Accordo fatto tra Danimarca-USA-Inuit locali sulla Groenlandia, vedasi l’annuncio ufficiale.
Durante il discorso rivolto ai leader mondiali riuniti all’ONU prima della cerimonia trilaterale, Trump ha parlato dell’«accordo senza precedenti riguardante la frontiera settentrionale del Nord America, quel vasto e strategicamente vitale lembo di terra noto come Groenlandia».
Questa retorica era in linea con l’impegno assunto a marzo dal Segretario alla Guerra P. Hegseth di creare una «Grande America del Nord». Tuttavia, l’accordo non prevede che gli Stati Uniti assumano il controllo della Groenlandia, come avevano temuto all’inizio di quest’anno i leader dell’isola, della Danimarca e di tutta l’Europa.
Tali timori erano comunque ben fondati.
Infatti, nella pratica Copenaghen ha accettato le richieste USA, diremmo in toto. Ma in modo assolutamente strategico. Riassumiamo per punti, come ottimamente indicato da zerohedge.com
1) Si tratta ormai di un accordo permanente: mentre l’accordo esistente del 1951 era valido solo fintantoché fosse esistita la NATO, questo «non ha una data di scadenza e può essere modificato solo di comune accordo». Rimane in vigore anche nell’ipotesi di una futura indipendenza della Groenlandia
2) Nell’accordo del 1951, gli Stati Uniti potevano istituire basi solo dove entrambi i governi fossero d’accordo, e solo sulla base della pianificazione della NATO. Il nuovo accordo sancisce tre basi: gli Stati Uniti possono «modernizzare ed espandere le proprie attività» a Pituffik, la loro unica base in Groenlandia fino ad ora, e «saranno autorizzati a istituire un’ulteriore area di difesa a Narsarsuaq e Mestersvig». Ulteriori basi oltre a queste tre possono essere giustificate dalla difesa del «continente americano», un interesse statunitense piuttosto che della NATO. Inoltre, un aspetto piuttosto sottile ma interessante: l’articolo IV(iii) stabilisce che «gli Stati Uniti possono istituire ulteriori aree di difesa in Groenlandia» e che vengono quindi tenute consultazioni «per decidere i dettagli di attuazione sulla base di un accordo reciproco». Ciò significa che il principio di una nuova base è automaticamente concesso e che solo i dettagli di attuazione richiedono un accordo. L’articolo VII conferisce inoltre agli Stati Uniti «il diritto di sollevare obiezioni riguardo alla costruzione o al cambiamento di destinazione d’uso» di qualsiasi edificio in prossimità di una base statunitense, dopodiché le parti decidono insieme come procedere. Ciò significa che gli Stati Uniti hanno voce in capitolo sulla pianificazione civile nelle vicinanze delle proprie basi.
3) Per quanto riguarda i movimenti militari statunitensi attraverso la Groenlandia, la differenza di formulazione tra l’accordo del 1951 e questo nuovo accordo è piuttosto curiosa. Il testo del 1951 recitava (art. V, comma 3): gli Stati Uniti «possono godere… del diritto di libero accesso e di movimento tra le aree di difesa attraverso la Groenlandia, comprese le acque territoriali, via terra, aria e mare», ma solo «in conformità con le norme generali concordate di comune accordo ed emanate dall’autorità danese competente in Groenlandia». Il nuovo accordo recita: «gli Stati Uniti d’America godranno… del diritto di libero accesso e di movimento tra le aree di difesa attraverso la Groenlandia, comprese le acque territoriali, via terra, aria e mare». Ecco tutto: «possono» diventa «avranno», e i movimenti militari statunitensi non dovranno più seguire le norme «emanate dall’autorità danese competente in Groenlandia». Gli Stati Uniti ottengono inoltre un’ulteriore novità: «l’accesso sottomarino alle acque territoriali e la circolazione al loro interno», ovvero i sottomarini.
