Perché gli israeliani non si lasciano uccidere? — Il disgusto globale verso Israele sta prendendo una piega ancora più oscura

Brendan O’Neill per spiked-online

Due settimane fa le “forze turche” hanno lanciato un assalto militare nella regione di Duhok, nel Kurdistan iracheno. Gli abitanti dei villaggi sono stati costretti a fuggire, terrorizzati dalla pioggia di bombe.

Non era che l’ultimo bombardamento sui curdi assediati dalla Turchia, paese-membro della NATO e alleato occidentale.

Ma non ha fatto tendenza online. Non ci sono state proteste a Londra o a New York. Nessuno, nei circoli “woke”, ha definito i turchi folli assassini assetati di sangue.

I twittatori non hanno gridato che i turchi devono bruciare all’inferno. “The Onion” non ha satireggiato sul fatto che i soldati turchi amino uccidere i bambini.

No, l’attacco di Duhok è passato più o meno senza commenti.

Ma, quando Israele s’impegna in un’azione militare, è tutta un’altra storia. Sempre. Ogni volta.

La furia anti-israeliana, in Occidente, si è intensificata in misura straordinaria dopo l’escalation di violenza degli ultimi giorni in Medio Oriente.

Le proteste sono state istantanee e i toni infiammatori. Bandiere israeliane sono state bruciate per le strade di Londra. I social media sono stati inondati di condanne.

“Un soldato dell’IDF racconta la straziante ed eroica storia dell’uccisione di un bambino di 8 mesi”, ha twittato “The Onion”, con decine di migliaia di like.

Israele dev’essere boicottata, isolata, buttata fuori dalla comunità internazionale — gridavano i manifestanti di sinistra.

I politici occidentali, tra cui Keir Starmer, si sono affrettati a trinciare giudizi.

“Qual è la differenza?”, c’era scritto su un cartello in una marcia a Washington DC, che mostrava la bandiera israeliana accanto a quella nazista.

Gli ebrei, ora, sono diventati i nazisti … vedete?

Questa è la domanda a cui gli anti-israeliani non sono mai stati in grado di rispondere: “Perché trattano Israele in modo così diverso da ogni altra nazione sulla Terra?”.

Perché è “sete di sangue infantile” quando Israele intraprende un’azione militare, ma non lo è più quando a farlo è la Turchia o l’India?

Perché dobbiamo precipitarci nelle strade per bruciare la bandiera d’Israele ma mai quella saudita, nonostante la sua inconcepibile guerra contro lo Yemen?

Perché è una cosa solo “sbagliata” — o, nel peggiore dei casi, “orribile” — quando la Gran Bretagna o l’America lanciano bombe in Medio Oriente, ma è nazismo quando Israele spara missili su Gaza?

Perché vi limitate ad opporvi all’azione militare di alcuni Stati, ma arrivate a odiare Israele visceralmente, pubblicamente e a gran voce?

Il doppio standard su Israele è uno degli aspetti più inquietanti della politica globale del XXI secolo, diventato clamorosamente evidente negli ultimi giorni.

Israele è ora l’unico paese sulla Terra dal quale ci si aspetta che permetta di essere attaccato — ovvero che non faccia nulla quando i suoi cittadini vengono colpiti con pietre o razzi.

Come si spiega, altrimenti, la riluttanza di così tante persone a collocare gli eventi attuali in qualsiasi tipo di contesto, compreso quello di un “movimento islamista” dichiaratamente antisemita — Hamas — che spara centinaia di missili nelle aree residenziali d’Israele?

In questo contesto, inveire contro Israele, maledire il suo popolo e bruciare la sua bandiera perché ha distrutto le “postazioni di tiro” di Hamas a Gaza, è essenzialmente come dire: “Perché gli israeliani non si lasciano uccidere?”.

Da nessun’altra nazione ci si aspetterebbe che non debba rispondere né al disordine interno — i sostenitori di Hamas si sono ribellati a Gerusalemme e intorno alla Moschea di Al-Aqsa — né a un attacco straniero.

Immaginate se l’Isola di Wight fosse la sede di un movimento la cui costituzione fondante esprimesse il disgusto per tutte le etnie britanniche e che sparasse regolarmente centinaia di missili nel Sussex, Kent, Hampshire.

L’esercito britannico non risponderebbe? Certo che lo farebbe.

