Una notizia tanto incredibile che non par vero possa essere stata silenziata sui media in italiano, sebbene sia passata per la stampa minore.
In breve, un articolo di giornale passato in cavalleria annuncia che l’Italia produrrà a breve, in quel di Modena, droni kamikaze inglesi da usare in guerra (quando si dice Perfida Albione, – appunto -: ci si chiede se in caso di guerra l’Italia diventerà così obiettivo militare ufficiale…), vedasi la notizia al LINK.
A Modena nascerà una nuova joint venture (MGI Italia) che produrrà droni kamikaze (“munizioni vaganti”) destinati al settore difesa. L’aspetto che l’articolo sottolinea è il contrasto tra l’importanza strategica del progetto e la piccola dimensione economica delle società coinvolte.
I fatti principali
• Annuncio ufficiale: 4 giugno 2026 a Roma, presso la residenza dell’ambasciatore britannico.
• Società coinvolte:
• MGI Engineering (UK, specializzata in droni militari).
• Vigilar Group (Milano, azienda di intelligence e spionaggio privato).
• Partecipazione italiana tramite Atlantic Fluid Tech di San Cesario sul Panaro (MO), storica azienda di componenti oleodinamici (valvole idrauliche per macchinari agricoli e industriali).
• Produzione prevista: Circa 200 droni al mese (modelli come SkyShark e TigerShark, vedasi anche di seguito), capaci di trasportare fino a 300 kg di esplosivo e con raggio di 750 km.
• Capitale sociale di MGI Italia: Solo 10.000 euro, nonostante l’ambizione industriale.
• Sede: Modena (luogo esatto non rivelato).
Tono e osservazioni critiche dell’articolo
• Sottolinea la riconversione di un’azienda familiare “tradizionale” verso il business del riarmo.
• Evidenzia il ruolo di Vigilar (dossieraggio e intelligence privata).
• Colloca l’iniziativa nel contesto più ampio del riarmo italiano ed europeo, con legami NATO e supporto all’Ucraina.
• Critica il termine “Drone Valley” per l’Emilia-Romagna, definendolo già una realtà concreta grazie a università, consorzi e finanziamenti pubblici.
L’articolo fa parte della linea editoriale de L’Indipendente, noi riportiamo giusto i fatti salienti di cui a tale articolo originale.
Chiaramente a noi interessano solo i fatti. Nel contesto, costruire in Italia così tanti droni kamikaze, bombe volanti insomma, 200 al mese, a mezzo milione di euro l’uno di valore, 100 milioni al mese € di fatturato, oltre 1 mld di euro all’anno, non è poca cosa. Soprattutto per una azienda con un capitale sociale così esiguo.
Vedasi al LINK : gli Shark indicati nell’articolo potrebbero essere gli stessi prodotti oggi in UK, osservate bene i dettagli
A parte che i droni kamikaze usati oggi dall’Ucraina contro la Russia sono spessissimo inglesi, con fabbriche ucraine spostate in UK e pure gli UK che forniscono droni a Kiev , resta per lo meno incredibile che l’Italia si faccia tirare la giacchetta per entrare in guerra contro la Russia. Vi ricordo il caso tragico di quando le truppe italiane furono mandate sul Don a morire nella WWII per combattere una guerra finalizzata a difendere interessi altrui, non interessi italiani.
E’ infatti riconosciuto che Londra abbia interessi in Ucraina: un contratto di 100 anni è infatti stato firmato tra Starmer e Zelensky per sfruttare le risorse del Donbass finita la guerra, da parte di Londra. Ma perchè l’Italia deve venire coinvolta, se invece non ha alcun interesse di tal tipo? Basta forse corrompere qualche politico italiano per far tale magia?
A parte gli scherzi, non possiamo dimenticare il recente voltafaccia pro Davos di importanti politici Italiani governativi, andando contro alla linea filo USA storica.
