I disastri economici per l’Italia durante il governo di Giorgia Meloni – dati alla mano – ci sono stati, stallo strutturale. Con Draghi ci furono danni dal suo governo ma lì a scusarlo c’era il COVID ed il post COVID: Draghi fece enormi errori, vero, ad esempio fare i decreti attuativi del Superbonus che Conte non aveva fatto, apposta. E le mascherine per decreto legge, obblighi draconiani anche vaccinali – penali – che oggi sappiamo quanto meno inutili. Se non nefasti, al netto degli effetti collaterali dei vaccini COVID mRNA non testati se erano cancerogeni. E introdurre – da economista, fallimentare direi nel contesto specifico – il gas mercato libero nel paniere ISTAT quando il gas era ai massimi, non tenendo conto in toto della salita dell’inflazione da gas, ma prendendosi tutta la discesa dal picco!
Detto questo, Meloni aveva la possibilità di fare qualcosa fuori dall’emergenza per il suo Paese. Qualcosa ha fatto: ha parlato, tanto ed a sproposito visti i magri risultati. Ma ad esempio le tasse per i suoi votanti sono aumentate a dismisura, fino a sfiorare il livello di Mario Monti Premier che di poco capottava l’Italia.
Ed ha trasformato i migranti in arrivo in Italia da irregolari in regolari. Ovvero con nessun cambiamento nella paralisi demografica itraliana, le misure prese per favorire la natalità locale sono state nulle se non inutili alla prova dei fatti.
E l’inflazione reale, del carrello della spesa, esplosa. Sebbene con stipendi al palo.
E la disoccupazione giovanile che resta ai vertici europei.
E senza soluzione di continuità col Green selvaggio, roba da pasdaran della transizione energetica di Davos (appunto).
In più, da ricordare sempre, di meritocrazia nemmeno a parlarne.
E che dire del continuo sostegno meloniano a Zelensky, contro la Russia? Con soldi e armi.
Armi poi usate per colpire le raffinerie russe: meno diesel in uscita da Mosca, prezzi più alti in Europa e in Italia. Meloni su questo tace.
Non tace Trump. Domenica 13 settembre 2026, a Doonbeg, ha detto ai giornalisti: «Mr Zelenskyy has to stop knocking out diesel fuel in Russia […] Don’t hit diesel fuel, because that’s hurting the world». Il rialzo del diesel, ha aggiunto, «is done by what’s happening with Russia and Ukraine», non dal Medio Oriente. Fonte: Reuters, 13.09.2026. Il 14 settembre Trump ha scritto su Truth Social che Ucraina e Russia avrebbero accettato di non colpire i target energetici; Zelensky ha risposto che è una proposta USA, non un accordo chiuso (sigh!)
E intanto l’inflazione in Europa decolla…
«Domenica 13 settembre 2026, a Doonbeg, Trump ha detto ai giornalisti che Zelensky “ha to stop knocking out diesel fuel in Russia” perché quei colpi stanno causando una carenza mondiale di diesel. Fonte: Reuters, 13.09.2026.»
Il 3% di deficit italiano, con errore al 3.1% annesso, non e’un successo visto che lo pagano gli Italiani tutti, per inciso. Con una Meloni che doveva opporsi alle folli politiche EU ed invece di fatto le ha avallate in gran parte.
Insomma i beneficiati dal suo governo sono sempre gli stessi, il suo clan. Sebbene mai nessuno nella Repubblica fino ad ora, per nascondere le inazioni proprie, era arrivato al punto di chiamare un ministero “per la meritocrazia”, meritocrazia che non esiste. Per confondere l’italico popolo evidentemente…
Di più, abbiamo visto recentemente un video di cui Giorgia Meloni sembra andare fiera, di una sua visita nelle campagne italiane, a Vercelli: appare come un documentario del Minculpop dei tempi che furono, una scena degna di Mao che visita le campagne in mezzo ai bambini festanti (i bambini non hanno i mezzi per lamentarsi delle balle raccontate dal governo, si sa).
Meloni a Vercelli, firma cappelli dei bambini che la accolgono con bandierine tricolore pic.twitter.com/K1f5ij4EkG
— Agenzia VISTA (@AgenziaVISTA) September 11, 2026
Notasi: il rischio serio che intravediamo e’ concentrazione del potere + legge elettorale + allineamento UE/Nato + uso di un outsider (Vannacci) come serbatoio, non necessariamente la ricostruzione del Ventennio.
