Arcipelago “6 gennaio” — Il Dipartimento di Giustizia e la brama di sangue dei Democratici

James Bovard (sintesi)

Le vicende del Campidoglio (6 gennaio 2021) continuano ad essere un regalo per chiunque nel mondo contesti i valori americani della democrazia e della giustizia.

Nei prossimi mesi, probabilmente, assisteremo a inconcepibili debacle burocratiche e a stupefacenti abusi dei Procuratori Federali, che offriranno carburante alla sete di sangue degli inferociti sostenitori di Biden.

Improbabile che l’imminente disastro possa restituire fiducia nella “democrazia americana”.

La scorsa settimana, il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che: “Le indagini e i procedimenti giudiziari sulla ‘violazione del Campidoglio’ saranno i più grandi della storia americana, sia per il numero d’imputati che per la natura e il volume delle prove”.

Il Washington Post, a sua volta, ha riferito che: “I Federali stanno valutando 237.000 segnalazioni digitali, 1 milione di video Parler e immagini per un totale di 40 terabyte — l’equivalente di 10 milioni di foto, di 20.000 ore di video o di 50.000 armadi pieni di documenti cartacei”.

Gli investigatori stanno anche selezionando “i dati delle ‘torri cellulari’ relativi alle migliaia di dispositivi elettronici che si sono collegati al sistema di antenne distribuite all’interno del Campidoglio”, forniti dalle compagnie telefoniche, da Google e da altre società di aggregazione dati.

Il problema sarà appesantito dal fatto che gli impiegati governativi sono davvero molto lenti.

Più di 500 manifestanti sono già stati rinviati a giudizio presso i Tribunale Federali, ma i loro processi saranno ritardati fino ad almeno il prossimo anno.

Il Giudice Federale John Bates ha recentemente avvertito che gli errori contenuti nelle presunte prove potrebbero “portare i Giudici sul sentiero di guerra”.

Se i Giudici concludessero che il Dipartimento di Giustizia stia trattenendo troppo a lungo (e spesso in isolamento) gli imputati, svelerebbero che i Procuratori stiano puntando, in realtà, sul lungo termine. 

Le accuse federali contro i manifestanti del 6 gennaio sono state costruite su quello che un esperto di prove elettroniche ha definito un incubo degno della Torre di Babele”.

Gli Agenti Federali erano felici per le oltre 300.000 segnalazioni arrivate nei loro uffici, ma i Procuratori devono ora vagliarle una per una e fornire a tutti gli imputati e ai loro avvocati anche le prove potenzialmente a discarico. 

La più grande raccolta-dati che sia mai stata fatta stimolerà probabilmente un massiccio occultamento di prove, intenzionale o involontario che sia.

Il Dipartimento di Giustizia ha recentemente notificato agli Avvocati della Difesa che avrebbero dovuto “approntare un proprio sistema per ricevere i dati consegnati dai Federali.

L’accusa ha lamentato, inoltre, che un Giudice Federale le abbia impedito di affidarsi a un appaltatore privato.

Il Dipartimento di Giustizia, di conseguenza, potrebbe ritardare il rilascio della maggior parte dei video del sistema di sicurezza interno del Campidoglio, nel tentativo di preservare la trama di Biden sul “terrorismo interno”.

Anche prima di quel “6 gennaio”, i Democratici avevano accusato di sedizione i sostenitori di Trump per aver presentato sfide legali ai risultati delle elezioni del 2020, ricorrendo anche ad alcuni popolari hashtag, come ad esempio #GOPSeditiousTraitors e #TreasonAgainstAmerica.

Conseguenza dell’interruzione, alcuni leader del Congresso paragonarono quel ritardo agli attacchi dell’11 settembre, a Pearl Harbor e alla guerra del 1812.

Il Dipartimento di Giustizia potrebbe ritardare il rilascio delle prove anche perché è riluttante a rivelare quale ruolo abbiano giocato gli informatori federali e gli agenti sotto copertura nell’istigare o propagare la violenza.

Per gli imputati del “6 gennaio”, i Procuratori Federali stanno usando un’equazione molto semplice: “violazione di domicilio + crimini di pensiero = terrorismo”.

