Lo stimato generale Lt. Gen. Michael T. Flynn, un amico del nostro blog, sintetizza la guerra in Iran, intendendo così come fare a vincerla, la guerra. Un discorso dettagliato, ma senza dare dettagli eccessivamente tecnici, sono segreti, facendo però capire le coordinate per spuntarla. Per chi sa intendere.
Chiaro, in primis una nazione che davvero fa di tutto per vincere una guerra, volendo davvero avere successo, in presenza di risorse opportune, ovvero senza corrotti al suo interno, senza forvianti doppi fini politici insomma, la guerra alla fine la vince davvero. In questo senso il team di Donald J. Trump sembra molto affiatato, lo spirito militaresco abbonda. Dunque facilmente ce la farà, vedremo…-
Buon segno per gli USA. Ed anche per il mondo in quanto non riteniamo che sia auspicabile che un paese che mai condanno’ le gesta di Hitler possa avere l’atomica, giammai!
Resta che l’Europa sembra ormai avversaria degli USA, purtroppo.
Ricordiamo ai lettori che il primo paese dell’asse nazista che cambiò sponda fu l’Italia. Accadde circa due settimane dopo lo sbarco in Sicilia degli Alleati e circa una settimana dopo il bombardamento in provetta di San Lorenzo, a Roma, nel luglio del 1943: a quel punto i fascisti romani mollarono Mussolini, a fine Luglio.
Così l’infatuazione dei gerarchi italici per i nazisti finì, le elites del tempo vennero divise tra loro tra favorevoli al nazismo [a nord del Paese] e contrari [a sud]; ossia il tragico e rapace nazismo continuò solo nel nord Italia, nella sciagurata R.S.I. (memento che un primario gerarca fascista dei tempi attivo nel profondo sud d’Italia, dopo l’8 Settembre 1943 si trasferì nella Repubblica Sociale, stato fantoccio nazistafascista tedesco nel nord Italia [dove vennero mandati a morire gli ebrei ad Auschwitz, cfr. binario 18 della Stazione Centrale di Milano]: oggi la prole di tale gerarca emigrato a nord è primario consulente di Giorgia Meloni, corsi e ricorsi storici).
Nel contesto la grande domanda sta tutta nel chiedersi cosa oggi potrebbe – ovvero potrà – rappresentare i due eventi bellici in Italia di svolta (sbarco in Sicilia e bombardamento San Lorenzo) citati sopra che convinsero la Roma fu fascista a voltare le spalle ai crudeli nazisti, corsi e ricorsi storici anche qui…
Ben ricordando che il nome attuale del nazismo secondo molti è Davos.
Buona lettura
MD
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La guerra con l’Iran
Chi vincerà?
Sebbene non esista un singolo fattore determinante, la vittoria è il risultato di molteplici vantaggi interconnessi che si accumulano nel tempo.
La storia non ci offre soluzioni miracolose; anche una superiorità schiacciante in un’area può essere vanificata da fallimenti in altre (si pensi al Vietnam, alla Somalia, all’Afghanistan, persino alla Corea). In altre parole, la guerra con l’Iran non è paragonabile alla Seconda Guerra Mondiale.
Cosa determina la vittoria?
1. La volontà politica e la coerenza dell’apparato politico di una nazione. La parte che riesce a sostenere costi più elevati per un periodo prolungato, a mantenere il sostegno interno e a definire chiaramente obiettivi raggiungibili, di solito prevale. Si può vincere militarmente e comunque perdere la guerra. La parte il cui sistema politico gestisce meglio lo stress di un conflitto prolungato ha il vantaggio.
2. Il potere economico e logistico, ovvero la capacità di sostenere una guerra prolungata. Nel campo della guerra si dice: “I dilettanti parlano di tattica, i professionisti di logistica”. La capacità industriale, le catene di approvvigionamento, le finanze e la capacità di rimpiazzare le perdite decidono le guerre di lunga durata. La storia offre molti esempi in cui ciò non è stato affatto vero, soprattutto nelle guerre di logoramento (ad esempio, il Vietnam).
3. Strategia e arte operativa, o meglio, una buona strategia moltiplica la forza, una cattiva strategia la spreca. Strategie come la guerra di manovra utilizzata dai tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale (vedi sopra), le strategie di logoramento che favoriscono i propri punti di forza (i russi che combatterono contro Napoleone e Hitler sul fronte orientale) o le strategie di esaurimento (l’uso della tattica fabiana, ovvero logorare l’avversario). Un appassionato di boxe conoscerà questa strategia come la “rope-a-dope” applicata dal campione dei pesi massimi Muhammad Ali. Imparare più velocemente del nemico, adattarsi alle evidenti debolezze e utilizzare saggiamente le informazioni di intelligence sono tutti elementi fondamentali. La storia è piena di generali “geniali” che hanno perso perché la loro strategia non era adeguata alle risorse o alla situazione politica, oltre alla loro incapacità di adattarsi o di riconoscere la necessità di farlo.
4. Tecnologia e qualità delle forze, dove i vantaggi tecnologici sono reali ma transitori e raramente decisivi da soli (droni stealth, portaerei, armi ipersoniche, attentatori suicidi, IA, guerra elettronica, cyberdifesa, robotica, targeting dallo spazio, ecc.), stanno plasmando o rimodellando la guerra moderna a grande velocità. La vittoria può essere raggiunta da chi sa adattarsi al rischio e alle nuove tecnologie, unitamente al coraggio dimostrato nelle sale della politica così come sul campo di battaglia. Un addestramento superiore, una dottrina solida ma flessibile e il capitale umano spesso contano più delle semplici attrezzature; in sostanza, vince chi integra più velocemente le nuove tecnologie (ad esempio, i ribelli Houthi che usano missili balistici e droni per impedire il passaggio attraverso il Mar Rosso).
5. Risorse umane, morali e alleanze contano quando la qualità è comparabile. Un morale alto (la convinzione di combattere per qualcosa di reale) può sostenere le perdite. Finora siamo stati fortunati ad avere un basso numero di vittime (una sola perdita è dura, ma il costo umano della guerra è reale). Le coalizioni portano risorse e legittimità, ma aggiungono attrito. In questo caso, la geografia favorisce chiaramente l’Iran, che si difende. E la nostra necessità di proiettare la nostra potenza è necessaria, ma estremamente costosa.
E allora? Che tipo di guerra è questa?
È una guerra breve, un’altra guerra lunga, una guerra asimmetrica?
In definitiva: non esiste una risposta romantica a questa guerra. La guerra è un fallimento della diplomazia. La guerra è brutta. La guerra è costosa. Di solito le guerre vengono vinte dalla parte che sa convertire meglio le risorse in una violenza sostenuta e coerente al servizio di obiettivi raggiungibili. Spesso a perdere è chi sottovaluta la determinazione dell’avversario o le proprie vulnerabilità. Prego che non sia successo anche a noi. Questa guerra è una prova di resistenza tanto quanto di tattica.
Preghiamo che l’America e gli americani possano resistere.
Lt. Gen, Michael T. Flynn
originale: https://genflynn.substack.com/p/the-iran-war



