In un paese strategico fatto di politici cinici, corrotti e bari, la sequenza è stata: crisi economica, svendita degli assets, iperinflazione, COVID e… ESPLOSIONE! Poi la rivolta contro la classe dirigente. Parlo del Libano eh….

Beirut: una sola esplosione ha creato un cratere ben più grande di un campo da calcio!

Il pezzo oggi del Telegraph scelto da Franco è da incorniciare in quanto dà una visione delle cose che ai più era sfuggita, versione fornita guardo caso dagli anglosassoni, finissimi osservatori della realtà materiale. L’esplosione simil-nucleare (negli effetti) libanese cade infatti alla fine di un processo involutivo del Paese che lo ha portato da essere uno dei paesi più ricchi del medio Oriente, una vera perla, ad un paese in decadenza a 360 gradi. La costante in tutto questo sono politici corrotti e bari, guarda caso in gran parte venduti ai francesi che da sempre fanno incetta di influenze nell’area, pagano bene evidentemente, garantendo anche extraterritorialità ad imprenditori e politici locali che operano nei misfatti locali a carro degli interessi di Parigi (il generale Aoun  è un esempio da libro di testo, ma anche Ghosn, l’ex ras di Renault finito in carcere duro a Tokyo, più tanti altri, …).

Quello che infatti impariamo dall’evento dell’altro giorno, dal botto, ufficialmente il più grosso dopo Hiroshima e Nagasaki, è che la “bomba” fa paura e può cambiare equilibri: alla fine del 1945 proprio la bomba fece arrendere il Giappone, un paese che mai si sarebbe arreso allo straniero sul suo territorio, a costo di scatenare una guerra di 100 anni. Oggi sembra che il popolo libanese, di norma disposto ad accettare di tutto, anche che una classe politica inetta e corrotta facesse a pezzi il paese, si svegli, appunto con il drin -bang della bomba. Che poi è panico generalizzato, unito all’humus del COVID.

Si, perchè quanto abbiamo imparato negli scorsi giorni è che la bomba fa la differenza. E tanta paura, terrore direi, per chi l’ha vista anche da lontano. Forse – ricaviamo – oggi la bomba è anche disponibile in una versione accessoria, senza fallout radioattivo ma circa con la stessa potenza, terribile e vero game changer. Mi fanno ridere coloro che cercano di normalizzare l’evento bomba giustificandolo con l’esplosione di 2’700 tonnellate di nitrato d’ammonio, “come l’esplosione di Tim Mc Veigh“. No signori, scatenare un’onda sismica pari a 4.5 gradi Richter significa circa 5’100 tonnellate di TNT. Che tradotti in nitrato d’ammonio sono oltre 12’000 tonnellate di (NH4)NO3 diciamo superando lo stoccaggio locale. Peccato che detto nitrato d’ammonio necessiti di un altro elemento per l’esplosione, magari liquido, come avvenne ad Oklahoma City. E come avveniva regolarmente con l’ETA d’altronde, vedasi anche il caso di Carrero Blanco. Ma per fare questo c’è necessità nel caso di un mix denso. Nessun senso dunque per le giustificazioni proposte. Guarda caso però tutti tacciono tale cd. dettaglio, che dettaglio non è (…).

Insomma, è forse più facile giustificare una normalità che invece non c’è, con un esplosivo generico, anzi un co-esplosivo, che faccia passare in secondo piano al popolo bue quanto visto a Beirut, che non è diciamo “normale”, anzi! Si, la megabomba – di Beirut, pubblica ed in mondovisione – è davvero un game changer!

Fu proprio per la paura della “normalizzazione” post scoppio della Bomba di Hiroshima che gli USA decisero di fare esplodere una seconda bomba atomica, a Nagasaki, anche peggiore della prima perchè fu bomba ad idrogeno. Sebbene tale seconda bomba fosse tecnicamente inutile, anche un esperimento se volete. Ma che costrinse alla resa immediata un Paese che nella sua storia millenaria MAI si era arreso allo straniero sul suo stesso territorio [pensate che tolsero le indicazioni stradali dalla capitale per confondere il nemico, ancora oggi i nomi delle vie non ci sono a Tokyo] (si ricordi che dalla fine della WWII la Costituzione giapponese è scritta in inglese, ndr).

Succederà anche oggi? Ci sarà una seconda bomba? E poi un’altra ancora? E’ infatti chiaro che  “in pochi” potrebbero accettare oggi la svendita dei porti libanesi ai cinesi, nel fulcro del caos millenario medio-orientale e libanese in particolare; infatti se ne stava parlando pochi mesi fa: dopo il fallimento del Libano i politici locali sembravano addirittura pronti al grande passo della cessione del porto di Beirut a Pechino. Immaginate, la Cina che controlla il porto più importante vicino ad Israele e prossimo ai pozzi di petrolio più grandi del globo. Impossibile, manco a immaginarlo si poteva avverare. Ed infatti non si è avverato.

