AEP: I leader delle imprese spagnole stanno tremando davanti al primo “governo di estrema sinistra” dagli anni ’30

Redazione: In Italia si parla poco della Spagna. Almeno non quanto meriterebbe. L’articolo di un amareggiato AEP, quindi, cade a proposito per fare il punto della situazione.

Il sale sta tutto nella frase finale: “L’Europa ha un modo tutto suo di domare i ‘populisti di sinistra’ ….. perché non è possibile perseguire tali politiche e restare nell’euro!”.

Bene, la prendo come un auspicio.

Sulla bontà del programma del nuovo Governo, chi vuole potrà convenientemente intervenire in sede di commento.

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Ambrose Evans-Pritchard per The Telegraph

Il leader di estrema sinistra Pablo Iglesias è stato più furbo dei suoi oppositori. Ma il Paese potrà resistere alle politiche neo-marxiste del suo movimento, Podemos?

Il Corbinismo è dunque arrivato anche in Spagna. L’estrema sinistra ha infine messo le mani sul potere economico di un grande Stato Europeo. Un comunista è al Governo per la prima volta dalla “guerra civile” degli anni ’30.

Il leader socialista Pablo Sanchez disse, una volta, che non sarebbe stato in grado di “dormire di notte” se il suo Partito si fosse alleato con gli insorti anticapitalisti di Podemos.

Tuttavia, impossibilitato a formare un Governo dopo una serie di elezioni ed un anno di paralisi, lo ha appena fatto.

La nuova coalizione vuol fare un passo indietro sulle riforme libero-mercatiste dell’ultimo decennio, imporre controlli stringenti sugli affitti (nelle principali città), ripristinare il potere sindacale, aumentare le tasse sui redditi e sulle plusvalenze dei ricchi, imporre una “Tobin Tax” e stracciare i limiti di Bruxelles sulla spesa pubblica.

Inoltre, vuole aumentare la spesa sanitaria di oltre l’1% del Pil, così come l’istruzione. Vuole ridurre le tasse universitarie per gli studenti e rendere gratuita l’assistenza all’infanzia fino ai tre anni d’età.

Ed ancora, vuole concedere 16 settimane di congedo parentale retribuito per madri e padri e introdurre un reddito di base universale.

I leader aziendali, allarmati, hanno affermato che questi impegni non possono essere conciliati con le norme UE sul disavanzo, cui la coalizione aderirà solo a parole.

Sanchez ha nominato come Ministro dell’Economia una rispettabile outsider, Nadia María Calviño.

Ma John de Zulueta del “Circulo de Empresarios” (la voce delle grandi aziende), ha dichiarato che: “Questa nomina è per far pace con il mondo degli affari, ma sarà come la storia del ragazzino olandese con il dito nella diga. Il Governo è nelle mani dell’estrema sinistra. Podemos è già ai piedi delle mura”.

L’allampanato leader-con-il-codino di Podemos, Pablo Iglesias, ha abbandonato la precedente richiesta per una revisione e il conseguente ripudio delle passività statali.

Tuttavia, la piattaforma della coalizione (tutt’ora in itinere) resta un’avventura rischiosa per un paese con un rapporto Debito/Pil del 96%. Giova ricordare che era del 34% prima della Grande Recessione.

Il Prof. Ken Rogoff, esperto di debito dell’Università di Harvard, ha detto che: “Sei al sicuro se prendi soldi in prestito nella tua valuta, ma puoi facilmente metterti nei guai se ti trovi nell’Eurozona, anche se sei fondamentalmente solvente”.

Secondo le valutazioni di settore, la Spagna ha un deficit strutturale di bilancio pari al 3% del Pil, il più alto dell’Eurozona. E’ questa una delle ragioni della sua crescita ingannevolmente alta.

Negli ultimi cinque anni le deboli finanze pubbliche sono state mascherate dalla ripresa ciclica dell’Eurozona, ma una nuova recessione rivelerebbe rapidamente la sua vulnerabilità.

Le politiche anti-austerità della nuova coalizione avranno conseguenze anche sulla politica monetaria dell’Eurozona.

I falchi della BCE, guidati dalla Germania, saranno ancora meno inclini ad estendere il QE — attualmente di 30 miliardi di euro al mese — se pensassero che stia promuovendo l’”azzardo morale” e che stia lasciando le mani libere agli Stati dissoluti.

La coalizione comprende la comunista “Izquierda Unida” e fa affidamento sul tacito sostegno dei secessionisti catalani, dei nazionalisti baschi e dei gruppi regionali (da qui l’epiteto di “Governo Frankenstein”).

Tutto questo potrebbe avere conseguenze esplosive.

