La tragedia del Venezuela. Niente acqua. Niente cibo. Niente elettricità. Niente medicine.

Rod Dreher: ho ricevuto questa lettera da una esule venezuelana che ho incontrato in Spagna questa settimana, mentre facevo pubblicità per “Vivir Sin Mentiras”, la versione in spagnolo di “Live Not By Lies”. Mi ha dato il permesso di pubblicarla.

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Quando sono arrivata qui mi son sentita come il regista Jonas Mekas, quando ha raccontato del suo esilio.

Era arrivato a New York e vedeva persone sedute nel parco o a bere un caffè.

Tutto quello cui riusciva a pensare era che “laggiù ci stanno uccidendo” … ma la gente continuava a restare seduta, pacificamente, a farsi gli affari suoi.

Questa per me è una cosa fantastica … intendo dire il fatto che le persone possano vivere così. Perché, di solito, significa che non si trovano in una dittatura.

Ora riesco a capire perché la gente non vuol sentir parlare di queste cose. Non è qualcosa con cui ci si possa relazionare o che si possa assimilare.

In Spagna, per qualche tempo, la gente ha prestato un po’ di attenzione, grazie più che altro a Podemos.

Ma, a un certo punto, il “monito venezuelano” è diventato vecchio, logoro e stantio. La gente non ne voleva più sapere, si sentiva a disagio, s’infastidiva.

Ho smesso di parlarne perché non si può discutere con qualcuno che non vuole ascoltare. Ma ora lo capisco, è molto fastidioso.

A suo tempo mi arrabbiavo molto e lo faccio ancora, ma non così frequentemente perché anche le persone ben istruite che ho incontrato dicevano, con estremo orgoglio, che “Non può accadere qui”.

Ho finalmente capito che non è una questione d’istruzione.

Non ve l’ho detto, ma sono nata qui, in Spagna. I miei genitori tornarono in Venezuela quando ero bambina. Ed è per questo che siamo fuggiti qui, io e mio marito.

Lavoravamo insieme alla Penguin Random House di Caracas. Anche lui è venezuelano.

È un editore molto bravo, così bravo che è stato l’unico ad essere trasferito alla PRH Colombia quando la PRH Venezuela è stata chiusa.

Sono partita con lui per andare a Bogotà e ci siamo rimasti due anni (a quel tempo non era proprio un “esilio”, perché è un luogo vicino a casa e l’azienda ci permetteva di visitare le nostre famiglie), poi siamo tornati in Venezuela quando è morto il Presidente [Hugo Chavez].

Abbiamo visto crollare tutto molto rapidamente.

Con questo non voglio dire che le cose, prima, andassero bene. Non era così. Ma poi tutto è degenerato.

Niente acqua. Niente cibo. Niente elettricità. Niente assistenza medica o pillole, niente del genere.

La gente muore perché non trova gli antibiotici se non al mercato nero — e la gente non può permetterselo. È in un costante stato di paura.

Non è facile da comprendere, lo so.

Una volta ero in una farmacia e un uomo è entrato chiedendo qualcosa, delle pillole. La farmacista gli ha detto che le aveva finite e l’uomo ha perso la testa gridando: “Cos’è questo, queste persone (cioè il Governo) vogliono che moriamo tutti quanti?”

Sì, ho pensato. È esattamente quello che vogliono.

“Guardate” — dico alla gente per spiegare cosa succede laggiù — “Cosa fate quando vi alzate la mattina? Andate in bagno e vi lavate i denti?.

Bè, immaginate che non ci sia il dentifricio (ho scoperto, appena lasciato il paese per venire qui, che avevano cominciato a vendere il dentifricio non al tubetto, ma nella quantità che ci può stare in uno spazzolino — perché era così scarso e i tubetti interi erano così costosi).

Quando aprite l’acqua questa non esce. Così, cominciate a risparmiarla quando arriva.

