La Russia, l’Iran e il “first nuclear strike”: lo SWIFT

Tom Luongo per Gold Goats ‘N Guns (sintesi)

Jim Sinclair, secoli fa, ci disse che quando l’Amministrazione Obama minacciò gli svizzeri di espulsione dal “sistema SWIFT” (perché “aprissero” le regole sulla “privacy bancaria”), quell’atto fu l’equivalente di un “primo colpo nucleare”.

Prima di allora lo SWIFT era conosciuto più o meno come gli aspetti più arcani della “fisica delle particelle”.

Per chi non lo sapesse, è il mezzo attraverso cui il denaro si muove magicamente nel mondo.

Senza di esso la finanza moderna e il commercio non potrebbero esistere e la sua politicizzazione, per questa ragione, era un anatema.

Ma lo SWIFT è solo un codice, un protocollo di comunicazione. Un codice è facile da scrivere. Può essere copiato, alterato, protetto, riscritto etc. Non è in alcun modo un fossato scavato intorno a una qualsiasi attività.

Le transazioni SWIFT sono sicure grazie alla crittografia, proprio come Bitcoin. E’ un sistema centralizzato che si presumeva fosse indipendente.

Ma la minaccia di Obama contro gli svizzeri mise fine all’illusione su chi è che lo controllava veramente.

Per inciso, se lo SWIFT fosse un sistema intelligente, chi lo gestisce lo “tokenizzerebbe” concedendo i “diritti di governance” ai suoi utenti per garantire l’uso dei suoi servizi.

Fino a pochi anni fa lo SWIFT non aveva concorrenza e, in effetti, si sarebbe potuto sostenere (Sinclair, all’epoca, lo fece) che [di concorrenza] non ce n’era bisogno.

Questo è il motivo per cui l’espulsione dal “sistema SWIFT” era un problema davvero grande per chiunque ne fosse stato minacciato.

L’idea che qualcuno avesse potuto usarlo come “strumento di diplomazia e di guerra ibrida” era impensabile, perché avrebbe dato inizio a una “corsa agli armamenti finanziari” che nessuno dovrebbe voler perseguire.

Ma il suo monopolio e la sua inerzia dominante colsero gli svizzeri di sorpresa.

L’Amministrazione Obama, politicizzando lo SWIFT, mise fine a un’era della finanza internazionale e a qualsiasi illusione su chi comandava e su chi dettava i termini.

Il problema con questa storia è che, una volta che si va in certi luoghi, poi non si può più tornare indietro. Era questo il punto che Sinclair colse più di dieci anni fa.

Minacciare la Svizzera di espulsione dallo SWIFT non fu un segno di forza, ma di debolezza. Solo le persone deboli maltrattano i loro amici per poterli sottomettere.

Dimostrava che gli Stati Uniti non avevano alcuna leva sugli svizzeri, oltre al “sistema SWIFT”. Un chiaro segno di disperazione.

Ed è quello che gli Stati Uniti hanno fatto quando hanno premuto il grande pulsante rosso “history eraser” [cancella la storia].

La Svizzera si piegò. La sua tanto decantata “privacy bancaria” entrò a far parte della storia.

L’Iran, tuttavia, di fronte a una minaccia simile portata nel 2012, non cedette … costringendo Obama a metterla in atto.

Una volta che si stappa l’”arma nucleare”, poi non si può più minacciare gli altri con armi minori perché non avrebbero alcuna influenza.

Questa è una lezione che Donald Trump avrebbe imparato a sue spese nel 2018.

L’esempio dell’Iran — e le sanzioni a tappeto che Obama impose alla Russia per aver osato fermare la presa dell’Ucraina da parte della NATO — spinse sia la Russia che la Cina a un’azione reale per creare alternative allo SWIFT.

Dopotutto, come disse Sinclair, si trattava solo di un codice.

Tre anni dopo, l’Iran usò “armi nucleari reali” per costringere Obama a tornare al “tavolo delle trattative” e a reintegrare la sua posizione nel “sistema finanziario globale”, aderendo al JCPOA.

L’accordo era sponsorizzato dall’UE e dalla Russia e respinto dall’establishment politico statunitense.

Obama fu in grado di accettarlo solo attraverso un “Ordine Esecutivo”. Non fu mai ratificato dal Congresso e fu per questo che Donald Trump poté tirar fuori gli Stati Uniti dal JCPOA nel maggio del 2018.

Ed è chiaro, oggi, che smettere di premere sull’Iran per isolare la Russia sia il piano della “Gente di Davos”.

L’espulsione dal “sistema SWIFT”, dalla fine del 2012 al 2015, fu terribile per l’Iran e gli iraniani, ma li rese anche più forti e resoluti.

