La nostra intervista a Luigi De Socio. Un appello alla società civile: Luigi De Socio un esempio di cittadino consapevole

Vi presentiamo la nostra intervista a Luigi De Socio.

Luigi De Socio è un cittadino italiano, che non ha più intenzione di sottostare a questa narrazione beffarda e incalzante. In quanto libero cittadino, ha deciso di approfondire la sua conoscenza del Covid ed è arrivato a conclusioni molto importanti.

Perché pubblichiamo questa intervista? Perché è importante l’intervento di Luigi De Socio?

Perché mostra chiaramente come la forza di volontà e la perseveranza e l’intelligenza dei singoli cittadini possano rappresentare uno strumento meraviglioso per superare non solo questa paura collettiva e ipnotica, ma che possano anche essere il riflesso di una società civile viva e in fermento, che non si ferma alle apparenze e non si fa infinocchiare dalle parole affabulanti dei media e della classe politica ora al potere.

Grazie a persone come Luigi De Socio abbiamo la prova di come la società civile stia acquisendo una consapevolezza molto forte di se stessa. Se la società civile acquisisce consapevolezza in quanto gruppo sociale e  capisce di avere peso specifico importante in merito alle decisioni politiche che coinvolgono l’ambito sociale, per i poteri vigenti questo significa retrocedere miserrimamente.

Questo è l’invito a tutti i nostri lettori, che so essere consapevoli e so che in questo momento come noi tutti stanno vivendo un momento di disagio. Siamo in molti. Più di quanti pensiamo di essere.

I patrioti italiani esistono e lavorano in silenzio per il bene della patria.

Non hanno bisogno di fanfare come certi finti sovranisti, che sono solo interessati ai like della loro pagina Twitter.

Un popolo consapevole di se stesso non avrebbe mai permesso che questo scempio accadesse. Che questa tribolazione ci unisca, che unisca noi che abbiamo capito e che porti a conseguenze politiche e istituzionali tali da poter cambiare il corso degli eventi qui nel nostro Paese.

Ci hanno separato, rinchiuso, umiliato, multato, sgridato con la scusa di una malattia mortale il cui tasso di mortalità è dello 0,002% in Italia. Vogliono vaccinare i nostri figli. Vogliono i nostri bambini. Ve ne rendete conto? Lo capite o no, che non si scherza?

La consapevolezza non nasce dalla rivolta incontrollata, dal moto sussulto di una massa inferocita. No. La consapevolezza nasce dall’unione di cervelli pensanti, di menti allineate, di cuori coraggiosi.

Il nostro dovere è unire chi ha capito il Grande Inganno, al fine di creare una rete sociale e civile in grado di contrastare questo scempio che avanza e che ghermisce vite spesso innocenti, la cui sfortuna è stata quella di essere nel posto sbagliato.

Ribadisco a gran voce che noi di MittDolcino abbiamo intenzione di creare un polo di informazione alternativo, che abbia connessioni e agganci con il mondo anglosassone, in particolare con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Un gruppo di esperti che analizzino le dinamiche sociali che scuotono questo nostro mondo tormentato, con il fine di raddrizzare la situazione.

L’Italia è amica storica degli Stati Uniti e conseguentemente compagna di viaggio del Regno Unito. Noi siamo il loro sbocco sul Mare Nostrum.

Usiamo come una leva questo nostro vantaggio storico, parliamo con la sfera anglosassone, che mostra grande interesse nei nostri confronti, perché a noi l’asse franco-tedesco non piace assolutamente.

E qualcuno in Italia, che si fingeva patriota, ha scelto da che parte stare per i suoi biechi ed egoistici interessi.

Terminerò con una frase presa a prestito da un nostro avo, Cicerone:

“Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis”

Chi ha orecchie per intendere intenda.

Ringraziamo Luigi De Socio per questa intervista. Che la sua consapevolezza be il suo coraggio siano d’esempio per tutti noi.

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Chi è e che cosa fa. Si presenti al nostro pubblico.

R:  Mi chiamo Luigi De Socio, ho 54 anni, ex imprenditore. I miei studi universitari sono stati nel campo economico, finanziario e statistico. Da ragazzo ho sempre coltivato una passione per la medicina e la biologia, e ciò mi ha portato a leggere e studiare per mio conto tutto ciò che riguarda questo campo del sapere, con particolare riferimento alle patologie e agli agenti patogeni.

La mia profonda conoscenza dei mercati finanziari e dei comportamenti di massa mi ha portato nei primi giorni della pandemia a costruire un modello matematico-statistico di analisi e previsione della diffusione del sars-cov-2 in Italia applicando alla diffusione del virus le stesse leggi che regolano i comportamenti di massa.

