Riceviamo da “Italia che lavora”: gente che si impegna per il proprio Paese e ancora ci spera. Chi siamo noi per negare la speranza?

Dopo aver visto tutti i principali media nazionali stigmatizzare all’unisono il PNRR di Giuseppe Conte, cosi “succinto” rispetto al “dettagliatissimoPNRR di Draghi, per il Recovery Fund, ci sono cascate le braccia. Ovvero, abbiamo capito che esiste una fazione trasversale, nè destra, nè sinistra, nè centro che spinge a prescindere per l’EU/euro e dunque per il PNRR fatto – per la maggior parte – da prestiti. Fate conto che la Spagna ha accettato dall’EU SOLO i denari a fondo perduto (72 mld €, per il Recovery Fund), mentre il resto – a debito – lo ha rifiutato. L’Italia invece ha preso tutto del RF, anche e soprattutto i prestiti, che costano; sebbene finanziandosi a 50 anni coi BTP sarebbe costato meno.

Ca va sa dire che il PNRR dell’ “inetto” Conte era di sole 72 pagine, senza precisi impegni italiani con l’EU, dunque criticatissimo dai media italici pro-euro. Mentre quello di Draghi, dettagliatissimo, pieno di impegni circostanziati per l’Italia (tanto da paventare anche l’arrivo della Troika in caso di inadempienze, via crisi dello spread come arma di ricatto, ndr), è di ca. 320 pagine. In tutto questo sappiate che quello spagnolo è composto di sole 57 pagine….

Di seguito, pubblichiamo la proposta che abbiamo ricevuto da “Italia che Lavora”. Un atto dovuto da parte nostra, che ci abbiamo sempre creduto. Oggi però siamo un po’ “stanchi” nel nostro impeto, lo ammettiamo…

Resta il dubbio su come possano gli stessi soggetti che hanno applaudito il PNRR di Draghi “pieno di impegni per l’Italia con l’EU” a raccogliere le istanze delle PMI italiane.

Per tutti voi imprenditori: una voce per non sentirvi soli

di Alessio Bini

Ci chiamano aziende zombie, oppure falliti. Se invece qualcuno di noi è ancora aperto lo bollano come evasore, con mucchietti di soldi sotto al materasso. Come se poi fosse comodo dormire con mucchietti di carta che formano dei bozzi duri sotto al materasso. In realtà, sappiamo che i nostri sonni sono turbati da altri problemi: come pagare le tasse, per esempio, che maturano nonostante i guadagni non ci siano. Oppure come pagare i dipendenti, che anche se hanno la Cassa Integrazione i pagamenti arrivano troppo tardi. O infine cosa raccontare questa volta al direttore di banca che ci chiede di versare giusto qualche centinaio di euro per rientrare sul conto…e i clienti continuano a non entrare a causa della pandemia e anche a causa della crisi che c’era anche prima del virus e che con cui abbiamo imparato a convivere dal 2008, ormai.

Se ti senti stanco di essere il punto di riferimento di tutti, quando punti di riferimento non ce ne sono più, puoi rivolgerti al nostro “Sportello per imprenditori”. Ti aiuteremo a trovare una strada, dandoti consigli utili “non convenzionali”, ma sempre nel rispetto della legge. Noi vogliamo salvare gli imprenditori. Lo Stato dice la massimo di voler salvare le imprese. Per prenotarti, scrivi a segreteria@italiachelavora.org e se vuoi lascia il tuo numero di telefono. Verrà fissato un appuntamento per una call su WhatsApp.

Seguiranno altre iniziative importanti in favore delle imprese. Visitate il nostro sito internet, per conoscerci: www.italiachelavora.org

Ecco il manifesto della nostra associazione Italia Che Lavora:

1. Intendiamo dare voce, tutti insieme, a tutti i lavoratori autonomi e delle piccole imprese, nei confronti della politica e delle istituzioni pubbliche, per avere garantiti i nostri diritti. 2. I lavoratori autonomi e delle piccole imprese sono cittadini e lavoratori come tutti gli altri. Hanno diritto di godere dei diritti garantiti dalla costituzione, in particolare: * Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. * Art. 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. * Art. 35 – La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. * Art. 36 – Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunciarvi. * Art. 53 – Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

3. Intendiamo a garantire a tutti i lavoratori in partita IVA gli stessi diritti dei lavoratori dipendenti del settore privato e del settore pubblico: diritto alla salute, diritto ad avere tempo per i propri affetti, diritto ad un reddito che consenta di vivere.

4. Intendiamo porre fine alla persecuzione fiscale dello Stato nei confronti delle partite IVA. Riduzione delle tasse: prima diamo da mangiare ai nostri figli, poi paghiamo le tasse su quello che resta. Una reale semplificazione fiscale: massimo una scadenza l’anno per gli autonomi e le piccole imprese. Spostare la tassazione dal lavoro ai grandi capitali ed alle multinazionali.

5. Intendiamo ridurre la burocrazia: meno carta e più sostanza. Leggi semplici, chiare, scritte in modo comprensibile per tutti.

6. Intendiamo difendere il piccolo commercio, che tiene vivi i nostri quartieri e i nostri paesi. Basta con la grande distribuzione. Basta con la concorrenza sleale delle multinazionali che non pagano le tasse.

7. Intendiamo difendere le partite IVA dai soprusi delle banche. Salvaguardare la prima casa dalla possibilità di pignoramento.

8. Intendiamo difendere le partite IVA dai soprusi delle grandi società fornitrici di servizi (energia, telefonia, autostrade, ecc.)

9. Intendiamo offrire ai nostri iscritti consulenze di base e specialistiche su questioni fiscali, contenziosi con le banche, rapporti con le società erogatrici di servizi.