Quando Trump spinse di nuovo il pulsante SWIFT abrogando il JCPOA (su pressione di Benjamin Netanyahu e di John Bolton), i risultati furono gli stessi.

Con il ritiro dal JCPOA e con l’Iran reso un paria, il rial iraniano implose e l’inflazione salì alle stelle. Ma si rafforzò anche la mano dei “mullah conservatori” a spese dei “moderati” guidati dal Presidente Hassan Rouhani.

Trump andò molto più in là di Obama, introducendo sanzioni che avrebbero dovuto porre fine a tutte le esportazioni di petrolio iraniano — un blocco economico che il mondo non aveva più visto dai tempi dell’attacco giapponese a Pearl Harbor nel 1941.

Minacciò apertamente di sanzioni tutti gli alleati degli Stati Uniti se avessero fatto affari con l’Iran.

A mio parere, è stata di gran lunga la cosa peggiore fatta da Trump — e sono ancora in disaccordo sia a livello strategico che viscerale.

Visto il tentativo portato avanti dal World Economic Forum (e dal suo braccio principale, l’UE) di distruggere gli Stati Uniti (sia dall’interno che dall’esterno), è chiaro che Trump vide il JCPOA come un qualcosa che poteva usare per contrastare questa strategia.

Capisco, quindi, perché l’abbia fatto ma, nel quadro generale, ribadì la debolezza di Obama.

Il problema, per Trump, è che a quel punto l’Iran non era più solo. Aveva qualche amico che lo aiutava a eludere le sanzioni.

Non era solo la Turchia che riciclava il denaro del petrolio attraverso le sue banche, o l’India che comprava il petrolio perché l’Iran potesse acquistare il grano e le lavatrici.

Era la Cina che comprava direttamente il petrolio iraniano pagandolo in yuan!

Dissi, allora, che le sanzioni non avrebbero funzionato e ho avuto ragione.

Hanno permesso alla Cina d’internazionalizzare lo yuan — aggiungendo liquidità al commercio di “contratti futures sul petrolio” presso la Borsa di Shanghai — e di affermarsi come importante attore diplomatico e investitore del Medio Oriente.

Certo, le politiche di Trump hanno privato l’Iran di gran parte dei soldi del petrolio ma, in un mondo come quello di oggi, dove sia la Russia che la Cina hanno alternative (ed esiste il Bitcoin), lo SWIFT ha ancora una così grande importanza?

In una sola parola: “no”.

E questo mi porta all’ultimo esempio di “idiozia finanziaria occidentale” e all’ennesimo esempio di come la “debolezza” si manifesti a volte come “forza”.

Sullo sfondo del miglioramento dei negoziati JCPOA a Vienna, dove sembra che l’Amministrazione Obama/Biden sia pronta a ripristinare quell’accordo, il Parlamento dell’UE ha approvato una risoluzione (che Angela Merkel e altri, prontamente, ignoreranno) in cui chiede che la Russia sia tagliata fuori dallo SWIFT, ponendo fine a qualsiasi importazione di energia se la Russia violasse i confini dell’Ucraina:

569 membri del Parlamento Europeo hanno votato a favore, mentre 67 sono stati i contrari alla risoluzione.

Come abbiamo spiegato in precedenza, sembrerebbe una misura “preventiva” e “minacciosa” nel caso ci fosse un’altra grande concentrazione di truppe russe in Crimea e lungo il confine dell’Ucraina, come è avvenuto nell’ultimo mese [ma le truppe russe sono già state ri-acquartierate, ndt].

Un comunicato-stampa del Parlamento Europeo sostiene che:

“Se il rafforzamento militare dovesse portare a un’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’UE deve chiarire che le conseguenze di una tale violazione del “diritto” e delle “norme internazionali” sarebbero gravi. Un tale scenario deve comportare l’arresto immediato delle importazioni UE di petrolio e gas dalla Russia, l’esclusione del Paese dal sistema di pagamento SWIFT, il congelamento dei beni e la cancellazione dei visti per l’Europa di tutti gli oligarchi legati alle autorità russe”

C’è una spinta concertata a demonizzare la Russia per il solo fatto che esista.

L’Europa, a nome del WEF, sta cercando d’intimidirla per poterla sottomettere mentre, al contempo, offre la carota del JCPOA all’Iran.

Non funzionerà.

In effetti, se qualcuno stesse pensando che l’asse Russia/Cina/Iran non si stia preparando per quest’evenienza, sarebbe o un ingenuo allo stato terminale o un membro del Think Tank di John Kerry.

