pessimo carattere”, alla romana, forse per metterlo in cattiva luce con le parole visto che coi fatti è impossibile, …).

 

La faccenda di Siri, specificatamente il finanziamento per l’acquisto della casa alla figlia citato dall’Ansa, mi ricorda tanto – ma davvero tanto – il caso Scajola quando comprò “una casa a sua insaputa” con vista Colosseo, a Roma. Vi ricordate, era il periodo che portava al referendum sul nucleare italiano pre-Fukushima. Anche Scajola era guru economico, infatti era Ministro allo Sviluppo Economico del governo di centro destra. Ed anche lui – curiosamente – era di fatto responsabile per l’energia di Forza Italia, ossia del Governo, cito il famoso provvedimento “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese e l’energia” che lo ebbe come padre. Ebbene, costui di punto in bianco venne coinvolto in uno scandalo clamoroso, il cd. scandalo Anemone, in cui gli trovarono una casa acquisita “a sua insaputa”, vista Colosseo. Davvero, non è uno scherzo (a Roma capita davvero di tutto). I soliti malpensanti vollero collegare tale fatto – una vera presa per i fondelli – ai futuri appalti per la centrale nucleare italiana, che erroneamente si dava per fatta in Italia (ci volle un altro incidente smisurato dopo Chernobyl – ossia Fukushima – per bloccare il secondo referendum sullo sviluppo italiano del nucleare per usi civili, ndr), ipotizzando che il referendum sarebbe passato. E magari ipotizzando che Scajola avesse già un accordo per fare costruire la centrale con i francesi (encore, sempre i francesi, gli stessi della TAV) di Areva, “tradendo” gli americani di Westinghouse. Tutti fatti poi non dimostrati – nè dimostrabili, almeno  secondo chi scrive -, ma se ne parlò. Non furono invece solo parole gli atti della casa vista Colosseo, che costrinsero Scajola alle dimissioni.

Lo Scajola finì anche in un successivo misterioso scandalo per cui gli vennero sequestrati a casa propria dossier scottanti – si riteneva indebitamente detenuti  – provenienti dai servizi segreti militari. Dossier che il Corriere della Sera si spinse a definire come “dossier segreti contro i rivali politici” (quasi fossero una polizza di assicurazione insomma). La cosa interessante sta però nella firma del pezzo del Corriere della Sera: lo stesso soggetto che firmò numerosi articoli su Scajola ed i suoi dossier segreti  detentuti in casa – Fiorenza Sarzanini – è lo stesso molto ben informato sull’affaire Siri, fu infatti la Sarzanini per prima a scoperchiare il pentolone con le intercettazioni di Arata che inchiodano Siri (…). Penso non sia necessario aggiungere altro.

Se non un ultimo elemento, quasi di celia: chissà cosa succederà se verrà applicato il “risparmiometro” al caso del guru leghista, parlo della casa comprata sembra per la figlia con garanzie sembra inesistenti. Che non sia mai che un provvedimento elaborato oggi dai gialloverdi vada a servire per mettere in croce – più che inchiodare – il guru leghista, sarebbe una sorta di nemesi, che dite….

Sta di fatto che l’Italia è messa davvero male.

Mitt Dolcino

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