Come da attese la curva dei contagi sta flettendo, inizia la fase di rientro della “crisi del virus”: dunque, bisogna opporsi alla chiusura totale delle industrie. Attenzione a quelli che spingono per il caos (perchè?)

Sentivo ieri i casi di test umani negli USA sulla positività al coronavirus, ci vogliono circa tre giorni per i risultati. In Italia con i tre steps di verifica, campioni multipli e conferma dall’ISS ce ne vogliono anche 7. Se poi c’è accumulo nei test, magari dietro alla spinta di test indiscriminati per tutti (ipotesi contraria alle direttive non tanto dell’ISS ma dell’OMS, ndr), come è accaduto negli scorsi 20 giorni a causa del fatto che prima del 25.02 scorso la verifica dell’ISS non c’era (vedasi richiamo dell’ISS alle Regioni del 25.02.2020, circolare attuata diciamo dal 1.3.2020, circa) magari ce ne vogliono anche di più. Capite dunque che la normalità nei test al virus dei positivi, con conferma dell’ISS, ha necessitato tempo. Ora la curva, come da attese, flette, anche in Lombardia (in contemporanea con la fine dell’accumulo dei test, il cd. il backlog, ndr) . E, ripeto, sempre attenti ai numeri: a ieri siamo a quasi 4’000 morti circa, aggiungendo l’addendo impazzito di Bergamo e Brescia, due città che pur avendo una frazione degli abitanti di Milano hanno più morti, incredibile (questa è stata definita “una anomalia planetaria”, dagli esperti!).

Prima di tutto le curve, eccole! Come notate si stanno appiattendo, ossia tempo questa settimana, anche meno, e si rientra dell’emergenza. Purtroppo c’è stata una sfortunata recrudescenza del freddo in Italia, con neve anche in pianura attesa nei prossimi giorni, quasi ad Aprile! Caso assai inusuale, sfortuna. Visto che è risaputo che i virus simil-influenzali si rafforzano col clima freddo e umido, visto che il COVID-19 è considerato assimilabile ad un virus mutato transitato nella specie umana, come fu l’influenza viaria del 1957 e del 1968, anche il  coronavirus si ritiene si comporterà come tutte i virus dell’influenza, d’estate sparisce, magari riapparendo col freddo dell’inverno successivo, certamente riapparirà negli anni successivi indebolito in quanto la popolazione col tempo si sarà infettata (stessa accaduta nel 1957 e nel 1968; pensate che anche il ceppo dell’H3N2 del 1967 negli anni in cui ricompare come influenza stagionale, fa ancora oggi più ospedalizzazioni che gli altri ceppi, ndr). Questa è prassi, cari miei. In tale contesto è un peccato che ci sia qualcuno che sembra spingere per l’emergenza perenne, guarda caso il solito prof. Burioni, che lavora a Milano per la milanesissima Università privata del San Raffaele (…).

Tipico esempio di “doublespeak”: si vuole tenere alta la tensione?

L’esempio svizzero: “test per tutti” è deleterio, basta “rispettare senza eccezioni le regole”, i politici  italiani forse dovrebbero imparare

Non so voi, ma a me sembra davvero che ci sia qualcuno che vuole alzare i toni a sproposito, che vuole l’emergenza. Capiremo a breve il motivo, temo (…). Sta di fatto che, viste le curve del contagio, bisogna invece lottare per NON CHIUDERE le attività produttive, non bisogna fermare tutto. Anche in Svizzera, confinante con l’Italia, questo NON succede.

Bloccare tutto, chiudere tutto, ANCHE LE INDUSTRIE può significare anche e soprattutto creare un danno, volere il caos.

Anche non vedere i lati positivi nelle curve dei contagi vuol dire puntare al caos. Bene fa il Governo ad opporsi alla chiusura totale, come vogliono invece i Salviniani. Il motivo temo lo scopriremo fra un po’, ossia temo che scopriremo che la Catalogna rischiamo di avercela in casa cari miei.

Spero di sbagliarmi ma temo sia così: infatti a bloccare tutto come vogliono dichiaratamente i salviniani si avrà un PIL in crollo talmente elevato da fare danni irreparabili; e se poi eventualmente l’EU, d’accordo con Lombardia e Veneto – come era d’accordo con la Catalogna di Puidgemont qualche mese fa, infatti il leader separatista catalano è oggi protetto proprio da Berlino, ndr – tentassero l’azzardo di chiedere ad un certo punto, fra qualche mese, il rientro nei conti via tassazione straordinaria, il nord cercherebbe di dire di no. Visto che il buco nei conti e la richiesta di rientro sono pressochè certi, ecco magari il tentativo di gettare le basi per una futura emancipazione di alcune regioni, magari partendo da quella economica – il resto a seguire, … -, ossia rompendo la creatura anglosassone di 160 anni fa. Se guardate sui media è proprio quello ce sta accadendo oggi, Lombardia contro Roma; con il Veneto silente e di scaltrezza armato, di chi sa di non sapere abbastanza, anche onesta umiltà se volete, caso mai andasse male ci impiegherebbe un attimo a tornare sui suoi passi.

Vedremo come butterà e se sarà davver così. Certo, con questa tesi tornerebbero molte cose.

Sta di fatto che, anche per quanto sopra, sembra evidente l’assurdità di fermare le fabbriche: della serie, spararsi nel piede per dire che poi non ci si può rialzare rischia di condannarti a vita.

Notate bene che è la Lombardia – e la Lega in particolare – a volere il “fermate tutto”, infatti Roma sta (giustamente) resistendo.




Due visioni differenti

Vedremo. Per intanto la buona notizia è la prossima fine della curva in salita dei contagi, a cui seguirà la normalizzazione, dalla prossima settimana. E la fine dell’emergenza in circa 15 giorni, con l’arrivo dell’agognato caldo.

Nessuno è esente da responsabilità, nemmeno la Lombardia, vedasi sopra. O sbaglio?

Resteranno le macerie econmiche. E a tal punto testerete le nostre tesi: crollo economico certo, danni enormi, chiudere tutto si dimostrerà essere stato una fesseria enorme. A seguire tentativi di separazione di qualcuno,  per non pagare il conto. Magari per sostituire i meridionali italiani con i negri che costano meno? Alla fine, vedrete da fine anno in avanti, temo che le scelte saranno tra il crack italico ed annesse tasse a non finire restando nell’euro, la secessione italica pilotata da Parigi e Berlino, i tumulti di piazza con caos annesso. O la pacifica ITALEXIT, a cui noi puntiamo.

Noi stiamo con Tremonti: smontare l’EU (anzi, l’euro) senza smontare l’Italia

Il tempo ci dirà. Certo, se il piano si dimostrasse vero e se qualcosa andasse storto penso che ci sarà più di qualcuno che scapperà più o meno lontano. Come tutto sommato, elegantemente, con il tempismo di chi è di livello non banale, ha fatto Berlusconi: riparato durante il  caos immane nella terra che difese i brigatisti rossi che lui odiava, la Francia. Ossia del primo Paese assieme alla Germania interessato a che la separazione ci sia, l’asse di Vichy ha perso ben due guerre mondiali per colpa dell’Italia (già dunque intravedete chi potrà salvarci da tale deriva e perchè qualcuno, nell’asse tra Milano e Firenze, sia anti-Trump [ben sapendo che una separarazione dell’Italia nei manuali di geopolitica del Maryland non è contemplata, anzi]). Ma questa è un’altra storia.

MD