Lunedì scorso Paul Hodgkins è stato incredibilmente condannato a 8 mesi di prigione, nonostante i Federali abbiano ammesso che era “colpevole” solo di aver scattato dei selfies, di aver indossato una maglietta di Trump e portato una bandiera dell’ex Presidente nell’aula del Senato, senza “impegnarsi personalmente in violenze o distruzione di proprietà”.

Il Dipartimento di Giustizia di Biden, per inciso, aveva chiesto una lunga pena detentiva per “scoraggiare … il terrorismo interno”.

Nel frattempo, i Democratici stanno inveendo contro chi difende gli “imputati del 6 gennaio”.

In questo modo, fanno tornare in mente un episodio descritto in Arcipelago Gulag da Alexander Solzhenitsyn, quando la gente marciava sulle strade gridando “Morte! Morte! Morte!” contro gli imputati di un processo-farsa. 

Lo stesso spettacolo è comparso su Twitter nella sezione dei commenti del Washington Post (uno fra i tanti).

Un commentatore ha scritto che “l’unico modo efficace che il Governo ha per rispondere a un atto di guerra dei ‘terroristi nazionali’ è quello di accoglierli con le mitragliatrici e i lanciafiamme. Nessuno dei terroristi che hanno sfondato le linee della Polizia [il 6 gennaio] doveva andarsene vivo”. 

La condanna di Hodgkins ha fatto infuriare i lettori del Washington Post per la sua presunta “leggerezza”.

Un lettore ha scritto che: “La sentenza di soli 8 mesi mi spaventa molto … Temo che il Governo stia perdendo la capacità di proteggerci dai pazzi e dai terroristi di destra ispirati a Q”.

Un altro ha commentato che: “Avrebbe dovuto essere condannato a morte per sedizione”.

Come sempre, in certi casi, c’è persino chi fatto riferimento ai nazisti, scrivendo: “La condanna è paragonabile ai 9 mesi che Adolf Hitler fece in galera per la sua partecipazione al tentativo di putsch del 1923 contro il Governo tedesco. Ricordate com’è andata a finire?”.

Il Giudice Federale Randolph Moss, riferendosi a Hodgkins, ha dichiarato che le sue azioni “renderanno più difficile dire ai nostri figli che la Democrazia sia l’immutabile fondamento della nostra nazione”.

Purtroppo, i Giudici sono stati molto disinvolti quando, invece, la democrazia americana è stata davvero sovvertita, ma dalle Agenzie Federali.

Quando Kevin Clinesmith (assistente Consigliere Generale dell’FBI) ammise di aver falsificato le prove per ottenere un mandato FISA volto a spiare la “campagna presidenziale” di Trump, il Giudice Federale James Boasberg  lo trattò con molta simpatia.

Disprezzando la raccomandazione del Procuratore Federale, Boasberg diede a Clinesmith più che una condanna un buffetto sulla guancia: 400 ore al servizio della comunità e 12 mesi di libertà vigilata.

L’Ispettore Generale del Dipartimento di Giustizia ha documentato molti altri inganni e abusi di potere da parte dell’FBI nelle indagini su Hillary Clinton (in un senso)  e su Trump (nell’altro), ma nessun Funzionario dell’FBI ha passato un solo giorno dietro le sbarre.

I Procuratori del Dipartimento di Giustizia, andando avanti, si troveranno davanti un comma 22”.

Saranno messi sotto pressione della Casa Bianca per raccogliere quanti più scalpi possibile, ma saranno paralizzati dalla mancanza di prove (sul fatto che gli accusati fossero colpevoli di qualcosa di diverso dall’aver “deliberatamente e consapevolmente sfilato” nel Campidoglio).

Di solito, la pressione politica per ottenere condanne di alto profilo portano i Procuratori Federali a disastrose sconfitte in Tribunale.

Se i Giudici cominciassero a respingere le richieste dei Procuratori sulle vicende del “6 gennaio”, crollerebbe di conseguenza l’intera trama politica.

Il Procuratore Federale Mona Sedky ha chiesto pene severe per gli imputati del “6 gennaio”, secondo lei per preservare “il rispetto della legge”.

Ma, in questo processo, è proprio il “rispetto per la legge” il principale perdente.

Aspetti solo che la gente si renda conto che scattare un selfie comporti una grossa pena federale!   

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Link: https://jimbovard.com/blog/2021/07/22/the-coming-january-6-train-wreck/

Scelto e tradotto da Franco

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