Prima di tutto la tecnica: la guerra militare in Iran è finita, resta solo al limite una notte di lavoro per spegnere centrali elettriche e orpelli annessi. Prima dell’estate sarà il momento giusto, nel caso. Ma non sarà necessario, il cambio di regime avverrà prima.
La guerra militare è finita da settimane.
La vera guerra è Finanziaria. Riguarda il controllo sul flusso di denaro. Questo è un segnale di quanto sia grave la situazione per certe persone i cui volti non vediamo mai e i cui nomi non conosciamo (LINK).
La genialità USA è stata la guerra al contrario: un produttore di petrolio ha un unico grande nemico, l’unico davvero, fermare pozzi in produzione, specialmente se produttivi da anni. Come quelli iraniani, precisamente, antichissimi, con tecnologie degne dello Scia’.
Dunque, se un paese non ha serbatoi dove versare il petrolio prodotto o lo getta a terra. O in mare. O ferma i pozzi. Stante che le navi iraniane sono bloccate sia in entrata che in uscita da Hormuz, se vanno verso l’Iran, saltati gran parte dei depositi in patria, con il blocco navale USA in corso l’Iran non sa più dove mettere il suo petrolio.
Dunque deve optare per il famoso shut-in, chiudere i pozzi. Che poi non ripartiranno per anni, con una produzione che sarà meno della metà di quella attuale. O arrendersi, avendo certa la miseria di un paese molto popolato ma senza petrolio per il futuro.
Solo questione di tempo, gli Ayatollah sono fregati.
Non si spara più un colpo dunque: la tattica e’ stata precisissima, bombardamenti, limitazione lancio missili dell’IGRC, colpire radar, contraeree, basi militari e soprattutto lanciatori. Poi guerriglia interna, fomentare la rivolta. E colpire serbatoi potenziali PRIMA che Teheran potesse immaginare il fine ultimo USA, militarmente parlando. I missili arrivati da Teheran? Un danno calcolato, di un morto che cammina, Teheran.
Gli iraniani taglieranno i cavi dati verso il Golfo come minaccia? Zero problemi, si ricostruiranno. Mentre invece l’Iran diventerà tremendamente povero, per decenni, come Cuba, se non si arrende….
Solo al termine di tali operazioni militari preliminari, non prima di aver colpito due o tre centrali elettriche a gas ‘strategiche”, bloccando infrastrutture asservite ai militari, e’ arrivato il blocco navale (ed i pompaggi gas). Ci siamo.
Risultato: in meno di un mese o l’Iran si arrende causa assenza stoccaggi. Dunque, o ferma i suoi pozzi, tecnicamente “per sempre” senza aiuti USA, visto che sono gli unici in grado di farli ripartire Schlumberger, Halliburton, anche Saipem se volete. O diventa un paese MOLTO POVERO e molto popolato.
Quanto sopra illustrato ha infatti, come conseguenza, il blocco dei flussi finanziari iraniani, parlo del blocco navale. Finiti i soldi, finiti i baratti. E senza oil, coi pozzi chiusi, gli Ayatollah resteranno coi loro missili a spararne uno ogni tanto, come faceva Hitler dal bunker di Berlino. Null’altro.
Poi gli tocco’ scappare. O morire, fate voi.
Dettagli shut-in:
Danneggiamento del reservoir vicino al pozzo (near-wellbore damage): Senza flusso, i pori della roccia intorno al pozzo si occludono per:
• Depositi di paraffina, asfalteni e scale minerali (precipitazione di sali).
• Sedimentazione di particelle fini.
• Crossflow tra strati: zone ad alta e bassa permeabilità scambiano fluidi, creando emulsioni difficili da rimuovere. Risultato: aumento del “skin factor” (danno di formazione), che riduce drasticamente la produttività quando si riapre. Studi su shut-in prolungati mostrano in media -25% di produzione di olio e -31% di gas, con +22% di acqua.
• Corrosione accelerata: Nei pozzi con fluidi stagnanti (soprattutto se contengono H₂S o CO₂, presenti in diversi campi iraniani) la corrosione di casing, tubing e cemento aumenta notevolmente. Pozzi vecchi o con integrità già compromessa rischiano perdite o collassi.
• Problemi specifici per i giacimenti iraniani: Molti campi (Ahwaz, Marun, ecc.) sono maturi con alto water-cut; lo shut-in favorisce water coning (l’acqua di falda sale invadendo l’olio). Nei campi a gas/condensato come South Pars, l’inattività prolungata può causare danni permanenti a reservoir e infrastrutture per via dell’invecchiamento delle strutture.
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In tale contesto i poteri di Davos, che stanno con gli Ayatollah, infatti non sono intervenuti contro Teheran che bloccava Hormuz, sono disperati, stanno infatti perdendo. Trattasi dei poteri vetero coloniali europei, che piano piano stanno perdendo tutte le colonie.
Dunque, necessitano di colonie, nuove colonie: il sogno di annettere l’Italia a pezzi parte da ben prima della conferenza di Teheran (dunque capite il tradimento dei nostalgici della R.S.I., oggi, con chi stanno).
Per inciso, Londra sta implodendo, idem Parigi.
Ecco perché Macron e’ sceso in Italia, per far crollare Meloni che ha fatto solo un grave errore, non dimettersi due settimane fa DENUNCIANDO IL RICATTO (tradita dai falsi sovranisti al governo). Un bluff, a cui a Roma hanno creduto. La storia ci dirà se abbiamo ragione.
Comunque Meloni coi suoi recenti comportamenti ha fatto capire agli USA che era di molto sopravvalutata. Noi già lo sapevamo, ci è abbiamo scritto molte volte in passato.
Chiaramente là Premier e’ stata ricattata, lo sappiamo bene. Ciò non toglie che ci aspettavamo di più. E ciò non toglie che Meloni prende tempo, per ora. Resta che, come dicemmo agli amici USA, Meloni non è uno statista, è una brava persona, punto. Per andare oltre non ha il livello purtroppo, da sola non ci riesce, ci vuole un team di patrioti che arrivino da fuori dello stretto cerchio politico. Meglio rendersene conto.
(Ora se ne sono resi conto).
Sappiate solo una cosa: terminato Hormuz, caduta Teheran, si passa a Cuba, che come Teheran chiederà di essere annessa agli USA in qualche forma.
La partita difficile sarà il Messico, capeggiato dalla babilonese Sheinbaum, di origine europea, sempre loro. Groenlandia e Canada verranno da sole, una volta caduta l’Europa.
Sullo sfondo l’alleanza USA di Anchorage con Mosca. E la prossima sfida alla Cina, INCAPACE di fare guerre.
Ma ci sarà anche l’Italia da aggiustare, a tempo debito, pazienza. Che non significa accondiscendenza con là Premier, ben inteso, visto che da qui in avanti Giorgia Meloni ripeterà migliaia di idiozie, come da copione.
MD