4) Esclusione dei paesi non NATO: agli Stati non membri della NATO è vietato l’accesso alle installazioni militari o una presenza permanente in Groenlandia, a meno che tutte e tre le parti non diano il proprio consenso, il che conferisce agli Stati Uniti un diritto di veto permanente di fatto. L’accordo del 1951 non conteneva una clausola equivalente.
5) Controllo degli investimenti: si tratta di una novità assoluta. “Gli Stati o gli investitori provenienti da uno Stato che non sia membro della NATO, partner della NATO o Stato membro dell’UE” (ad esempio Russia, Cina, India, Stati del Golfo, ecc.), “non potranno esercitare (i) il controllo, (ii) un’influenza significativa, né (iii) avere accesso a informazioni riservate… all’interno di settori o attività particolarmente sensibili nel territorio della Groenlandia (comprese le acque territoriali), salvo accordo tra le Parti». Ancora una volta, ciò significa sostanzialmente che gli Stati Uniti hanno un diritto di veto permanente su chi può investire in se.
6) Infine, in netto contrasto con l’accordo del 1951, l’impostazione dell’accordo cambia in modo significativo: questo nuovo accordo è in gran parte incentrato sugli Stati Uniti. L’accordo del 1951 era stipulato esclusivamente «a beneficio dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico». Il nuovo accordo indica come obiettivo la difesa del «continente americano», esalta «il ruolo insostituibile» delle forze armate statunitensi nonché «i contributi storici e attuali indispensabili degli Stati Uniti alla sicurezza e alla difesa della Groenlandia» e indica come obiettivo chiave l’istituzione del sistema di difesa missilistica «Golden Dome» di Trump.
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Riassumendo…
La grande verita che si legge tra le righe dell’accordo è che, di fatto, l’accordo USA per la Groenlandia del 1951 si sarebbe comunque concluso in automatico con lo scioglimento della NATO.
->L’attuale accordo invece è perenne e riguarda solo gli USA, non necessariamente la NATO.
Alleanza Atlantica – NATO – che dunque da oggi può vedere gli USA abbandonare “a norma di legge” detta Alleanza Atlantica senza mettere a rischio la podesta di fatto sulla Groenlandia da parte Americana.
Capite? Forse ora emerge la strategia del Team Trump, sottilissima, che dite…
Sembra dunque emergere un dettaglio da noi riportato per iscritto negli scorsi giorni su questo blog, a futura memoria: Copenaghen è l’unico paese in area nord Europa – ossia protestante – dove il regnante è cattolico (cfr. “Danimarca esclusa”, al LINK). Guarda caso Giorgia Meloni ha trovato nella Premier Mette Frederiksen l’unico alleato europeo nella sua dichiarazione di blocco di Schengen per la Spagna e – notate bene – pure la Francia, tutto avvenuto lo stesso giorno.
Ehm…
Dite che è successo a caso?
D’ogni modo permetteteci un ultimo commento su Copenaghen: quanto successo nell’accordo sulla Groenlandia – durante le trattative con gli USA – fece ai tempi emergere sui media, lato danese, che esisteva uno scontro con gli USA.
Era tutto falso quanto implicato dai Danesi: in realta’ nessuno scontro con Washington, infatti Copenaghen ha ceduto su tutto con Trump. Resta la possibilità per Copenaghen nelle more del nuovo accordo di fare affari assieme agli USA, là, ottimo messaggio per i danesi che immaginiamo otterranno grandi vantaggi economici.
Potremmo aggiungere il “Dividi et Impera” in Europa da parte USA, ma evitiamo.
Sugli Inuit locali, beh, certamente avendo due padroni saranno più rispettati da oggi in avanti, viene da dire. In ogni caso gli Inuit con massima probabilità, immaginiamo diventeranno molto piu’ ricchi – sono solo circa 50’000 -: di norma succede cosi’ quando gli USA hanno bisogno di qualcosa di concreto ed importante, ti coprono di denaro e di innovazione. Come successe all’Italia alla fine della WWII se ci pensate bene…
MD






