Trump e il “restraining order” su Meloni: il segnale che arriva da Ankara
Questa sera Trump ha pubblicato su Truth Social un post clamoroso: richiama l’idea di un ordine restrittivo (restraining order), una misura legale per tenere a distanza qualcuno che può nuocere a sé o ad altri. Nel video/meme associato c’è solo Giorgia Meloni. Non è un video minaccioso, ma un meme che ironizza sulla sua presunta insistenza. Il messaggio è chiaro: a Ankara Trump non la vuole nemmeno vicina.
Quanto possa durare un premier italiano che non può nemmeno avvicinarsi al Presidente USA (figuriamoci parlargli), lo lasciamo come compitino a casa ai commentatori di regime.
Parliamoci chiaro: i missini duri e puri, quelli che ancora tifano per Salò (la RSI, stato fantoccio nazi-tedesco nel Nord Italia), non sono mai stati amici degli USA — anzi, nemici dichiarati. E una buona parte di loro ha costituito la spina dorsale ideologica del partito progenitore di FdI.
Forse non c’entra nulla, forse sì. Ma tra i ministri di FdI in carica c’è chi è stato chiamato Adolfo dai genitori nel 1957 (otto anni dopo la fine dei processi di Norimberga e dei successivi 12 processi USA *). Noi del blog saremo pure naïf, ma intuiamo che le radici di tale partito possano non essere esattamente e totalmente filo-americane.
Il risultato di oggi sembra la manifestazione di una tensione storica latente tra certi nazionalismi italiani del Novecento (con la parentesi filonazista della RSI) e il Paese che sconfisse i nazisti e liberò l’Italia.
Il tradimento percepito di Meloni agli USA di Trump (pochi settimane fa, proprio sui soggetti che liberarono l’Italia) appare di ordini di grandezza più grave della presa di posizione di Craxi a Sigonella. Conseguenze serie sono attese.
Ad Ankara (prossimi giorni) si capirà il primo conto: l’Italia dovrà sborsare i soldi che non ha versato negli anni passati per la difesa NATO, più quelli per il futuro. Stima extra: almeno 40-60 miliardi di euro annui (a seconda di come si calcola “core military” vs pacchetto allargato).
In ogni caso le prese di posizione, assai femminili nella irrimediabile perseveranza (…), sembra le pagheranno carissime gli Italiani.
Con tante nuove tasse.
Le posizioni al vertice NATO di Ankara
• Trump / linea USA dura: Spinge per 5% del PIL su difesa + sicurezza (o varianti tipo 3.5% core defense + 1.5% infrastrutture correlate). Lo ha ripetuto più volte per tutti gli alleati europei.
• Italia / Meloni: Annuncia 2.8% del PIL su “defence and security” per il 2026 (aumento di ~0.7 punti percentuali rispetto all’anno precedente). Lo presenterà ad Ankara. Include non solo spesa militare pura, ma anche sicurezza interna (polizia, carabinieri, cyber, spazio, dual-use).
I conti approssimativi
PIL italiano 2026 ≈ 2.500-2.550 miliardi di euro (circa 2.74 trilioni USD).
• Al 2.8% → circa 70-71 miliardi di euro totali su defence + security.
• Se l’Italia era intorno all’1.5-2% prima degli aggiustamenti recenti, l’incremento è notevole (decine di miliardi in più).
• Differenza verso 5%: Dal 2.8% al 5% ci sono 2.2 punti percentuali → circa 55-60 miliardi di euro annui extra (a seconda del PIL esatto). Dunque circa 40-50 miliardi è nell’ordine di grandezza corretto, specialmente se si considera solo la parte “core military” e non tutto il pacchetto security.
L’Italia parla di raggiungimento graduale (10 anni per target alti), con flessibilità e riclassificazioni di spesa esistente. Trump vuole risultati più rapidi e concreti.
Fonti:
account ufficiali USA (Truth Social), dichiarazioni Meloni al Parlamento (11 giugno 2026), dati NATO e previsioni economiche (IMF, Commissione UE).
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In fondo sarebbe bastato mandare le navi Italiane ad Hormuz: ancora ci chiediamo perché…
La colpa – si dice ormai chiaramente nei vicoli della Capitale – sembra essere tutta del clan Meloni, ormai nei fatti e negli atti affine a Davos.


In ogni caso – in parallelo – emerge oggi che da Londra è partito un impulso ai social di spingere le notizie mainstream, casomai la verità diventasse troppo scomoda, vedasi sopra.
Con immediato allineamento EU di fatto a rendere penalmente rilevante ogni retweet di Russia Today, l’informazione russa insomma (il motivo è che il fronte ucraino sta crollando, Zelensky sta perdendo ma non bisogna farlo capire agli europei, prossimamente mandati in guerra)
Della serie:
‘- “Nonnino, nonnino è nata prima la censura o la guerra?”
+ “Amore di nonno Joseph, è nata prima la propaganda. Ma quando fallisce non si può fare la guerra se non c’è prima la censura”…’
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Le conseguenze per gli Italiani
Resta la domanda definitiva: perché devono essere gli Italiani a pagare il conto di questa enorme follia Italico-EUropea targata Giorgia Meloni?
Ricordo peraltro che gli USA detengono anche (circa) la metà dell’oro italiano: nel caso il clan Meloni sarà responsabile anche del futuro sequestro aureo italico, a compensazione dei debiti pregressi?
Ad Ankara lo sapremo. Fra poco, basta aspettare.
Resta che in certe cuspidi della storia i leader devono decidere, o di qua o di là. Sbagliare schieramento, in tali critici e unici frangenti, è spesso fatale politicamente (…). Capiremo a breve il futuro di Giorgia Meloni, sperando sempre o comunque in accondiscendenza per l’Italico popolo, che ormai quasi manco può votare i propri politici (col voto di lista i candidati li decidono le segreterie, sigh).
Noi ci domandiamo solo se non sarebbe stato meglio per l’Italia restare con Trump evitando tale salasso di spesa militare, di cui sopra. Invece di andare a letto con Macron/Davos tradendo Trump; ben sapendo che Parigi oggi ha come primo obiettivo evitare di perdere le sue colonie africane, non di fare il bene dell’Italia.
MD
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Note:
* Secondo l’USHMM, i 12 ulteriori processi videro 183 imputati alla sbarra, furono inflitte 12 condanne a morte, 8 ergastoli e 77 pene detentive a diversi anni; alcuni imputati furono assolti



