Il dovere morale di difendere l’Occidente dal “politicamente corretto”

Silvio Pittori per Centro Studi Machiavelli

In preda alla dittatura sanitaria imperante, ormai si sente parlare solo del coronavirus e dell’avvento salvifico del vaccino. Per buona parte dell’informazione “tutto il resto è noia”.

È noia anche ricordare (e pertanto non lo si fa) di come, nei Paesi Occidentali, stia aggirandosi un altro virus, implacabile, destinato a provocare la nascita e il rafforzamento di una nuova cultura che, destrutturandola, mina le basi della “cultura occidentale”, accusata di essere espressione dei peggiori peccati quali il colonialismo e la schiavitù.

Si tratta del virus del politicamente corretto, che rispetta la libertà di pensiero dei singoli soltanto se questo si allinea con quello ritenuto “corretto”.

Assistiamo, quindi, giorno dopo giorno, ad attacchi portati contro la cultura occidentale, quale ordine sociale destinato a lasciare forzatamente il proprio posto a un “nuovo ordine” — a una non meglio precisata “nuova cultura”.

Questo, nonostante la cultura occidentale abbia saputo esprimere persino l’Illuminismo, che ha cantato le lodi della Ragione, quest’ultima strettamente correlata, come esposto dal Papa emerito nel corso della sua lectio magistralis, alla Fede. (*)

(*) La Fede che necessita del Logos per evitare di cadere nel fanatismo, e il Logos che necessita della Fede per avere dignità, con la conseguenza che soltanto l’agire secondo Ragione si concilia con la natura stessa di Dio.

D’altronde, l’idea stessa di una cultura classica capace di forgiare l’Occidente è incompatibile con la visione politica del cosiddetto “impero universale”, allineata al politicamente corretto e caldeggiata negli ultimi decenni da molti settori della finanza e della politica che (**) mirano a cancellare quel patrimonio di idee, di valori, di conoscenze storiche, religiose, filosofiche e scientifiche che compongono la cultura stessa.

(**) In forza di quel nichilismo imperante denunciato a più riprese da Papa Paolo Giovanni II (enciclica Centesimus Annus) e di quel relativismo contro cui si è ripetutamente espresso Papa Ratzinger (Omelia della vigilia del conclave dell’anno 2005)

Si assiste al rafforzamento costante di una nuova forma di totalitarismo contrassegnata da alcune caratteristiche ben delineate da Michel Onfray nella Teoria della Dittatura“Quello che a noi viene presentato come un progresso è, in realtà, una marcia verso il nichilismo, un’avanzata verso il nulla, un movimento verso la distruzione”.

La distruzione della libertà, l’impoverimento della lingua, l’abolizione delle verità (mediante la cancellazione del passato e la riscrittura della storia), l’indebolimento della religione, l’eliminazione dalla scuola della lingua latina (fondamento della nostra cultura e in grado di strutturare la logica dell’individuo), sono funzionali alla perdita di ogni identità nazionale che origina dalla perdita dell’identità culturale di un Paese, con conseguente perdita della sua sovranità.

Data ormai per certa detta decostruzione che affligge tutti i campi del sapere, come meravigliarci di quanto sta accadendo intorno a noi? 

Dante Alighieri accusato di non essere politicamente corretto in relazione ad una Commedia, peraltro Divina, scritta circa settecento anni fa … costretto ad assistere inerme all’amputazione di alcuni versi contenuti nella cantica dell’Inferno perché potenzialmente sgraditi ad altre religioni. 

Geni della musica, come Bach e Mozart (stesso destino toccherà presto al patriottico Verdi), considerati potenziali “suprematisti bianchi” e cantori della diversità culturale, la cui musica richiamerebbe una “concezione dell’arte di stampo colonialista”“deliri iconoclasti”, per dirla con Carlo Nordio, che si sono tradotti nella distruzione di monumenti in molti Paesi, perché ritenuti “politicamente scorretti”.

Al cospetto di detto atteggiamento dell’“intellighenzia”, non resta che opporci con tutti gli strumenti che la nostra ormai fragile democrazia mette a disposizione … riaffermando la nostra cultura e la nostra identità, rivendicando un’istruzione classica che costringa i giovani a pensare, rendendoli così definitivamente liberi.

Non ci resta che opporci a quell’idea di mondo-patria che sta diventando un luogo senza alcuna identità, “una terra senza storia”, chiedendo a gran voce il ritorno a quei principi che hanno caratterizzato la civiltà occidentale di matrice cristiana, che hanno plasmato l’Occidente e la sua bellezza.

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Link: https://www.centromachiavelli.com/2021/03/31/occidente-politicamente-corretto/

Scelto e pubblicato da Franco