C’era una volta in Libia

Franco per mittdolcino.com

Ad ottobre del 2011, la visita di Hillary Clinton in Libia fu considerata una specie di “giro trionfale”.

“Siamo venuti, abbiamo visto, egli è morto!”, così disse in una video-intervista alla CBS, riferendosi alla cattura e alla brutale uccisione del leader libico Muammar al-Gheddafi.

Ma parafrasare Giulio Cesare non le portò fortuna. Quel “giro trionfale” fu quanto meno prematuro.

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Haftar vola ad Atene in veste anti-turca: le sorti della Libya si spostano ad est, precisamente nel paese su cui sembra puntare Washington per contenere Ankara

Redazione:

Una notizia apparentemente secondaria negli schemi proposti dai media mainstream, ma in realtà gravida di conseguenze: Kalifa Haftar è volato in Grecia per accordarsi con Atene, recentemente cooptata dagli USA quale baluardo NATO verso l’Europa.

Haftar fu il Colonnello che tradì Gheddafi nelle vicende relative al bombardamento USA del 1986. Non volle mai tornare in Libya e si mise sotto protezione americana in svariati paesi africani. Dal 1996 al 2007 andò negli USA dove visse protetto nei pressi della base CIA di Langley, Virginia. Dal 2007 lo rivediamo in Libya, nei prodromi dell’elezione di Barack Obama.

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I paradossi energetici mettono l’Europa in una posizione precaria

Victor Davis Hanson per PJ Media

Nonostante i “Green Party” tanto alla moda e gli ambiziosi programmi eolici e solari, l’Europa resta di gran lunga il più grande importatore mondiale di petrolio e gas naturale.

La produzione di petrolio nel Mare del Nord e al largo delle coste della Norvegia sta diminuendo e l’UE è alla ricerca di combustibili fossili ovunque riesca a trovarli.

Ciò premesso, l’Europa stessa è naturalmente ricca di combustibili fossili. Probabilmente ha più riserve di “gas di scisto” rispetto agli Stati Uniti, che attualmente sono il più grande produttore mondiale di petrolio e gas naturale.

Tuttavia, nella maggior parte dei paesi europei la “trivellazione orizzontale” ed il fracking sono illegali — oppure dovrebbero affrontare così tante sfide giudiziarie e proteste popolari da non essere né culturalmente né economicamente fattibili.

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L’UE critica gli Stati Uniti per il ritiro delle sue truppe dall’Africa Occidentale

Redazione: Lo sguardo dell’Amministrazione Trump comincia a posarsi sull’Unione Europea. Lo avevamo previsto, peraltro in forma più aspra (ma siamo solo all’inizio).

A fronte del ritiro dei soldati americani dal Sahel, Macron si lamenta temendo il peggio per le forze francesi — inadeguate per numero e mezzi alle ambizioni del novello Napoleone.

Il Presidente francese da un lato si lamenta degli Stati Uniti e dichiara la Nato in “morte celebrale”, dall’altro pretende di servirsi dei mezzi e dei soldati dell’Alleanza (per fini soprattutto francesi. Come non pensare all’uranio del Sahel che alimenta le loro Centrali? Ma non solo questo, ovviamente).

Consapevole di sé stesso, si lamenta che gli africani del Sahel non abbiano simpatia per il suo Paese. Insomma, che non sembrino sufficientemente affetti dalla “Sindrome di Stoccolma” e che osino finanche reagire a male parole (in attesa del resto) al colonialismo francese.  Mah …

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Khalifa Haftar si è alzato dal tavolo e se n’è andato senza firmare — Figuraccia per Ankara e Mosca

Il tentativo dei Presidenti Putin ed Erdogan di mediare un “cessate il fuoco” in Libia è miseramente fallito, dopo che Khalifa Haftar si è rifiutato di firmare l’accordo, a Mosca.

Il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha confermato che Fayez al-Sarraj, leader del GNA di Tripoli (sostenuto dall’ONU), aveva firmato l’accordo.

Lavrov ha dichiarato che avrebbe comunque insistito fino al raggiungimento del risultato auspicato.

Ha aggiunto che Mosca ha cercato in tutti i modi d’incoraggiare le parti in causa ad accordarsi, evitando di risolvere le cose con la forza.