Segue oggi – finalmente – la rivoluzione della popolazione libanese, stufa dei politici libanesi in gran parte filo francesi. Un paese strategico alla fine si sta ribellando. Con una popolazione pronta ad esplodere da tempo, ma fino ad oggi addomesticata dai media locali: grazie alla bomba si sta svegliando.

Ora fate un’astrazione e pensate quale è un altro paese anch’esso strategico con simili caratteristiche  politiche, economiche, sociali, strategiche e pure sotto assedio cinese e franco-tedesco. Dopo per altro l’esempio dell’esplosione dell’inflazione in Libano,  primo paese diciamo occidentale o filo-occidentale a sperimentarla in forma conclamata; inflazione che arriverà, – credetemi – anche nel resto del mondo “western”. Poi, sì, sarà tutto.

Vi ricordo che i fatti – solo a volerli guardare bene – ci insegnano che negli ultimi due anni c’è stata una inusuale esplosione a Bologna di gas liquido in autostrada. E poi la mai veramente spiegata caduta del ponte Morandi, con un mezzo video a seminare il dubbio che qualcosa di strano – forse – effettivamente c’è stato.

In ogni caso la bomba ieri come oggi farà la differenza, signori. Una bomba che oggi vista l’assenza – sembra – di fallout radioattivo di lungo termine diventa improvvisamente sdoganabile ossia utilizzabile (in tale contesto forse si capisce la strategia basata su aerei Stealth, in grado di penetrare le difese aeree nemiche con un carico per singolo aereo di 4-6 bombe “nuove”, appunto in grado – con un solo aereo – di radere al suolo una città grande ed estesa come, che so, ad es. Berlino, ndr).

Resta dunque a chi sta – nel caso – per crollare, difendersi! In tale contesto non mi stupisco assolutamente che negli scorsi giorni nessuno abbia avuto l’ardore di incolpare dei soggetti strategici particolari per quanto accaduto a Beirut, meglio incolpare “l’incidente”, che non sia mai che…. (ma per intanto il gioco dei riposizionamenti strategici penso sia già iniziato, …).

La pazienza e la resilienza alle critiche resta un’arte…

Notate bene che non sto parlando di un risveglio casuale dei paesi – istituzionalmente parlando – sotto assedio del globalismo, strettamente, ma in primis delle loro popolazioni. O meglio dei Politici veri ed onesti di cui le popolazioni fanno veramente parte, Politici che sono pochi. In tale contesto non mi rivolgo certamente ai gatekeepers nazionali, in primis alla Lega, che si sono dimostrati nel caso appunto gatekeepers, apparentemente alleati nel partito citato – nei fatti e nelle azioni – dei revanscisti del nord in un novello – appunto – revanscismo di tipo secessionista, al pari di quello catalano anch’esso fomentato da Berlino (per altro, nessuno ha fino ad ora risposto alle ns. reiterate domanda sui vertici della Lega savrapponibili ai nipoti degli ex RSI filo tedeschi post 8 settembre 1943; restando comunque sospesa la domanda sulla ipotetica maternità cd. tedesca del leader della Lega nord, ossia del partito dei cacciavitari lombardi “innamorati” di Berlino da 100 anni, fino alle estreme conseguenze 75 anni fa). Sinceramente vedo più gli alleati anglosassoni fomentare la revisione delle posizioni strategiche dei Paesi, Libano o altro paese occidentale in profonda crisi che sia; nel senso del ritorno necessario ad una dignità territoriale e sovrana scevra delle pulsioni a vendersi allo straniero diciamo “in comunanza” o anche “in forma Comunitaria” mandando in miseria le proprie rispettive popolazioni, Atene docet. In tale contesto si tenga conto che vedo molto più pericolosa la Francia di Aquisgrana (ovvero della nuova Vichy) rispetto alla Cina, per inciso.

Come abbiamo avuto occasione di scrivere da mesi – senza per altro farne segreto – sappiate che ci aspettiamo un U-turn della politica italiana, a breve, in direzione del nesso atlantico. Ossia cancellando le derive passate, in molti sensi. Derive che per altro stanno annichilendo – a vantaggio di pochissimi, sempre i soliti – il benessere di un intero popolo (prendete atto che “i fatti” e “”gli eventi” si stanno ormai disponendo in modo non equivoco)

Infatti – Murphy insegna – alla fine la sfiga, lo sappiamo, non è cieca ma anzi ci vede benissimo!

MD