Meloni insomma, in tempi diversi, in modi diversi, con strumenti diversi, rischia di seguire le tracce di Benito Mussolini? Questa è una domanda che bisogna avere ben presente, oggi. Per domani.
Prima avremmo detto NO a questo rischio implicito per la democrazia rappresentato da Giorgia Meloni; ora invece diciamo, non è da escludere, forse è anzi anche probabile (…).
Ad essere precisi ed onesti manca ancora l’obbligo di andare in guerra e l’olio di ricino annesso; ma non escludiamo che ci si possa arrivare, soprattutto in caso di guerra (per inciso, l’olio di ricino ai tempi fu una grande conquista: come diceva il nonno, noi non ricordiamo cosa c’era prima dell’olio di ricino, col Re meno costituzionale d’Europa…).
Oggi il vero rischio, con una Giorgia Meloni pro guerra in Ucraina, allineata ai bellicisti europei tanto quanto lo fu il suo predecessore nero in Italia al partito della guerra in Europa, oggi guerra in Ucraina – ieri sul Don -, sta in un governo Italiano del Presidente che finisca il lavoro di saldare l’Italia con Davos, pro guerra alla Russia.
Ovvero, come strumento per tale fine, costruendo un partito Vannacci ad uso e consumo del personale tentativo Meloniano di andare al Quirinale, sperando nella dabbenaggine dei votanti italiani sempre più trattati da buoi, vittime di una scuola poco più che inesistente, di una sanità al collasso e di pensioni magre ed inarrivabili per chi non è della casta. E con una montagna di immigrati, per lo più islamici, quindi tecnicamente nemici della romanità, fatto che si preferisce non vedere.
Altro che partito di destra nazionale, questo sembra davvero il partito di Davos, verrebbe da dire!
Meloni – che è furba, furbizia da non confondere con l’intelligenza, fate attenzione – ha sfruttato nei primi anni l’amicizia americana, con Trump; prima invece ha sfruttato un rapporto neutro con Biden, anche grazie a Renzi e Salvini, due facce della stessa medaglia (il renzusconi). Oggi, cooptata in toto da Davos, diventa pro Europa tradendo Trump, di fatto ha fatto il salto del quaglia.
In tutto questo chi ci guadagna è solo lei ed il suo clan, non il Paese, dati alla mano. O sbagliamo?
Le menzogne elettorali sulla riduzione di tasse ed accise sulla benzina si accumulano infatti. E si sommano alla dimostrata inefficacia (quanto meno, siamo gentili…) dei suoi ministri.
Adolfo Urso ad esempio, visti i tragici risultati, resta un fallimento totale: nato nel 1957 e di nome Adolfo, passato sotto la lente per commerci con l’Iran (si, avete capito bene, prima del 2020), fattualmente ha fatto disastri su disastri per l’economia del paese.
Memento: prima del 2020 Urso, tramite IWS, ha lavorato sull’asse Italia–Iran; i ricavi della società crollano dopo la chiusura della sede di Teheran. Nel 2015 IWS firma un contratto di consulenza con un operatore elicotteristico poi condannato per dual use. Nel 2021 la Lega usa quel curriculum per opporsi alla sua presidenza del COPASIR; lui viene eletto lo stesso: Urso querelo’ l’Espresso per l’articolo «Adolfo l’iraniano», ma il giudice archivia…
La gestione del dossier Ilva ad esempio è stata fallimentare, si va verso la chiusura dell’ULTIMO altoforno per acciaio minerale in Italia, una tragedia industriale. E nei fatti ha lasciato fare Stellantis in Italia, verso la desertificazione automobilistica nazionale, sigh, che va chiudendo stabilimenti in Italia per tenerli aperti in Francia. Dunque Saras ceduta agli stranieri, la prima raffineria del Mediterraneo venduta dai Moratti, mentre il prossimo inverno il diesel in Italia scommettiamo verrà razionato per scarsità (segnatevelo, nostra previsione, ci direte, Italia molto piu’ a rischio senza Saras italiana)(nel caso in specie Golden Power è stato attivato a prescrizioni, non a veto: il controllo è comunque uscito dall’Italia). Idem la cessione di COMAU, la robotica industriale italiana, sempre allo straniero.
Urso, un novello attila dell’economia Italiana? Fate voi….
Chiaro, Urso è legato/è stato legato alla Fondazione MSI, quella della ricca cassaforte che supporta i piani di Meloni al Quirinale. Meloni che deve andare al Quirinale, lo ripetiamo, per scappare dalle mille bugie raccontate agli Italiani, facciamo notare.