Tale modello si è rivelato in grado di prevedere con grande precisione l’evolversi della diffusione del virus, permettendomi di prevedere con esattezza il picco di diffusione della prima ondata con soli due giorni di errore, ma anche l’evolversi della seconda ondata nell’autunno-inverno scorso.

Sin dal febbraio 2020 ho pubblicato quasi quotidianamente sul mio profilo di FB un report rivolto a chi mi leggesse con grafici, spiegazioni e consigli su come affrontare al meglio la situazione con la dovuta prudenza ma evitando comportamenti errati e inutili o dannose psicosi.

Il mio unico scopo era (ed è tuttora) quello di essere utile a persone disorientate o disinformate, ed è stata per me una grande soddisfazione ricevere l’apprezzamento e la gratitudine di chi mi ha seguito.

Perché afferma che siamo di fronte a una falsa pandemia? Che cosa le fa dire che i numeri non sono attendibili?

Cercherò di essere sintetico, perchè gli aspetti inspiegabili e inquietanti sono vari.

Già il fatto che l’OMS durante l’epidemia di Covid abbia cambiato la definizione di “pandemia” eliminando dal concetto di pandemia il numero dei decessi è un fatto che non ha bisogno di commenti.

I parametri davvero rilevanti in una pandemia sono il numero dei malati (e non il numero degli “asintomatici”, che sono persone sane a tutti gli effetti), il numero dei pazienti in terapia intensiva e i decessi.

Basare le decisioni di contenimento della diffusione del virus sul numero di persone che risultino positive a tamponi inaffidabili, ignorando completamente terapie e cure efficaci con farmaci largamente disponibili e di uso comune per inseguire la chimera di un vaccino la cui sicurezza ed efficacia erano, e sono tuttora, assolutamente aleatori è sintomo di ignoranza o di malafede.

Il 90% delle norme restrittive poi sono state inadeguate e spesso hanno rivelato, a mio avviso, che il vero scopo di tali norme non era la lotta all’epidemia ma piuttosto la distruzione di interi comparti del tessuto sociale ed economico del nostro Paese.

Valga per tutti l’esempio della decisione di chiudere bar e ristoranti i cui clienti sono quasi sempre persone che si frequentano tra loro anche fuori da tali luoghi, e contemporaneamente lasciare aperti gli Autogrill, dove invece vengono a contatto persone provenienti da ogni parte d’Italia e diretti ognuna verso la propria destinazione, che quindi, in caso di contagio, hanno un potere diffusivo del virus infinitamente superiore a quello che possa avvenire in un normale bar o ristorante.

Non parliamo poi dei “consigli” che tuttora trovano spazio sui media, spesso talmente assurdi e offensivi dell’umana intelligenza.

Se si cerca di avere una visione globale che tenga conto delle decisioni istituzionali, della narrazione dei media sulla vicenda, dei messaggi e dell’atteggiamento di alcuni “esperti” che invadono gli schermi quotidianamente, è evidente che l’aspetto sanitario in tutto questo è assolutamente secondario, mentre appare molto più credibile che i criteri e gli scopi che abbiano ispirato e ispirino coloro che hanno autorità e visibilità in questa vicenda siano piuttosto una “rieducazione” orwelliana della popolazione, il controllo sociale e l’imposizione di una dittatura sanitaria.

Rispondendo poi alla sua domanda sull’attendibilità dei numeri, è davvero un’offesa all’umana intelligenza tentare di farci credere che l’influenza sia sparita dai radar.

Le stesse istituzioni hanno ammesso che basta essere positivi a un tampone per essere classificati pazienti Covid, e che se una persona muore per altre cause ma risulta positiva al tampone viene conteggiata come “decesso Covid”.

E’ pazzesco. Sarebbe come dire che se una persona muore di cancro, ma prima di morire piange, debba essere classificata come decesso per depressione.

Ciò che è davvero drammatico, tuttavia, è la reazione inesistente della popolazione ad una gestione folle e criminale di questa epidemia.

Dal punto di vista delle scienze mediche, come ebbi a dire già nella primavera del 2020, il Covid non è una patologia ma una sindrome, cioè un quadro clinico generato da più concause, delle quali il sars-cov-2 è solo una di esse.

E una sindrome si combatte con le terapie, non con i vaccini. Purtroppo da parte delle istituzioni e degli scienziati “televisivi” c’è il chiaro scopo di vaccinare tutta la popolazione, nonostante l’efficacia dei vaccini sia a mio parere quasi nulla, e i rischi a medio-lungo termine assolutamente imprevedibili.

E per convincere la popolazione attribuiscono ai vaccini il recente calo dei numeri dell’epidemia, il che è assolutamente falso, perché basta confrontare il calo di positivi, terapie intensive e decessi degli ultimi mesi con il calo avuto negli stessi mesi dell’anno scorso per vedere che i due grafici sono identici, nonostante l’anno scorso i vaccini non fossero ancora stati prodotti.

