L’eventuale e comunque mediatico successo di Luna Rossa dimostra plasticamente che è solo l’Italia dei miliardari che ancora “vince”, mentre il Paese “degli italiani” perde clamorosamente: ecco perchè!

 

Un Paese in implosione economica difficilmente vince nello sport. Anzi di norma i paesi in parabola discendente svendono le proprie icone sportive. Lo abbiamo visto nel calcio, club di punta, ambiti all’estero (Inter, Milan, Roma, Fiorentina; la stessa Juventus è di proprietà di un gruppo straniero, sebbene non riesca a vincere che in Italia, all’estero invece resta invece la regina mondiale indiscussa delle finali perse). Anche ieri la Vecchia Signora è stata eliminata dal Porto: come le succede spesso, non riesce a mordere davvero se non in Italia, dove spesso si parla di sudditanza psicologica degli arbitri, un termine tanto simile al “complottismo” creato dalla CIA per annegare il dissenso quando venne assassinato JFK.

Un paese al fallimento non ha squadre di calcio vincenti: dedicato a chi tifa per l’EUropa tedesca (e dunque non si va in Russia, tanto è sotto embargo…)

In realtà ad andar bene a vedere l’unico soggetto calcistico che vinse nel calcio fu l’italianissimo Moratti spendaccione, con una squadra davvero di proprietà italiana; ed un allenatore che capì come nessuno lo Stivale, il portoghese Mourinho, capace di mettere in piazza tutti i difetti accumulati in decenni di ignavia e di sudditanza sportiva verso il più forte del momento, di norma sempre lo stesso, sia da parte dei giornalisti che della classe arbitrale (io non sono interista, ma quel Triplete fu un onore per l’Italia, senza dubbio).

E che dire della Nazionale: manco si è classificata negli ultimi mondiali di calcio, tanto per dare l’idea della dimensione dell’implosione del paese, come struttura intendo, dove le mazzette e/o gli interessi asimmetrici sono diffusi come in Argentina prima del crack…

A riprova di tutto questo, notate anche la Ferrari: da quando l’ha presa in mano la gestione Elkann, privata ma senza cuore, non vince nemmeno per sbaglio; di questo passo meglio si iscriva alla formula Indy, magari là qualche podio lo elemosina.

E se volete guardare allo sci, orfani da tanti anni di Alberto Tomba, prego: contate i “successi” agli ultimi Mondiali di Cortina, uno schifo direi per un paese come l’Italia.

La presa in giro, capirete di seguito (“The show must go on”, ma solo per qualcuno)

Ma certamente Malagò, il capo del CONI, non deve andare via nonostante i mancati successi, troppo potente. Anzi, inamovibile. Del merito, del fatto che i successi non arrivino, nessuno ne parla: non è importante, il potere è quello che conta!

Sappiate che sentivo dire parole simili da ex sovranisti quando li pregavo di utilizzare l’unica legge di Renzi che mi sento di difendere, quella sullo spoil system, ossia la possibilità di mandare “all’origine”, ossia fuori dai ministeri, gran parte dei dipendenti ministeriali post elezioni (sappiate che alla fine i gialloverdi li hanno tenuti praticamente tutti, ndr). In particolare, su una persona, moglie di uno sfortunato soggetto apicale apparso per l’ultima volta agli onori della cronaca nelle ultime settimane, mi venne detto “noi, Lei è intoccabile”. Appunto, alla fine solo il Fato ci è riuscito…

Strano Paese l’Italia.

Scrissi in tempi non sospetti che i successi di un Paese vanno di pari passo con il successo come Stato. Il problema è che, post sconfitta calcistica con la Corea nei mondiali del 1966, ci fu la reazione, imponente direi, eravamo nella primissima Repubblica: si bloccò l’eccesso degli stranieri in Italia; dunque si fecero ripartire i vivai: i risultati si videro fino al 1982 ed anche oltre!

Oggi, NULLA!

Siamo alla nulla reazione anche nello sport. Ormai, come dicevo, l’importante – ovunque e per tutti – non è la meritocrazia, i risultati, ma solo ballare al comando del Titanic ancora per un po’, sulla cadrega… Si fottano gli italiani che stanno sotto!

Alla fine questo esempio lo abbiamo visto chiaro nei falsi sovranisti: vi ricordate il Piano B? Chi lo aveva proposto è sparito, manco si fa sentire da coloro che ancora ci credevano un pochino… (chiaramente non il sottoscritto).

