L’UE si sottomette alla Cina

Bruce Wilds per Advancing Time

L’UE è avviata verso il rafforzamento dei suoi legami con la Cina nella speranza d’innescare una ripresa economica.

L’Eurozona era già nei guai prima che il CoVid-19 la colpisse. Si può discutere quanto si vuole, ma la crisi economica iniziata nel 2017 non si è mai conclusa.

L’ultimo schema elaborato da Bruxelles sembra più che altro un voler far finta che tutto vada bene.

L’UE ha abbandonato le riforme strutturali nel 2014, quando la BCE diede inizio al suo QE ampliando il bilancio a livelli record.

I problemi sono dovuti al fatto che, nel 2019, quasi il 22% del valore aggiunto lordo del PIL dell’Eurozona è stato generato dal settore Travel & Leisure [viaggi e svago], un settore che difficilmente recupererà a breve.

Per evitare che l’Unione vada in frantumi, l’anno scorso la Commissione Europea ha presentato un piano di rilancio CoVid-19 senza precedenti, da 750 miliardi di euro — 500 miliardi di sovvenzioni e 250 miliardi di prestiti.

Questo significa che la “gente di Bruxelles” sta cercando di contribuire a porre fine alla peggiore recessione della storia europea e, allo stesso tempo, a sostenere [anche, ndt] l’Italia.

Il risultato consiste nella trasformazione dell’organo di governo dell’UE, che ora è autorizzato a raccogliere somme senza precedenti sui mercati dei capitali per sostenere i Paesi dell’Unione Europea sotto pressione.

Circa l’80% dell’economia reale dell’Eurozona è finanziata da un settore bancario con oltre 600 miliardi di euro di crediti in sofferenza.

Anche la disoccupazione è un problema. Si prevede che quasi il 30% della forza lavoro dell’Eurozona sarà sotto qualche forma di “regime di disoccupazione” per anni.

Francia, Spagna e Italia, con un’importante regolamentazione e gravosi oneri fiscali nella creazione dei posti di lavoro, potrebbero subire una forte disoccupazione ancora più lungo.

Nel 2017, nessuna azienda europea si è classificata tra le prime 15 aziende tecnologiche al mondo — e solo 4 delle prime 50 sono europee.

Per questo motivo gli scettici sono preoccupati.

Se l’agenda del “Green New Deal”, guidata politicamente, non rilanciasse la crescita o non riducesse il debito, l’Eurozona resterebbe economicamente stagnante.

L’elefante nella stanza è che l’Eurozona, semplicemente, non è competitiva.

L’UE manca di proprietà tecnologica e intellettuale e sta rimanendo ancora più indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina.

La Germania e pochi altri Paesi continuano a sfuggire alla recessione, mentre Francia, Spagna e Italia dovranno affrontare i prossimi anni con forti livelli di disoccupazione.

Fin dalla primavera del 2020 fu chiaro quanto l’UE fosse in difficoltà, quando la Commissione Europea rivide fortemente al ribasso le sue previsioni di crescita economica a causa del Covid-19.

Le aspettative della Commissione Europea, secondo le quali l’economia si sarebbe ripresa rapidamente, sono state deluse da una seconda ondata della pandemia.

Per generare speranza, i leader dell’UE stanno cercando di “tirar fuori il coniglio dal cilindro” rafforzando i legami con la Cina.

Il Guardian ha recentemente riferito che la Cina e l’UE sembrano aver risolto le loro divergenze sulla “protezione dei diritti dei lavoratori” in Cina e sono pronti a firmare accordi a lungo rinviati.

Tutto questo rafforzerebbe i legami e renderebbe le economie dei due blocchi sempre più interdipendenti.

I colloqui sugli investimenti riguardano l’apertura dei mercati cinesi a quelli europei, nonché le pratiche osteggiate dall’UE in materia di sussidi industriali, controllo statale delle imprese e trasferimento forzato di tecnologia.

Un punto fermo dei colloqui avviati nel 2013 è il trattamento dei musulmani Uiguri e la sistematica soppressione della libertà di parola a Hong Kong.

Al centro dei colloqui c’è la preoccupazione dell’UE sia su questi temi che su come far rispettare altre parti dell’accordo.

Gli stessi membri del Parlamento Europeo, che devono ratificare l’accordo, avevano recentemente approvato risoluzioni che condannavano l’uso del lavoro forzato in Cina.