Tutti laggiù lo sanno: prendete più contenitori che potete e li riempite (l’acqua è color marrone e, quindi, dovete bollirla se avete una cucina a gas. Se ne avete una elettrica siete praticamente fregati).

Certo, cercate di fare il bagno usando l’acqua dei contenitori. Ma anche il sapone e lo shampoo sono scarsi.

Quando fate il bucato o lavate i piatti si deve risparmiare quanta più acqua e sapone possibile … e sto parlando dei fortunati che ricevono l’acqua almeno una volta a settimana.

Alcune persone restano senza per quindici giorni, un mese … e a volte anche di più.

Vivere così porta naturalmente a molti problemi di salute (fa molto caldo tutto l’anno e le zanzare sono una piaga molto grave. Ad esempio, è tornata la malaria), per non parlare dei problemi igienici.

Quando la gente ha un brutto raffreddore, non trova da nessuna parte una medicina da banco per la febbre.

Il Governo ha annunciato in TV che la gente doveva coltivare in casa le proprie “erbe per abbassare la febbre”, come la moringa e altre ancora.

L’ha detto con un sorriso stampato sulla faccia, con orgoglio, come se fosse una svolta, come se avesse detto “non avete bisogno delle grandi compagnie farmaceutiche capitaliste”.

Bene, diciamo che avete fatto tutto questo e che dovete uscire per andare a lavorare.

Ok, c’è carenza di benzina. Non ne avete nella vostra auto (per chi possiede un’auto) e le file per prenderla sono lunghe un giorno (o diversi giorni).

Così prendete la metropolitana (almeno a Caracas, l’unica città con una metropolitana) perché la maggior parte degli autobus non hanno nemmeno la benzina.

Bè, la prendete se avete la fortuna di arrivare quando l’elettricità funziona.

Dovete sapere che è molto pericoloso vivere a Caracas. La percentuale d’impunità è del 99%. Ogni giorno si vede gente assassinata per strada (e dire che vivevo in un quartiere “buono”).

Un mio amico mi ha raccontato di un collega che era su un autobus, quando sono saliti dei rapinatori, armati, e uno di loro ha violentato una ragazza sul pavimento dell’autobus, mentre gli altri puntavano le pistole sul resto delle persone, dopo aver preso loro tutto quello che avevano.

Ci sono bande che salgono sull’autobus con un terminale POS e fanno inserire a tutti le loro carte di credito, svuotando i loro conti sotto la minaccia delle armi.

Queste situazioni sono molto comuni.

Andare dalla Polizia per denunciare è una cosa da ridere (seriamente, i poliziotti vi ridono in faccia. Sono spaventati come un normale cittadino. Queste bande li derubano, li picchiano, portano via loro le armi …).

I vicini si son dovuti organizzare tramite gruppi WhatsApp per avvisarsi a vicenda se arrivano i ladri.

Hanno escogitato dei metodi barbari per difendersi, come una pentola piena d’olio o acqua bollente da gettar loro addosso se cercano di entrare nelle case.

So che questa è una cosa orribile, ma la capisco e difenderei allo stesso modo sia me stessa che i miei cari.

Abbiamo preso quello che avevamo risparmiato stando in Colombia e abbiamo deciso di venire in Spagna, perché qui non saremmo stati cittadini illegali e sarebbe stato più facile aprire un conto in banca, trovare un lavoro e una casa in affitto.

Molti dei nostri amici e famigliari sono fuggiti ovunque potessero: Messico, Cile, Argentina, Brasile, Miami, Colombia, Ecuador.

Da allora non ho più visto nessuno di loro … e neanche mia madre, se è per questo.

Non voglio fare la vittima, tutto sommato sono stata fortunata. Non sono quella povera ragazza della Corea del Nord che legge i notiziari al telegiornale.

Se leggete questo, saprete cosa passano i venezuelani che fuggono a piedi verso la Colombia.

Vivono letteralmente su un mucchio di spazzatura, ma dicono che stanno meglio così che nel nostro Paese.