Naturalmente non mi riferisco allo stimato Savona, che entrato in rotta di collisione con chi oggi abbiamo capito non aveva nessuna intenzione di sfidare veramente l’EU  (la Lega), almeno ha ottenuto la cadrega del dimissionario

Andiamo a Prada: il sistema asimmetrico oggi è disperato per dare dall’alto un messaggio che qualcosa ancora funziona in Italia; per non fare disperare il volgo ossia evitando di far rieccheggiare nei fatti e soprattutto nelle conseguenze le ultime strofe del famoso “Ho visto un Re” di Dario Fo/Jannacci-Gaber/Bruno Lauzi. In tale contesto il “sistema apicale” sono certo “si attaccherà” a breve ai successi di Prada nella Coppa America, nel caso.

Sebbene bisognerà anche lì stare a vedere da che parte sta il “Fato“, visto che la New Zealand che conta è piena di miliardari globalisti ben più importanti dei miliardari semi-locali (…).

Dunque, riassumendo, il team Prada di fatto ha come promotori sponsor due soggetti apicali, Prada appunto e Pirelli/Tronchetti Provera. Il secondo ha venduto ai cinesi l’azienda, oggi Pirelli ha come maggiore azionista di fatto di controllo i cinesi, per chi non lo sapesse; passando per Pirelli Real Estate, che disintegrò un decennio fa abbondante – con Trochetti Provera a capo -, l’enorme patrimonio immobiliare ex pubblico (privatizzato ai tempi di Draghi su Britannia, ndr) di Telecom Italia.

Prada invece tentò come tutti la carta delle holding estere, solo per prendersi una sonora bastonata dal fisco, oltre 10 anni fa: dunque, dopo aver conciliato 400 milioni di euro, si quotò Hong Kong e non a Milano; dunque, decise per prima di fare quello che andrebbe fatto da tutte le grandi aziende ex italiane: (almeno) la holding in Italia, le operative all’estero. Infatti le holding pagano le tasse solo quando rientrano in Italia, se i profitti restano all’estero nessuna tassa da pagare.

Idem i costi operativi, all’estero scaricabili al 100%, in Italia solo residualmente (…).

Sulla residenza dei “padroni del vapore” c’è ormai poco da dire: con la legge voluta dai Renzi sui Paperoni, anni fa, ormai i miliardari di tutto il mondo fanno a gara a venire in Italia; anche gli sportivi super a fine carriera: infatti con la modica cifra di 100’000 euro a persona del nucleo famigliare si assolvono tutti gli obblighi fiscali per redditi da fonte estera, di fatto zero tasse per un miliardario (ma le PMI italiane pagano tasse del 65+%, con servizi di merda, corruzione dilagante, giustizia che non funziona, disoccupazione alle stelle, sanità inesistente ed oggi anche con obblighi caduti dall’alto di lockdown e vaccini che non hanno pari in EU se non in Grecia e Spagna).

Vedasi oltre…

Pensate ad esempio che Cristiano Ronaldo per fare quella che fa oggi da imprenditore/calciatore con tale legge in Italia, in Spagna sarebbe addirittura andato in galera…. (ecco forse il perchè della scelta italica del grande calciatore lusitano, vedrete che presto arriverà anche Messi col bastone da pensionato, per pagare meno tasse…).

Ah, dimenticavo, tale legge sui Paperoni assolve anche una eventuale, futura imposta patrimoniale, per cui i soggetti ne saranno esenti, sul loro patrimonio (…).

E senza contare la storia, matrigna, per cui l’uomo che fu più ricco d’Italia risiedeva prima in Belgio e poi a Montecarlo, Michele Ferrero. Ed anche Berlusconi, impossibilitato dall’approfittare della legge sui Paperoni causa sequestro cautelativo del passaporto, visto che bisogna stare all’estero almeno dieci anni rima di poterne approfittare: oggi vive per lavoro in un bel appartamento in Belgio anche lui, paese che – lo ricordo – per i residenti locali il fisco non ha nemmeno traccia del patrimoni personali (il segreto bancario per ii residenti belgi è fortissimo ed inattaccabile, ndr).

