In buona sostanza questo sito, pur comprendendo il disagio dei votanti italici, al referendum vota NO. Ecco le ragioni

Impegnativo essere netti ma purtroppo a volte è necessario. Sappiate che anche noi, come tutti, avremmo voglia di mandare a casa molti di questi parlamentari incapaci ed insipienti, sia al governo che all’opposizione. La percezione generale è infatti che non si stia facendo il bene del Paese ma quello di privati cittadini, magari aggregati in gruppi di interesse anche sovranazionali, a danno degli altri e delle Istituzioni. Per questo bisogna essere freddi e non cedere alla pancia: votando SI si peggiorerebbero solo le cose, ossia si ridurrebbe il numero di parlamentari ad un livello più facile da comprare, da parte di esterni interessati al caos nel Paese. Ovvero per comprarsi il Paese, a basso prezzo, si comprano deputati e senatori, da mo’ che succede. Dunque questo sito, pur capendo il disagio dei votanti, che è anche il nostro, si schiera compattamente per il NO, per motivi prettamente logici e consequenziali che spiegheremo di seguito.

Chiaramente quella del referendum è una deriva che ha come padre e pure madre il M5S. Movimento che nella sua genesis ha molto di britannico, direi più cameroniano che britannico sui generis. Infatti fu proprio filo-EU Cameron (e con una bellissima moglie iper globalista, una Astor, ndr)  con il suo “Yes” a permettere che Germania e Francia facessero carne di porco degli interessi italiani nel Mediterraneo, uccidendo Gheddafi; tanto che la base operativa dell’Operazione Odyssey Down anti Libya filo-italiana fu gestita dall’Ambasciata britannica a Roma, anche per conto degli USA, avendo fatto trasferire nella Capitale nel 2009 l’ambasciatore di guerra prima di stanza a Baghdad, Mr. Christopher Prentice, ma nominandolo in Italia opportunamente solo nel 2011. Si noti che Mr. Prentice poi si trasferì a Firenze alla fine del suo mandato, contemporaneamente alla fine del mandato di Obama (…).

Or dunque, inquadrato il contesto, ecco i motivi del nostro NO referendario.

Prima di tutto ridurre i parlamentari non è l’unico modo per ridurre i costi. Ad esempio per ridurre tali costi statali basterebbe ridurre gli stipendi dei deputati e senatori esistenti in modo proporzionale, stesso effetto.

Ma evitando – in tale modo – che un più ridotto numero di parlamentari permetta un più facile acquisto di influenze da parte di poteri esterni. Ad esempio, promettendo un lavoro a fine mandato, tutto pulito, sulla parola, prassi comune ad esempio nelle banche di affari internazionali. Che – si sa – nel caso mantengono assolutamente le parole date, è infatti nel loro interesse.

Avere meno parlamentari aumenta enormemente la possibilità di compravendita dei deputati, dunque. Inoltre tale riduzione speriamo solo ipotetica rende zone geografiche enormi potenzialmente sguarnite da parlamentari, riducendo anche a zero in certe zone la rappresentanza parlamentare.

Segue lo spirito guida (che lo guida, …), messaggio nemmeno troppo criptico

Piuttosto si sarebbe dovuto indirizzare la correzione di una vera, grande stortura italica; quella per cui – in modo assai esteso come uso politico ed anzi indegno costume sub-parlamentare – può essere eletto a Cosenza o Catanzaro un parlamentare di Milano; come è stato il caso ad esempio di Matteo Salvini al primo giro eletto in Calabria e non in Lombardia. Non si ritiene infatti abbia alcun senso che i cittadini calabresi debbano andare fino a Milano per fare sentire le proprie ragioni con il deputato che hanno eletto in zona!

Ovvero la persistenza del voto di lista resta una porcheria, tagliando il legame anche di responsabilità tra voto e mandato dell’eletto, oltre che di legame alla zona di elezione.

Forse, prima della riduzione dei parlamentari, che come detto può rappresentare un falso risparmio (facilmente raggiungibile senza stravolgere l’equilibrio istituzionale attuale, già precario, basterebbe ad esempio riducendo gli stipendi, ndr), sarebbero da correggere ben altre storture!

Dunque, nel bene del paese, senza farsi comandare dalla pancia, noi riteniamo deleterio scegliere il suicidio riducendo i parlamentari. Per un risparmio di pochissimi denari per altro.

Ossia noi votiamo NO!

Senza farci vincere dai peccati mortali per altro, sempre gli stessi dai tempi di Dante, pulsioni insite nell’animo italico che evidentemente qualcuno vuole usare con il fine di conquistare il Paese, in un moderno dividi et impera sociale e poi istituzionale. Prima di tutto l’invidia, che evidentemente sta dietro alle gelosie nazional-italiche verso i parlamentari che fanno disastri ma vivono bene.

Dunque, noi, anche per quanto sopra – encore – diciamo NO a questa deriva, ossia votiamo NO al referendum.

Non è infatti riducendo i parlamentari che si migliorano le cose. Ben comprendendo che i pentastellati rappresentano benissimo l’Italia individuando – abilmente pilotati dall’esterno, vedasi Grillo con quasi un occhio nero sotto il cerotto e quadretto commemorativo nelle Università inglesi – il punto di faglia nazionale. Faglia che anche i grillini, nella loro suprema impreparazione al ruolo, letteralmente impersonificano.

Tanto Vi dovevamo

MD