Inoltre, l’America e la prossima Amministrazione Biden [sic] sono tutt’altro che contenti dell’accordo globale sugli investimenti UE-Cina, che significa un significativo cambiamento nella politica dell’UE verso l’Asia.

L’accordo proposto s’inserisce nell’iniziativa di Pechino “One Belt, One Road” (OBOR) e fa seguito alla firma di un accordo con l’Italia, che è considerato un fallimento.

Lo scorso anno, in quella che potrebbe essere considerata una mossa coraggiosa, il Presidente del Consiglio italiano firmò a Roma uno storico “memorandum d’intesa” con il Presidente cinese Xi Jinping.

L’accordo fece dell’Italia il primo membro-fondatore dell’Unione Europea (e la prima nazione del G-7) ad aderire ufficialmente all’OBOR, nella speranza di puntellare le sue deboli prospettive.

Il patto italo-cinese potrebbe rivelarsi, alla fine, un “patto con il diavolo”.

La motivazione principale che spinse la Cina a lavorare per raggiungere l’accordo con un’Italia impoverita, debole ma amabile, fu la volontà di usare il Paese come backdoor per entrare nel più ampio mercato dell’Eurozona.

L’accordo che Cina e Italia hanno siglato conteneva accordi di sviluppo che coprivano tutto, dalla gestione dei porti alla “scienza e tecnologia”, dallo e-commerce (e persino) al calcio.

La realtà è che la Cina vuole controllare i punti d’ingresso nell’Unione Europea che possono essere legittimamente ampliati … e questo non è di buon auspicio per il Continente.

Mentre l’Europa ha sempre goduto di un’eccedenza commerciale con l’America, questo non è stato il caso della Cina.

Secondo i dati di Eurostat, nel 2019 l’UE ha avuto un surplus di 153 miliardi di euro con gli Stati Uniti.

L’Unione Europea è il secondo partner commerciale della Cina, ma importa molto più di quanto esporti: una tendenza che è in crescita da anni.

In parole povere, l’America si è caricata l’Europa sulle spalle e il denaro che fluisce verso l’UE trova rapidamente la sua strada verso l’Asia.

Di seguito i dati relativi all’export-import con la Cina in miliardi di dollari USA, per il 2018:

Stati Uniti, Totale scambi 583,3 — Esportazioni 429,7 — Importazioni 153,9 — Deficit commerciale 275,8

Unione Europea, Totale scambi 573,08 — Esportazioni 375,1 — Importazioni 197,9 — Deficit commerciale 177,1

Si potrebbe sostenere che Bruxelles stia attirando l’UE in un’imboscata perché il blocco non può tener testa alla Cina.

In passato, sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea si erano lamentati perché la Cina vuole il libero scambio ma senza giocare lealmente.

Pensare che la Cina sia una tigre che ha improvvisamente cambiato le sue strisce è una follia.

Questo Trattato non correggerà lo squilibrio di mercato né darà all’Europa lo stesso livello di accesso al mercato cinese, o l’ambiente non discriminatorio che gli investitori stanno cercando.

Scopriranno che non è la prima volta che la Cina firma accordi di questo tipo senza rispettarli.

L’Europa, che ha visto il suo settore manifatturiero svilito dalle imitazioni a basso costo della Cina e di altri Paesi a basso salario, troverà poco conforto nel portare un maggior numero di questi beni nel suo mercato.

Si potrebbe sostenere che il sistema cinese sia orientato allo sfruttamento.

L’economia cinese, gestita dallo Stato, si basa su un modello di business predatorio, orientato ad espandersi schiacciando la concorrenza.

La Cina è determinata a passare all’export di prodotti ad alta tecnologia e il suo piano è incentrato su imprese statali e private che investono e acquisiscono società straniere per rubare le loro innovazioni tecnologiche.

Il sovvenzionamento delle aziende che lavorano all’interno del suo sistema aiuta la Cina a raggiungere quest’obiettivo.

Tutto questo non cambierà. La Cina esporta merci a un prezzo leggermente inferiore al costo per attirare posti di lavoro nel settore manifatturiero da altri Paesi.

Tutte le persone consapevoli sostengono che il passaggio a legami più stretti con la Cina potrebbe accelerare la fine dell’Europa.

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Link Originale: http://brucewilds.blogspot.com/2021/01/the-eu-is-at-risk-of-becoming.html

Scelto e tradotto da Franco