Resta che la fabbrica di droni kamikaze in Italia apre ad una nuova base di coinvolgimento strategico per l’Italia, assieme a Davos, ovvero contro Mosca: oggi abbiamo chiaro infatti che il governo italico attuale è davvero pro Davos, ossia pro guerra a Mosca. Parimenti palese è che l’Europa vuole la guerra alla Russia, mentre Washington e Mosca non vogliono alcun conflitto in grado di mettere in discussione Yalta, va bene giusto dargli una ri-pitturata di fresco coinvolgendo Cina ed India, ovvero cacciando l’Europa ormai inesistente a livello strategico.
Oggi i poteri vetero-coloniali se la giocano, all’ultimo sangue, come sempre. Ma l’Italia? Non ha il physique du role per esporsi in tal senso, secondo noi; come ai tempi di Mussolini se ci pensate bene. O forse stiamo solo rivivendo la storia che si ripete, diremmo precisamente?
Ricordiamo infatti che Stalin propose a tutte le potenze europee di entrare in un’alleanza contro il regime aggressivo della Germania, contro il regime nazista. Ma tutte si tirarono indietro, anzi furono proprio loro, i poteri vetero coloniali, ad iniziare per primi a stipulare trattati con Hitler, Chamberlain docet.
Appunto, chi firmò un trattato con Berlino nel 1938? Sempre loro: Francia, Gran Bretagna.
Il primo ministro britannico arrivò a Londra, scese dall’aereo, iniziò a sventolare tale patto ed a gridare: «Vi ho portato la pace!» Sebbene persone più assennate in Gran Bretagna dicessero: «Beh, ora la guerra è inevitabile.» E così è stato esattamente.
Poi si rivoltarono contro l’Unione Sovietica. E immediatamente, nello stesso giorno, la Germania nazista iniziò ad accusare l’Unione Sovietica di essere quasi colei che aveva attaccato, come se l’Unione Sovietica stesse preparando un attacco. Sciocchezze!
Corsi e ricorsi storici
Precisamente in tale contesto andrebbero secondo noi valutate le conseguenze di uno stabilimento di droni kamikaze in Italia, che esporrebbe a diretta offensiva russa appena la guerra dovesse deflagrare tra Europa, ossia Davos, e Russia. In tale caso auguri a Modena!
I received several reactions to the discussion I hosted about how nuclear weapons may be used against Europe to restore deterrence. To be clear, this is not a normative argument about what I think should happen or what I think is just. My argument is what I think will happen.… pic.twitter.com/GIbVUmEhML
— Glenn Diesen (@Glenn_Diesen) June 14, 2026
A maggior ragione considerando che il prof. Glenn Diesen, profondo conoscitore degli ambiti NATO, ha previsto solo alcuni giorni fa che è questione di tempo prima che la Russia dichiari la sua superiorità strategica con ordigni tattico nucleari “sparati” su un’Europa belligerante appena prima che la guerra venga dichiarata da Bruxelles, contro Mosca. Per ristabilire le gerarchie in termini di “deterrenza nucleare”. Tesi che purtroppo consideriamo fattualmente realistica ed anzi addirittura probabile se le provocazioni europee contro Mosca continueranno (…).
In fondo lo spirito di questo nostro intervento è solo ammonire sulle a dir poco nefaste conseguenze di azioni potenzialmente scellerate da parte degli apparati italiani.
La verità in fondo è solo una: Londra e Parigi necessitano di una guerra alla Russia per mantenere i loro anacronistici privilegi ex coloniali, ora che le loro colonie vanno scomparendo. Mentre l’Italia non ha bisogno di tutto questo, facendo anzi attenzione che alla fine del giro non sia proprio la penisola – governata da politici vieppiù corrotti ad arte dai soliti noti, ad esempio via massonerie coloniali in loco – a sostituire le colonie perse da Londra e Parigi.
MD
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Immagine: thanks Grok AI