Anche un bambino concluderebbe che confrontando le due situazioni l’efficacia differenziale dei vaccini è nulla.

Ci spieghi che cosa significa che i tamponi vengono amplificati con un numero di cicli compreso tra trentacinque e quarantuno. E perché questo non sarebbe corretto?

Innanzitutto distinguiamo i tamponi rapidi dai tamponi PCR. I tamponi rapidi sono inaffidabili, come tra l’altro hanno dimostrato gli studiosi Amici e Scoglio con i loro test.

Ho analizzato il loro test e ho concluso che i tamponi rapidi sono sensibili al tasso di acidità delle sostanze (per la precisione danno esito positivo in presenza di sostanze molto acide e esito negativo in presenza di sostanze poco acide o alcaline).

Quindi sono assolutamente inadeguati a stabilire se una persona sia infetta o meno.

Riguardo invece ai tamponi PCR, lo stesso inventore del metodo PCR ha più volte affermato che la procedura PCR non deve essere usata a fini diagnostici ma solo a fini forensi o di ricerca scientifica.

Tale procedura infatti non dà la certezza ma solo la probabilità della presenza di un virus. In ogni caso, l’amplificazione della quantità di materiale genetico all’aumentare dei cicli cresce non in maniera lineare ma in maniera esponenziale.

Considerando che se una persona è infetta da un virus, bastano già 20-24 cicli di amplificazione per rilevare la presenza del virus, aumentare i cicli da 20 a 40 porta ad amplificare esponenzialmente tutto il materiale genetico presente sul tampone e non solo il virus che cerchiamo, con la conseguenza di rendere inaffidabile l’esito del tampone già intorno ai 30 cicli.

Poi ci sono altre due cose che vanno precisate: la prima è che lo stesso inventore della PCR diceva che in caso di esito positivo, esso non è sufficiente ad affermare che una persona sia infetta da un determinato patogeno, ma è necessario fare ulteriori esami; la seconda è che i tamponi cercano tre sequenze del genoma del virus, quindi per affermare che una persona abbia il virus è necessario che essa risulti positiva a tutte e tre le sequenze.

Invece le nostre istituzioni hanno deciso che basta essere positivi a una sola delle tre sequenze per essere considerati positivi.

La logica conseguenza di questa decisione è che si è creato un numero enorme di FALSI positivi per ognuno dei quali si sono messe in isolamento anche le persone che siano state a contatto con il presunto positivo nei giorni precedenti al tampone, con il risultato di paralizzare un’intera nazione senza alcun motivo plausibile.

Molti ricercatori affermano che non abbiamo un Gold Standard con il quale raffrontare le varie sequenze che abbiamo del virus. Che cosa vuol dire?

Molti dubitano che il virus sia stato davvero isolato, e affermano che il suo genoma sia stato ricostruito al computer.

Per Gold Standard si può intendere il “benchmark” del virus, cioè il suo genoma mappato con precisione, che permette nei test di verificare con esattezza se esso sia presente o meno in un individuo confrontando il materiale trovato con il genoma di riferimento; più comunemente per Gold Standard si intende il test o la procedura che consenta di verificare con esattezza se in un individuo il virus è presente o meno.

Se prendiamo per vere le loro affermazioni, è ovvio che una ricostruzione al computer lascia spazio a margini di errore, e quindi se il “Gold Standard” non è reale ma ricostruito, va da sè che ogni volta che si pensa di aver individuato un sars-cov-2 o una sua variante non si ha mai la certezza che esso sia davvero “lui”.

In ogni caso, in presenza di sintomi covid sarebbe sempre necessario effettuare esami lunghi e complessi per verificare l’effettiva presenza del covid nel paziente e quindi imputare ad essa i sintomi in corso.

Essendoci molta confusione (probabilmente creata ad arte attorno al conteggio dei contagiati e dei morti), come procederebbe lei da oggi in avanti, in modo tale da creare quella chiarezza che finora è mancata?

Come ho detto nella precedente risposta, i parametri rilevanti in una pandemia sono gli ospedalizzati, i pazienti in terapia intensiva e i decessi.

Va tolto di mezzo il conteggio dei “positivi” in quanto il numero dei positivi rilevati in un dato giorno è falsato dal numero di tamponi effettuati in quella giornata.

Esso va sostituito con l’indice di diffusione, cioè il rapporto tra numero di positivi e numero di tamponi effettuati.

Inoltre riguardo ai decessi è inammissibile mettere nello stesso calderone del covid decessi di persone per infarto, cancro, e persino per cause assolutamente estranee al covid.

Vanno conteggiati come decessi covid soltanto quelli nei quali l’insufficienza respiratoria e/o la tromboembolia siano stati cause determinanti. I decessi vanno poi ulteriormente divisi tra quelli di età inferiore e quelli di età superiore all’aspettativa di vita.