Tornando al Team Prada, una eccellenza sportiva vedremo quanto italiana, possiamo dire che è frutto di una testa che forse all’Italia ha pensato diciamo “non troppo“. O meglio, in relazione ad esempio a quanto fatto da Raul Gardini, l’ultimo vero e grande condottiero italiano, che comprò tutti i cantieri italiani di eccellenza e costruì il Moro di Venezia dentro la Montedison; tanto che quando la storica azienda venne fatta a pezzi e svenduta dai francesi dopo il suo direi assai dubbio suicidio (…, cfr. giudice Almerighi, …), i pezzi da novanta della cantieristica andarono in giro per il mondo ad insegnare a fare navi, pezzi ambiti. Ben ricordando “il suo” Moro di Venezia, che riuscì a fare quello che nessuno aveva MAI fatto prima: sfidare gli americani nella loro Coppa!

Infatti a guardare bene dentro il Team Prada, quello che ha creato l’imbarcazione (meno male, lo skipper resta italiano…), in effetti c’è una piccola immagine dell’Italia: i capi del progetto sono stranieri, la manovalanza italiana. Per la gran carità manovalanza di pregio, tutti ingegneri italiani e gente preparata (“costano la metà di americani e CINESI“), ma i capi, design ecc., la testa insomma, nel team… in larghissima parte stranieri! (“gli equipaggi devono essere composti almeno al 20 per cento da marinai della stessa nazionalità della squadra, e gli stranieri hanno dovuto risiedere per almeno 380 giorni in Italia, Stati Uniti o Regno Unito durante la fase di sviluppo precedente alle regate”, LINK).

Resta il fatto che il successo del Team Prada, che speriamo ci sia, è collegato ad una ricchezza elitaria e miliardaria che pochissimo ha a che fare col benessere del Paese che dovrebbe rappresentare, paese che ormai è tutto e solo immagine da poter inviare via cartolina. Ma dove la gente ormai muore di fame, parlo di tanti italiani che ormai vanno a prendere il pacco viveri alla Caritas.

In tale contesto, quello che voglio evidenziare è che Team Prada rappresenta solo un miraggio mediatico di successo italiano, tanto simile al miraggio della pandemia che uccide tantissimo (falso, il COVID non uccide “tanto”, quanto meno non più; e comunque non abbastanza per giustificare il blocco totale dell’economia; oltre all’implosione dello Stato che seguirà, inevitabile, tempo al tempo).

Dico questo, in comparazione a quanto eravamo abituati con il vostro/nostro Paese: infatti l’eventuale successo del Team Prada non ritengo sia figlio di un amore per l’Italia di chi sta “sopra” ma piuttosto di interessi asimmetrici (Italia che, nello specifico, sta implodendo come Paese). Interessi – specifico meglio – figli della necessità di mantenere la Penisola al pari del Paese di Bengodi. Anzi una Bengodi che mai lo è stata come è ora, ma solo per i miliardari di tutto il mondo, anche grazie al panem et circensis oggi velico (in assenza di altro ci si ricicla navigatori): ovvero un Paese che resta bellissimo, per andare a svernare, mentre l’ “inutile gente” è alla fame, capirete presto temo…

Intervista imperdibile di Indro Monetanelli, ironia della sorte, fatta dal padre di John Elkann, forse il simbolo più plastico della svendita del successo italiano allo straniero del III. millennio, in favore dell’essere “global”

Alla fine torniamo sempre allo stesso punto: nei piani del Grande Reset temo che il futuro degli italiani prima di tutto – l’Italia attuale è stata recentemente definita da alcuni analisti  quasi come un laboratorio di postdemocrazia, LINK, ndr –  debba essere quello di Guido Orefice ne “La Vita è Bella“, più o meno. Quanto meno fino a quando serviranno i servi, elemento che l’ormai anziano Montanelli ai tempi non era in grado di mettere in conto (intendo ad esempio, che così tanti italiani potrebbero non servire più come una volta, soprattutto se anziani, in un futuro prossimo…).

Nel ruolo, gli italici eroe del volgo – sigh – sono sempre stati sempre brillanti, come diceva il grande Indro Montanelli.

Il problema è infatti più che tutto mio, che sono cresciuto con gli insegnamenti per cui l’Italia era davvero un grande Paese. Un miraggio anche quello, ormai, dopo che se la sono spolpata (tra Roma e Milano, ndr).

MD

*****

Le immagini, i tweet e i filmati pubblicati nel sito sono tratti da Internet per cui riteniamo, in buona fede, che siano di pubblico dominio e quindi immediatamente utilizzabili. In caso contrario, sarà sufficiente contattarci all’indirizzo info@mittdolcino.com perché vengano immediatamente rimossi. Le opinioni espresse negli articoli rappresentano la volontà e il pensiero degli autori, non necessariamente quelle del sito.