Perché la teoria del “privilegio bianco” è così deleteria

Eugénie Bastié per Brevarium. Traduzione di Mattia Lusetti (sintesi)

Le immagini dell’omicidio di George Floyd per mano di un poliziotto americano hanno riportato in primo piano la frattura identitaria, coperta a stento dalla posticcia conciliazione provocata dal Coronavirus.

Sotto ai nostri occhi si è compiuto un terribile capovolgimento ideologico: il ritorno della “razza” nel dibattito pubblico.

Negli Stati Uniti si possono vedere dei “Bianchi” che s’inginocchiano davanti a dei “Neri”, chiedendo perdono per il razzismo secolare inflitto dalla loro comunità.

Sui social-media i giovani progressisti pubblicano manuali sulla “presa di coscienza del privilegio bianco”, nella speranza che questo pubblico atto di auto-flagellazione faccia diminuire la violenza collettiva.

Quest’idea di “privilegio” va oltre la semplice denuncia delle discriminazioni che subiscono le persone facenti parte di una qualche minoranza.

Afferma che essere Bianco è un “vantaggio” in sé, indipendentemente dalla condizione materiale, dalla Leggi della comunità e dalle difficoltà personali.

Non solo: sottintende che il “non essere discriminati” non sia una situazione alla quale tutti dovremmo aspirare, ma “una costruzione sociale a vantaggio dei Bianchi”.

Nel nostro immaginario, la parola “privilegio” rimanda all’Ancien Régime e alla distinzione degli “status sociali”.

Fa eco alle parole di Sieyés: “Se si togliessero gli stati sociali privilegiati, la nazione non sarebbe qualcosa di meno, ma qualcosa di più”.

In quest’idea di privilegio, tuttavia, se i Bianchi “non sono discriminati” è perché sono i Neri ad esserlo. Perché questi ultimi non lo siano più, bisogna che lo divengano i primi.

La “guerra delle razze”, però, è un gioco a somma zero.

Instaura una sorta di concorrenza nel cuore stesso della miseria … perché un povero bianco, secondo questo paradigma, sarà un “privilegiato” in confronto al suo fratello di colore.

In Francia queste teorie impregnano sempre più la vulgata militante.

Rompono con l’antirazzismo universale postulando una separazione fra “alleati” e “dominati”: gli “alleati” possono difendere i “dominati”, ma non possono esprimersi al loro posto e devono rinunciare ad ogni spirito critico.

La razza, andando avanti, continua ad essere negata come realtà biologica, ma viene reintrodotta come costruzione sociale.

L’essenzialismo (tutti i “Neri” sono …) era un flagello, ma ora è diventato un dovere (tutti i “Bianchi” sono …).

Il fine giustifica i mezzi perché, come scriveva Sartre: “Questo razzismo antirazzista è il solo cammino che possa condurre all’abolizione delle differenze di razza”.

Ma è un capovolgimento spaventoso! Nella vecchia logica dell’antirazzismo dire “i Bianchi sono superiori” era un’affermazione razzista, nella nuova lo è il negarlo.

Il razzismo, quindi, non è più una colpa morale da combattere per mezzo dell’educazione (la moderna lotta dei Lumi contro il pregiudizio), ma un sistema di dominio al quale è impossibile sfuggire, nonostante la buona volontà.

Diffuso, strutturale, istituzionale … questo tipo di razzismo dev’essere decostruito con metodicità.

Per questo razzismo la “bianchità” è una costruzione sociale al servizio dei dominatori, che però non ne hanno coscienza. Bisogna estrarre con le pinze, di conseguenza, la vergogna di essere Bianchi.

Queste teorie hanno la particolarità di essere presentate come “scientifiche” perché tratte dal paradigma delle scienze sociali.

Chiunque le contesti si espone alla mercé di un doppio processo, per interesse e incompetenza.

Se neghi di essere un privilegiato è perché non hai letto abbastanza le critiche alla Race Theory, o perché ricavi un qualche vantaggio da questa negazione.

Ci troviamo nel quadro di ciò che il filosofo Karl Popper chiamava “la non-falsificabilità di una teoria”.

Una teoria non falsificabile è quella che resiste alla dimostrazione del suo contrario e che include la sua stessa confutazione (come parte della teoria stessa).

Esempio: se critichi il marxismo è perché sei un borghese. Se critichi la psicoanalisi è perché sei un nevrotico. Se critichi il privilegio bianco è perché ne ricavi un guadagno.

Se è vero che sono stati i Francesi ad inventare “La Decostruzione” (ribattezzata “French Theory” nelle Università americane), ora questa teoria ci ritorna sotto forma di una guerra razziale importata.

A coloro che stigmatizzano il “ritardo” del nostro paese nell’assumere la prospettiva del “razzismo sistemico”, bisognerebbe mostrare le immagini dell’America messa a ferro e fuoco: è veramente questo il modello che vogliamo?

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Link Originale: https://www.breviarium.eu/2020/06/04/eugenie-bastie-white-privilege-teoria-deleteria/

Scelto e pubblicato da Franco