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Perché le persone che odiano la Brexit adorano la Megxit

Brendan O’Neill per The Spectator

Tutto sommato, è appropriato che la decisione di Harry e Meghan di lasciare il Regno Unito venga definita Megxit.

Perché questo regale scatto d’ira, questa precipitosa fuga della più sgradevole “coppia PC” [Politicamente Corretta] nella storia della Monarchia, ha molto in comune con la Brexit.

Perché, esattamente come la Brexit, ha messo in luce il profondo divario morale che separa la nuova élite — di cui H&M [Harry & Meghan] sono figure chiave — dalla gente comune.

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AEP: I leader delle imprese spagnole stanno tremando davanti al primo “governo di estrema sinistra” dagli anni ’30

Redazione: In Italia si parla poco della Spagna. Almeno non quanto meriterebbe. L’articolo di un amareggiato AEP, quindi, cade a proposito per fare il punto della situazione.

Il sale sta tutto nella frase finale: “L’Europa ha un modo tutto suo di domare i ‘populisti di sinistra’ ….. perché non è possibile perseguire tali politiche e restare nell’euro!”.

Bene, la prendo come un auspicio.

Sulla bontà del programma del nuovo Governo, chi vuole potrà convenientemente intervenire in sede di commento.

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Ambrose Evans-Pritchard per The Telegraph

Il leader di estrema sinistra Pablo Iglesias è stato più furbo dei suoi oppositori. Ma il Paese potrà resistere alle politiche neo-marxiste del suo movimento, Podemos?

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L’Australia sta bruciando: la colpa è dei verdi e dei piromani

Mike “Mish” Shedlock

In Australia, almeno 15 milioni di acri [oltre 6 milioni di ettari] sono stati devastati dagli incendi. Gli attivisti del “cambiamento climatico” sono quindi “scesi in armi”.

Secondo il WSJ [https://www.wsj.com/articles/why-down-under-is-burning-up-11578441348]:

 “””L’attuale ciclo d’incendi è cominciato alla fine dello scorso anno. Ha carbonizzato almeno 15 milioni di acri e ucciso oltre due dozzine di australiani, fra i quali alcuni volontari “vigili del fuoco” che si erano precipitati nell’inferno per salvare case e vite umane.

La narrazione sui cambiamenti climatici semplifica enormemente la spiegazione sul perché degli incendi boschivi. Tanto complesse le cause quanto prevedibile la loro ricorrenza: l’Australia si trova nel mezzo di una delle sue ricorrenti siccità.

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Questa volta Trump ha avuto ragione. L’Iran è giunto alla fine della strada (è in bancarotta e bisognoso di un grande accordo).

La bandiera degli Stati Uniti e il dollaro possono anche essere bruciati ma, nonostante la retorica anti-americana, Teheran ha esaurito tutte le sue opzioni

Ambrose Evans-Pritchard per The Telegraph

Il regime clericale iraniano è stato sconfitto dall’enorme potere finanziario degli Stati Uniti e dallo spettacolare cambiamento nell’”equilibrio globale energetico” creato dagli idrocarburi di scisto.

Il collasso economico ha messo in luce i limiti dell’espansione imperialista sciita. Gli Ayatollah sono giunti alla fine della loro strada.

Per la prima volta Teheran è stata ritenuta responsabile di quell’oscura campagna fatta di interventi militari e di terrore, portata in tutto il mondo dai suoi “agenti per procura”.

Uccidendo colui che era allo stesso tempo “mente” e ”braccio” di questa dottrina, Washington ha (inaspettatamente) aumentato, fino a livelli proibitivi, il suo costo.

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La Mafia Nigeriana d’Europa

Judith Bergman per The Gatestone Istitute

In Europa, una delle reti criminali a più rapida crescita è la “mafia nigeriana”.

Costituita da gruppi rivali come ad esempio Black Axe, Vikings e Maphite, sta diffondendo le sue attività criminali in tutto il Continente.

Di recente, le autorità d’Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Malta hanno condotto un’operazione internazionale contro due dei principali gruppi mafiosi nigeriani.

La polizia ha accusato queste bande di traffico di esseri umani e di droga, di rapina, estorsione, violenza sessuale e prostituzione.

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