La corsa al finto Marte

Redazione Keinpfush

Quando uno vuole scrivere quel che sto per scrivere sa che lo scritto verra’ in ogni caso distorto e che, quindi, gli faranno dire cose che non ha detto.

Eppure, occorre dire alcune cose riguardanti la corsa a Marte che, come tutte le corse allo spazio, è una gara geopolitica.

Non c’entra che sia Marte, serve un obiettivo che sia facile da esibire alla popolazione come traguardo, un obiettivo che sia tecnologicamente ambizioso, e che sia sufficientemente “pagante” in termini di ricerca militare.

Deve quindi avere delle ricadute tecnologiche successive.

Perche’ non la Luna? Perche’ non tornare sulla Luna, dunque?

Perche’ la Luna e’ cosi’ facilmente militarizzabile che inizierebbe una vera e propria gara alla sua lottizzazione.

Mettiamo che gli USA costruiscano una base militare sulla Luna: lanciare missili contro un obiettivo sulla terra diventerebbe cosi’ semplice e cosi’ efficace (non serve neppure che il missile abbia una testata) che immediatamente Russia, Cina e altri si metterebbero a costruire una loro base.

Ma a quel punto, il problema e’: dove? Dove possono costruire i cinesi e dove gli americani? Quale parte del suolo lunare e’ americano e quale e’ cinese?

Insomma, guerre sulla Luna a dei costi che nessuno vuole pagare.

Marte e’ piu’ neutrale. Da Marte lanciare un missile contro la terra e’ possibile, ma militarmente non e’ una postazione affidabile. Ecco perche’ Marte.

Da sostenitore della scienza a me va bene, dal momento che Marte e’ un pianeta molto interessante anche se, personalmente, preferirei focalizzarmi meno su Marte e distribuire meglio l’attenzione verso altri corpi celesti piu’ interessanti, come Europa [satellite di Giove] e i suoi probabili mari sotterranei, Encelado [satellite di Saturno] e altri.

Il problema e’ invece cosa si aspettano i fan dell’esplorazione spaziale perche’, sia chiaro, se quelli che pagano non troveranno su Marte quello che cercavano, non pagheranno mai piu’ per un progetto spaziale.

E allora occorre essere molto chiari. Partiamo dall’inizio.

No, le patate non crescono sul suolo Marte. E non ci cresce nient’altro.

Il suolo di Marte, infatti, e’ tossico. Altamente tossico. Esso e’ stracolmo di composti di cloro. Se la scena fosse vera, le piante sarebbero morte da mo’, e il tizio sarebbe gia’ morto soffocato da vapori di cloro.

Come se non bastasse, su Marte non c’e’ quasi azoto.

E’ solo il 3% per cento di un’atmosfera che e’ l’1% di quella terrestre. Sulla terra e’ il 78% dell’atmosfera. Di conseguenza, vi scordate le piante.

Il terreno deve contenere azoto, o niente patate. Punto.  Su quel suolo non crescono piante terrestri, punto.

A meno di non mescolarlo ad elementi presi dalla Terra, sul suolo di Marte non coltivate niente, non coltiverete mai niente, punto.

Questo perche’ i pianeti si formano piu’ o meno lontani dal Sole e, piu’ vicini sono, piu’ elementi pesanti contengono.

Su Marte sono finiti elementi piu’ leggeri, rispetto alla Terra, e quindi avete piu’ zolfo, piu’ cloro, piu’ calcio e cosi’ via.

Come se non bastasse idrogeno e azoto se ne sono volati via. In generale, la composizione chimica di Marte visto come pianeta e’ diversa.

E mancano TROPPE cose per farci qualsiasi tipo di agricoltura.

Niente terraforming. Niente colonie autosufficienti. Ne’ ora, ne’ in futuro.

Se anche ci fosse vita batterica (degradando i perclorati alcuni batteri traggono energia), non sarebbe niente di simile a quella terrestre — ed e’ qui che sale l’interesse scientifico, ma scende quello dei nostalgici della corsa alle Americhe.

Essendo un pianeta fatto di elementi piu’ leggeri non ha neanche uranio, facilissimo che non ci sia oro, che non ci sia tungsteno e tutta una serie di metalli utili, preziosi, ma assenti.