Riguardo al modo di gestire la pandemia, andrebbe rivisto da zero. Tutela delle persone fragili, togliere di mezzo i vaccini (anzi iniziare a indagare gli effetti dei vaccini sui vaccinati), spingere al massimo la promozione di cure e terapie e l’uso di sostanze e abitudini che ottimizzino il nostro sistema immunitario, lasciare circolare liberamente le persone sotto i 60 anni in modo che questa epidemia torni da avere una evoluzione naturale che porti il virus a mutare diventando sempre meno patogeno, e dall’altro lato alla formazione di un’immunità di gregge che, dagli ultimi studi, pare possa persino essere un’immunità permanente.

Sembra paradossale, ma è proprio il contatto del virus con gli esseri umani a portare il virus a diventare sempre meno patogeno.

Va fatto notare a questo propositi che, mentre gli anticorpi che noi produciamo con il nostro sistema immunitario sono aspecifici, cioè sono efficaci con molte possibili varianti del virus, quelli prodotti in seguito alla vaccinazione sono specifici e sono riferiti alla versione originale del sars-cov-2 diffusasi un anno fa; considerando che nel frattempo il virus è mutato centinaia di migliaia di volte, è palese che gli anticorpi prodotti dal vaccino siano molto probabilmente inadeguati a proteggere sufficientemente la persona dall’infezione e dalle complicazioni.

Lei parla giustamente di verità scientifica. Perché, secondo lei, questa verità è stata finora ignorata?

Tutto il modo in cui è stata condotta e si è evoluta questa vicenda, con particolare riferimento al fatto che sia stato assolutamente ignorato (a mio avviso in maniera criminale) il ricorso alle cure mi porta a supporre che l’intento di istituzioni e di certa parte di scienziati e studiosi fosse quello di gettare l’intera popolazione nel terrore per poi imporre una vaccinazione di massa presentando il vaccino come la soluzione al problema.

Ovviamente per portare a compimento questo obiettivo non si poteva lasciare spazio o dare credito a illustri virologi e scienziati che sostengono che il covid vada affrontato e sconfitto come una qualsiasi malattia.

Nella scienza non esistono verità dogmatiche, la scienza progredisce proprio nel confronto tra diverse tesi, semprecchè questo confronto avvenga all’insegna dell’onestà intellettuale e senza secondi fini da parte degli attori in causa.

La spietata censura e il martellamento di un pensiero unico dominante non hanno nulla a che vedere con la scienza e tantomento con il concetto di “verità”.

Un esempio lampante dell’assurdità e della ascientificità della situazione è stato il confronto tra il dottor Amici e Sileri, in cui il dottor Amici ha affermato di aver curato con successo migliaia di casi Covid senza nessun decesso, e Sileri, per tutta risposta, ha minacciato di farlo radiare dall’Ordine dei Medici.

Ecco, questo è un esempio di come la verità scientifica soccomba di fronte all’ignoranza, alla prepotenza e alla malafede di poteri che non hanno nulla a che vedere nè con la scienza nè con il bene comune.

Come pensa che usciremo da questa situazione, che, per chiunque, è diventata ormai insopportabile?

Mi permetta di entrare nel merito della sua domanda. Vediamo milioni di persone andare a vaccinarsi di corsa per “poter viaggiare”, quando è noto a tutti che nessuno può limitare la libertà di circolazione delle persone sane.

Il problema è proprio che la popolazione si sta adattando a questo folle coacervo di imposizioni e restrizioni illogiche e dittatoriali, quindi il problema è proprio che questa situazione, per larga parte della popolazione, sta diventando “sopportabile”.

Ed è logico, che se noi cittadini comuni mostriamo ai nostri governanti di essere capaci di adattarci a questa situazione, loro non avranno nessuna ragione per ritornare sui loro passi, e continueranno a inventare nuove ondate, nuove norme folli, nuovi scenari.

Non a caso ormai molti politici e scienziati “mainstream” parlano di un’era delle pandemie, come se loro già sapessero che dopo il covid19 ci saranno altre epidemie su larga scala.

In questa operazione di controllo sociale e di furto di diritti primari, a mio avviso scientemente pianificata, sono state adottate fini tecniche di manipolazione di massa e un uso criminale dei mezzi di informazione.

Non sono ottimista al riguardo, a meno che la ribellione delle persone più consapevoli e informate riesca ad avere un effetto di trascinamento sulle persone meno reattive e più manipolabili.

Forse solo un deciso peggioramento delle condizioni economiche dell’intera popolazione potrà accendere la scintilla di una ribellione a questa situazione  assurda, ma dobbiamo chiederci, se e quando ciò avverrà, se non sarà troppo tardi per capovolgere la situazione e tornare a una normalità di vita quotidiana e di rapporti sociali.

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l’Alessandrino

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