E per fare questo, visto che il partito francese in Italia è forte, evidentemente non ha avuto remore ad allearsi con loro, con quelli di Davos: pro-partito del Presidente, in cui parteciperanno tutti tranne Conte amico di Trump, che resta l’unico politico di rilevo anti guerra in Ucraina e pro Trump in Italia. Infatti è odiato da Meloni et clan annesso.
Vannacci – della partita anche lui, lo abbiamo visto vicinissimo a Renzi per altro – serve a creare il consenso trasversale per una coalizione stile “partito di Salvezza Nazionale, del Presidente” vis a vis con el pueblo in vista di una possibile guerra ad esempio; ma senza Conte “anti-war” nella compagine, ovvero solo con il PD filo francese, Forza Italia degli con investimenti berluschini in Germania e Spagna, Renzi e Calenda pro Obama, oltre ai Fratelli d’Italia che hanno tradito Trump.
Verso la coalizione nazionale per l’Italia dentro una guerra europea contro la Russia ed a fianco dei poteri veterocoloniali europei; ovvero senza subire ripercussioni popolari dirette contro un solo partito di governo, che dovrebbe essere quello di Giorgia Meloni. Chiaramente Mattarella, figlio di Bernardo e vicinissimo a Parigi, vedasi Trattato del Quirinale, siamo pressochè certi lo vedremo supportare il progetto (nel caso Vannacci andasse oltre il 15%, prevediamo Mattarella scioglierà la Camere, nota di redazione).
Capite?
E con Meloni – lo sottolineamo ad imperitura memoria, nostra previsione – che fa e soprattutto farà di tutto per scappare al Colle per fuggire dalle promesse non mantenute ai propri elettori.
Un dramma insomma, per il Paese. Ora basta attendere e verificare la bontà della nostra analisi, sappiate che di norma siamo abbastanza precisi, visto il nostro track record (fummo gli unici ad anticipare con dovuto prevviso il governo giallo-verde, per inciso; o l’allineamento USA-RUSSIA che ha portato ad Anchorage).
Bene gli USA sappiano di questo rischio, il rischio Meloni al Quirinale, ovvero il rischio annesso di riduzione democratica
Per capire tale rischio basta infatti vedere la nuova legge di Meloni proposta al Senato da FdI, nel caso per sbarrare la strada non solo a Vannacci ma a qualsiasi altro nuovo partito in generale che arrivasse in Parlamento: stanno imponendo centinaia di migliaia di firme per introdurre un nuovo partito in Parlamento (capigruppo), un blocco per nuovi partiti in formazione e in larga parte anche per Vannacci, ostacolo per via burocratica insomma, tipico di Davos (mentre in Europa non ci sono quasi per nulla tali restrizioni: tale proposta di legge ha davvero un sapore antidemocratico in generale, come sistema, proposta avanzata dal partito Giorgia Meloni, 6000 firme per ogni collegio, vedasi QUI).
Che gli USA prendano nota.
Per tutte le ragioni sopra esposte, recentemente abbiamo sposato l’idea sia auspicabile piuttosto avere un galantuomo al Quirinale, anche se proviene da fila che noi politicamente non supportiamo, la sinistra. Questo galantuomo dovrebbe essere il Bernie Sanders Italiano, ben ricordando che Bernie Sanders supporta Trump sia nella lotta contro l’immigrazione selvaggia (da buon marxista Sanders sa che gli immigrati sono un’arma degli imprenditori mirata ad abbassare i salari dei lavoratori residenti) che nella partecipazione dello Stato USA in aziende strategiche nazionali americane, onde preservare la competitività del paese e dunque l’occupazione.
Quella persona si chiama Pierluigi Bersani, autore – sebben coi suoi mille difetti – dell’unico decreto di liberalizzazione che possiamo dire abbia funzionato in Italia, appunto il decreto Bersani sull’energia.
Meloni riteniamo che, al netto del pericolo democratico ovvero pro-bellico che rischia di rappresentare, sia ormai destinata all’oblio della storia. L’alternativa è la vergogna di aver barattato con Davos la guerra in Ucraina per una pace temporanea ad uso e consumo del suo governo e del suo clan, pace che si sta dimostrando effimera.
Appunto, avrà la guerra e la vergogna per il suo operato: gli USA ci impiegheranno un po’ ma alla fine vinceranno la sfida dell’Occidente alla Cina comunista, ovvero a Davos. E li sarà il redde rationem, anche e soprattutto per chi ha fatto il disastro, ci scommettiamo.
MD
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Image: thanks to Grok AI