Il Governo (cioè lo Stato, l’esecutivo, i giudici, il Partito Socialista. E’ la stessa cosa) ha fatto una legge che vieta di possedere altre monete oltre a quella locale. Si può andare in prigione per questo.

Certo, c’è il mercato nero. Tutti lo sanno e vendono/comprano dollari americani.

Ma, come azienda privata (diciamo una che fa le scarpe, ad esempio), non potete procurarvi da soli i dollari per comprare un pezzo che si è rotto nella macchina che usate per incollare le scarpe … perché quel pezzo è importato e, quindi, dovete chiedere i soldi al Governo, che pagherà direttamente il venditore estero invece di darvi i dollari.

Poi, l’azienda paga l’equivalente in valuta locale al Governo.

Questo significa che le aziende non posseggono mai, realmente, del denaro straniero. Tutto è nelle mani dello Stato che, ovviamente, è un portale perfetto per rubare a tutti.

Il Governo controlla chi può importare, la quantità di denaro e quali cose possono essere importate.

Quindi, le aziende ricevono diciamo il 10% di quello che serve loro e, quindi, i prodotti sono molto più costosi … e così ha inizio la scarsità.

Le aziende che si rifiutano di farlo — e riescono a procurarsi le loro cose altrove — sono prima attenzionate dallo Stato e quindi chiuse, comprate o espropriate — un eufemismo per dire rubate, ovviamente.

Un membro della mia famiglia che faceva l’allevatore di maiali è stato sequestrato per quasi un anno. Volevano dei soldi in cambio della sua liberazione.

E, siccome le cose scarseggiano, il Governo dice qualcosa del tipo “bisogna intervenire” (come diceva Lenin e, dopo di lui, qualsiasi socialista).

Gli accaparratori fascisti sono una conseguenza della scarsità, non vogliono che i poveri possano comprare le cose.

Il Governo ha detto ai militari di prendere il controllo della distribuzione, delle aziende, dei supermercati e dei negozi.

E così, si fanno file lunghe ore e ore per vedere se si può comprare un solo cartone di latte.

Come a suo tempo nei Paesi del Socialismo Reale. La gente restava lì anche quando il negozio era chiuso, “perché non si sa se e quando avrà di nuovo qualcosa da vendere”.

Si vedevano panetterie con cartelli che dicevano “Niente Pane”, ma con una fila enorme davanti all’ingresso.

La gente aspettava di vedere se il negozio avrebbe tirato fuori il pane durante la giornata.

E dovevi essere lì per primo perché, se il pane arrivava, era comunque in piccole quantità e, quindi, l’ultimo della fila sarebbe tornato a casa, probabilmente, a mani vuote.

Qui [in Spagna], i più preoccupati parlano di una tragedia che “si sta avvicinando”.

Io dico che “loro” sono già qui e che sono pazienti (si sa, il male è molto paziente). Distruggeranno tutto se verrà data loro la possibilità di farlo.

E ho paura, di nuovo.

Non è che non sapessi che la Spagna fosse socialista prima di venire qui.

Volevo solo andarmene dal Venezuela, vivevo nella costante paura per la vita di mio marito, di mia madre, dei miei amici.

E poi, qui, se schiaccio l’interruttore la luce si accende (se ho pagato la bolletta, ovviamente, come in qualsiasi altro posto).

Se esco c’è un sacco di cibo da comprare e, quindi, tutto è meglio piuttosto che stare in Venezuela.

Ma i segnali ci sono, sono sempre lì, ne sono davvero consapevole.

Comunque, questa mia e-mail è già molto lunga. Mi fermo qui. Grazie per aver letto.

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Grazie per le cose che hai detto. La gente potrebbe ascoltare ora che sei tu a dirle. Dio ti benedica.

Siamo stati avvertiti. Siamo stati avvertiti.

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Link: https://www.theamericanconservative.com/dreher/a-venezuelan-warning-live-not-by-lies/

Scelto e tradotto da Franco

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