Ma la demonizzazione d’Israele è ora così acuta che tutti si aspettano che accetti senza reagire di essere assaltata dagli islamisti radicali.

Per gli attivisti occidentali, che trovano abominevole l’esistenza stessa d’Israele, ogni sforzo che il Paese fa per proteggere i suoi confini o i suoi cittadini è un affronto alla “pace globale” e alla decenza.

Non riescono a capire perché Israele non odi se stessa tanto quanto la odiano loro e, quindi, perché non si lasci punire dai suoi giusti nemici: “Come osi vivere?”.

In relazione alla questione Israele-Palestina, il contesto locale è sempre schiacciato dalla narrativa e dal pregiudizio degli osservatori occidentali.

Così, l’attuale violenza è vista come una conseguenza della “pulizia etnica” d’Israele nel quartiere arabo di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est.

“L’ultima crisi israelo-palestinese riguarda la pulizia etnica”, ha detto MSNBC.

In primo luogo, gli eventi di Sheikh Jarrah, indubbiamente angoscianti e sgradevoli, sono più complessi di quanto molti osservatori siano disposti ad ammettere.

In secondo e più importante luogo, la rappresentazione delle attuali tensioni come una battaglia tra un “Israele che vuole espandersi” e una “comunità palestinese assediata” trascura il conflitto inter–palestinese che si sta giocando proprio ora.

Gran parte dell’attuale instabilità deriva, in realtà, dall’annuncio di Mahmoud Abbas, due settimane fa, di cancellare le Elezioni in Cisgiordania.

Abbas è leader di Al Fatah e Presidente palestinese dal 2005. Doveva essere un mandato di quattro anni, ma è durato 16 anni e non è ancora finito.

La democrazia è scomparsa nei territori palestinesi. Nessuno, sotto i 34 anni, ha mai partecipato a elezioni nazionali.

Abbas ha detto che la recente cancellazione delle elezioni sia dovuta ai disaccordi su Gerusalemme Est, ma molti sospettano che la sua vera preoccupazione sia che Hamas batta Al Fatah e arrivi a dominare sia Gaza che la Cisgiordania.

Le recenti azioni di Hamas sono state principalmente una risposta ad Abbas e un tentativo di posizionare Hamas come “vero rappresentante” dei palestinesi contro Israele.

In questo, Hamas è stato pienamente e stupidamente assistito dagli ossessivi anti-israeliani dell’Occidente.

L’iper-moralizzazione delle attuali tensioni da parte degli occidentali, la loro rappresentazione del conflitto come una storia in bianco e nero (Israele cattivo contro i coraggiosi difensori degli arabi di Gerusalemme Est), ha enormemente beneficiato Hamas nel suo conflitto inter–palestinese con al Fatah.

L’ingenua lobby anti-israeliana sta contribuendo ad elevare un’”organizzazione islamista radicale” a leader di tutti i palestinesi.

In effetti, alcuni attivisti anti–israeliani si stanno persino radunando dietro il ripugnante slogan di Hamas Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera”, che è essenzialmente un appello a cancellare Israele dalla cartina geografica.

Questo rappresenta la vile consumazione dell’empio matrimonio fra la sinistra occidentale e l’Islam radicale.

Ecco, quindi, l’ironia implicita dei commenti e dell’attivismo anti–israeliano del 21° secolo: ha la “forma” dell’anti-imperialismo ma la “sostanza” dell’imperialismo.

Fateci caso, gli attivisti bollano Israele come “stato canaglia”, prendendo in prestito il linguaggio del moderno imperialismo occidentale.

Osservate l’intensità con cui chiedono alle “potenze occidentali” d’isolare, castigare e applicare sanzioni contro quel Paese.

Oppure di come, nella sua forma più estrema, l’attivismo anti-israeliano promuova una “caricatura razziale” degli israeliani: “Assetati di sangue e minaccia alla pace mondiale”.

Il sentimento anti-israeliano adotta le posture delle “liberazioni nazionali” del 20° secolo mentre, in realtà, spinge una sorta di “sciovinismo occidentale” che vede Israele come uno Stato decisamente problematico, che ha bisogno della nostra virtuosa punizione.

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Link: https://www.spiked-online.com/2021/05/12/why-wont-israelis-let-themselves-be-killed/

Scelto e tradotto da Franco

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