I catalani hanno fissato il loro prezzo. La loro richiesta d’indipendenza non sarà più considerata “sedizione”.

In altre parole, non saranno più schiacciati dalla Guardia Civil e puniti con una pena detentiva di 13 anni. La richiesta sarà trattata come una questione politica soggetta a negoziazione, secondo la nota “linea scozzese”.

Il conservatore “Partito Popolare” e i neo-falangisti di Vox (in crescita) ritengono questo programma sovversivo.

L’”alleanza di sinistra” ha un mandato traballante perché i Partiti che la costituiscono hanno perso 1,5 milioni di voti nelle ultime elezioni, proprio per questo problema.

Ha infiammato ancor più le cose pensando di vietare l’esaltazione pubblica del Generale Franco, rafforzando la “legge sulla memoria” — un nervo scoperto nelle guerre culturali spagnole.

Gregorio Izquierdo, della “Federazione delle Imprese Spagnole” (CEOE), ha affermato che il pacchetto comporta il più grande aumento del deficit di bilancio dai tempi di Zapatero, supera i limiti fiscali dell’UE e rimetterà il paese sotto l’umiliante controllo dell’UE — come, in varie forme, si è già verificato dal 2009 al 2018.

La Spagna aveva promesso (a Bruxelles) che quest’anno avrebbe ridotto il suo deficit nominale fino all’1,1% del Pil. E’ probabile, invece, che raggiunga il 3,2% (ma alcuni sostengono che sarà significativamente più alto).

“Non è conforme né alle leggi UE sulla stabilità né alla Costituzione Spagnola”, ha affermato Izquierdo.

Valdis Dombrovskis aveva già scritto una lettera d’avvertimento al precedente Governo, rimproverandolo di non aver “messo in ordine le finanze pubbliche” nei periodi di bel tempo.

Le riforme di Rajoy, che hanno trasformato la Spagna in una sorta di “allievo modello” (per Bruxelles), saranno quindi eliminate per essere sostituite da un ritorno a quelle che erano conosciute come “pratiche spagnole”.

Oggi, il Paese non è certamente Thatcheriano: il mercato del lavoro è ancora deformato e il tasso di disoccupazione strutturale è bloccato al 14%.

Ma è molto meno deformato di quanto non lo fosse prima. La BBVA ha affermato che le riforme di Rajoy hanno creato un milione di posti di lavoro dal 2012.

La coalizione vuole tornare al vecchio sistema di contrattazione salariale (a livello settoriale) — e quindi assumere e licenziare diventerà più difficile.

Il salario minimo sarà aumentato di un terzo, fino a 1.200 euro al mese (con due mesi extra di bonus), dopo essere cresciuto lo scorso anno del 22%.

Ma questi livelli salariali non sono giustificati dall’aumento della produttività. Alvise Lennkh di Scope Ratings ha detto che: “Ad un certo punto, le aziende che si troveranno ad affrontare costi di manodopera più elevati potrebbero smettere di assumere”.

Madrid prevede anche di capovolgere le riforme che hanno portato il sistema pensionistico spagnolo su una strada percorribile. Le clausole che collegano le pensioni all’aspettativa di vita e alla crescita del Pil saranno eliminate.

Tutto questo dovrà essere finanziato da tasse più elevate per le imprese, le banche, le compagnie energetiche ed i ricchi — una formula che, in qualsiasi paese, raramente ha mantenuto le promesse.

“Ci sono pochissimi soldi da estrarre: le società spagnole stanno già pagando più della media UE in termini di tasse e oneri sociali”, ha affermato De Zulueta.

Ha poi avvertito che la deriva degli eventi è allarmante: “Non ci aspettiamo i ‘Quattro Cavalieri dell’Apocalisse’, ma le riforme di cui abbiamo bisogno non saranno implementate. Quelle del lavoro stanno andando nella direzione sbagliata e, sulle pensioni, queste sono già il 40% di tutte le spese del governo — ed ora aumenteranno ulteriormente”.

Ed ha aggiunto: “Ci sono membri di questa coalizione che vogliono frantumare la Spagna. I mercati in questo momento sono calmi. I problemi verranno dopo”.

L’Europa ha un modo tutto suo di domare i “populisti di sinistra” ….. perché non è possibile perseguire tali politiche e restare nell’euro!

Syriza in Grecia e l’M5S in Italia, dopo un gran baccano, si sono entrambi ribaltati, diventando dei Partiti “rispettabili”. La Spagna potrebbe rivelarsi una noce più difficile da schiacciare.

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Link Originale: https://www.telegraph.co.uk/business/2020/01/09/spains-business-leaders-tremble-first-hard-left-government-since/

Scelto e tradotto da Franco