Per rispondere a quelli che dicono che trovi l’uranio e ci fai le centrali … no, non ci trovi l’Uranio.

E il sole e’ molto piu’ debole per cui i pannelli solari funzionano male, non arrivano le frequenze giuste per la fotosintesi e ci sono troppe radiazioni ionizzanti.

Morale: sulla superficie di Marte non si costruiscono colonie autosufficienti.

Si possono costruire colonie, ma  saranno sempre e comunque dipendenti dalla Terra.

L’argomento “ma se finisse la vita sulla Terra si salverebbe su Marte”  e’ stupido: se l’umanita’ si autodistruggesse sulla Terra, su Marte l’agonia sarebbe leggermente piu’ lunga, ma niente di piu’.

Colonie non autosufficienti, dicono, e’ ugualmente fico.

Al limite poi si commercia sulla terra qualche preziosa risorsa marziana. Non direi.

Innanzitutto non esistono prove che ci si possa riprodurre fuori dal pianeta.

I pochi esperimenti effettuati, dei quali non si sa nulla di nulla, avvennero nel periodo sovietico e nessun mammifero riusci’ mai a procreare, compresi due astronauti.

Per quanto ne sappiamo, l’homo sapiens si riproduce sulla Terra.  Di crescere da bambini ad adulti in un luogo a bassa gravita’ non sappiamo nulla di nulla, ovviamente.

Non sappiamo nemmeno nulla di quello che succede al corpo dopo cinque anni a bassa gravita’ continuata.

Mi spiace, ma il primo sogno non e’ un sogno: e’ una fantasia.

E questo e’ il problema perche’, se guardate quelli che si raccontano la storia di “andiamo a vivere su Marte”, o la storia “se l’umanita’ si estinguesse sulla Terra avrebbe una seconda chance su Marte”, ci sono delle persone che ragionano circa cosi’:

Beh, non funziona. Quei tizi in blu sono spacciati.

Ovviamente, siccome sono gli stessi tizi in blu che pagano l’esplorazione di Marte, il gioco e’ quello di far credere loro (attraverso cospicue campagne stampa) che un giorno, rovinato questo pianeta, i ricchi potranno avere il pianeta B e lasciare i poveri a crepare.

No, non funziona – ciononostante, se volete spedire su Marte tutti i ricchi, cominciando da Briatore, avete gia’ il mio appoggio.

Quindi l’esplorazione robotica di Marte va benissimo, e migliorera’ enormemente la robotica e la scienza delle trasmissioni qui sulla terra.

E’ interessante sul piano scientifico e, solo per fare delle sonde robuste su Marte (che e’ impestato di particelle di regolite di ogni dimensione, dalla sabbia al micropulviscolo e al nanopulviscolo), significa migliorare enormemente tutto quello che e’ elettromeccanico sul nostro pianeta.

Il fatto che Perseverance abbia una propulsione nucleare anziche’ solare significa spingere avanti la scienza dei piccoli reattori ad uso civile, e via cosi’.

Ma ci sono delle cose da dire:

  1. non ci potete vivere.
  2. non ci potete vivere, casomai non lo aveste capito.
  3. non ci crescono piante terrestri, di nessun tipo.
  4. alcuni microbi vivono di perclorati. Ma muoiono per le radiazioni marziane.
  5. l’acqua non c’e’ nelle quantita’ che servono.
  6. Tutto il CO2 di Marte, anche se liberato in aria bombardandolo, come dice Musk, non basta all’effetto serra che serve per avere acqua allo stato liquido.
  7. non sono possibili colonie multigenerazionali, o meglio, non ci sono evidenze di riproduzione umana a gravita’ non terrestri.

Quindi no, mi spiace per chi sta sognando: la corsa a Marte non e’ niente come “andremo ad abitarci un giorno e ci vivremo in autonomia, e se fottiamo la terra allora sopravviveremo su Marte”. No.

Se vi illudete del contrario, beh, allora avete in mente un altro Marte.

Non quello di questo sistema solare.

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Scelto e pubblicato da Franco