C’è una disperazione di fondo in questo tipo di risoluzione che è difficile da ignorare: l’Europa, grande importatrice di energia, non potrebbe mai sopravvivere chiudendo l’accesso all’energia russa.

Sarebbe come tagliarsi il naso per far dispetto alla propria faccia. Piomberebbe l’Europa in un’epoca oscura o porrebbe fine allo SWIFT come fulcro su cui poggia il commercio globale.

In effetti, se la Russia fosse tagliata fuori dal sistema SWIFT, chiederebbe che tutti i pagamenti per la sua energia fossero effettuati attraverso la sua “versione dello SWIFT”, che ora è pienamente funzionante. Sarebbe un “atto di guerra”.

Il fatto che questa risoluzione sia passata con soli 67 voti contrari mi dice che essa abbia un ampio sostegno all’interno del Parlamento dell’UE.

Si tratta dei Parlamentari al soldo sia della Open Society Foundation di George Soros che del World Economic Forum.

A questo punto, ogni mossa fatta dall’UE dev’essere vista attraverso questa lente: consolidamento del loro (WEF/OSF) potere all’interno dell’Unione, per poi conferirlo alle Nazioni Unite.

In questo modo, di ogni conflitto che dovesse emergere sarebbe incolpata l’“aggressione russa”, teorema che sarà usato come scusa per portare l’ONU a mediare.

Risoluzioni come questa sono una sorta di “minaccia soft-power” nei confronti di un Paese che ha appena mostrato al mondo la volontà d’impiegare una vera potenza militare per difendere il suo futuro!

Putin ha appena trascorso 90 interi minuti a delineare il futuro della Russia — che ignora le richieste del WEF sul “cambiamento climatico” — attraverso il discorso annuale alla Duma.

Se l’obiettivo di queste azioni fosse quello di disaccoppiare l’Europa dalla Russia, allora potrebbe anche esserci una possibilità di raggiungerlo.

Se l’obiettivo, invece, fosse quello di soggiogare la Russia rendendo l’UE indispensabile per il suo futuro, allora queste azioni hanno già fallito … e in modo spettacolare.

La risoluzione dell’UE, quindi, o è il “culmine del virtuosismo” di un “gruppo irrilevante di politici arroganti”, o è un “colpo di avvertimento” sul fatto che potrebbe esserci una futura battaglia sull’Ucraina.

La Russia ha mostrato fino a che punto è disposta ad arrivare per difendere il Donbass e la Crimea, il che ha chiaramente spaventato molte persone in Europa.

Per il momento, potrebbe essere stata evitata una “guerra cinetica” ma, con l’ascesa del Partito Verde tedesco (è in cima ai sondaggi), è chiaro che la strategia del WEF sia quella di usarlo come una frusta.

Ne ho parlato con Alexander Mercouris di The Duran in una recente conferenza. Angela Merkel sta preparando i Verdi da anni a questa “presa di potere”.

Quando i Verdi, ideologicamente posseduti, andranno al potere in Germania, la politica dell’UE si sposterà ancor più radicalmente verso l’interventismo.

Sinistra? Destra? Queste etichette non avranno più alcuna importanza. L’intervento liberale non è molto diverso da quello conservatore. Nel loro nucleo, sono entrambi basati ideologicamente.

E quell’ideologia consiste nel rendere il mondo “sicuro” per coloro che attualmente hanno il potere.

Lo SWIFT, sotto Obama — e come tutte le moderne tecnologie di rete — è diventato uno strumento dell’ideologia … e quella del World Economic Forum è il “controllo”.

Ma “chi di spada ferisce di spada perisce”, perché tutta la tecnologia è in definitiva replicabile e il suo costo di diffusione, alla fine, raggiunge i suoi costi di produzione. E’ questa la lezione del libero mercato.

Lo SWIFT è salito alla ribalta in un periodo in cui era costoso spostare le informazioni nel mondo. Ma ora l’informazione costa poco.

In un mondo in cui una nuova blockchain può essere sviluppata e distribuita in pochi giorni, pretendere un “potere monopolistico” per controllare il “flusso di denaro” è un’impresa folle.

Ecco perché non credo che la Russia, la Cina o l’Iran si preoccupino minimamente di ciò che il Parlamento Europeo ha appena deliberato.

Se l’Iran è sopravvissuto quando non c’erano alternative allo SWIFT la Russia, a sua volta, introdurrà un mondo dove lo SWIFT sarà finalmente morto e sepolto, assieme alle minacce al suo sviluppo nazionale.

Perché, in fondo, si tratta di un semplice codice.

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Link: https://tomluongo.me/2021/04/30/russia-iran-swift-nuclear-first-strike/

Scelto e tradotto da Franco